ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 1 ottobre 2012

Vatileaks, nel processo emerge il ruolo ambiguo degli 007 del Papa

Stanno emergendo diverse incongruenze nell'indagine sul 'corvo'. Interrogatori senza avvocati, perquisizioni in territorio italiano, la Gendarmeria al centro dell'attenzione.



Questo articolo è apparso anche sul Secolo XIX del 1 ottobre

E' risultato evidente fin dalla prima udienza che il ruolo degli uomini della sicurezza vaticana nel processo all'ex maggiordomo del Papa Paolo Gabriele sul caso della fuga di documenti riservati dal Vaticano, sia stato decisivo.

D'altro canto i testimoni chiamati in causa sulla posizione dei due imputati sono per la maggior parte agenti e guardie svizzere. Su ben 13 testi infatti indicati nel corso della prima udienza da accusa e difesa per i due imputati (l'altro è Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della Segreteria di Stato), 7 erano uomini della Gendarmeria vaticana e uno il vice comandante delle guardie svizzere William Kloter. Con una particolarità però: quest'ultimo, insieme al capo della Gendarmeria Domenico Giani e all'agente Gianluca Guzzi Broccoletti, non testimonieranno, almeno per ora, in quanto erano stati convocati per l'accusa di favoreggiamento di Sciarpelletti, la cui posizione è stata stralciata e la data del processo da definirsi. Quando questo procedimento verrà celebrato si chiariranno aspetti che aiuteranno a illuminare l'intera vicenda.

CORVO O MARIONETTA?


PAOLO GABRIELE SOSTIENE DI AVER FATTO TUTTO DA SOLO, MA NELL’INTERVISTA A NUZZI DISSE “SIAMO UNA VENTINA” - LE PERIZIE PSICHIATRICHE LO HANNO DEFINITO “MANIPOLABILE E SUGGESTIONABILE DA ALTRI”. SI PARLA DI ALMENO 4 INDIZIATI - IL TECNICO SCIARPELLETTI SI DICHIARA INNOCENTE - NUZZI: “GABRIELE È UN CORAGGIOSO CHE HA SVELATO TRAME ILLECITE. SE MI ACCUSANO DI RICETTAZIONE, MI CONSEGNO AI GIUDICI ITALIANI”…

1- PROCESSO AL CORVO TRACCE E SOSPETTI SUI POSSIBILI COMPLICI
Gian Guido Vecchi per il "Corriere della Sera"
PAPA E PAOLO GABRIELEPAPA E PAOLO GABRIELE
Chissà se durante l'interrogatorio di domattina, nella seconda udienza del processo, Paolo Gabriele chiarirà almeno in parte le troppe incongruenze che accompagnano la storia di Vatileaks. Il maggiordomo con la passione per l'«intelligence» che voleva raddrizzare la Chiesa perché si sentiva «infiltrato dello Spirito Santo», fotocopiava carte riservate dallo studio del Papa e stampava nottetempo documenti dalla Rete per capire il «sistema» Vaticano - i gendarmi gli hanno trovato in casa 82 scatoloni di carte - ha sostenuto dopo l'arresto del 23 maggio di aver fatto tutto da solo.

CLEMENZA PER CLEMENS


LO STORICO SEGRETARIO DEL PAPA NON SARA’ IN AULA NEL PROCESSO A PAOLETTO. DON GEORG GAENSWEIN INVECE TESTIMONIERA’ - DIETRO VATILEAKS UNA LOTTA TRA “VECCHI” E “NUOVI” FEDELISSIMI DI RATZINGA ZETA - DALLA FAIDA POLACCA TRA I PIU’ STRETTI COLLABORATORI DEL PAPA AI TEMPI DI WOJTYŁA SI E’ PASSATI A QUELLA TEDESCA, MA LA MUSICA E’ SEMPRE LA STESSA: VELENI E LOTTE DI POTERE…

