ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 14 dicembre 2012

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CASO PROF. ZENONE (FEDE & CULTURA): IL VESCOVO DI VERONA ZENTI AGGRAVA LA SUA POSIZIONE?
  

  

Pontifex.Roma(In foto mons. Zenti con coppola siciliana) Sul Corriere di Verona, con un articolo richiamato in prima pagina "Il prof che accusa la Curia perchè non insegna più" il Vescovo ribatte ai rilievi mossigli facendo un doppio autogol.
1) "È una storia di due anni fa" dice Mons. Zenti, come se due anni avessero cancellato il male fatto, il danno morale ed economico che il Prof. Zenone ha subito a causa della politica del "pro bono pacis" del Vescovo. Una "pace" che deriva però dal togliere di mezzo con prepotenza e violenza uno fra i più competenti e rinomati docenti della diocesi. Come se il fatto che Zenone ha aspettato nella speranza di una resipiscenza della Curia desse a quest'ultima il diritto di non purgare la prepotenza commessa. 2) "Divideva le classi" sarebbe la colpa che la Curia imputa a Zenone. Forse il prete che ha dato questa risposta dimentica che Gesù disse: "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione" ...
... (Vangelo di Luca 12,51). Forse crede che il compromesso, l'accordo col mondo, la concordia, siano frutti dell'annuncio della verità evangelica. E in tal caso è palesemente fuori strada.
Se Gesù Cristo venisse oggi a Verona sarebbe licenziato dal sommo sacerdote Zenti perchè "divide" i veronesi.
Il Vescovo di Verona licenzia Giovanni Zenone: troppo cattolico!
Colpito il nostro Direttore per colpire Fede & Cultura
Affermiamo la nostra piena e affettuosa solidarietà al prof. Giovanni Zenone, che con grande competenza e abnegazione dirige la Casa Editrice Fede & Cultura, che in questi anni si è affermata come una delle più vivaci e qualificate voci della cultura cattolica. Preghiamo per lui e per la sua famiglia, e preghiamo perchè la Santa Chiesa ritrovi l'Unità nella Fede.
Paolo Deotto, Direttore di Riscossa Cristiana
Può un Vescovo togliere l’insegnamento della religione cattolica ad un docente con più titoli degli altri, fedele alla Chiesa, assiduo alla preghiera, ai sacramenti, sposato con sei figli? Può far relegare quell’insegnante al ruolo di bidello in una biblioteca raddoppiando le sue ore di lavoro? Può umiliarlo così nella sua vocazione?  Può una Diocesi motivare la rimozione con presunte “carenze pedagogiche e didattiche”, nonostante il fatto che personalità della cultura e della Chiesa Cattolica (tra cui Padre Giovanni Cavalcoli, già Officiale della Segreteria di Stato della Santa Sede) siano intervenuti a suo sostegno e che almeno tre dei suoi alunni abbiano manifestato la volontà di entrare in Seminario?
Sì che può. Nonostante il premio “Attilio Mordini” ricevuto dal Professore dall’Associazione Europea Scuola e Professionalità docente nel 2008, nonostante il premio Vaticano “Giuseppe Sciacca” che tre mesi dopo la rimozione gli veniva attribuito dal Cardinale Castrillon Hoyos con la seguente motivazione: “Docente di straordinaria perizia e qualità pedagogiche, ha dato impulso alla diffusione di una sana cultura teologica e storica, scevra da compromessi ideologici e unicamente orientata a superiori finalità spirituali
nel rispetto della verità oggettiva, secondo il perenne insegnamento del Magistero della Chiesa”, nonostante l’apprezzamento e la benedizione di Papa Bendetto XVI che conserva nel suo studio privato più d’un libro pubblicato dalla casa editrice che Zenone dirige.
È accaduto a Giovanni Zenone, il quale, oltre che insegnante, è direttore di “Fede & Cultura”: 280 titoli pubblicati negli ultimi sette anni, per diffondere nell’intero Paese gli insegnamenti cristiani. Tra questi, uno degli ultimi s’intitola “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, di Danilo Quinto, con prefazione di Mons. Luigi Negri, e sta riscuotendo un grande successo. Nel mese di ottobre, il Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, ha confermato alla madre di Zenone la decisione presa due anni fa di estromettere suo figlio dall’insegnamento. Non sono bastati due anni di “espiazione” oppure sono sopraggiunti nuovi motivi? Magari proprio la pubblicazione del libro di Quinto? Può essere, considerato il numero di “amici” che i radicali annoverano dappertutto, anche tra i cattolici e gli ecclesiastici.
Finora, Zenone ha ubbidito alla decisione, in silenzio. Non si è ribellato. Ha fatto ricorso al Vescovo ma è stato respinto. Ha sofferto soprattutto sul piano esistenziale. “Mi hanno sottratto, con una motivazione paradossale, una parte essenziale della mia vita – racconta – quella legata alla formazione umana e spirituale dei giovani”. Mentre i militanti di ideologie secolarizzate e anticlericali minacciano e cercano di condizionare gli insegnanti di religione, con questo licenziamento è come se il vescovo di Verona desse ragione a Pannella e torto a un insegnante cattolico di prim'ordine che fa un’opera apologetica di portata nazionale. Ha ragione Paolo VI: il fumo di Satana è entrato nella Chiesa. E non da una fessura: dal portone principale della cattedrale.
Zenone ha sofferto anche perché ora deve sottrarre molte ore alla famiglia numerosa e al suo lavoro di editore, rischiando di mettere in una grave crisi economica questa realtà.
È inspiegabile lo zelo e la durezza con cui alcuni funzionari della Diocesi di Verona si sono accaniti contro  Giovanni Zenone, senza prendere in alcuna considerazione le numerose eccezioni giuridiche e procedurali presentate dal suo legale Abbondio Dal Bon. “Non mi resta – sostiene Zenone – che procedere con un ricorso canonico alla Santa Sede e uno civile per contrastare e respingere quella che appare come una gravissima ingiustizia. Per ora, appare come una storia di persecuzione, incomprensibile e deleteria per l’immagine e l’identità di una Diocesi intera.
da Riscossa Cristiana, 6 dicembre 2012
di Francesca Castellaneta

