ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 7 marzo 2013

Boatos e siluri

E Scola torna papabile. Con lui anche gli americani


Il cardinale Angelo Scola
IL CARDINALE ANGELO SCOLA

Benvoluto da Ratzinger, è visto come estraneo alla Curia romana Dopo quattro giorni di discussione si delineano le prime alleanze

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO

Dopo quattro giorni di discussioni e sei congregazioni generali, in aula ma ancor di più nei colloqui a tu per tu che avvengono lontano da occhi indiscreti sembrano delinearsi meglio i gruppi e i «papabili» più forti. Tra questi è in crescita il nome dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Considerato fin dall’inizio uno dei possibili candidati al Soglio, su di lui potrebbero convergere i voti di diversi cardinali americani e di altri elettori europei, dalla Germania ai Paesi dell’Est, oltre che di qualche italiano. Non va poi dimenticato che anche grazie all’iniziativa della Fondazione Oasis, il porporato ambrosiano ha intessuto rapporti pure con le Chiese orientali, ad esempio con il patriarca libanese Bechara Rai.
Scola è stato tenuto in particolare considerazione da Benedetto XVI, che l’ha trasferito dalla sede patriarcale di Venezia a quella di Milano. Una decisione inedita letta da più di qualcuno come una segnalazione. E non è un mistero che Papa Ratzinger, condividendo il suggerimento del cardinale Camillo Ruini, aveva pensato a lui anche nel 2007 per l’incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana. Allora fu il neo-Segretario di Stato Tarcisio Bertone a opporsi e la nomina fu lasciata cadere. Scola è dunque percepito come estraneo alla Curia romana e alla gestione che l’ha caratterizzata in questi ultimi anni. A motivo della sua conoscenza internazionale potrebbe essere uno dei due candidati forti fin dalla prima votazione nel conclave che si aprirà la prossima settimana.
L’altro candidato che al momento si prevede possa partire con un buon numero di voti, è il brasiliano Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, che vanta una lunga esperienza curiale e vaticana e avrebbe il sostegno di alcuni autorevoli porporati della Curia, dall’ex Prefetto dei vescovi Giovanni Battista Re al decano Angelo Sodano (che però non entrerà nella Sistina a votare).
Bisognerà vedere quanto peso avranno le discussioni di questi giorni, le critiche alla gestione curiale, la voglia di rinnovamento. E anche quanti saranno i voti convogliati su altri candidati, come il canadese Marc Ouellet, l’ungherese Peter Erdö, i latinoamericani Bergoglio, Robles Ortega e Rodriguez Maradiaga; gli outsider Ranijth, Tagle e O’Malley (quest’ultimo legato a Scola da rapporti di stima).
Tutte le possibilità sono aperte. Ma già dal secondo giorno di conclave gli equilibri potrebbero cambiare e come avvenne nella seconda elezione del 1978, potrebbe profilarsi una sorpresa.

Grandi manovre per un Papa ciellino

Nelle cene del pre-conclave salgono le quotazioni di Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che può
contare su sponsor 'pesanti' come Sodano, Ruini e Stanislaw Dziwisz, segretario di Wojtyla

Nuovo Papa, cordata europea per Scola: grandi manovre per il pontefice ciellino

Angelo Scola

Un Papa ciellino? E’ l’aria che si respira nelle sere romane di fine inverno, quando calato il buio sull’ufficialità degli scarni comunicati vaticani, è il tintinnio delle sacre forchette cardinalizie a dettare il ritmo del conclave che verrà. Non è, infatti, ciò che si dice durante le solenni congregazioni cardinalizie per tracciare un identikit del futuro Papa a consolidare voti e alleanze tra porporati spesso sconosciuti e a volte legati da sacri vincoli di amicizia fin dai tempi degli studi in seminario.

