ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 16 gennaio 2021

Sotto l’ombra delle voglie illibertarie Dem

COSA DICONO LE INDAGINI

Membro dei Blm arrestato per le rivolte di Capitol Hill

Appena si sono verificati i fatti di Capitol Hill, i media e la politica internazionali, insieme ai padroni delle grandi aziende dell’informazione, hanno immediatamente attribuito la colpa dei disordini a Trump. Le indagini in corso rilevano però diverse anomalie nella gestione della sicurezza e la presenza di nemici di Trump travestiti da suoi supporter che aizzavano le folle.

Appena si sono verificati i fatti di Capitol Hill, i media e la politica internazionali unite ai padroni delle grandi aziende dell’informazione mondiale hanno immediatamente attribuito la colpa dei disordini a Trump e al suo discorso, per poi censurare il suo richiamo della folla all’ordine perché “siamo il partito della legge e dell’ordine”, come ha ripetuto per mesi mentre gli Antifa e il Black Lives Matter distruggevano chiese, statue sacre e storiche, vetrine, tribunali e piazze di tutta America, ferendo e uccidendo.

Trump, alla sua prima apparizione pubblica, si è discolpato sottolineando che nel suo discorso del 6 gennaio non c’era alcun incitamento ai disordini. Ma appunto, in barba all’etica professionale che avrebbe almeno richiesto di analizzare i fatti (date le diverse testimonianze e voci di infiltrazioni degli Antifa all’interno del corteo trumpiano), i media si sono schierati contro il presidente uscente. Naturalmente dando del "complottista" a chiunque sollevasse un dubbio in merito.

Ora però che le indagini sono cominciate si inizia a comprendere che quei sospetti non erano poi così infondati. Fra i presenti a Capitol Hill era stato visto un ragazzo di colore, successivamente intervistato dalla Cnn come un testimone imparziale dei fatti, che molti di coloro che sono stati definiti complottisti e censurati sui social media avevano riconosciuto come uno dei leader dei Black Lives Matter (alcune foto lo ritraevano mentre guidava le proteste contro Trump dei mesi scorsi). Bene, quel giovane, John Sullivan, è stato arrestato per quanto accaduto al Congresso.

Sullivan è il fondatore di Insurgence Usa, un gruppo di sinistra creato dopo la morte di George Floyd che cerca di “porre fine alla brutalità della polizia”. Lo scorso agosto l’uomo aveva tenuto un discorso durante un raduno dei Black Lives Matter a Washington, richiamando i presenti alla “rivoluzione” per “bruciare la mer*a” e “fott*mente scacciare Trump dal suo incarico e tirarlo fott*mente fuori da quella mer*a (la Casa Bianca)”.

L’uomo ha continuato a sostenere di essere volato a Washington dallo Utah, Stato in cui risiede, solo per documentare le rivolte. E ovviamente sorge spontanea la domanda su come Sullivan potesse sapere che ci sarebbero state delle rivolte, dato che non ha nulla a che fare con i supporter di Trump.

Le risposte possibili sono diverse, ma ulteriori quesiti si sollevano di fronte al video, analizzato da Masako Ganaha, giornalista giapponese che mostra che Sullivan è l’uomo che ha filmato l’omicidio di Ashli Babbitt in diretta. Prima dello sparo si vede un uomo con un elemetto (più tardi viene ripreso all’interno dell’edificio mentre pare nascondere gli oggetti con cui ha colpito la porta) che aizza la folla e che spacca i vetri dell’ingresso di Capitol Hill mentre parla si consiglia con un altro uomo. A quel punto un agente dall’interno, e non la polizia all’estero che blocca l’ingresso, spara. Appena la donna cade a terra invece che chinarsi su di lei, Sullivan, come non aspettasse altro, comincia a gridare alla folla: “E’ morta, è morta, continuavo a dirlo che questi (la polizia, ndr) ci uccidono così”. Poi, gridando in faccia alla polizia che cerca di soccorrere la donna, continua: “Voi sapete solo sparare a tutti. Voi sparerete a tutti!...è colpa vostra”. Ad un certo punto si sente qualcuno dire che lo sparo non viene dalla polizia ma dall’interno dell’edificio, ma Sullivan continua: “Sono tutti insieme, sono tutte le stesse persone...Spareranno a ogni persona che passa di qui". In un'immagine (in alto) si vede anche Sullivan che indossa un cappellino a favore di Trump, da lui insultato pubblicamente solo pochi mesi prima.

