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lunedì 26 marzo 2012

Finanze vaticane. L’altra tromba

dollari

L’articolo di Andrea Gagliarducci di cui ha dato notizia il precedente post ha prodotto in Vaticano una burrasca. E c’era da aspettarselo. Perché la sua dettagliata ricostruzione su come la Santa Sede stia riordinando le proprie finanze era decisamente di parte. Con due bersagli grossi nel mirino: il cardinale Attilio Nicora, presidente della neocostituita Autorità di Informazione Finanziaria, ed Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell’Istituto per le Opere di Religione.
L’accusa di fondo che viene rivolta ad entrambi – ma soprattutto a Gotti Tedeschi sui cui si concentra il fuoco – è di aver messo in pericolo l’autonomia della Città del Vaticano come Stato sovrano, introducendo uomini e norme tali da configurarlo piuttosto come una “enclave” alla mercé dell’Italia e dei suoi poteri bancari e giudiziari.

Una loro colpa sarebbe l’aver chiamato in Vaticano a gestire l’operazione “white list” uomini della Banca d’Italia come Marcello Condemi e Francesco De Pasquale, affidando al primo la stesura della legge 127 per il controllo, da parte dell’AIF di Nicora, delle operazioni finanziarie di tutti gli uffici legati alla Santa Sede: legge entrata in vigore il 1 aprile 2011 ma oggi ampiamente modificata da un decreto dello scorso 25 gennaio, voluto dalla segreteria di Stato e dal governatorato della Città del Vaticano.
Un altro errore sarebbe stato la rinuncia di Gotti Tedeschi ad esigere una rogatoria internazionale, invece di presentarsi spontaneamente alla magistratura di Roma – come fece il 30 settembre 2010 – per un interrogatorio riguardante operazioni dello IOR.
Stando alla ricostruzione di Gagliarducci, a consigliare a Gotti Tedeschi questo passo sarebbe stata l’avvocato Paola Severino, oggi ministro della giustizia in Italia.
Ovviamente, Gagliarducci non dichiara le proprie fonti. Il precedente post di Settimo Cielo ha però indicato gli uomini e gli uffici che in Vaticano militano contro Nicora e Gotti Tedeschi nell’attuale fase dell’operazione “white list”.
Ai nomi lì fatti se ne dovrebbe però aggiungere un altro: quello dell’avvocato americano Jeffrey Lena, l’uomo al quale la segreteria di Stato affida da un decennio la difesa della Chiesa e della Santa Sede nelle cause più intricate e sui terreni più diversi.
Da quattro mesi, Lena lavora in Vaticano a stretto contatto con monsignor Ettore Balestrero, sottosegretario della seconda sezione della segreteria di Stato, quella dei rapporti con gli Stati. Con l’incarico, appunto, di portare a buon fine l’operazione “white list”.
Va detto, però, che la segreteria di Stato non è affatto innocente quando imputa a Gotti Tedeschi la colpa capitale dell’interrogatorio spontaneo nella procura di Roma.
Quel giorno Gotti Tedeschi non fece quel passo di testa sua. Ci andò su indicazione dell’avvocato della segreteria di Stato, Vincenzo Scordamaglia, e con la previa autorizzazione del segretario di Stato in persona, il cardinale Tarcisio Bertone.
Con lui si offrì all’interrogatorio del procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi anche il direttore dello IOR Paolo Cipriani, uomo tuttora molto legato a Bertone.
Quanto all’avvocato Paola Severino, il suo parere era opposto. Tant’è vero che rimproverò Gotti Tedeschi per aver compiuto quel passo.
E il cardinale Nicora? Anche lui fermamente contrario alla rinuncia alla rogatoria internazionale. Nella commissione cardinalizia di vigilanza sullo IOR, presieduta da Bertone, i cardinali che giudicarono negativamente quella rinuncia della Santa Sede alle sue prerogative di Stato sovrano furono due: Nicora e Jean-Louis Tauran.
Né si può imputare con leggerezza a Gotti Tedeschi e Nicora di aver introdotto in Vaticano una quinta colonna della Banca d’Italia. Condemi e De Pasquale furono chiamati da Nicora (e non da Gotti Tedeschi) per la loro indiscutibile competenza in materia, comprovata dall’aver fatto parte della delegazione italiana presso il GAFI, il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio dei capitali, cioè l’organismo che dirà la parola finale sulla domanda d’ammissione della Santa Sede nella “white list”, e per aver scritto nel 2008 per la Banca d’Italia il libro guida sulla materia, dal titolo: “Lineamenti della disciplina internazionale di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”.
Altri particolari sono in questo servizio di www.chiesa di un anno fa: “Vaticano e finanza. La rivoluzione di aprile“.

di Sandro Magister 


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