ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 19 novembre 2012

IL SINODO E L’EVANGELIZZAZIONE


Europa
La Chiesa è consapevole che tutta la sua ragione d’essere nella storia è la missione evangelizzatrice. Certamente il Sinodo sapeva che i cattolici in Europa sono ancora quantitativamente maggioritari e che hanno in mano potenti mezzi d’influsso culturali e sociali (mentre le leve direzionali della politica e dell’economia sono loro sottratte); inoltre sapeva che i rapporti comportamentali con gli ortodossi e i residui protestanti sono nel continente migliorati.
Ci si sarebbe dunque aspettato che il Sinodo si domandasse: cos’é auspicabile, in nostro potere, affinché la Chiesa ridiventi in Europa un faro, un porto, un riferimento stimabile cui gli Europei guardino con speranza?
Oltre che esortare gli altri, c’è qualcosa che è in potere della gerarchia al fine essenziale che le è proprio?
Anzitutto: è bene che ci si contenti del (discutibile e discusso) prestigio personale del “Papa teologo” oppure è meglio puntare al prestigio istituzionale del centro direzionale (per più versi oggi oscurato)? Non è forse consigliabile una struttura concistoriale (invece che personalistica, com’è al presente) a quell’organo esecutivo del Papa che oggi è chiamato (contro l’indicazione conciliare!) Segreteria di Stato?
In secondo luogo, e considerando sempre i poteri della gerarchia, c’è qualcosa da correggere nell’indirizzo preso oggi dalla catechesi? C’è forse uno slittamento sul tema dello Spirito, che non è abbastanza ancorato alla cristologia perché si cede a formule arianeggianti?
C’è forse un riduzionismo nella catechesi sull’eucaristia dovuto all’insistenza su una vaga presenza del Cristo che non prende più sul serio la copula “è” (è il mio Corpo)? E la frequente sostituzione, nella Messa, del Credo Niceno con altre formule, che hanno cancellato il riferimento al termine sostanza non aiuta forse il predetto riduzionismo?
La correzione di queste deviazioni nella catechesi è importante per quel che rimane della cultura cristiana in Europa, ed era di competenza del Sinodo, ma esso si è diffuso solo in esortazioni più generali.
America
Certamente il Sinodo aveva di che interrogarsi sulle vie della Chiesa in America.
I Vescovi del Nord sapevano che centinaia di ecclesiastici alti e bassi sono restati impigliati nelle reti degli abusi sessuali, con conseguenze catastrofiche anche sul piano economico (e quindi di tante opere apostoliche). Come mai non si sono domandati se la loro acritica accettazione della psicanalisi non avesse qualche peso in questa catastrofe apostolica?
I Vescovi del Nord erano al corrente della crescita delle pretese secolarizzanti della strombazzata democrazia americana: come mai non hanno sfatato la favola della differenza tra il liberalismo delle loro parti e quello europeo?
Questo avrebbe avuto una qualche importanza nel demitizzare il modello democratico statunitense che si vuole imporre dappertutto.
Quanto ai Vescovi del Sud, non abbiamo sentito nessuna autocritica sul permanere del virus alienante della cosiddetta teologia della liberazione, virus che ha costretto di recente a togliere lo stato canonico alla Pontificia Università del Perù, focolaio divampato non senza protezioni episcopali.
Silenzio assoluto, poi, sulle derive gnostiche delle naturalistiche teologie “indie” del meridione americano, silenzio che evoca le reprimende bibliche sui pastori.
Africa
In Africa 150 milioni di cattolici stanno sotto le minacce di 450 milioni di mussulmani e a fronte di noti ardui problemi d’inculturazione: i Vescovi sono davvero in frontiera e meritano ogni considerazione da parte della Chiesa universale.
La pastorale tra le centinaia di baraccopoli africane, tra le violenze tribali e ora tra quelle del terrorismo programmato, è eroica. E tuttavia ci si sarebbe aspettato che i Vescovi ponessero il problema della presentazione del Vangelo alla cultura mussulmana, come fecero i Vescovi italici in Sicilia dopo la riconquista del XII secolo, ottenendo la risposta luminosa di Tomaso d’Aquino.
Anche i problemi di morale sessuale (notoriamente risolti in modo difforme dalle direttive ribadite dalla Santa Sede) non hanno ricevuto nel Sinodo nessuna luce ulteriore.
Il Sinodo ha tenuto la voce molto bassa anche sul tema degli “organismi geneticamente modificati”, gravido di enormi conseguenze nell’intero continente.
Asia
Quando a Giovanni Paolo II fu obbiettato che l’iniziativa di Assisi rischiava di apparire sincretistica, egli disse che bisognava rendere remoto questo pericolo (e non si fece nulla …. e anche dopo si fece ben poco …!).
E oggi, senza dubbio, se c’è una regione ecclesiastica che rischia di apparire sincretistica, questa è l’Asia. Ma i Vescovi asiatici al Sinodo non sono apparsi consapevoli di ciò che significano per loro le condanne di Dupuis, di De Mello, di Tissa Balasuriya e dell’eco che ha avuto l’opera di R. Panikkar contro il monoteismo.
Se l’onda d’informazione che giunge qui da noi è verace, sembra che il cristianesimo in Asia sia in un complesso d’inferiorità per la sua scarsità di mistica, ma i Vescovi d’Asia lo sanno che la “bella notizia” di Gesù è proprio la comunione perfetta (che è essenzialmente mistica?).
Se insegnano la mistica cristiana ai molti milioni di discepoli delle scuole cattoliche, non dovrebbe sussistere quel complesso d’inferiorità sopra accennato.
Spero infine che i Vescovi d’Asia abbiano trovato la via per far capire a Roma le buone ragioni del governo cinese nei confronti del buddismo, specie quello tibetano, e quanto sia dannoso per la Chiesa Romana in Cina l’equivoca diplomazia in favore di quello strano personaggio che è detto Dalai Lama.
Per concludere : il Sinodo è stato voluto per dare consigli al Papa in vista d’un governo armonico; mi sembra che non ne sia mai stato capace e che la stessa frammentarietà dei suoi auspici dimostri l’impotenza dei Vescovi di raggiungere per loro conto un orientamento unitario.
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore”!
Ennio Innocenti

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