ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 maggio 2021

Ma il calcagno di Maria ...

30 aprile/1° maggio: da Satana a Maria S.S.

          

Francisco Goya - Sabba delle Streghe

Pochi sanno che la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio i "satanisti" di tutto il mondo sono scatenati nel prostrarsi davanti al "padrone" e offrirgli sacrifici, messe nere, orge e quant'altro pur di ingraziarselo per i propri loschi interessi. (Cfr. anche QUI e QUI, Halloween, un'altra data ad essi sacra).

Ecco cosa dicono "loro" di questa celebrazione:

«In questa ricorrenza gli antichi si davano ai massimi piaceri organizzando sabba e ricchi banchetti. Preparavano un grande falò e un palo di legno adorno di fiocchi rossi e bianchi; esso raffigurava metaforicamente un fallo eretto e le persone vi ballavano intorno nude. Questa fu ovviamente una delle prime festività condannate dalla Cristianità perché considerata peccaminosa e oscena.»

... e meno male! Perché con il 1° di maggio inizia pure il mese dedicato alla Vergine Maria che con il suo calcagno schiaccerà la testa al Serpente maledetto e concluderà finalmente il tempo delle sue scorribande mefitiche per ammorbare e circuire le anime. (Cfr. QUI e QUI).

Pubblico perciò questo articolo affinché si sappia cosa rappresenta davvero la festa d'oggi, sostenuta ampiamente dalle due "Bestie apocalittiche" (cfr. QUIQUI QUI) che hanno, sia nell'attuale Governo che in Vaticano, una validissima raffigurazione.




Le Origini occulte del 1° Maggio

Conosciuta per decenni come "Festa dei Lavoratori": il simbolo stesso dei magnifici destini e dei progressi che i movimenti socialisti e comunisti volevano imporre a tutto il mondo, la ricorrenza del 1° Maggio in realtà ha ben poco a che vedere, almeno alle sue origini, con le sorti del movimento proletario e con le sue rivendicazioni.

La notte fra il 30 Aprile e il 1° Maggio, infatti, è una ricorrenza antichissima, carica di enormi significati simbolici. Nel mondo celtico, ad esempio, questo tempo dell'anno corrispondeva alla festa di Beltaine, in cui si celebrava, spesso con rituali orgiastici, la fecondità della natura e l'esplosione primaverile delle potenze della Terra.

Sopravvissuta in diverse forme all'avvento del Cristianesimo, la festa finisce per assumere, specie a partire dal basso medioevo e dai primi secoli della modernità, la concezione ambigua e a volte sinistra di scatenamento delle forze telluriche e delle potenze del caos, assumendo, specie nel mondo di lingua tedesca, il significato di "notte delle streghe" – la celebre Walpurgisnacht o Notte di Valpurga – dove le potenze sfrenate e dissolutrici del mondo magico ed infero erano libere di vagare e manifestarsi nel mondo.

Ed è in questa veste, ossia quella di un momento dell'anno particolarmente adatto alla evocazione delle Potenze Oscure votate alla distruzione, che la data del 1° Maggio assume la massima importanza nel mondo occulto a metà tra il XVIII e il XIX secolo (ma soprattutto ora, ad un passo dal dominio globale dell'Élite; ndr).

Un universo dove suggestioni ataviche e aspirazioni politico-riformatrici si mescolano fra loro senza soluzione di continuità. Non è un caso, ad esempio, che proprio il 1° Maggio 1776, sia stato scelto da quello che era allora un semplice studente bavarese dalle idee rivoluzionarie, Adam Weishaupt, per la fondazione del suo Illuminaten-Orden ‒ Ordine degli Illuminati ‒ che sarà meglio conosciuto a livello planetario come 'Ordine degli Illuminati di Baviera'.

