ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 5 ottobre 2020

Fratelli "tutti coltelli"?

Il mistero della scatola che Ratzinger consegnò a papa Francesco

Quando Ratzinger si è dimesso ha consegnato a Bergoglio una scatola contenente gli esiti di un'inchiesta. Non se n'è più parlato

Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi: tre cardinali per un'inchiesta che il papa emerito Joseph Ratzinger ha voluto con tutte le sue forze, in prossimità della rinuncia al soglio di Pietro.


Poi, dopo la consegna della scatola contenente l'esito delle indagini al nuovo pontefice regnante, ossia Jorge Mario Bergoglio, non se n'è più parlato. Il che - badare bene - , non significa che il pontefice argentino non sia intervenuto sui i punti che i tre porporati hanno sollevato. Il problema è che nessuno, oltre ai due successori di Pietro ed ai tre cardinali, conosce il contenuto di quella inchiesta.

Certo un mistero c'è. Il Vaticano, mentre Ratzinger si "dimetteva", era immerso negli scandali di Vatileaks. C'era la sensazione che il teologo tedesco non controllasse i meccanismi curiali, che alcuni alti ecclesiastici fossero in grado di gestire i processi della "stanza del potere" in maniera preminente. Anche rispetto al Papa. Una particolarità: neppure Herranz, Tomko e De Giorgi hanno mai parlato di quella indagine. Anzi, i tre in questi sette anni e mezzo sono balzati agli onori delle cronache con il contagocce. E certo non si può dire che i tre cardinali individuati da Ratzinger per fare pulizia occupino ruoli di vertice nella gestione "bergogliana". Forse quel silenzio è il segno di un peso più unico che raro nella storia recente della Chiesa cattolica. Loro sanno cosa hanno appreso durante gli "interrogatori". Loro conoscono i segreti condivisi pure da Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger. Sempre nel caso si tratti davvero di segreti.

Un cardinale ha parlato della vicenda a Repubblica:"Tenga presente che i commissari (proprio i tre cardinali, ndr) hanno fatto 4 o 5 audizioni alla settimana. Sa cosa vuol dire? In quella scatola ci sono le testimonianze su tutti i passaggi oscuri, le malefatte, le malversazioni, l’abolizione della legge anti-riciclaggio voluta dal Papa, le colpe e le responsabilità. È probabile che Benedetto davanti alla portata di quei risultati e dell’in- tervento necessario abbia avuto un crollo di forza". Possibile che Benedetto XVI si sia dimesso in seguito e per via della lettura di quel testo? Difficile. Il fatto è che se Ratzinger non avesse voluto esporre al mondo l'esistenza di un motivo che scavalcasse "l'età che avanza" - quello che ha comunicato in via ufficiale - non avrebbe esposto dinanzi agli occhi dei media internazionali quella scatola. Perché quel contenitore è in tutte le foto, in tutti i filmati ed in tutti i servizi relativi al momento del passaggio di consegne.

I tradizionalisti - questo è noto tra gli addetti ai lavori - si sarebbero aspettati che Bergoglio rivelasse quei documenti. Il "fronte conservatore" si auspicava, insomma, che il successore di Ratzinger dicesse cos'era stato scoperto durante la gestione precedente. Non è andata così, e questo alimenta in qualche modo le teorie complottiste di chi cerca per forza un "ricatto" dietro al passo indietro di quello che sarebbe diventato il primo pontefice emerito della storia della Chiesa cattolica.

La scatola era (o è) bianca. E sopra c'era una busta dello stesso colore. L'ultima volta che l'abbiamo vista era posizionata su un tavolino della residenza papale di Castel Gandolfo. Forse Bergoglio ha già messo mano a tutti i punti. Forse il pontefice argentino deve ancora prendere in considerazione quanto scritto all'interno di quei fascicoli. Nessuno lo sa. Tranne, con ogni probabilità, i tre cardinali, che però non hanno più preso posizione in merito.

