L’uomo, quando ha rivendicato la divinità contro Dio, ha costruito la sua Babele, con i suoi sofismi, perversi scimmiottamenti di famiglia, meschine ipocrisie di diritti. Quando invece ha amato Dio, conducendo tale amore fino al disprezzo di sé come peccatore, ha costruito Cattedrali, la cui ricchezza, il cui slancio verso il cielo esprimevano fede, devozione, corona di conquista. Contro falsi culti e false religioni. Erano – le Cattedrali nelle città e le Croci sulle vette delle montagne – vessilli che mostravano l’esorcismo collettivo contro gli spiriti satanici. Erano la proclamazione del Sacrificio, che si rinnovava sugli altari e saliva fino a Dio. Guglie che simboleggiavano scale per il Paradiso. Altezze che mostravano l’immensità di Dio: immensità di Giustizia e di Misericordia, di Signoria sul tempo, sullo spazio, sulla materia.


Ora, dopo gli incendi delle Chiese di Francia, c’è un progetto di “riqualificazione neo-giacobina urbana”. Perché di questo potrebbe trattarsi. Certo, per chi è abituato al terrore rivoluzionario, resterà deluso nel vedere Notre Dame ancora in piedi. Eppure, in coerenza con questi tempi di retorica ambigua e subdola, forse potrebbe accadere qualcosa di peggiore. Se una Chiesa viene distrutta, la manifestazione dell’odio diventa esplicita. Se invece, la Chiesa è lasciata in piedi e – dopo uno strano incendio – si approva un progetto futuristico di ricostruzione, potrebbe quasi sembrare una distensione amicale da parte dell’ideologia laicista di Stato. O forse no…

Macron desiderava muoversi in questo senso. Tuttavia, nell’arco degli ultimi mesi pare si sia approvata la linea conservativa del restauro (con tanto di agevolazione fiscale). Già nel maggio del 2019 il Senato Francese specificava la clausola sulla fedeltà architettonica all’originale (qui e qui). Notre Dame dovrà tornare a come era, sul piano architettonico, prima dell’incendio. Sono tramontate – pare – ipotesi alternative (vedi anche qui originale).

Io vorrei riflettere, nonostante tutto, su alcune idee di “restauro”, perché sono significative in quanto tali, per capire dove e come si muove un certo laicismo liberal (anche in architettura)…

Un articolo di R. Rossi, sulla rivista Airone (settembre 2020), è ancora dedicato ad una proposta suggestiva (o sovversiva) già dal nome: Palingenesis. Lo studio Vincent Callebaut Architectures di Parigi ha insistito con una rinascita basata sulla simbiosi uomo-natura.

Il punto non sta nel futuristico tetto in cristallo. Esteticamente, forse per altra destinazione urbanistica, potrebbe essere anche di pregio. Il punto non sta neppure nel riflettere che la trasparenza del cristallo potrebbe indicare la luce di Dio. Il punto è che il motivo del cristallo e quindi della luce sta nella fotosintesi clorofilliana che farebbero le piante coltivate all’interno del tetto. Cosicché, Notre Dame – nome tra l’altro che indica la dedicazione a Maria, che non ha neppure conosciuto la morte – avrebbe terra e piante sopra di sé. Come una tomba. Le piante sarebbero quasi paragonabili ai fiori che crescono sopra le tombe interrate. Quasi a dare sinistra concretezza all’aforisma ne La Gaia Scienza di Nietzsche: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?

Dopo l’incendio dell’aprile del 2019, sono stati presentati una decina di progetti di restauro di una delle più famose Chiese del mondo (vedi qui). Notre Dame fu costruita nell’arco di mezzo secolo, a cavallo tra 1100 e 1200. E restaurata pesantemente nella seconda metà del XIX secolo. Tra i due eventi è stata onorata dai re, anche se un Filippo il Bello che convocò gli Stati Generali o un Enrico di Borbone che da calvinista divenne cattolico solo perché Parigi valeva una Messa non sono certo degni di memoria cattolica. A profanarla con estrema violenza furono ovviamente i rivoluzionari, con tanto di culto alla “dea ragione”. Non mancarono intellettuali – come Saint-Simon – pronti ad acquistarla per distruggerla, ma anche chi – come Victor Hugo – che si spese per il restauro. Fu strumentalizzata solo come scenografia da Napoleone, il quale – alla presenza di Pio VII, che in seguito si rifiutò di cedere i territori pontifici col celebre «Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo.» – si auto-incoronò, nel dicembre 1804 (11 frimaio, anno XIII nel calendario repubblicano), contravvenendo intenzionalmente all’uso dei re di Francia di essere incoronati a Reims.

