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domenica 15 agosto 2021

Il sogno di Francesco

Card. Zen: la Messa tradizionale in latino deve essere mantenuta




Lunedì 9 agosto, il cardinale Zen ha dichiarato che egli pensa che Traditionis custodes potrebbe non avere un effetto disastroso sulla celebrazione della Messa latina tradizionale, anche se egli dubita dell’intenzione di alcuni di quelli che l’attaccano e che sono strettamente legati a Papa Francesco.

L’ex vescovo di Hong Kong è intervenuto in una tavola rotonda diffusa in diretta su internet, alla quale hanno partecipato anche il vescovo ausiliare di Astana nel Kazakhstan, Mons. Athanasius Schneider e dei laici: John Rao, Felipe Alanis, James Bogle e Robert Moynihan.

La tavola rotonda è stata animata da Aurelio Porfiri, compositore di musica e fondatore di Altare Dei, un giornale cattolico sulla liturgia e la musica sacra.

«Io penso che l’effetto del motu proprio potrebbe non essere così devastante», ha dichiarato il cardinale nel corso della discussione che aveva per tema «l’avvenire della Messa latina tradizionale».

Il cardinale Zen ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che il vescovo di Hong Kong non ha voluto attuare dei cambiamenti sulla celebrazione della Messa latina nella sua diocesi.

Tuttavia, ha aggiunto che era inquieto: certe persone sperano che il motu proprio non servirà solo a regolamentare questa forma della Messa, ma sarà «un processo per farla sparire».

«Questo è molto inquietante», ha dichiarato, «perché io penso che [la Messa tradizionale] è qualcosa di molto prezioso e molto benefico per la pietà e il nutrimento della fede».

Chi c’è dietro il motu proprio?

Il cardinale, che richiama instancabilmente le cattive intenzioni dei comunisti cinesi contro il cattolicesimo, ha anche dichiarato che egli sospetta che le idee che sono alla base di Traditionis custodes non hanno potuto venire da Papa Francesco, ma da «persone che lo circondano, e in particolare il Segretario di Stato, cardinale Parolin.

Egli ha aggiunto: «Forse, se qualcuno ha più informazioni sull’origine di questa tempesta, potrebbe risparmiarci molte discussioni su qualcosa che, io penso, dovrebbe essere evidente: che [la Messa tradizionale] è molto propizia alla pietà e anche al rafforzamento della fede».

Nel corso della discussione, il cardinale cinese ha anche parlato della sua educazione e dei suoi ricordi, che sono impregnati della Messa tridentina.

Quando suo padre, convertito al cattolicesimo, voleva diventare prete, i missionari l’avevano dissuaso. Secondo il cardinale Zen, essi avrebbero detto a suo padre di sposarsi e più tardi di «mandare un ragazzo per diventare prete».

«Quindi, mio padre si è sposato ed ha avuto cinque figlie prima di me. Io ero il sesto della famiglia e il primo maschio».

Poi ha continuato spiegando che suo padre lo portava a Messa tutti i giorni salvo la Domenica quando lo portava a cinque Messe in cinque chiese diverse.

«Era meraviglioso – ricorda il cardinale – e in nessun caso fastidioso. Era molto bello. Ed è questa l’origine della mia vocazione sacerdotale».  L’ultima Messa domenicale era una grande Messa molto frequentata; la musica era bella e catturava la sua attenzione.

Ha poi detto che amava la Messa di Requiem, e poteva cantare col coro la sequenza Dies Irae «dalla prima all’ultima parola». «Mi piacerebbe che fosse cantata per il mio funerale; se oggi non c’è nessuno capace, io la registrerò» per l’occasione.

FSSPX: la trappola che Francesco tende ai conservatori

Pubblicato su Le forum catholique


Ho pensato per molto tempo che Francesco finirà per regolarizzare la FSSPX e se non lo farà è semplicemente perché la FSSPX non lo vuole veramente o ha delle esigenze smisurate.

Forse questa analisi rifletteva la realtà all’inizio del pontificato bergogliano, ma in questa estate 2021 io vedo la situazione diversamente.

