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domenica 17 febbraio 2013

Questione di feeling?


“Il suo gesto radicale come quello di Martini”

Joseph Ratzinger e Carlo Maria Martini
JOSEPH RATZINGER E CARLO MARIA MARTINI

Intervista con Sara Silvestri, docente di Religione e Politica Internazionale alla City University London e opinionista del Guardian

Sara Silvestri è Docente di Religione e Politica Internazionale alla City University London, e Associata del Von Huegel Institute (Centro di ricerca per lo studio del ruolo della religione nella societa contemporanea) all'Universita di Cambridge. Opinionista sul Guardian interviene spesso sui temi religiosi nella società britannica e nel mondo globalizzato. 

E' possibile che la Chiesa d'Inghilterra, apparentemente più modernizzatrice di quella cattolica,veda nel gesto papale  uno  spunto per un maggiore avvicinamento?

“E’ curioso che la rinuncia di Benedetto XVI sia avvenuta nell stesso periodo in cui anche l’Arcivescovo di Canterbury ha deciso di dimettersi. In questo senso forse c’è un qualche avvicinamento di ‘feeling’ tra le due chiese. Negli ultimi anni il dialogo ecumenico si è un p’ rallentato a causa dei numerosi Anglo-Catholics che sono passati ufficialmente al Cattolicesimo di Roma. Questo ha creato tensioni, competizione”.

  
Lei ha colto un interessante parallelismo tra gli ultimi giorni del cardinale Martini e gli ultimi giorni di Ratzinger da Papa, ce lo può spiegare?

 “Il Cardinal Martini e Papa Benedetto XVI sono stati capaci di ergersi nel nostro tempo come grandi intellettuali - oltreché leader religiosi - apprezzati a livello internazionale della Chiesa cattolica. Però è nota la distanza di orientamento all’interno della Chiesa: il primo ha rappresentato una voce progressista, il secondo quella conservatrice. Io penso che tuttavia, ciascuno a modo proprio, questi due prelati hanno cercato di mettere la Chiesa universale al centro della propria vita e del proprio pensiero. Nessuno dei due ha rigettato la tradizione ma ciascuno si è avvicinato ad essa in modo diverso ma entrambi hanno sottolineato l’importanza del dono divino della libertà umana. Alla fine della propria vita (quella mortale Martini, quella istituzionale Benedetto XVI, entrambi hanno compiuto un gesto radicale e di grande simbologia: il Cardinale di Milano ha chiesto ai dottori di smettere accanimenti terapeutici e di poter affrontare liberamente la morte in modo naturale. Alcuni si sono scandalizzati di questo gesto radicale (come radicale era stato anche il gesto di Giovanni Paolo II che ha voluto restare al soglio pontificio fino alla fine, non per brama di potere, a mio avviso, ma per testimoniare l’intrinseco aspetto umano, con la debolezza, la vecchiaia, che è parte del Ministero Petrino. Benedetto ha all’apparenza fatto un gesto opposto a Giovanni Paolo, ma alla fin fine anch’egli sottolineato la propria umanità nel riconoscere che la vecchiaia gli impediva di affrontare il suo compito di pastore dellaChiesa in modo adeguato. Sono gesti molto diversi ma tutti accomunati da grande umiltà e tutti portano a riflettere sulla limitatezza della vita umana ma anche alla una celebrazione del dono della libertà umana e della grandezza della perfezione divina cui l’uomo tende.”
  
Il papato di Ratzinger partito all'ombra di quello di Wojtyla con questo gesto se ne scosta radicalmente: è d'accordo?

“Mi ha colpita il fatto che proprio Ratzinger, il protettore per eccellenza della Dottrina della chiesa abbia osato fare un gesto così raro e audace di rinunciare alla carica di Papa, di fatto ridimensionando – ri-umanizzando (se così si può dire) il ruolo di Pietro (che appunto uomo mortale e peccatore era, cosi tanto uomo da aver persino rinnegato di essere un seguace di Cristo quando quest’ultimo fu crocefisso). Pero’ è interessante che nell’abdicare da Papa Ratzinger non ha agito fuori dal canone e non ha inventato nulla di nuovo. Ha diciamo ‘scavato’ nella tradizione e riportato alla luce un aspetto del pontificato che era stato dimenticato. Nel fare questo secondo me ha offerto uno spunto per indicare al mondo che l’innovazione, la riforma della Chiesa sono possibili a partire da una riflessione accurate su quello che significa la tradizione, non un oggetto monolitico ma un qualcosa che va affrontato con aperture di spirito e coscienza della libertà e della finitezza umana”.
  
Nel suo articolo "Non è una Curia per vecchi" ha scritto che il gesto del Papa è una celebrazione della libertà umana: quanto è fondamentale il concetto di libertà dell'individuo nel cristianesimo?

“ La libertà è assolutamente centrale nel pensiero cristiano (in tutte le confessioni cristiane e anche di molte altre religioni a dire il vero, incluso l’Islam). Non è casuale che questi grandi leader cristiani del nostro tempo si siano soffermati su questo tema: la società di oggi, a seguito della secolarizzazine e del pensiero liberale dominante ha costruito una visione della religione secondo cui la religione costituisce un handicap alla libertà umana, perché pone regole, limiti, leggi. Questa è a mio avviso una distorsione del atto del credere. I dogmi, le regole, i rituali etc sono secondari, sono strumentali al credere in Dio ma non sono l’essenza. Inoltre abbiamo spesso un’immagine severa e distorta del Cristianesimo, di un Dio che punisce chi disobbedisce, chi pecca. Il cuore del messaggio cristiano in realtà è che Dio ama e si dona all’uomo e l’uomo liberamente decide se amare a sua volta Dio e abbracciare la possibilità di essere salvato”.
Il vescovo di Leicester ha detto recentemente che la Chiesa deve riempire i vuoti che il governo lascia nello stato sociale. Andiamo verso un cristianesimo sempre più aperto al sociale, dove il fare viene prima del pregare? La Chiesa non rischia di diventare una specie di  para-Unesco?

“Il dibattito su come bilanciare il ‘fare’ e il ‘pregare’ esiste in tutte le chiese ma non mi pare ci sia una soluzione che porti a privilegiare uno solo di questi aspetti ed escludere l’altro! Gesù stesso aveva detto che oguno ha talenti diversi, quindi si tratta di investirli bene… A mio avviso il Vescovo di Leicester ha fatto un discorso molto specifico riferito alla situazione in Gran Bretagna. Questa è una società di paradossi: esiste una chiesa Cristiana di stato eppure la società è ipersecolarizzata e anche la cultura popolare ha gradualmente abbandonato le sue radici cristiane (pensiamo ai movimenti nati negli ultimi anni per abolire il Natale perchè apparentemente sarebbe un’imposizione alla libertà religiosa). Quando Cameron è diventato Primo Ministro ha lanciato l’idea della Big Society (la grande società) - in essenza sarebbe un appello alla società civile per contribuire alla vita dello stato e al bene comune. Questo discorso ha permesso alle Chiese cristiane e alle altre comunità religiose di farsi avanti e condividere la propria visione di bene comune, come ha fatto vedere uno studio del mio collega Prof.John Loughlin. Paradossalmente tramite la tematica della Big Society le chiese hanno avuto modo di entrare nel discorso pubblico ‘from the back door’ (da dietro, come si dice in inglese); articolando le proprie idee tramite il tema della big society riescono a farsi ascoltare in maniera dignitosa senza essere ridicolizzate”.


CLAUDIO GALLOLONDRA

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