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giovedì 29 novembre 2012

Questa è bella: i novatori accusano di eresia!


Il custode della fede e le «interpretazioni eretiche» del Concilio

Gerhard Ludwig Müller
GERHARD LUDWIG MÜLLER

Per l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller anche i tradizionalisti escono dall’ortodossia, quando indicano nel Vaticano II l’inverno della Chiesa


Chi considera l’ultimo Concilio come uno strappo nella Tradizione della Chiesa applica a quel grande evento ecclesiale una «interpretazione eretica». E tale errore dottrinale non è un’esclusiva di novatori modernisti: lo commettono anche quei settori neo-tradizionalisti per i quali il Vaticano II – nella caricatura da loro proposta – avrebbe voltato le spalle alla «Chiesa di sempre». A prefigurare le potenziali derive “eretiche” della posizione tradizionalista è stato ieri sera l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
Lo ha fatto presentando il VII volume dell’edizione tedesca dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, che raccoglie in maniera sistematica tutti gli scritti che il teologo divenuto Papa ha dedicato al Concilio e ai suoi documenti. L’incontro di presentazione è avvenuto in una locationquantomai evocativa: la biblioteca del Collegio teutonico di Santa Maria dell’Anima, che era la base logistica del teologo-perito Joseph Ratzinger durante le sessioni conciliari.

Nella sua relazione, l’attuale titolare del dicastero dottrinale ha detto a chiare lettere che l’unica interpretazione ortodossa del Concilio Vaticano II è quella che lo legge come una occasione di riforma e di rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto–Chiesa. Tale ermeneutica è per Müller la sola che rispetta «l’insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero, la cui più alta espressione è il Concilio presieduto dal Successore di San Pietro come capo della Chiesa visibile». 

A tale «unica interpretazione ortodossa» l’arcivescovo Müller ha contrapposto una «interpretazione eretica», identificandola con «l’ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista». Entrambi i versanti secondo l’attuale titolare dell’ex Sant’Uffizio sono accomunati dal rifiuto del Concilio: «i progressisti nel volerlo lasciare dietro di sé, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare ad un’altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l’inverno della Catholica». 

Nella sua relazione, l’ex vescovo di Ratisbona ha tratteggiato il contributo offerto dal teologo Joseph Ratzinger prima ai lavori del Concilio veri e propri (anche come collaboratore teologico del cardinale Joseph Frings) e poi nella lunga e tormentata stagione della ricezione degli insegnamenti conciliari. «Era un momento di straordinaria aspettativa. Doveva accadere qualcosa di grande» ha sritto Benedetto XVI nella prefazione del volume.

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