Non a caso le congregazioni sono state subito ridotte a una sola al giorno. Tre ore al mattino bastano e avanzano, soprattutto secondo i porporati ultra ottantenni stremati dalla doppia seduta della prima giornata. “Sa perché nel 2005 fummo abbastanza veloci?”, confessa un cardinale al suo secondo conclave. “Perché la cucina di Santa Marta è a dir poco deludente”. Il Papa si decide a tavola. E prima che sia troppo tardi, ovvero che inizi la clausura tra la Cappella Sistina e Casa Santa Marta, l’albergo vaticano voluto da Giovanni Paolo II per ospitare i cardinali elettori durante il conclave. In quei giorni, infatti, ci sarà solo il tempo per pregare e per votare in attesa della fumata bianca. Il vero preconclave si svolge questa settimana nelle cene che freneticamente si ‘celebrano’ tutte le sere e a cui difficilmente anche il più restio dei porporati si può rifiutare per non turbare i rapporti con il grande elettore di turno. Gli inviti fioccano in modo impressionante, nonostante la gola sia un peccato capitale. E Dio solo sa il ruolo fondamentale che, come nel conclave del 2005, assumeranno i rigatoni alla norcina. E’ davanti a questo piatto, infatti, cucinato meravigliosamente in un noto ristorante di Borgo Pio, frequentato prima della sua elezione anche da Joseph Ratzinger, che spesso i cardinali elettori, la sera, dibattono su nomi e profili idonei a indossare l’abito bianco.
E’ la cordata italiana a prendere corpo in queste cenette tutt’altro che mistiche e proiettate verso le cose del cielo. Se nel conclave del 2005 il candidato europeo era un tedesco, persino curiale, risultato poi l’eletto, nel 2013 la testa di serie del vecchio continente è un italiano. Il suo nome è tutt’altro che misterioso: Angelo Scola, infatti, entra in conclave con il peso delle due diocesi cardinalizie italiane più importanti, Milano e Venezia, che nel Novecento hanno dato alla Chiesa ben cinque Pontefici. Per lui si stanno muovendo il decano del Collegio Cardinalizio Angelo Sodano e l’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana Camillo Ruini, due wojtyliani di ferro. Con loro è schierato lo storico segretario del Papa polacco, l’Arcivescovo di CracoviaStanislaw Dziwisz, che al nuovo Papa chiederà una sola cosa: la rapida canonizzazione di Giovanni Paolo II.
Sfumato, ormai, il “santo subito”, il porporato polacco spera almeno di poter vedere la canonizzazione del ‘suo’ Papa entro il 2014. Non a caso è stato proprio Dziwisz l’autore del commento più caustico dopo l’annuncio choc di Benedetto XVI di rinunciare al pontificato: “Wojtylanon si dimise: dalla croce non si scende”. Più che Sodano e il camerlengo e odiatissimo Tarcisio Bertone, è Ruini il vero ‘kingmaker‘ del conclave del 2013. Il ‘politico’ don Camillo arriva ogni giorno alle congregazioni generali dei cardinali alla guida della sua Passat blu targata corpo diplomatico e Santa Sede. Ma le vere riunioni le tiene a casa sua, al Seminario Romano Minore, dove riceve a uno a uno tutti i porporati che gli vanno a chiedere consiglio. In prima fila c’è il suo figlioccioGiuseppe Betori, per diciassette anni segretario della Cei dell’era Ruini, e dal settembre 2008 Arcivescovo di Firenze. Ma don Camillo dispensa consigli a un ben più ampio uditorio cardinalizio, non solo tricolore, e persino al suo successore alla guida dei vescovi italiani Angelo Bagnasco.
Fu proprio Ruini, insieme ad alcuni porporati che avevano grande familiarità con Benedetto XVI, a tentare invano di convincere il Papa a rimuovere Bertone dal vertice della Segreteria di Stato perché ritenuto a dir poco inadeguato per quel ruolo. Il cardinale salesiano non ha mai mancato di ricambiare le attenzioni di Ruini sbarrando la strada della porpora ai vescovi della sua ‘corrente’:Cesare Nosiglia di Torino e Francesco Moraglia di Venezia.