Oggi, alcuni progetti tendono a rispettare lo stile e il senso architettonico dell’edificio cattolico. Se non altro, lo studio slovacco di Vizum Atelier ha proposto un fascio di luce verso il cielo, in linea con la prospettiva gotica. Altri progetti, invece, oscillano più sulla provocazione e se possibile sulla blasfemia: lo studio svedese UMA (Ulf Mejergren Architects) vede bene sul tetto una piscina; Mathieu Lehanneur ha pensato opportuno di ricordare il fuoco, trasformare il bellezza artistica – parole sue – l’incendio. E infine c’è il progetto, a mio avviso, più disarmante, rendere il tetto una serra. “Il est venu le temps du végétal” ha dichiarato Robert Cossette, dirigente dell’azienda di biotecnologie NRC Bio Innovation (approfondisci qui).

Con la tediosa retorica ecologista e solidale si stravolge il senso di recare i fiori in Chiesa per onorare Santi e Altari, per finire di coltivarli in Chiesa, trasformando il luogo sacro del Sacrificio in un orto botanico, in cui la Madre Chiesa è spodestata dalla “madre natura”. E non come quelle Chiese trasformate in musei o cinema o sale sportive, manifestazione di una apostasia visibile; e neppure come quelle Chiese trasformate dagli stesso sacerdoti a case del popolo per cene sincretiste, manifestazione di una apostasia più subdola; ma come vere e proprie tombe.

Nei primi due casi, altrettanto drammatici sul fronte cattolico, si ha l’esplicita intenzione di misconoscere Notre Dame per ciò che è: l’acqua della piscina e il fuoco in carbonio e oro restano profanazioni artistiche. Esteticamente orribili e in aperto contrasto visivo con l’edificio in sé. Lo sarebbero anche se l’edificio in questione non fosse una Chiesa, ma un altro di qualsiasi genere. Il progetto del giardino – che magari sarà riproposto per altre “occasioni religiose” – potrebbe avere qualcosa di più sinistro…

di Pierluigi Pavone


https://www.sabinopaciolla.com/notre-dame-facciamone-una-tomba/

“Ridateci la Messa”, francesi in lotta per i diritti di Dio

Il governo francese prima ha vietato le Messe con i fedeli nelle chiese e ora, contra legem, pretende di vietare pure le manifestazioni in cui si recitano preghiere. La libertà di culto è divenuta “accessoria”. E lo Stato, dopo aver sottratto in nome di Cesare i beni temporali alla Chiesa nel 1790 e 1905, ora vuole sottrarre ai fedeli anche i beni spirituali.

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento di Jérôme Triomphe pronunciato durante una manifestazione cui hanno partecipato circa 300 persone. Triomphe è stato legale nel celebre caso di Vincent Lambert, ha combattuto contro l’ideologia omosessualista e il cosiddetto «mariage pour tous». Recentemente ha rappresentato i cattolici francesi davanti al Consiglio di Stato per difendere il diritto a tenere le chiese aperte al culto.

Di seguito il coraggioso discorso che ha tenuto domenica 15 novembre 2020 a Saint-Maur-des-Fossés in occasione di una di queste battaglie per la libertà di culto e la difesa della fede. Per le sue battaglie a difesa della vita, della famiglia naturale, della libertà d’educazione e della libertà religiosa, Triomphe è stato insignito del titolo di socio onorario dal Consiglio Direttivo dei Giuristi per la Vita.

***

Cattolici di Francia!

