ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 16 novembre 2011

Eccoli!


Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è da oggi ministro. Non degli affari esteri, come lui stesso aveva sussurrato qua e là di desiderare, ma pur sempre della cooperazione internazionale, un incarico in rima con l’epiteto di “ONU di Trastevere” applicato ad arte alla sua comunità.
Assieme a Riccardi è entrato nel nuovo governo presieduto da Mario Monti un altro dei protagonisti della fatidica giornata di Todi: Corrado Passera, capo di Banca Intesa ed editore principe del “Corriere della Sera”, il giornale che aveva impresso su quel convegno di cattolici il suo timbro non disinteressato, e proprio con Riccardi a tenergli bordone.

Anche il leader della CISL Raffaele Bonanni, altro primattore di Todi, era stato per un po’ nelle liste dei papabili, salvo poi uscirne. È invece arrivato al traguardo il rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, anche lui convenuto nella cittadina umbra ma su una linea affatto diversa da quella dei nomi citati. Ornaghi è ora ministro dei beni culturali.
Todi, insomma, è stato un formidabile trampolino per neo-ministri, in un governo con già parecchi altri cattolici in disordine sparso: a cominciare dal professor Monti di cui s’è saputo che va a messa tutte le domeniche.
Ma torniamo a Riccardi. Di lui esistono ricche e radiose biografie. Ma ce n’è anche una non autorizzata, mai oggetto di alcuna smentita, la cui lettura è stata sempre proibita ai seguaci di Sant’Egidio.
Propriamente, più che una biografia di Riccardi, è una storia della sua Comunità, che però con lui fa tutt’uno. Quando uscì su “L’Espresso” era il 1998. Ma chi la rilegge oggi, scopre che anche ciò che allora veniva scritto al futuro si è puntualmente adempiuto:
In seguito, la “story” si è arricchita di nuovi capitoli, anch’essi molto istruttivi sull’oggi.
Uno riguarda la tanto decantata politica internazionale di Riccardi e dei suoi. Ed è la tagliente critica dell’operato della Comunità di Sant’Egidio con l’Algeria scritta dall’allora ambasciatore italiano in quel paese, Franco de Courten:

> Sant’Egidio e l’Algeria. Le rivelazioni scomode dell’ambasciatore
Un altro capitolo riguarda invece la vita “ad intra” della Comunità di Sant’Egidio. In breve: i suoi matrimoni, combinati col benestare dei capi.
Tra i matrimoni fra membri della comunità, che poi si sono sfasciati, ce n’è uno che è finito davanti al tribunale diocesano di Roma, facendo venire allo scoperto ciò che nessuno, da fuori, aveva mai immaginato:
Per la cronaca, il processo si è concluso con una sentenza a favore della nullità di quel matrimonio. Il motivo: “costrizione”.
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