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https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mistero-scatola-che-ratzinger-ha-consegnato-papa-francesco-1894561.html

Il Papa "sconfessa" Ratzinger: ecco cosa ha detto sui migranti

Francesco, nella sua ultima enciclica, parla di "diritto all'accoglienza" come assoluto. Ma cosa disse Benedetto XVI?

Chi non nota differenze dirà che sono le sfide del contemporaneo ad essere cambiate, ma la pastorale sui migranti di papa Francesco non è quella di Benedetto XVI.


"Fratelli tutti", l'ultima enciclica del pontefice argentino, contiene ulteriori prove a sostegno di questo assunto. Joseph Ratzinger non era e non è un populista, ma le sue parole in materia di gestione dei fenomeni migratori vengono ripetute a mo'di mantra da chi ritiene che l'accoglienza non possa essere garantita erga omnes, ossia nei confronti di tutti. Ratzinger, a onor del vero, era ed è un europeista convinto. Ma il "diritto a non emigrare", come si legge nel celebre passaggio che riguarda questo tema, va garantito "prima ancora" del diritto ad emigrare. É attorno a questo primato gerarchico, tanto giuridico quanto culturale, che può essere individuata una diversità sostanziale tra le idee dei due pontefici. Il "diritto a non emigrare", per Benedetto XVI, è la prima ipotesi sul campo. Quella che andrebbe in primis perseguita.

In "Fratelli tutti", per intenderci, Jorge Mario Bergoglio scrive pure quanto segue: "È nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter soddisfare non solo i suoi bisogni primari e quelli della famiglia ma anche realizzarsi come persona". E il primato gerarchico di cui sopra sparisce. L'ex arcivescovo di Buenos Aires nell'enciclica ha posto anche un accento sul "diritto a non emigrare", ma la narrativa complessiva è tutta centrata su questo "dovere" che gli occidentali hanno di garantire un "diritto all'accoglienza", che è assoluto e che non può non esserlo. Anche sul livello comunicativo, poi, non possono non essere rintracciate delle discrepanze: quanti appelli in favore dell'accoglienza ha esposto Francesco nel corso di questi sette anni e mezzo? E quante volte, invece, Ratzinger ha fatto sì che le migrazione fossero il cuore dei suo interventi?

E poi c'è il contesto dell'enciclica: il Papa ragiona sui migranti all'interno di un'opera in cui ribadisce la ferma contrarietà al sovranismo, al neo-liberalismo ed alle forme assolute di capitalismo. In realtà, anche il sovranismo ha spesso criticato la "finanziarizzazione" dell'economia reale, e dunque anche il sovranismo, in termini ideologici, è etichettabile ad avversario della "cattiva" distribuzione delle risorse mondiali, ma questo è un altro discorso. Per esempio Jorge Mario Bergoglio, quando indica le soluzioni, non favorisce le ipotesi di ripristino delle identità nazionali, ma suggerisce piuttosto la necessità di una "governance globale", che passa anche dalla riforma dell'Onu: "La vera qualità dei diversi Paesi del mondo - fa presente il vescovo di Roma -si misura da questa capacità di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici". Il multiculturalismo, insomma, non può che rappresentare l'unica panacea. E questa è una riflessione che, con buone probabilità, non troverete tra i testi ratzingeriani, molto più centrati sulla difesa delle singole tradizioni nazionali.

E se non fosse sufficientemente chiaro basterebbe leggere quello che papa Francesco afferma poco dopo, sempre nell'enciclica firmata ad Assisi nella ricorrenza del Santo d'Italia: "Oggi nessuno Stato nazionale isolato - insiste Bergoglio - è in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione". I muri, insomma, sono un fenomeno autolesionista, mentre le aperture garantiscono fratellanza. Diventa quasi banale riavvolgere il nastro per ricordare come Ratzinger, d'altro canto, si sia distinto per aver messo su bianco una sorta di elogio del valore delle mura, degli inflazionati "confini": "...i muri in ultima analisi siamo noi stessi e lo possiamo essere solamente nella misura in cui siamo pronti a lasciarci squadrare come pietre...". Attenzione: i sostenitori della "continuità pastorale" continueranno a scorgere somiglianze tra le due impostazioni. E in parte può anche essere vero, se non altro perché nessuno può sapere come avrebbe reagito il rinunciatario Benedetto XVI alle sfide che questa società pone. Qualcosa però - come abbiamo visto - conosciamo.