Giacomo Galeazzi per "la Stampa"
Josef ClemensJOSEF CLEMENS
La strana gioia di essere «espunto» dalle carte processuali. «Dopo tante fantasie adesso si torna alla normalità delle cose vere», commenta seraficamente monsignor Josef Clemens coi fedelissimi. Il tribunale che processa il «corvo» ha fatto giustizia delle ombre «infondate» che incombevano su di lui spingendo fuori dall'aula la pesante ipotesi di un suo coinvolgimento in fratricide lotte di potere dentro l'appartamento papale.
Nell'austero Palazzo del Sant'Uffizio abita il prelato su cui maggiormente si sono indirizzate voci e sospetti nello scandalo Vatileaks: il vescovo Josef Clemens, storico segretario di Ratzinger e oggi «numero due» del dicastero dei Laici. «Ora devo approfondire e leggere le carte, ma di certo è una buona notizia di cui essere lieti», ha osservato a caldo monsignor Clemens con chi gli ha manifestato la propria vicinanza a pochi istanti dalla conclusione dell'udienza.

La Messa di sempre


  
  Oh se tutti i preti che hanno scoperto la profondità e la bellezza e la verità della grande Tradizione della Chiesa, avessero con decisione abbracciato la celebrazione della Messa di sempre, ora le cose non starebbero così! Certo, perché se è vero che tutti i fedeli hanno il dovere di vigilare sulla propria vita cristiana, questa vigilanza è gravissimo dovere di ogni sacerdote. Un dovere non solo per sé, ma anche per il popolo santo di Dio.

domenica 30 settembre 2012

SARA’ IL PROCESSO A SCIARPELLETTI LA RESA DEI CONTI DI VATILEAKS


- IL PROCESSO ALL’INFORMATICO PROMETTE SCINTILLE: CONVOCATO COME TESTE MONSIGNOR CARLO MARIA POLVANI, RESPONSABILE DEL CENTRO DOCUMENTAZIONE DELLA SEGRETERIA DI STATO, E NIPOTE DEL NUNZIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI, CARLO MARIA VIGANÒ (EX NUMERO DUE DEL GOVERNATORATO DEL VATICANO) - FU IL TRASFERIMENTO DI VIGANO’ A SCATENARE IL VORTICE DI VELENI…

Maria Antonietta Calabrò per il Corriere della Sera
Il processo all'informatico Claudio Sciarpelletti è stato stralciato ma la lista dei testimoni che saranno ascoltati nel suo caso con i nomi in chiaro è stata già fornita. Tra essi spicca il nome di monsignor Carlo Maria Polvani, responsabile del Centro documentazione della Segreteria di Stato, incaricato di tenere i contatti tra la Segreteria di Stato e i media vaticani, Osservatore Romano e Radio Vaticana e CTV, il capo dell'ufficio di Sciarpelletti (e che sarà sentito proprio per questo durante il dibattimento).
LARCIVESCOVO CARLO MARIA VIGANO jpegLARCIVESCOVO CARLO MARIA VIGANO JPEG
Un incarico non di primissimo piano nella nomenclatura vaticana, sicuramente sconosciuto all'opinione pubblica, ma strategico. Un nome che tuttavia negli anni scorsi è venuto alla ribalta in quanto nipote dell'attuale nunzio apostolico negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, l'ex numero due del Governatorato della Città del Vaticano, il cui trasferimento a Washington ha dato fuoco alle polveri dello scandalo di Vatileaks, all'inizio di quest'anno.
Zio e nipote sono saliti agli onori della cronaca all'inizio del 2009, quando un attacco micidiale contro monsignor Viganò era arrivato dalla Francia.

PROCESSO O PROCESSIONE?


