Il Cristo dei Vangeli, il Cristo della dottrina bimillenaria della Chiesa è il Cristo che compie Legge e Profeti, è il Cristo che prende sulle spalle la pecorella perduta, è Colui che dice “Non vi conosco” alle 5 vergini senza olio (cioè senza Grazia né opere). È Dio che ci ha amati quando eravamo ancora nella colpa: infatti è morto per pagare il debito antico e ha operato la redenzione senza che noi avessimo diritto, merito e opere. Quelle della Legge mosaica non erano sufficienti per soddisfare la Giustizia di Dio, perché la colpa commessa contro Dio era infinita. Possibile da espiare solo da Dio. Lo stesso Mosè fu tratto dagli inferi, dopo il venerdì santo! Infatti Cristo sulla Croce diviene per noi Sacerdote e Vittima sacrificale. Per Misericordia.

Ma da quella unica e definitiva opera di Misericordia segue l’esigenza necessaria e determinante delle opere della Grazia. Perché l’opera di redenzione non è una anarchia anonima e impersonale. Dio non ci salverà senza di noi, come diceva sant’Agostino: cioè senza le opere che il Vangelo indica, che la Grazia ci rende capaci di compiere. A patto che noi odiamo il peccato e rinneghiamo noi stessi: teorie su Cristo come quelle di Pietro, secondo cui non doveva andare a Gerusalemme a morire; miti di un Gesù comunista rivoluzionario; suggestioni di un fantasma della fede esperienziale senza fondamento storico e razionale; proiezioni di uno spirito sincretista al passo con i tempi e la mentalità del mondo. Vale a dire, a patto di “non” restare noi stessi.
Perché, come siamo? Siamo non come dovremmo essere. Fino a prova contraria, non abbiamo la Grazia Santificante. Non abbiamo i doni preternaturali che ci garantiscono l’integrità nelle nostre facoltà e nel loro uso. Non abbiamo una ragione sempre retta, né una libertà se non indebolita. La stessa coscienza è spesso un abisso contraddittorio, e il cuore un covo di marciume e iniquità (anche se per ipocrisia proviamo a pulire la parte esterna del bicchiere – Mt 23). Siamo in una valle di lacrime a soffrire e morire. Nessuno è innocente. Perché il più puro che muore, muore nella colpa del peccato originale. Siamo senza fede e senza opere.
In questo senso, essere buoni amici, raccogliere i fiori, ammirare il tramonto, lasciarci impietosire per le ingiustizie sociali non aggiunge o toglie nulla alla nostra condizione essenziale. Inefficace, contraddittorio e assurdo sarebbe nullificarci in una mistica, che ci isola dal mondo e dagli altri. E a nulla servirebbe neppure il guardarsi dentro e maieuticamente illudersi di estrarre il bene. Probabilmente uscirà veleno e pensieri impuri in tutti i sensi.
Esiste una sola persona che deve restare proprio così come è: Maria.
Tutti gli altri hanno bisogno di essere riscattati, esorcizzati, liberati. In una parola: ricevere il Battesimo. La prova contraria, possibile solo alla luce della Passione e della Resurrezione del Signore. E dopo il battesimo, restare senza peccato, confessarsi se commesso, attingere ai Sacramenti, compiere opere meritevoli del Paradiso, nel giorno del Giudizio. Perché quando lo sposo arriverà – e senza preavviso di giorno o ora – chiamerà e non attenderà più nessun tempo di pentimento o comprensione. Colui che ci ha riscattati per misericordia, quando eravamo ancora peccatori, è lo stesso Cristo che ci condannerà – se il talento della fede e delle opere è stato sotterrato e senza frutto – al pianto e stridore di denti nel fuoco infernale, preparato per Satana e i suoi. “Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt 16, 27).
Perché proprio la Croce separa l’insufficienza delle opere umane in generale o anche mosaiche dalla fede e dalle opere che la Grazia esige. Così infatti chiariva Benedetto XVI in una udienza del mercoledì, nel 2008 (leggi qui).Tanto che Giacomo (Gc 2) può affermare – coerentemente con Paolo (che parla delle opere della Legge di Mosè in Rm 4 o Gal 2) – che senza le opere, la fede è morta. Così come noi siamo morti. E sarà anche peggio dopo la morte fisica e il Giudizio. Né Giacomo, né Paolo, né alcun cattolico può credere in una anarchia spirituale che abolisce ogni legge. Meno che mai quella di Cristo che è ancora più esigente e radicale di quella di Mosè (Mt 5: fu detto agli antichi… ma IO vi dico…). Coloro, infatti, che aboliscono la legge del Vangelo e il Giudizio di Cristo sono i nuovi gnostici che oppongono – con la retorica del fariseismo – misericordia a giustizia; spirito a legge; anarchia (dottrinale e morale) a integrità e fedeltà.
Ecco perché il beato Fulton J. Sheen – in “La Pace dell’Anima” – scriveva: “Dio ci ama non per quello che siamo, ma per quello che possiamo essere attraverso la Sua Grazia.”