Restano ancora oltre 150 persone indagate dalla polizia per comprendere le responsabilità di quanti hanno partecipato all’irruzione e restano diversi interrogativi dato che i membri del Congresso erano stati avvisati della possibilità di disordini, motivo per cui alcuni di loro, come Tim Ryan, avevano esplicitamente domandato ai responsabili della sicurezza del palazzo se fossero preparati ad ogni eventualità: “Il capo della polizia mi assicurò che era stata presa ogni precauzione”. Come mai allora gli agenti di Capitol Hill hanno aperto le transenne per far passare i manifestanti verso il Congresso? E perché, come spiegato dall’Associated Press, la polizia nei giorni precedenti alla manifestazione aveva rifiutato l’aiuto di rinforzi da parte del Pentagono e in un secondo tempo anche da parte dell’Fbi?

Non solo, quando uno dei contestatori di Biden al senato, Josh Hawley, aveva denunciato due giorni prima delle rivolte la presenza di un gruppo dell’Antifa che aveva vandalizzato la sua casa vicina a Washington, al cui interno c’erano la moglie e i figli (uno neonato), i media avevano parlato di manifestanti “pacifici” che avevano solo commesso l’errore di entrare nella sua proprietà privata senza fare del male a nessuno. Hawley ha poi giustamente domandato che tipo di veglia pacifica sia quella in cui, di notte, “si batte la porta” all’interno di una proprietà “vandalizzata” con una donna e dei bambini che ti chiedono di essere lasciati in pace a cui “è stato gridato contro”.

Ganaha ha dichiarato che è una vergogna che i suoi colleghi non cerchino di analizzare fatti e immagini prima di decidere di chi sia la responsabilità dei disordini e di capire le falle del sistema, aggiungendo che la tattica di sobillare la folla nemica è tipica del suo paese. Con i media complici che “dicono solo quello che dicono (i sobillatori) in modo che il mondo non sappia la verità".

Benedetta Frigerio

https://lanuovabq.it/it/membro-dei-blm-arrestato-per-le-rivolte-di-capitol-hill

L’Impeachment di Trump è una Farsa, la Voglia di Dittatura Dem è Reale.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Maurizio Ragazzi ci ha inviato questo articolo che a mio modesto parere rappresenta uno dei contributi più lucidi ed esaustivi alla lettura della realtà politica americana scritti finora. E ci proietta – sotto l’ombra delle voglie illibertarie Dem che si stanno manifestando già oggi – in un futuro tutt’altro che sereno. Buona lettura.

 

§§§

TRE PENSIERI SUL SECONDO IMPEACHMENT DI TRUMP

 

(Dr. Maurizio Ragazzi – Washington) 

Il nuovo Congresso USA si è aperto allo stesso modo di come si era svolto il precedente, cioe’ all’insegna di una farsa organizzata dai Democratici che lo controllano. Da bravi soldatini ordinati (ma i progressisti non sono quelli che, a sentir loro, pensano con la loro testa?), tutti i Democratici hanno votato alla Camera dei rappresentanti a favore dell’impeachment di Trump mentre, fra i Repubblicani, dieci si sono accodati a loro, e tutti gli altri hanno votato contro.  Questo secondo impeachment-farsa, che segna un nuovo record per Trump rendendogli indirettamente grande onore (se non fosse lo statista di rango che è, per i Democratici non sarebbe il chiodo fisso che non li fa dormire la notte da quando è sceso in campo cinque anni fa), non meriterebbe tanti commenti. Anzi, al Senato, i Repubblicani veri (eccetto quindi quelli, che alla fine si conteranno, che non si capisce cosa facciano fra le loro fila) farebbero forse meglio a disertare questa messa in scena, andarsene nei loro distretti, e far vedere agli americani che loro si preoccupano dei veri problemi degli elettori, mentre i Democratici si accartocciano nel loro livore senza senso nel pantano di Washington. Comunque, tre brevi riflessioni su questo secondo impeachment vengono spontanee: 

  1. Il capo di accusa contro Trump, in questo secondo impeachment-farsa, è l’incitamento alla violenza. Ora, quale di queste frasi, a vostro giudizio, costituisce incitamento alla violenza secondo ogni regola di buon senso? 

(a)       “Siamo qui per esigere dal Congresso di fare la cosa giusta e contare solo i Grandi Elettori che sono stati scelti legalmente. So che adesso marceremo verso il Campidoglio per fare sentire la nostra voce in maniera pacifica e patriottica… Se con ci battiamo strenuamente, non ci sarà più il nostro paese”.