http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/13494-caso-prof-zenone-fede-a-cultura-il-vescovo-di-verona-zenti-aggrava-la-sua-posizione

Va bene tutto, tranne la dottrina cattolica
di Francesco Alberti14-12-2012
non c'è più religione
Giovanni Zenone è un docente di IRC, Insegnamento della religione cattolica, nelle scuole superiori di Verona. La sua religiosità, la sua cultura, la sua forma mentis è quella di un cattolico tradizionalista. Persona preparata sul piano accademico e culturale, è l’inventore delle Edizioni Fede & Cultura. I numerosi titoli del catalogo della Casa editrice, alcuni dei quali firmati anche da teologi e uomini di Chiesa, dicono che Zenone gode di stima presso molti. È sposato ed è lui stesso insieme alla moglie a condurre la casa editrice. La coppia ha sei bambini.
È accaduto tempo fa che la Curia di Verona abbia ritirato a Giovanni Zenone l’idoneità ad insegnare la religione cattolica nelle scuole pubbliche. La motivazione è la carenza di attitudini pedagogiche e didattiche. Siccome però egli è di ruolo, non può essere licenziato, anche se non può più insegnare religione perché non ha il permesso della Curia. È stato quindi adibito a funzioni di segreteria, con il relativo cambiamento di orario rispetto a quello di un insegnante. Trascorre quindi le ore in biblioteca, mette a posto qualche libro e segna qualche prestito.
Che un insegnante possa avere delle carenze nelle capacità didattiche è perfettamente logico e accade spesso. Accade per gli insegnanti di tutte le discipline e anche per quelli di religione cattolica. Per questi ultimi i problemi didattici sono anche maggiori, in quanto svolgono un insegnamento molto particolare e… difficile. Hanno a disposizione una sola ora alla settimana, hanno davanti a sé solo alcuni ragazzi della classe perché chi non si avvale del loro insegnamento esce, spesso vivono in un contesto culturale di ostilità o indifferenza e, soprattutto, insegnano una materia che, in pratica, non si sa bene cosa sia. E infatti ogni insegnante di religione la declina a suo modo, con una discrezionalità senz’altro molto maggiore rispetto alle altre discipline. Chi fa vedere un film e poi ne discute. Chi chiede ai ragazzi a quali temi siano interessati e poi si parla di quelli. Chi affronta gli argomenti “classici” della droga, della violenza, della mafia. Spesso l’ingnamento della religione cattolica viene trasformato in una generica etica sociale con qualche escursione nei campi dell’ecologia, della pace, dell’accoglienza degli immigrati. Altrettanto spesso si presentano le altre religioni, in particolare il buddismo. Senz’altro ci sono anche gli insegnanti che parlano della religione cattolica, ma sono pochi.
Data questa situazione, suscita qualche perplessità che nei confronti di un insegnante e solo nei suoi – sono rarissimi i casi analoghi – sia stato preso un provvedimento di questo genere. Eventuali carenze didattiche si potevano forse colmare. Carenze dottrinali non sembra che ce ne fossero, a meno che non sia carenza dottrinale esporre la dottrina così come essa è. Del resto, guardandosi intorno tra gli insegnanti di religione, quante valutazioni dottrinalmente scorrette vengono insegnate abitualmente senza che nessuno mai intervenga o nemmeno controlli l’insegnamento?
Al di là del caso specifico, la cosa rimanda alla situazione generale dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Alcune diocesi cercano di attrezzarsi selezionando e formando i docenti. Però troppo spesso si tollera una modalità troppo personalistica di condurre l’insegnamento, con percorsi molto (troppo) diversi tra loro e talvolta anche lontani dalla dottrina e dalla morale cattolica. Che si tratti di un insegnamento di valenza culturale e non catechistica non esime dal presentarlo nella sua completezza contenutistica. Spesso pur di mantenere buoni rapporti con gli studenti e con le famiglie si sviliscono i contenuti dell’insegnamento.
La fedeltà ai contenuti è difficile da valutare: il responsabile dell’ufficio catechistico in aula non c’è. Apparentemente più facile è valutare il risultato didattico: basta vedere l’indice di gradimento in base a quanti studenti si avvalgono. Si tratta però di un criterio molto ambiguo. È così possibile che un docente preparato nella dottrina e che non intenda svendere i contenuti dell’insegnamento alle mode o alle bizze degli studenti venga accusato di carenze didattiche. Come anche il contrario, ossia che un docente che non insegna la corretta dottrina cattolica venga mantenuto nel suo insegnamento perché “sa stare con i ragazzi”.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-va-bene-tutto-tranne-la-dottrina-cattolica-5400.htm

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