Numerosi commentatori hanno notato l’ostilità che Francesco ha sempre nutrito per i conservatori wojtyliani-ratzingeriani (tra i quali annovero il movimento Ecclesia Dei), più che per i tradizionalisti, che egli ha sempre risparmiato o favorito, come avveniva quando era arcivescovo di Buenos Aires. I conservatori sono i suoi veri nemici, il suo incubo, il solo ostacolo che gli impedisce di realizzare il suo programma martino-kasperiano di riforma della Chiesa.

Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco ha sviluppato un piano, umanamente geniale, per raggiungere i suoi fini. Il centro della sua partita a scacchi contro i conservatori è la FSSPX e il suo movimento.

Francesco ha bisogno di neutralizzare la resistenza dei conservatori al suo programma. Per fare questo, ha bisogno di emarginarli; non riuscendo a farli uscire dalla Chiesa a cui sono visceralmente legati, ha bisogno di spingerli alla periferia, ed è qui che entra in gioco la FSSPX.

Fino a poco tempo fa, la FSSPX era in una periferia molto lontana dalla Chiesa ufficiale; al punto che certuni pensavano che essa si trovasse fuori dal perimetro della Chiesa, che era, come si diceva, scismatica.

Poi, Francesco è entrato in azione; per tappe ha accordato alla FSSPX: il potere di confessare, di celebrare i matrimoni, di ordinare dei sacerdoti senza lettere dimissionarie e senza che venissero poi sospesi a divinis, e domani, ne sono convinto, le concederà dei vescovi.

Qual è il risultato di tutti questi favori? Che piaccia o no, il posizionamento della FSSPX nel quadro ecclesiale si è spostato verso il centro; essa rimane canonicamente manchevole, ma è innegabile che non può più essere accusata di essere una comunità scismatica. Il suo status è atipico, essa rimane nella periferia istituzionale, ma la sua localizzazione è molto meno decentrata di come era prima dell’attuale pontificato.

Ciò che ho appena descritto costituisce la prima tappa del piano bergogliano per neutralizzare i conservatori. Perché la seconda tappa del piano funzioni, occorre che la FSSPX rimanga sulla cresta; che continui ad apparire come un’entità marginale le cui posizioni e i cui argomenti non possono minacciare la dinamica progressista bergogliana, e al tempo stesso occorre che essa conservi un’identità cattolica, una legittimità che escluda che quelli che la frequentano possano essere sospettati di dissidenza formale.
Perché tutto questo? Perché tutti quelli che sono allergici al bergoglianesimo possano trovare rifugio nel suo girone senza provare degli scrupoli.

In altri termini, Francesco vuol fare della FSSPX un contesto in cui saranno neutralizzati tutti i suoi oppositori conservatori. Il sogno di Francesco è di vedere tutti i suoi oppositori conservatori raggiungere il movimento della FSSPX. Di modo che i loro discorsi perdano ogni pertinenza (“sono degli integristi”) e Francesco possa condurre la sua riforma della Chiesa senza una vera opposizione.

Se la mia analisi è esatta, ecco cosa bisogna attendersi nei mesi a venire: Francesco continuerà a provocare i conservatori con delle iniziative come la lettera a Padre Martin, difensore della causa gay negli USA, e soprattutto chiuderà gli occhi sulla corsa verso l’abisso del cammino sinodale tedesco. Al tempo stesso, non farà alcunché per nuocere alla FSSPX, accordandole la sola cosa che le manca per continuare in tutta tranquillità il cammino che segue da 50 anni: dei vescovi.

Non sottovalutiamo la coerenza della strategia bergogliana. Francesco è una persona logica. Perché pensate che dia ogni sorta di privilegi alla FSSPX, mentre maltratta le comunità Ecclesia Dei e annuncia lo sradicamento della loro ragion d’essere, il Vetus Ordo Missae? Dov'è la logica in tutto questo? La mia spiegazione permette di conciliare queste due strategie apparentemente contraddittorie.

Dove condurrà tutto questo? Al di fuori di ogni considerazione soprannaturale, bisogna riconoscere che la scommessa di Francesco è rischiosa. Il suo successo dipende dal posizionamento della FSSPX nel quadro ecclesiale: troppo alla periferia, la FSSPX non attirerà i conservatori; troppo dotata di legittimità ecclesiale, potrebbe acquisire una forza e un’udibilità che minaccerebbe l’edificio bergogliano in modo molto più efficace della retorica inibita dei conservatori.

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