 

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/diritto-non-emigrare-francesco-non-ratzinger-1894530.html

Papa Francesco fa la conta dei fedelissimi e vara la Commissione Materie Riservate

Città del Vaticano – Cinque giorni dopo aver silurato il cardinale Angelo Becciu, togliendogli la direzione della Congregazione dei Santi e il diritto di entrare in concistoro (e in un futuro conclave), Papa Francesco, il 29 settembre, ha radunato attorno a sé, in una commissione vaticana da poco costituita, i suoi fedelissimi. Gli uomini a lui più vicini ai quali può fare totale affidamento per capire i movimenti finanziari d'oltretevere e avere così una visione d'insieme delle economie vaticane. Le nomine della nuova commissione denominata “Materie Riservate” - contemplata nel motu proprio del giugno scorso all’interno del nuovo Codice degli appalti - sono state rese note stamattina dalla sala stampa vaticana.

Becciu e il processo a Pell. Il sospetto: teste comprato. Indagine su bonifici per 700mila euro

A far parte dell'organismo sono stati chiamati il cardinale americano Kevin Farrell, il giurista monsignor Filippo Iannone, il segretario del Governatorato, monsignor Fernando Vérgez Alzaga, monsignor Nunzio Galantino e padre Juan Antonio Guerrero, il gesuita che ha in mano il dicastero economico. 

La commissione Affari Riservati è contemplata nella “legge quadro” che contiene le norme valide per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano in materia di “trasparenza, controllo centralizzato e concorrenza nelle procedure di aggiudicazione” degli appalti, in modo da consentire una migliore gestione delle risorse e ridurre il pericolo di corruzione. Il testo, intitolato “Norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici” si compone di 86 articoli ai quali se ne aggiungono altri 12 relativi alla tutela giurisdizionale nei casi di contenzioso. 

Becciu, l'allerta ignorata nel 2013: «Evitare a quel finanziere i rapporti con il Vaticano»

La resa dei conti dopo il caso Becciu «Bisogna accentrare tutte le risorse»

La legislazione in questione assume la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, firmata a Merida, e si sostituisce alle precedenti normative già in vigore all’Apsa e al Governatorato estendendosi anche a tutti gli enti della Santa Sede che fino ad oggi non avevano leggi proprie per contratti e appalti.


Lunedì 5 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_appalti_corruzione_becciu_vaticano_economia_bilanci-5505051.html

MONS. ICS: SANTITÀ, MA NON LE SEMBRA DI AUTOCITARSI TROPPO?

5 Ottobre 2020 Pubblicato da  8 Commenti

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, mons. ICS ha trovato in rete questo grafico, di cui diamo grazie all’autore, che rappresenta in maniera chiara le citazioni (non scritturali, ma di documenti precedenti) dell’ultima enciclica, “Fratelli Tutti”. insomma, sono quasi 180 autocitazioni; Giovanni Paolo II meno di 20. Poco più di 20 Benedetto XVI. Meno delle dita di una mano Paolo VI, San Tommaso d’Aquino, Sant’Agostino, san Francesco d’Assisi…Mons. ICS si è sentito ispirato a scrivere un commento. Buona lettura.

§§§

Mons ICS a Tosatti.

Caro dottor Tosatti, basta aprire ogni giorno della settimana un quotidiano che si riferisce a Papa Bergoglio per trovare motivi di preoccupazione, di sofferenza, di sdegno.

I due quotidiani più “imposti” fecondano oggi il “pensiero” di Bergoglio in modo diverso.

-Il Corriere lo fa reinterpretare da Andrea Riccardi: “La terza via del Papa, tra liberismo e populismo”.