(b)      “Mi hanno chiesto se m’interessa avere un dibattito con questo signore, ed ho risposto di no. Ho detto: ‘Se fossi alle scuole superiori, lo porterei dietro la palestra per menarlo senza riguardi”.

(c)       “Non si fermeranno. Questo è un movimento. Ve lo dico io. Non si fermeranno, ed ognuno stia in campana. Perché’ non si fermeranno. Non si fermeranno prima delle elezioni a novembre, e non si fermeranno dopo le elezioni. E’ meglio che ognuno ne tenga conto. Non molleranno. Non devono mollare. Non dobbiamo mollare”. 

La prima frase è stata pronunciata dal Presidente Trump all’oceanica manifestazione pacifica con i suoi sostenitori il 6 gennaio.  In tutti i grandi raduni che si svolgono a Washington, dopo i discorsi i partecipanti marciano da dietro la Casa Bianca al Campidoglio o alla Corte Suprema per far sentire la loro voce, espressione dei diritti costituzionali di libertà di espressione e manifestazione. Il 6 gennaio, prima dei fattacci del Campidoglio, non c’era stato niente di diverso da quanto successo alle decine e decine di manifestazioni pacifiche pre-elettorali di Trump, in cui gli unici incidenti erano stati causati da provocatori di parte opposta. Adesso sta emergendo, da una parte che i servizi segreti forse sapevano che possibili disordini sarebbero avvenuti al Campidoglio (quindi, cosa c’entrerebbero le parole rivolte da Trump ai suoi sostenitori?),  e dall’altra che elementi di gruppi estremisti di sinistra erano presenti al Campidoglio durante le violenze. (Siamo quindi proprio sicuri che l’attacco sia attribuibile solo a frange violente favorevoli a Trump?)

La seconda frase è stata pronunciata a suo tempo da Biden.  Il suo significato non lascia adito a dubbi: l’unica relazione possibile con Trump è picchiarlo. Un concetto davvero pacifico, no?!

La terza frase è della Harris,  durante le violenze che hanno messo a ferro e fuoco le città americane con il pretesto ideologico del “razzismo sistemico”. Alcuni commentatori si sono ovviamente arrampicati sugli specchi, distinguendo fra “proteste” e “violenze”, in modo ben poco plausibile.  Le proteste erano volutamente violente, e ne sanno qualcosa le minoranze lasciate alla merce’ dei violenti dei vari gruppi anarco-comunisti! 

In poche parole, se la cosa fosse seria, chi dovrebbe subire un impeachment per incitamento alla violenza? Trump o Biden/Harris? 

  1. Jeffrey Scott Shapiro, che d’incitamento alla violenza e sommosse se ne intende forse più di chiunque altro, ha analizzato fatti e diritto loro applicabile, e concluso che il Presidente Trump “non ha menzionato nessuna violenza mercoledì [6 gennaio], e tanto meno l’ha provocata o incitata”.E si arriva qui al cuore della questione. In tutta questa pagliacciata macabra (pagliacciata per la ridicolaggine delle accuse, e macabra per le tristi conseguenze per la martoriata democrazia americana), cosa contano i fatti ed il diritto, nel giudizio di chi dirige le danze? Assolutamente niente! 

Cent’anni fa, dopo la rivoluzione d’ottobre, Peter Stucka, che fu presidente del tribunale supremo russo, definì il diritto, nella nuova concezione rivoluzionaria sovietica, come “sistema (o ordinamento) di rapporti sociali corrispondenti agli interessi della classe dominante e tutelato dalla forza organizzata di questa classe”.  Quindi, non diritto quale mezzo di giustizia che tutela tutti, ma diritto quale imposizione arbitraria della classe dominante. E le analogie con i degenerati tempi presenti non finiscono qui. L’epoca staliniana è rimasta famosa anche per i suoi processi criminali (non nel senso che le accuse erano di natura penale, ed alla fine si è applicata la pena dell’esecuzione capitale ai condannati, ma proprio nel senso che sono stati condotti da una banda di criminali, in base a principi e procedure che di legale non avevano proprio niente). Nel suo Libro rosso su quei processi, Lev Sedov, figlio di Trotsky (sembra sia stato anche lui eliminato senza tanti convenevoli – una preghiera per la sua anima),  individuò le motivazioni per quei processi (a) nella potenza della burocrazia staliniana, (b) nella distruzione definitiva dell’opposizione, (c) nella ricerca di un nuovo rapporto con l’organizzazione internazionale dell’epoca (la Società delle Nazioni) e con le borghesie degli altri paesi, e (d) nell’insaziabile sete di vendetta a livello personale.