Conoscete la situazione: il governo ci ha proibito di radunarci nelle nostre chiese, quelle stesse chiese che lo Stato ci ha già rubato per ben due volte nel 1790 e nel 1905. In spregio al principio di laicità, il governo ha decretato che le celebrazioni religiose per i funerali sono più importanti di quelle in cui avviene la consacrazione eucaristica. Lo scorso 7 novembre, il Consiglio di Stato ha confermato il divieto di assistere alla Messa nelle nostre chiese, contrariamente ai pareri espressi al riguardo dal Consiglio Scientifico.

La libertà fondamentale di culto è stata declassata a un livello di riconoscimento e tutela inferiore rispetto alla libertà di manifestazione che, invece, resta autorizzata. Inoltre, il culto può essere esercitato solo accessoriamente a un’altra attività, in caso di uno spostamento fuori casa. È scritto proprio così! La libertà fondamentale di culto è ridotta ormai a una parola priva di senso.

In nome della nuova dittatura sanitaria, il governo esige:

- che milioni di genitori accompagnino milioni di bambine e bambini nelle scuole;

- che le aziende restino aperte per costringerle a pagare le tasse;

- che i parigini siano stipati come sardine in metropolitana respirando l’aria più inquinata di Francia;

- che si possa continuare a fare la coda davanti alle tabaccherie per comprare le sigarette in nome della salute pubblica!

Hanno perfino previsto la riapertura degli impianti sciistici! È nel decreto del governo. Si può correre a migliaia sulle rive della Marna o della Senna, si possono affollare i negozi e andare in un vivaio a comprarsi un barbecue o una pianta verde all’ora della Messa, mentre i nostri piccoli commercianti boccheggiano agonizzanti e ignorati da un governo che appare del tutto indifferente ai loro problemi. Trascorrere, invece, un’ora in chiesa per partecipare alla Messa, mascherati e distanziati, è per loro insopportabile!

Il precedente ministro per gli Affari Religiosi aveva tentato di spiegarci, in un francese approssimativo, che potevamo guardare la Messa in tv e che, per il resto, non ci restava che pregare individualmente. Abbiamo tentato di spiegargli, invano, che ciò significava pretendere d’andare in bici guardando il Tour de France. Abbiamo tentato invano di spiegargli cos’è un sacramento e che la Comunione eucaristica è il nutrimento della nostra anima […].

Il nuovo ministro incaricato degli Affari Religiosi è della stessa pasta del suo predecessore e ha minacciato di far intervenire contro di noi le forze dell’ordine. Per di più, dopo aver giustificato il divieto della Messa, ha avuto il coraggio di affermare che «la vita è più importante di tutto»! Non per voi, signori del governo! Non per lo Stato che si è accanito per far morire Vincent Lambert! Non per lo Stato promotore dell’aborto di milioni di neonati strappati dal santuario che dovrebbe essere il ventre della loro madre! Non per voi signori di questo governo composto da una maggioranza che ha esteso la possibilità di abortire per motivi dovuti a difficoltà psicosociale, fino a 9 mesi meno un secondo!

Caro Signor Ministro, Lei deve sapere che per tutti noi credenti esiste una dimensione molto più grande della mera vita terrena, anche se, in realtà, sembriamo essere proprio noi credenti i migliori e più ardenti difensori di tale vita. Il nostro bene più grande quaggiù è la certezza della vita eterna. Se non avessimo questa certezza, saremmo semplicemente dei cembali che tintinnano, che fanno solo rumore e nient’altro. Il bene più importante per noi è la vita eterna! A cosa serve, infatti, all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?