 (ANCHE IL VATICANO AMA LA SCENEGGIATA) - L’”INFILTRATO DELLO SPIRITO SANTO” RESTA L’UNICO IMPUTATO IN UN PROCESSO-LAMPO. RESTANO SULLO SFONDO MA FUORI DALL’AULA NOMI PESANTI, SCENARI DA INTRIGO INTERNAZIONALE, LOTTE DI POTERE IN CURIA - E IL FINALE E’ GIA’ SCRITTO: RATZINGA ZETA CONCEDERA’ LA GRAZIA - OLTRETEVERE LE RESE DEI CONTI SI SERVONO FREDDE E SI SPARA COL SILENZIATORE…

Giacomo Galeazzi per La Stampa
PAOLO GABRIELE IN AULAPAOLO GABRIELE IN AULA
Per chi si definisce un «infiltrato dello Spirito Santo» e si attribuisce la missione di proteggere il Papa, in fondo è una vittoria. Nessuno gli farà più ombra. Paolo Gabriele resta l'unico imputato in un processo-lampo. Restano sullo sfondo ma fuori dall'aula nomi pesanti, scenari da intrigo internazionale, lotte di potere in Curia. Del resto «Paoletto» ha già confessato.
PAPA E PAOLO GABRIELEPAPA E PAOLO GABRIELE
Ha agito da solo, ha detto nel corso dell'istruttoria, per creare uno choc salutare, per «aiutare il Papa», che vedeva circondato da «male e corruzione». Ora l'unico protagonista sarà lui: rischia una condanna fino a sei anni. Stralciato Claudio Sciarpelletti, l'informatico che sarà processato «a data da destinarsi», nell'aula vaticana il quadro invece di allargarsi si focalizza sempre più sulle responsabilità di «Paoletto»: i giudici hanno persino deciso di escludere dagli atti del processo l'articolo di «Die Welt» che ipotizzava il coinvolgimento in Vatileaks del cardinale Paolo Sardi, ex responsabile della stesura dei testi papali, del vescovo Joseph Clemens, ex segretario del cardinale Ratzinger, e di Ingrid Stampa, storica collaboratrice del Pontefice tedesco.

Il vaticano e il NWO (New World Order)


Il documento emesso dal pontificio consiglio della giustizia e della pace (vedi qui) dal titolo: “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale“ lascia molto l’amaro in bocca. Apparentemente è mosso da nobili principi, e cioè quelli riassunti nella prefazione: “la Chiesa, lungi dal pretendere minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati, “non ha di mira che un unico scopo: continuare, sotto l’impulso dello Spirito consolatore, la stessa opera del Cristo, venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, per salvare, non per condannare, per servire, non per essere servito”»
Peccato che poi, sia nel titolo, che nel contenuto, il documento sia una esortazione ad ungoverno mondiale come soluzione dei problemi derivanti dalla crisi economico-finanziaria mondiale. Già sarebbe stato da criticare se fosse stato di provenienza laica, cioè se un qualunque partito o movimento politico lo avesse proposto (e spiego dopo perchè sono contrario alla globalizzazione (*)): ma che venga dalla Chiesa di Cristo, questo no, proprio non lo riesco a mandar giù.
Ad esempio:

TEMPI PEGGIORI?

ROMA-ECÔNE QUALCHE DECENNIO FA. TEMPI PEGGIORI? Mentre qui sul territorio, nella realtà, le istanze dottrinali sono “l’ultima ruota del carro”
29-IX-2012
S. Michele Arcangelo
 «Troviamo una [limitata, ndr] soluzione pratica. Fate una dichiarazione attenuata sul Concilio e il nuovo Messale [che quindi, nel contesto di una tale presentazione, più che costituire un accordo dottrinale – e men che meno una piena accettazione generale o un annullamento – sembra piuttosto avere attinenza con l'istanza del favorire un “clima sociale” non troppo ostile alla regolazione pratico-canonica della questione, ndr], un po’ nello stile della formula che vi ha presentato Jean Guitton. In questo caso vi verrebbe accordato un Vescovo per le ordinazioni, si troverebbe un accomodamento con i Vescovi diocesani e voi continuereste come avete fatto finora. Chiedete un Cardinale protettore, fate le vostre proposte» (il card. Joseph Ratzinger a mons. Marcel Lefebvre, colloquio a Roma 14 luglio 1987).