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giovedì 17 gennaio 2013

Olet pecunia


Vaticano, dal blocco dei bancomat persi 30mila euro al giorno

IOR

LA SEDE DELLL'ISTITUTO BANCARIO DEL VATICANO

Ammontano a 300mila euro le perdite del Vaticano per l'iniziativa di Bankitalia. Entro fine mese il nome del successore di Gotti Tedeschi

È attesa entro la fine di gennaio la decisione sul nome del nuovo presidente dello IOR, dopo il controverso e clamoroso licenziamento di Ettore Gotti Tedeschi avvenuto lo scorso maggio, quando il board – in accordo con la Segreteria di Stato – tolse la fiducia al banchiere piacentino del Santander. E dal Vaticano venne deliberatamente fatto filtrare un durissimo documento contro Gotti, nel quale si suggeriva persino uno suo coinvolgimento nei vatileaks. Il lento e accuratissimo processo di selezione, senza precedenti come durata, è ormai in dirittura d’arrivo anche grazie alla consulenza di una società esterna specializzata nella ricerca del personale: ci si sta indirizzando verso un candidato non italiano, proveniente da un Paese europeo. Tutto è ancora possibile, dato che l’indicazione sul membro del board che poi verrà eletto come presidente dallo stesso consiglio «laico» dello IOR, spetta al consiglio dei cardinali.

 Ma è il problema del blocco dei POS interni al Vaticano a preoccupare di più in questo momento quanti Oltretevere si occupano di questioni finanziarie. Com’è noto, la vigilanza della Banca d’Italia non ha accolto la richiesta di sanatoria presentata da Deutsche Bank Italia per gli ottanta POS, cioè gli apparecchi di pagamento elettronico, attivi all’interno dello Stato della Città del Vaticano, riferibili a un conto dello IOR presso la filiale italiana della banca tedesca. L’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia ha preso la sua decisione perché dei 40 milioni transitati nel conto (circa dieci in entrata per pagamenti effettuati soprattutto ai Musei Vaticani e nella Farmacia, e trenta in uscita, per prelievi bancomat) non sarebbero chiari la destinazione e l’intestatario del conto. La grave decisione della Banca d’Italia sta mettendo in seria difficoltà il Vaticano: le perdite da quando è scattato il blocco si calcolano in 300mila euro, circa 30mila euro al giorno. I disagi per i pellegrini e i turisti che visitano i Musei è notevole, dato che dopo aver fatto lunghe file per l’ingresso si ritrovano a dover pagare in contanti o a dover uscire di nuovo per andare a fare un bancomat a uno sportello esterno, in territorio italiano.

Oltretevere a seguire la vicenda sono il sottosegretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Ettore Balestrero, e dal nuovo direttore dell’Autorità d’informazione finanziaria della Santa Sede, lo svizzero René Bruelhart. Quest’ultimo ha espresso pubblicamente la sua sorpresa per il trattamento a cui è stato sottoposto il Vaticano. Non c’è dubbio, infatti che il processo intrapreso negli ultimi due anni, con il progressivo adeguamento alle normative internazionali antiriciclaggio voluto da Benedetto XVI, sia in corso. E anche se restano ancora passi significativi da fare, norme e correttivi da introdurre, il Vaticano non è affatto un «sorvegliato speciale» da parte di Moneyval. Nei sacri palazzi si sta dunque cercando di risolvere entro breve la vicenda, con l’affidamento del servizio POS a una nuova banca non italiana.

L’episodio ha messo in luce ancora una volta i pessimi rapporti tra Vaticano e Bankitalia. Vicende alle quali non è estraneo il licenziamento di Gotti Tedeschi e il ridimensionamento degli esperti considerati a lui vicini o comunque troppo vicini alla Banca d’Italia. Lo scontro decisivo che portò alla cacciata del presidente dello IOR, sulle cui circostanze alcuni cardinali hanno sollevato perplessità, fu determinato proprio dalla riscrittura della prima legge antiriciclaggio, avvenuta in fretta e furia alla fine del 2011. Secondo Gotti Tedeschi – e da quanto emerso dai vatileaks, anche secondo il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di informazione finanziaria vaticana (AIF) – insieme alle modifiche della legge motivate dalle precise richieste degli ispettori di Moneyval, era stato introdotto anche un ridimensionamento e un indebolimento dell’indipendenza dell’AIF, portata sotto l’egida della Segreteria di Stato. Ma ora, su richiesta di Moneyval, questi «correttivi» sono stati a loro volta corretti, per ripristinare l’autonomia dell’autorità di vigilanza.
 
Le difficoltà di rapporto con la Banca d’Italia sono precedenti all’ultimo episodio dei POS bloccati. L’estate scorsa l’avvocato Jeffrey Lena, protagonista insieme a un giurista della Segreteria di Stato, della riscrittura della legge antiriciclaggio, aveva dichiarato: «In termini di attività finanziaria, lo IOR ha rapporti in più di cento paesi, ha relazioni bancarie con quaranta di essi e mantiene rapporti con gli enti finanziarie di tutti i membri dell’Unione Europea. A me risulta, però, che solo uno di questi paesi tratti il Vaticano con disparità, cioè come “non equivalente” in materia di antiriciclaggio». Questo paese è l’Italia. Un episodio che lo attesta è avvenuto l’anno scorso, quando il Vaticano ha chiesto alla Banca d’Italia denaro liquido da inserire nei circuiti bancomat interni, e si è sentito rivolgere la richiesta di avere in cambio le distinte con i nominativi di chi prelevava il denaro e di quanto ne veniva prelevato. Richiesta rispedita al mittente perché considerata lesiva dell’autonomia e della privacy dei titolari di bancomat vaticani.
Bankitalia da parte sua, in una nota ha spiegato che la decisione di bloccare i POS era necessaria e non discrezionale, perché «nella Città del Vaticano mancano sia una regolamentazione bancaria sia il riconoscimento europeo di “equivalenza” antiriciclaggio».
 
La Segreteria di Stato rivendica l’autonomia dello Stato della Città del Vaticano, che pur essendo un’enclave in Italia non ne è assimilato. Ma la diffidenza di Bankitalia e le inchieste della magistratura italiana per presunti episodi di riciclaggio nei conti IOR perpetuano l’immagine negativa che grava sulle finanze vaticane, a motivo delle ben note vicende degli anni passati, dal caso Calvi e dal crac dell’Ambrosiano in poi.

Nessun paese aderente alle più severe normative internazionali riesce a impedire che episodi di riciclaggio di denaro avvengano nelle sue banche. Altra cosa è che ciò possa avvenire nello stato di un’autorità morale internazionale qual è il Papa, per causa di ingenui (o colpevoli) prestanome. Per questo, all’interno del mondo cattolico, c’è anche chi ritiene che lo IOR abbia ormai fatto il suo tempo. 
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO



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