I rappresentanti del governo hanno rifiutato di ascoltarci perché non sanno nulla, non capiscono nulla e, in realtà, ci disprezzano. La verità è che loro non temono i cattolici. Ma non temono neanche i francesi, visto che il loro Primo Ministro ha avuto il coraggio di dire che non intendeva «mollare le briglie», come se gli stessi francesi fossero degli animali di cui egli può disporre a piacimento e sottomettere al giogo dell’arbitrio statale. […]

A dispetto dell’articolo 3 del decreto del 29 ottobre 2020, che ci permette di manifestare, pur rispettando le misure sanitarie previste per l’emergenza pandemica, i prefetti di Francia hanno ricevuto istruzioni di imporre un assoluto divieto di celebrare atti di culto. Hanno preteso, in spregio a quanto stabilito dalla  giurisprudenza, che pregare o dire Messa sulle strade pubbliche non possa considerarsi una forma di manifestazione. Come se lo Stato avesse il diritto di giudicare i modi e i contenuti di una manifestazione. E dire che più di quaranta manifestazioni sono state annunciate in tutta la Francia. Non parliamo, poi, del grave comportamento omissivo e illegittimo delle prefetture che non rispondono alle richieste dei vari promotori di manifestazioni per rivendicare il diritto alle Messe, i quali vengono così lasciati nell’incertezza e nell’insicurezza giuridica. Questo illegittimo comportamento non è altro che un tentativo indiretto di dissuadere i manifestanti, ormai stanchi di essere multati.

In altri casi, a Nantes, a Lione, a Clermont-Ferrand, a Bergerac, a Parigi, a Grenoble, a Strasburgo, ecc. sono fioccati i divieti: i prefetti del ministro incaricato per gli Affari Religiosi pretendono di proibire tutte le preghiere e permettere solo manifestazioni di protesta, in violazione del diritto e del principio di laicità! Coloro che avevano avuto l’idea di manifestare davanti alle porte delle chiese aperte, nelle quali si celebrava una Messa senza fedeli, sono stati spostati su piazze senza chiese. Coloro che avevano avuto l’audacia d’annunciare una manifestazione per rivendicare il diritto alle Messe o alle preghiere, sono stati silenziati.

A Clermont-Ferrand, l’autorità giudiziaria ha vietato una manifestazione perché dichiarata «a fini religiosi». A Nantes, il tribunale amministrativo ha appena respinto un ricorso, adducendo come motivo che, essendo il culto vietato all’interno, dev’esserlo anche all’esterno! Non è, quindi, in questione il preteso rischio di propagazione del virus nelle chiese, ma il culto stesso! A Lione, il prefetto ha convocato l’organizzatore di una manifestazione che rivendicava il diritto alla Messa. C’erano ben sei funzionari intorno al tavolo per contestargli il fatto che la semplice presenza d’un prete avrebbe integrato un evento “cultuale” e quindi, come tale, vietato. L’organizzatore ha perciò scoperto che i cristiani che si inginocchiano integrano un evento cultuale proibito dalla legge, mentre quelli che lo fanno come iniziativa di “Black Lives Matters” non solo hanno il diritto di farlo, ma vengono persino incoraggiati. Quando l’organizzatore ha domandato ai funzionari della prefettura se leggere il Vangelo in una manifestazione si dovesse considerare un evento cultuale, li ha messi in crisi perché sul punto hanno discusso tra di loro non essendo tutti d’accordo! […]

A Parigi, prima che fosse definitivamente proibita, si sarebbe dovuta tenere oggi pomeriggio una manifestazione di preghiere davanti a San Sulpizio. Venerdì scorso, il prefetto ha detto testualmente: «Vi proibisco ogni esternazione di religiosità: niente preghiere, canti o messa» e, reggetevi forte: «Nessun segno religioso in vista»! Ma con quale diritto! Ecco, per il prefetto di Parigi, brandite le vostre croci e le vostre medaglie! A Strasburgo, il prefetto ha vietato di pregare perfino in silenzio. Questa gente ora pretende, come Dio, anche di «scrutare i reni e i cuori». Si credono Dio!

Allora, per quale miracolo, oggi, abbiamo potuto radunarci? Perché il prefetto ha condizionato la nostra manifestazione al fatto di non recitare preghiere! Ma questa non è altro che un’indebita prevaricazione del Potere. Sempre venerdì scorso, poi, il ministro che dovrebbe occuparsi degli Affari Religiosi, ha addirittura minacciato i vescovi di Francia. Secondo lui, pregare in strada sarebbe non solo una violazione delle disposizioni approvate dal governo, ma anche un danno grave alla legge di separazione tra Chiesa e Stato! Ma sanno almeno di cosa parlano? La loro ignoranza della religione e del diritto è abissale e ci dà perfino un’idea dell’infinito: la laicità s’impone solo allo Stato e ai suoi agenti, non alle religioni, grazie a Dio!