In questi primi giorni di preconclave il ciellino Scola si muove da vero papabile inossidabile. Vive sapientemente nascosto dai media di tutto il mondo che logorerebbero la sua ascesa al pontificato consumandolo nello spettacolo arido del piccolo schermo. Non così si sta comportando il suo portavoce, don Davide Milani, calato a Roma per il conclave, che sta incarnando esattamente l’opposto di quello che sarebbe definito un low profile. Milani ostenta sicurezza, forse già si sente direttore della Sala Stampa vaticana in pectore, e si concede il lusso di fotografare il legittimo anche se inopportuno assalto di fotografi, operatori e giornalisti di tutto il mondo ai cardinali che entrano ed escono ogni giorno dalle congregazioni generali e di postare gli scatti realizzati con l’iPad sul suo profilo Facebook con un sottotitolo eloquente: “Il circo”.
La sua critica, tutt’altro che velata, agli operatori dei media mondiali non andrebbe ostentata con tanta ingenua sicurezza, considerando anche di chi egli è il portavoce. Italiano, nativo di Malgrate, 71 anni, cardinale dal 2003, Scola è figlio di un camionista e di una casalinga. Ha studiato teologia a Friburgo e ha collaborato alla nascita della rivista Communio fondata nel 1972 dai teologi Joseph Ratzinger, Hans Urs von BalthasarHenri de Lubac, Jean-Luc Marion. Negli anni della sua formazione ha partecipato attivamente a Comunione e Liberazione, movimento fondato da don Luigi Giussani. Nel 1995 il Papa polacco lo nomina Rettore della Pontificia Università Lateranense e Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. Nel gennaio 2002 diventa Patriarca di Venezia e nel giugno 2011 Arcivescovo di Milano. In entrambe le diocesi ha ricevuto la visita pastorale di Benedetto XVI: a Venezia nel 2011 e a Milano l’anno dopo.
E in entrambe le occasioni la familiarità tra il Papa e il cardinale, amici da quarant’anni, è stata abbastanza evidente agli occhi delle indiscrete telecamere che riprendevano la visita. Ma un gesto molto più intimo ha rivelato il legame paterno filiale che esiste tra Ratzinger e Scola. Il 28 giugno 2011 il Papa nomina l’allora Patriarca di Venezia alla guida della diocesi più grande d’Europa. E’ la vigilia della solennità dei patroni della Chiesa universale, i santi Pietro e Paolo, e proprio l’indomani, come vuole la tradizione, il Papa consegnerà agli arcivescovi metropoliti nominati nell’anno il pallio, una speciale insegna liturgica di lana bianca che rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle. Ma Scola, pur avendone diritto, non è nella lista ufficiale di chi riceverà il pallio dal Papa, perché la nomina è arrivata troppo tardi. Eppure avviene qualcosa più unica che rara. Al posto di attendere il 29 giugno dell’anno seguente, Scola viene chiamato in Vaticano il 22 settembre successivo per ricevere dalle mani di Benedetto XVI, in una cerimonia privatissima in una cappella del Palazzo Apostolico vaticano, il pallio. Una specie di solenne e al contempo intima investitura, così come avvenne con Paolo VI e Albino Luciani quando, a Venezia, Papa Montini pose la sua stola sulle spalle dell’allora patriarca che divenne tutto rosso per l’emozione. Il prossimo conclave dirà al mondo e alla storia se i due gesti hanno lo stesso valore. Certo è che Scola potrebbe raccogliere moltissimi voti nel campo europeo a iniziare da quello dell’Arcivescovo di Vienna ed ex alunno del professore Ratzinger Christoph Schönborn che potrebbe rivelarsi il vero grande elettore dell’Arcivescovo di Milano. Ma solo perché l’ottantaduenne Ruini non sarà nella Sistina.


