- TRA I DOCUMENTI ‘CORVATI’, C’È UNA LETTERA DI JULIÀN CARRÒN, PAPA DI COMUNIONE E LIBERAZIONE, A GIUSEPPE BERTELLO, UOMO DI BERTONE IN CUI VIENE ATTACCATO TETTAMANZI PER IL SUO “INTIMISMO E MORALISMO” E PER AVER CREATO UN MAGISTERO ‘ALTERNATIVO’ A QUELLO DEL PAPA - PER EVITARE FRATTURE TRA ROMA E CLERO MENEGHINO, CARRÒN CONSIGLIA E OTTIENE LA NOMINA DI SCOLA AD ARCIVESCOVO DI MILANO…
Alberto Statera per "Affari & Finanza - la Repubblica"
Cardinale Tettamanzi
Veleni romani e veleni ambrosiani. Il week end di Benedetto XVI a
Milano non ha affatto condotto il Papa su un sereno terreno neutro di
pura fede, ma al contrario lo ha portato in prima linea sul fronte di un
conflitto che ha contribuito non poco a innescare il sisma dei corvi
all'interno delle mura leonine, culminato per ora nel licenziamento in
tronco del presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi.
RATZINGER A MILANO
Da meno di un anno, dopo mesi di guerra di trincea, Arcivescovo di
Milano è Angelo Scola, non solo assai vicino (con qualche recente
distinguo) a Comunione e Liberazione, che tramite il governatore
lombardo Roberto Formigoni garantisce l'intreccio tra fede, politica e
affari.
Ma che è anche tra i papabili favoriti nel dopo Ratzinger. Scola ha preso il posto di Dionigi Tettamanzi, presentato dagli avversari come un pericoloso sovversivo, in perpetuo conflitto pastorale e teologico con i fedeli ambrosiani, ma in realtà gradito da buona parte della Chiesa milanese.
In tempi di corvi che si aggirano nelle stanze papali diffondendo documenti segreti c'è una lettera, di cui ci è giunta copia, che prima della nomina di Scola il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Juliàn Carròn scrisse al Nunzio Apostolico Giuseppe Bertello, fedele del Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il documento illustra bene il tono livido delle lotte di potere nella Chiesa, romana o ambrosiana che sia. Dopo aver bollato di «intimismo e moralismo» Tettamanzi e averlo accusato, pur senza
Jullian Carron - Foto Pizzi
mai citarlo per nome, di una sorta di magistero alternativo a Roma e
al Santo Padre che rischia di diventare ormai una caratteristica
consolidata della ambrosianità contemporanea e di insultare «come
affarismo le opere educative, sociali e caritatevoli dei movimenti, che
vengono considerati sempre più come un problema che come una risorsa»,
tocca all'Università Cattolica che «attraversa una crisi d'identità così
grave da fare temere in tempi brevi un sostanziale e irreversibile
distacco dalla impostazione originale».
Cardinale Scola
Quindi il colpo ad alzo zero: «un sottile ma sistematico
collateralismo verso una sola parte politica, il centrosinistra,
trascurando, se non avversando, i tentativi di cattolici impegnati in
politica, anche con altissime responsabilità nel governo locale». Cioè
il celeste Memores Domini Roberto Formigoni, che trascorre la vita in
povertà e castità, come impone la sua associazione laicale. Ergo, il
capo di Cl, «data la gravità della situazione», si attendeva a Milano
«un pastore che sappia rinsaldare i legami con Roma e con Pietro».
CARDINALE TARCISO BERTONE
Ma che è anche tra i papabili favoriti nel dopo Ratzinger. Scola ha preso il posto di Dionigi Tettamanzi, presentato dagli avversari come un pericoloso sovversivo, in perpetuo conflitto pastorale e teologico con i fedeli ambrosiani, ma in realtà gradito da buona parte della Chiesa milanese.
In tempi di corvi che si aggirano nelle stanze papali diffondendo documenti segreti c'è una lettera, di cui ci è giunta copia, che prima della nomina di Scola il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Juliàn Carròn scrisse al Nunzio Apostolico Giuseppe Bertello, fedele del Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il documento illustra bene il tono livido delle lotte di potere nella Chiesa, romana o ambrosiana che sia. Dopo aver bollato di «intimismo e moralismo» Tettamanzi e averlo accusato, pur senza
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-39858.htm FLASH! - FORMINCHIONI INIZIA A QUERELARE - CITATI IN GIUDIZIO EZIO
MAURO, PIERO COLAPRICO, DAVIDE CARLUCCI, SALVO PALAZZOLO, ALBERTO
STATERA, ANDREA MONTANARI, PAOLO BERIZZI DI “REPUBBLICA”, PADELLARO E
BARBACETTO DEL “FATTO”, MANFELLOTTO E DENIS PARDO DE “L’ESPRESSO” - IL
LEGHISTA ALESSANDRO CÈ E L’EX MEMORES DOMINI BRUNO VERGANI…
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