Nella mente di Weishaupt, la data del 1° Maggio doveva avere un senso ben preciso. Animato da un feroce nichilismo ateo, nemico di tutte le religioni e propugnatore di una ideologia pre-comunista che auspicava l'abolizione di ogni ordine naturale e della proprietà privata, la data della "Notte delle Streghe" doveva avere il significato di una vera e propria evocazione di quelle Forze infernali che, nel sogno degli Illuminati, avrebbero distrutto il "vecchio mondo".




Secondo lo storico Michel Lamy, in pratica "Weishaupt può essere considerato come il vero padre del marxismo. Bakunin fu un suo discepolo, e nelle note dei fondatori degli Illuminati di Baviera è stata ritrovata una frase che si può leggere in una sua opera: "Dobbiamo annientare tutto, ciecamente, con un solo pensiero nella testa: il più possibile e al più presto!"

L'iniziato al 'movimento', inoltre, doveva proclamare che era "necessario abbattere la religione e la proprietà privata. Una volta appreso tutto ciò era degno di indossare il berretto frigio".

Un concetto evocativo e disgregante quello del 1° Maggio, infiltratosi nel nascente flusso socialista e comunista che, a differenza di quanto normalmente si pensa, era – specie in origine – intriso di suggestioni misteriose e pseudo-esoteriche.

Esistono  validi  indizi storici,  d'altronde,  che  indurrebbero a pensare  come  persino il "sacerdote" del materialismo comunista più puro e ortodosso come Karl Marx, potrebbe aver avuto numerosi e tutt'altro che episodici contatti col mondo nascosto delle sette segrete che pullulavano ai suoi tempi.

Per questo, la data del 1° Maggio fu alla fine proposta come "Festa dei Lavoratori" a partire dalla Seconda Internazionale socialista che si riunì a Parigi nel 1889: la "leggenda fondatrice" narra che la ricorrenza sarebbe stata istituita in ricordo dei gravi incidenti accaduti nel 1886 a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket.

In quel fatidico giorno, infatti, i lavoratori in sciopero di quella città si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Questi tragici fatti avrebbero conosciuto il loro culmine il 4 maggio, quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime.

Come si nota, gli eventi che avrebbero giustificato la preferenza del 1° maggio come "Festa del Lavoro" avvennero in realtà... nei giorni successivi. Ma la scelta, assai probabilmente, fu dovuta a ragioni molto più profonde di quelle tradizionali e poco credibili proposte "alle masse".

Il senso celato, infatti, era quello di un'identificazione del potere proletario con le forze dissolutrici e caotiche destinate a dissipare il "vecchio mondo". Forze scatenate e dirette da chi "PUÒ" e "SA", al solo scopo di dare inizio al Nuovo Ordine Mondiale.

                                                                                                                      Gianluca Marletta

Ma il calcagno di Maria schiaccerà la testa del Serpente Antico...




Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: ilsapere.org

Sebirblu, 1 maggio 2021

S. Joseph Opificis Ad Matutinum
Lettura 7,8,9 

Omelia di s. Alberto Magno vescovo
Sul Vangelo di Luca, cap. 4
Gesù entrò un sabato nella sinagoga, dove tutti si recano ad imparare. Tutti lo guardavano. Chi lo guardava per affetto, chi per curiosità e chi per spiarlo e coglierlo in errore. Gli scribi e i farisei dicevano alla gente che già credeva ed era affezionata a Gesù: «Ma questo tale non è il figlio di Giuseppe?». È segno di disprezzo il non voler chiamare Gesù per nome. «Figlio di Giuseppe», nota qui in breve l'evangelista, mentre Matteo e Marco scrivono addirittura, con maggiori particolari: «Non è questo il figlio del falegname? Non è lui stesso un falegname?, lui, il figlio di Maria?». In queste frasi si nota un vero disprezzo.
Si sa che Giuseppe era falegname. Viveva del suo lavoro, e non perdeva il tempo nell'ozio e nei bagordi, come facevano gli scribi ed i farisei. Anche Maria si procurava da vivere attendendo alla filatura e servendosi dell'opera delle sue mani. Il senso della frase dei farisei è chiaro: «Non può essere il Signore messia, l'inviato da Dio, questo tale che è di origine vile e plebea. Perciò non si può avere fede in un tipo così rozzo e disprezzabile».
Anche il Signore era falegname: il profeta di lui dice: «Tu hai costruito l'aurora e il sole». Un modo di disprezzare, analogo a quello usato dai farisei contro Gesù, lo troviamo anche nel libro dei Re, quando di Saul, elevato alla dignità di re, si diceva: «Che cosa mai è capitato al figlio di Cis? Che anche Saul sia un profeta?». Una breve frase avvelenata da immisurabile alterigia. Il Signore risponde: «Veramente nessun profeta è accolto dai propri familiari». Con questa frase il Signore si proclama profeta. Lui ebbe l'illuminazione profetica non attraverso una rivelazione, ma attraverso la sua stessa divinità. Per «familiari» qui vuol indicare il paese della sua nascita e della sua fanciullezza. Or dunque è chiaro che non era stato accolto dai suoi compaesani, che erano attizzati contro di lui soltanto per invidia.

Ora San Giuseppe diventa "protettore degli esuli": la svolta del Papa

Ora San Giuseppe diventa "protettore degli esuli": la svolta del Papa

San Giuseppe è ufficialmente il patrono degli esuli. Papa Francesco non rinuncia alla centralità dei migranti per la sua pastorale e anzi rilancia

Non è una scelta nominalistica ma di sostanza: San Giuseppe, per la Chiesa cattolica, ora è anche "protettore degli esuli". L'interpretazione di papa Francesco ha lasciato il segno. Per il Santo Padre, Giuseppe è sempre stato "Patris Corde", con cuore di padre. Una figura cui ispirarsi, per apprendere la semplicità ma pure i doveri della cristianità. Misericordia è forse la parola che descrive meglio il ruolo che San Giuseppe ha svolto nella vicenda terrena del Cristo. L'esegesi di questo successore di Pietro guarda in direzione di quella virtù.

Il vescovo di Roma ha sintetizzato la sua visione nel dicembre scorso, quando ha dichiarato che "San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria", così come riporta la Sir.

Esuli però fa rima con migranti. Se c'è un tratto distintivo di questo pontificato, quello è l'estensione del diritto all'accoglienza erga omnes. Conosciamo le critiche pervenute da destra. Gli esuli sono i senza patria per antonomasia. Coloro che per il primo vescovo di Roma gesuita andrebbero accolti senza se e senza ma. Anzi, esule è soprattutto chi è costretto alla lontananza dalla sua nazione d'origine. Chi cerca rifugio. Dalle "periferie economico-esistenziali", tanto care al regnante, oggi si scappa per la speranza (altra parola chiave della pastorale bergogliana) di un futuro migliore.

Le litanie per San Giuseppe, "patrono degli esuli", divengono tanto simboliche quanto significative per la contemporaneità: "Nel centocinquantesimo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale, il Santo Padre Francesco ha reso nota la Lettera Apostolica Patris corde - ha fatto sapere Arthur Roche, segretario della Congregazione per il Culto Divino e della Disciplina dei sacramenti, stando pure a quanto ripercorso dall'Agi - , con l'intento di accrescere l'amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio". Si tratta dell'ennesima avvertenza dell'ex arcivescovo di Buenos Aires per il mondo che verrà.

Imitare San Giuseppe è un atteggiamento che Francesco ha richiamato spesso in questi otto anni sul soglio di Pietro. San Giuseppe non è il protagonista della cristologia, ma è un modello raggiungibile. Questo, almeno, è quanto sembra pensare il pontefice argentino. Chi rivendica l'obbligatorietà di una patria, di un luogo d'origine, potrà non essere concorde. Quando il Papa ha accostato i migranti alla fuga dall'Egitto della Sacra Famiglia si è levato un coro di voci scandalizzate.