Nonostante ogni paragone con il livello di drammaticità dei processi staliniani sia ovviamente fuori luogo, è comunque vero che anche nelle cronache americane di questi giorni si legge purtroppo di potente burocrazia anti-Trumpiana (il deep state), di volontà dei Democratici di spazzar via ogni opposizione anche attraverso riforme che alterino il quadro costituzionale, di nuovi rapporti internazionali, e di sete di vendetta contro i sostenitori di Trump, con liste di proscrizione, licenziamenti e restrizioni delle loro libertà di comunicazione.  E’ forse giunto il tempo di rispolverare le nostre conoscenze di teorie e prassi sovietiche?! 

  1. La costituzione americana riserva alla Camera il potere d’impeachment, ed al Senato la facoltà di fornirne le prove ed alla fine eventualmente condannare la persona incriminata con una maggioranza qualificata dei due terzi. Dato che al Senato la divisione attuale fra Democratici e Repubblicani è di 50 a 50, per condannare Trump occorrerà dunque che 17 senatori Repubblicani si associno ai Democratici, nessuno dei quali si presume sgarri dagli ordini di scuderia. Ciò dipenderà da quanti Repubblicani avranno interesse a far fuori Trump, troppo scomodo anche per il quieto e proficuo vivacchiare di molti di loro. Ma c’è un problema, almeno in teoria. La costituzione prevede espressamente che la procedura serva a rimuovere un presidente in carica, non a condannare un ex-presidente (per la qual cosa, se proprio si vuole, esistono opzioni diverse dal teatrino dell’impeachment-farsa). Due autorità del calibro del giudice Luttig e del Professor Dershowitz hanno espressamente dichiarato quanto dovrebbe essere ovvio a tutti: se il Senato non riuscirà ad agire prima che Trump lasci la Casa Bianca il 20 gennaio, l’impeachment dovrebbe diventare ipso facto lettera morta. 

Questo è vero, ovviamente, se la costituzione conta ancora qualcosa. Ma sarà così? Il senatore repubblicano Graham ha osservato che, a quel punto, sarebbe possibile allora processare anche il padre della patria Giorgio Washington, per possesso di schiavi, a distanza di oltre due secoli dalla sua morte. Graham può anche aver ragione, ma dovrebbe fare attenzione a non mettere troppe idee macabre nelle teste vuote dei tanti anti-Trumpiani ed anti-padri fondatori accecati dall’odio, che magari non vedrebbero ostacoli nel processare neanche un morto sepolto (evento per il quale, fra l’altro, esistono precedenti, ma che non e’ comunque il caso di rivisitare adesso).

 *******

In definitiva, ancora una volta i Democratici hanno prodotto un impeachment che non dice niente su Trump e sugli eventi che hanno condotto a questa ennesima commedia, ma dice tutto sui Democratici e sulla loro concezione rivoluzionaria del diritto, dimostrata anche durante le elezioni, che si sintetizza nel concetto che il diritto non sarebbe la cosa giusta, per cui si da a ciascuno ciò che gli spetta secondo la virtù di giustizia,  ma solo un espediente modificabile ad arbitrio per conquistare e poi esercitare il potere. 

Il lettore perdonerà i riferimenti al mondo sovietico in questo articolo, che gli potranno anche sembrare esagerati. Il fatto e’ che, essendo stato borsista all’Università Statale Lomonosov di Mosca nel 1980-81 quando, poco più che ventenne, preparavo la mia tesi di laurea italiana sui principi generali del diritto internazionale nella dottrina sovietica, ho avuto esperienza diretta degli anni declinanti dell’URSS sotto Brezhnev. Il rischio di passare da una società libera ad una imbavagliata, nella quale una burocrazia auto-nominata decide tutto e si fanno liste di proscrizione per chi osi dissentire, esiste anche per le democrazie di comprovata tradizione. Non è quindi questo il momento di minimizzare e far finta di niente, ma al contrario di essere fermi nei sani principi e coraggiosi nella (sempre pacifica) protesta contro ogni illegalità.

https://www.marcotosatti.com/2021/01/16/limpeachment-di-trump-e-una-farsa-la-voglia-di-dittatura-dem-e-reale/

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.