di Pierluigi Pavone

Uniti nel Rosario – 12 Settembre

Sabato 12 Settembre,  dalle 17,00 alle 18,00 in unione con sacerdoti e vescovi in tutta l’Italia con Arcivescovo Viganò si recitano  15 decine del Rosario; rinnovamento di consacrazione d’Italia; e alle 18,00 Esorcismo Leo XIII .  Non è necessario di essere presente in persona, si possa pregare da casa.
(Da fare se possibile in un santuario mariano. Per Milano, il Duomo dedicato a Maria Nascente)
IL SANTO ROSARIO, L’ARMA PIÙ POTENTE CONTRO IL NEMICO DI DIO E DELL’UOMO
Una breve introduzione alla recita del Santo Rosario per l’America e il mondo intero
Chi crede di poter meritare la gloria del Paradiso con una vita mediocre sappia di esser fuori strada: Regnum caelorum vim patitur et violenti rapiunt illud (Mt 11, 12). Nelle forti parole del Vangelo comprendiamo che solo i violenti possono in qualche modo vincere la Giustizia di Dio e conquistare il premio grazie alla Sua infinita Misericordia. Una violenza, una forza che non è certo quella del mondo, ma che consiste anzitutto nel riconoscere la nostra indegnità – come creature mortali dinanzi all’Essere increato ed eterno e come peccatori dinanzi al Santo dei Santi – e l’onnipotenza di Dio, che si è degnato di redimerci con la Passione e la Morte del Suo divin Figlio. Direi anzi che il primo atto di questa sublime violenza per conquistare il Regno dei cieli fu compiuto da Nostro Signore, che nell’eternità dei tempi volle ripristinare la caduta di Adamo offrendoSi al Padre per riscattarci dal peccato e dalla morte: Tunc dixi: Ecce venio. In capite libri scriptum est de me, ut faciam Deus voluntatem tuam (Ps 39, 8-10). Similmente, anche Nostra Signora rispose Ecce ancilla Domini: fiat mihi secundum verbum tuum (Lc 1, 38) all’Arcangelo Gabriele.
Questa è la violenza che scuote le porte del Cielo: la potenza dell’umiltà e del sacrificio, sull’esempio di Cristo e della Sua Santissima Madre. La Quale, Mediatrice di tutte le grazie, ha saputo ottenere dalla Misericordia di Dio ciò che la Giustizia avrebbe rifiutato. È a Lei, nostra Avvocata, che rivolgiamo la nostra preghiera fervente, certi di essere esauditi: Memorare, o piissima Virgo Maria, non esse auditum a saeculo quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem suffragia esse derelictum.
Nella recita del Rosario noi invochiamo la Vergine Santissima con tre preghiere semplicissime, tanto facili da poter esser recitate anche da un fanciullo: il Pater noster, l’Ave Maria e il Gloria Patri. E mentre ripetiamo queste preghiere meditiamo i Misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, concentrando la nostra mente sulle dolci parole che pronunciamo con le labbra. Tutta la dottrina cattolica è compendiata nelle tre preghiere; tutta la dottrina mariana è proclamata nell’Ave Maria. E a quelle parole, che salgono al trono glorioso sul quale siede Regina la nostra Madre, si commuove l’intera Corte celeste, è toccato di compassione il Cuore Sacratissimo di Gesù, è fermato il braccio della Giustizia divina.
Ricorriamo quindi alla recita del Santo Rosario, cari fratelli e sorelle, in questo momento di tribolazione e di crisi. Facciamo anche noi violenza al Cielo, con la forza infallibile della preghiera che la Vergine Santissima ha insegnato a San Domenico e che nei secoli ha ottenuto la conversione dei peccatori, la salvezza delle Nazioni, la sconfitta del Nemico.
San Pio V ordinò ai fedeli di recitare il Rosario per impetrare a Dio la vittoria nell’epica battaglia che oppose l’Armata Cristiana al Turco nelle acque di Lepanto: ancor oggi, a mezzogiorno, nelle nostre città risuonano le campane a ricordo del 7 Ottobre 1571. Il Senato della Repubblica di Venezia volle onorare la Regina delle Vittorie facendo incidere queste parole a Palazzo Ducale: Non il valore, non l’armi, non i condottieri, ma la Madonna del Santo Rosario ci fece vincitori. Anche noi, che combattiamo senza un esercito schierato una battaglia ancor più cruenta contro un nemico ben più temibile, dobbiamo ricorrere al Rosario, con la stessa fiducia che armò il braccio dei valorosi condottieri di Lepanto.
Preghiamo per gli Stati Uniti d’America; preghiamo per il nostro Presidente; preghiamo per la sua vittoria, che il Signore Iddio degli eserciti – Dominus Deus Sabaoth – gli concederà, se saprà porsi sotto la Sua protezione e vorrà farsi paladino dei giusti e difensore degli oppressi. Preghiamo perché le insidie che il nemico invisibile trama nell’ombra vengano alla luce, e perché sia sconfitto chi vuole promuovere il vizio e il peccato, la ribellione ai Comandamenti di Dio e alle stesse leggi di natura. Preghiamo con la fiducia dei figli che ricorrono gementes et flentes alla loro Regina, affinché interceda presso il suo divin Figlio e ci ottenga la grazia di veder protetta l’amata Nazione americana e il mondo intero, difese le nostre famiglie, sconfitti i nostri avversari. Scriveremo anche noi: Non il valore, non la potenza dei media, non le orse economiche, ma la Madonna del Santo Rosario ci fece vincitori. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
8 Settembre 2020
Natività della Beata Vergine Maria
  • §§
  •  A Roma
  • Preghiera ed esorcismo per il Governo italiano

  • Più specificamente:   non  soltanto il Governo italiano ma le élite globaliste che hanno imposto, appunto attraverso i media ed i governi nazionali, la “dittatura sanitaria”
  • https://youtu.be/xgAiMB9G7-A