Abusi, due papabili italiani nella lista nera del conclave

Snap contro 12 cardinali rei di aver «coperto i preti pedofili»: ci sono Bertone e Scola. Media, la lezione dei porporati Usa.

Il camerlengo della Chiesa Tarcisio Bertone.
Tarcisio Bertone e Angelo Scola sono finiti nella lista nera, nella 'sporca dozzina' dei cardinali che non devono essere eletti al Soglio poiché avrebbero, secondo una associazione di vittime di abusi, aiutato i preti pedofili a farla franca.
La Snap (Survivors' Network of those Abused by Priests), pochi giorni prima dell’avvio del conclave, ha deciso di stilare una lista denominata 'Dirty dozen': contiene i nomi di 12 cardinali di diverse nazionalità che, secondo l’associazione, sarebbero i «peggiori candidati per il papato» e non dovrebbero nemmeno partecipare al conclave a causa del modo in cui hanno trattato, e nascosto senza prendere provvedimenti, i casi di abusi sessuali e di pedofilia avvenuti nelle loro diocesi ad opera di sacerdoti.

La Santa Sede ha accolto la lista con la secca e netta risposta del direttore della Sala stampa, padre Federico Lombardi: «Non spetta a Snap dire chi deve entrare in conclave: spetta ai cardinali decidere senza chiedere consiglio a Snap».
C'È ANCHE TURKSON. La lista nera dei 'non papabili' contiene nomi importanti e prestigiosi, primo fra tutti il segretario di Stato Bertone, ma tra gli italiani è indicato anche l’arcivescovo di Milano Scola, molto vicino a Benedetto XVI.
Gli altri sono Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan, Donald Wuerl, Sean O'Malley (Stati Uniti), George Pell (Australia), Dominik Duka (Repubblica Ceca), Marc Ouellet (Canada), Leonardo Sandri (Argentina) e Peter Turkson (Ghana).

Le fonti? Documenti ufficiali e gli atti dei processi

David Clohessy, direttore esecutivo della Snap, ha spiegato che per giungere a questo elenco sono stati considerati «i commenti e le azioni [dei cardinali] riguardo alle violenze sui minori nella Chiesa, compresi i casi di vera a propria copertura dei crimini».
Il materiale è stato reperito attraverso una ricerca sui mass media, i documenti ufficiali e gli atti dei processi per pedofilia in corso contro sacerdoti in varie parti del mondo.
Connivenze e insabbiamenti, giustificazioni, silenzi e assenze. Tutto questo, ad avviso dell’associazione delle vittime, è inaccettabile se riguarda una persona che potrebbe diventare il nuovo papa.
«RIMUOVERE I CARDINALI». Anche altri porporati possono essere accusati, ha detto Clohessy, ma «ci siamo intenzionalmente concentrati su quelli che sembrano avere reali chance di elezione». Quanto al futuro, la Snap si è detta certa che «il passo più semplice, rapido ed efficace per il prossimo pontefice dovrebbe essere quello di riportare la disciplina, di rimuovere dai loro incarichi, denunciare e persino spogliare del proprio rango cardinali e vescovi i quali hanno insabbiato e nascosto i casi di abusi. Noi pensiamo che questo sia ciò che oggi manca alla Chiesa».
L'APPELLO AL NUOVO PAPA. Clohessy ha aggiunto che «il nuovo papa dovrebbe ordinare a ciascun vescovo di raccogliere tutti i documenti e le prove, seri e attendibili, che riguardano sacerdoti che hanno molestati i bambini e consegnarli alle autorità giudiziarie».
Nulla di tutto questo sinora è invece accaduto. «Per molto tempo – ha raccontato alla Cnn Barbara Dorris, responsabile dei contatti della Snap con le vittime – abbiamo scelto la via del silenzio. Ma il silenzio non paga, non funziona: così abbiamo deciso di parlare all’opinione pubblica». 
Mercoledì, 06 Marzo 2013
di Marco Mostallino

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