Alcuni hanno voluto credere alla possibilità di una laicità pacifica e moderata, ma è proprio lo Stato che oggi, col pretesto dell’emergenza sanitaria, vuole imporre ancora una volta alla religione il suo laicismo aggressivo. Non facciamoci ingannare: lo Stato cerca di trasmettere, con sempre più insistenza e con la complicità dei media di basso livello culturale, l’idea folle secondo cui il principio di laicità proibirebbe ogni espressione religiosa fuori dai luoghi privati e dalle sacrestie.

Questa nuova pretesa è totalitaria! Se non ci opponiamo, il passo successivo sarà la proibizione delle processioni e dei pellegrinaggi. Per loro, infatti, tali eventi sono insopportabili! E poi? Se il principio di laicità dovesse davvero applicarsi alla religione, cosa potrebbe impedire, un domani, allo Stato d’imporre l’adeguamento della dottrina e della morale naturale alle leggi della Repubblica? Questo totalitarismo laicista e antireligioso è gravissimo, ma non deve stupirci. Non dimentichiamo la lezione che ci consegna la Storia.

Nel 1790, lo Stato ha rubato ai cattolici i beni temporali della Chiesa, frutto del lavoro e dei sacrifici di generazioni di nostri antenati che hanno irrigato i solchi della terra di Francia con il loro sangue e il loro lavoro. Sono stati i nostri antenati ad innalzare queste magnifiche chiese e cattedrali […].

Centoquindici anni più tardi, nel 1905, lo stesso Stato ha rubato ancora una volta ai cattolici quello che restava dei beni temporali della Chiesa. Ha perseguitato le congregazioni religiose espellendole dalla Francia. Ha divelto le porte delle chiese, aperto i tabernacoli e fatto l’inventario dei calici e delle pissidi che appartenevano ai cattolici, per decidere cosa incamerare a proprio vantaggio.

Ma centoquindici anni più tardi, di nuovo, nel 2020, sono solo i beni spirituali che ci restano e vogliono strapparci anche questi. Assistiamo alla terza spoliazione dei beni dei cattolici, quelli spirituali. Ma, contrariamente ai beni temporali della Chiesa iscritti al catasto, questi beni spirituali sono trascritti nei grandi registri delle nostre anime e garantiti nel gran libro delle ipoteche di Dio. Quindi, questi beni non hanno il diritto di prenderceli! Nel 1905, i cattolici s’erano sollevati per proteggere le loro chiese nelle quali lo Stato pretendeva d’entrare per procedere agli inventari. Nel 2020, gli stessi cattolici, fieri eredi di quelli di ieri, si trovano davanti a quelle medesime chiese in cui ci proibiscono di assistere alla Santa Messa.

Quindi sì, la libertà è un bene fragile che occorre sempre preservare e difendere in nome della vera laicità, quella che Gesù ci ha insegnato (a proposito, pronunciare il Suo Nome in luogo pubblico è vietato, signor prefetto?): «Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio».

È uno Stato laicista e antireligioso quello che pretende ora di vietarci di pregare in strada, anche in silenzio. Secondo le parole di Clémenceau, che aveva almeno avuto l’intelligenza politica, di fronte all’opposizione dei cattolici, di mettere fine agli inventari nelle chiese: «Date a Cesare quel che è di Cesare, e tutto sarà di Cesare».

Ebbene, noi non l’accettiamo! Un diritto non si negozia, si rivendica! Date a Dio quel che è di Dio! Ridateci la Comunione al Corpo del Dio vivente! Ridateci ciò che ci appartiene! E riprendiamo insieme questo grido che s’innalza in tutta la Francia e risuona di città in città come l’eco della nostra ira, della nostra speranza e della nostra determinazione: Ridateci la Messa!

Jérôme Triomphe

https://lanuovabq.it/it/ridateci-la-messa-francesi-in-lotta-per-i-diritti-di-dio