La regalità familiare, il "prossimo" che non andrebbe cercato così lontano ed il concetto stesso di fuga che avrebbe poco a che fare con il migrare: critiche note, con radici nel tradizionalismo cosiddetto e nella dottrina. Ma il pensiero del Papa è noto, differisce dal conservatorismo alla occidentale maniera e guarda con favore all'universalità di un messaggio che possa abbracciare più popoli e più culture.

La Chiesa cattolica procede per la sua strada: "In questa luce - ha aggiunto Roche - è parso opportuno aggiornare le Litanie in onore di San Giuseppe, approvate nel 1909 dalla Sede Apostolica, integrandovi sette invocazioni attinte dagli interventi dei Papi che hanno riflettuto su aspetti della figura del Patrono della Chiesa universale". Non è lessico ma materia che entra di diritto nella concezione di ogni ambiente ecclesiastico, che è chiamato ad adeguarsi. I migranti fanno parte del futuro tanto quanto gli esuli, e Francesco su questo aspetto non è disposto a tornare indietro. Ci sarà chi, come di consueto, userà storcere il naso. Diceva Joseph Ratzinger che la Chiesa non è una democrazia ed è un assunto buono pure per i tempi odierni.

Francesco Boezi

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ora-san-giuseppe-diventa-protettore-degli-esuli-svolta-papa-1943378.html

Viganò sul Motu Proprio. Riforma Democratica? No, più Autocrazia.


Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, ci sembra interessante rilanciare questo commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò al recentissimo Motu Proprio del Pontefice regnante pubblicato da Duc in Altum. Buona lettura.

§§§

Secondo l’ennesimo provvedimento, promulgato da colui che collegialmente e sinodalmente spadroneggia a colpi di motu proprio, i cardinali di Santa Romana Chiesa potranno essere sottoposti a processo ed essere giudicati da laici. Inutile cercare una ratio nelle estemporanee decisioni di Bergoglio, il quale ha già infiltrato nei dicasteri romani e al sinodo dei vescovi non pochi laici, o comunque religiosi non chierici, in nome della sinodalità, della democratizzazione e della parità di genere. Inutile parimenti appellarsi al Codice di diritto canonico, cui il romano pontefice può derogare a proprio piacimento. Inutile deplorare il sovvertimento gerarchico che consente a un membro della Chiesa discente di giudicare un membro della Chiesa docente. Chi crede che le norme e le riforme bergogliane siano motivate da retti propositi e abbiano come scopo il bene del corpo ecclesiale è fuori strada. Se solo si ha l’onestà intellettuale di riconoscere che lo scopo di queste innovazioni è la demolizione della Chiesa cattolica e l’accentramento tirannico del potere, si comprende la loro perfetta coerenza ed efficacia. Sottomettere i prelati a un tribunale composto da laici, nominati dal primo inquilino di Santa Marta, significa sottrarre giurisdizione ai pastori per concentrarla in un unico soggetto, lasciando l’apparenza di democrazia, di collegialità e di coinvolgimento dei laici nel governo della Chiesa. Un astuto paradosso: Bergoglio impone riforme apparentemente democratiche che ripugnano alla costituzione monarchica della Chiesa di Cristo, con il solo vero scopo di dividere e di avocare a sé tutto il potere che egli stesso afferma di voler combattere. Una mossa di accentramento per poter punire o assolvere chi vuole a proprio piacimento, assicurandosi la sudditanza dei cortigiani e promuovendo una curia di adulatori, corrotti e ricattabili.

Omne regnum divisum contra se desolabitur: et omnis civitas vel domus divisa contra se, non stabit (Mt 12, 25).

https://www.marcotosatti.com/2021/05/01/vigano-sul-motu-proprio-riforma-democratica-n0-piu-autocrazia/



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