ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 19 agosto 2012

Profeta di sventura!


(a cura Redazione "Il sismografo")
Riproponiamo alcuni brani dell'Angelus del 19 agosto 1979 nel corso del quale il beato Giovanni Paolo II indirizzò alla Cina un invito a sviluppare rapporti positivi. Fu la prima volta in cui Papa Wojtyla fece riferimento alla questione cinese dall'inizio del suo pontificato. "Nei mesi scorsi - disse Giovanni Paolo II - vivemmo insieme una profonda inquietudine, quando alla frontiera cino-vietnamita sorsero delle ostilità, che non soltanto ferirono i mutui rapporti di quelle due nobili nazioni, ma costituirono anche una minaccia per la pace mondiale. Ringraziammo Dio non appena questo pericolo fu scongiurato. La nostra preghiera s’indirizzerà, costantemente, a Dio per il grande popolo cinese, il più numeroso di tutta la terra.
Soltanto una parte limitata di figli e figlie di quel popolo poté accogliere in passato l’insegnamento di Cristo. Nell’anno 1949, i cattolici cinesi erano più di tre milioni e la Gerarchia contava circa cento Vescovi, dei quali una quarantina erano cinesi di nascita. I sacerdoti erano cinquemilaottocento, di cui duemilasettecento cinesi.
Era una Chiesa viva, che manteneva perfetta unione con la Sede Apostolica. Dopo trent’anni, sono poche ed incerte le notizie che abbiamo di quei nostri fratelli; non cessiamo, tuttavia, di nutrire la speranza di poter nuovamente riallacciare con loro quel contatto diretto, che spiritualmente non fu mai interrotto. Infatti, non hanno mai cessato di essere presenti, in modo particolare nella nostra preghiera, coloro che per mancanza della possibilità di un visibile rapporto potevano sembrare assenti.
Desideriamo fare tutto il possibile, affinché il ricordo e la sollecitudine, che nutre per essi la comunità cattolica nel mondo contemporaneo, possano portare ad un avvicinamento e quindi ad un incontro. È difficile dire qualcosa di più su questo tema, tuttavia alcune notizie circa recenti fatti, che possono far pensare ad un nuovo rispetto nei riguardi della religione, ci permettono di esprimere una qualche, anch’essa nuova, fiducia. Formulo di cuore l’auspicio che possano aversi sviluppi positivi, i quali segnino per i nostri fratelli e sorelle del continente cinese la possibilità di godere della piena libertà religiosa".

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