Da Leone XIII a Benedetto XVI, una enciclica sociale era considerata la terza via tra liberismo e marxismo, oggi marxismo è diventato populismo….Mentre marxismo sembra esser diventato proprio la terza via.

-Repubblica, più astutamente (e coerentemente con il pensiero di Scalfari) enfatizza la sempre crescente laicità del pensiero di Bergoglio. Lo spiega Cacciari, che lo vede sempre più illuminista; e il fisico Cingolani che rileva la laicità dei valori di Bergoglio.

Qui sopra riportata, invece, c’è una curiosa rilevazione delle autocitazioni (citazioni di se stesso) di Bergoglio nell’ultima Enciclica(giustamente definita da Pezzo Grosso: Spot Pubblicitario) molto più numerose di quelle dei suoi predecessori. La cosa mi ha molto incuriosito e ha provocato una riflessione.

-I dittatori citano se stessi nei loro discorsi. Lo facevano Stalin, Mao Tze Tung, Hitler.

-Ma anche gli psicopatici narcisisti e solipsisti, pieni di sé, citano se stessi.

-Gli adulatori citano il proprio mecenate o il proprio padrone o il proprio maestro.

Solo i santi Papi citano sempre e solo Dio…

Bergoglio, dicevamo, secondo l’analisi qui sotto, cita se stesso ben 180 volte, verso le 20 di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Mi son chiesto il perché.

Il perché, secondo me, sta in un mix delle ragioni esposte.

L’Enciclica non l’ha scritta Bergoglio, è stata scritta da suoi consiglieri, esperti, lacchè, che lo hanno continuamente citato perché sapendo che è un dittatore solipsista, hanno voluto esaltarlo, per compiacerlo, essendo servi adulatori.

Stefano Fontana sulla NBQ di oggi fa osservare che per “FratelliTutti” son state usate più di 230mila battute, quando la Rerum Novarum di Leone XIII ne necessitò solo di 71mila.

E la Rerum Novarum fu la più grande Enciclica sociale, quella che diede l’avvio alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Per negare detta DSC gli scrivani adulatori di Bergoglio hanno necessitato di una quantità di battute tre volte superiore (ma di bla bla bla).

E’ evidente che avendo voluto ogni adulatore scrivere qualcosa per brillare agli occhi del padrone dittatore, si sono sprecate duecentomila battute oltre il necessario. Necessario, che in più è uno Spot Pubblicitario, che rischia solo di concorrere a far cadere definitivamente la civiltà cristiana.

Peraltro perché meravigliarsi di ben 180 autocitazioni?

Bergoglio sa interpretare come vuole lui San Francesco d’Assisi, ma anche Gesù Cristo, la Madonna (Madre immacolata di Dio), Dio stesso.

Sta riscrivendo la Bibbia (la Genesi), i Vangeli, i 10Comandamenti, molte preghiere liturgiche.

Ma sta anche cambiando la “Regola Aurea” (fate alla terra quel che volete fosse fatto a voi..), i due Comandamenti di Cristo (ama la terra come te stesso…); ha aggiunto la quinta virtù cardinale (la cura dell’ambiente..), ha aggiunto un quinto peccato che grida vendetta a Dio (inquinare la terra), ha inventato il settimo peccato contro lo Spirito Santo (difendere la proprietà privata), ha stabilito l’ottava opera di misericordia corporale (accogliere i migranti e condividere i propri beni con loro), ha aggiunto un undicesimo comandamento (non sporcare) e persino una nona beatitudine (beato chi concima i giardini vaticani)

Per noi inconsapevolmente ha anche aggiunto l’ottava opera di misericordia spirituale: sopportare Bergoglio, il suo delirio di onnipotenza e i suoi scherani.

Naturalmente pregando per loro e per la loro conversione alla Verità.

Mons ICS

https://www.marcotosatti.com/2020/10/05/mons-ics-santita-ma-non-le-sembra-di-autocitarsi-troppo/

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