ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 21 marzo 2013

Le nostre lacrime


Papa Francesco… le nostre lacrime non son più di commozione,
ma di dolore, d'angoscia…

Era il pomeriggio di mercoledi' e mi trovavo a Montecatini nell'appartamento di Osvaldo Ravoni che dà sull'elegante viale dove, la mattina, avevamo preso il primo solicello, come lucertole, accovacciati ai tavolini di un bel caffè dove assaggiammo anche le fragranti “cialde”, il dolce tipico dellla città … e i ricordi belli di tanto, tanto tempo fa,  si accavallavano fin dal mattino, scacciando i tetri “fantasmini”, tipici  della vecchiaia, che tante inquietudini creano negli stanchi cuori.E il discorso tornava lì, sulla nostra Messa, sulla nostra bimillenaria liturgia, sul tragico cambiamento della nostra Chiesa dopo il Concilio Vaticano II in nome del cui “spirito” tante nefandezze sono state compiute in “quest'atomo opaco del male” …quanti lustri sono trascorsi da quando con Luigi Gedda, con lo stesso Ravoni, con il sottoscritto e un allor giovanissimo Piero Vassallo,  in accordo con  i vescovi toscani (ricordo gl'incoraggiamenti e i nostri colloqui con il  cardinale Elia Dalla Costa, il suo coauditore Ermenegildo Florit, Mons.Dino Romoli vescovo di Pescia e severo visitatore apostolico sotto Paolo VI, mons. Pietro Fiordelli, poi portato nei tribunali “repubblicani” per aver difeso il matrimonio cristiano indissolubile!) parlammo in quasi tutte le diocesi mettendo in guardia i fedeli dalla sovversione che avanzava non solo da fuori ma , e soprattutto, da dentro la Chiesa… iniziavano allora quelle battaglie che continueranno, poi, ad ogni elezione, per scongiurae, l'allora incombente pericolo comunista , con l'URSS che ci teneva il fiato sul collo, poi la difesa del matrimonio indissolubile ma, prima ancora, con il Concilio Vaticano iniziò la battaglia per la difesa della liturgia perchè subito capimmo che non si poteva cambiare la “lex orandi” senza cambiare la “lex credendi”… e allora la nostra battaglia (e chi scrive combatté la 'buona battaglia' in Argentina, insieme a p.Raoul Sanchez Abelende, presso l'Universita' di Buenos Aires per oltre un cinquantennio) si fece davvero dura perché contro di noi si scagliarono i modernisti, lupi travestiti da agnelli, che addirittura ci contestavano la “disobbedienza” in un periodo in cui - scriveva Mons.Marcel Lefebvre - «Il capolavoro, (le coup magistral) di Satana è l'esser riuscito a gettare nella dissobbedienza in nome (par la vertu) dell'obbedienza» per cui «l'obbedienza nel caso, dovrebbe essere un rifiuto categorico (l'obeissance devrait etre un refus categorique) perchè l'autorità, anche legittima, non può comandarci un atto reprensibile, cattivo, perché nessuno ha il diritto di farci diventare protestanti o modernisti

E allora consentiva Osvaldo Ravoni : “ci sono voluti cinquant'anni perché un papa riconoscesse solennemente che avevamo ragione che la Messa di San Pio V, la nostra Messa, la Messa di sempre, non potevano togliercela e che quindi non eravamo né scomunicati né disobbedienti nel pretenderla, nel rifiutare, pur considerandoli legittimi, i nuovi riti”.
Già dicevamo allora che i cambiamenti del Concilio, quell'autodistruzione della Chiesa, quell'apostasia, che ancora dura, di vescovi e sacerdoti era frutto di Satana, l'eterno Nemico e allora ci bollavano non solo  come eretici ma  come pazzi, finché un altro papa, Paolo VI, non disse ufficialmente e pubblicamente le stesse cose che dicevamo noi: “Speravamo - disse quel papa della sofferenza e della solitudine - che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole, una giornata di primavera per la Chiesa, e invece abbiamo avuto un rigido e tenebroso inverno...il Fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio da qualche fessura”.

Ma noi 'disobbedienti per obbedienza' amammo quel papa e lo abbiamo portato come esempio e difeso per quella sua stupenda e fondamentale enciclica l'“Humanae vitae” che volle promulgare contro il parere di tutti o quasi tutti i suoi vescovi, i suoi collaboratori e quella stessa commissione di esperti che lui stesso aveva nominato. Rimase solo, di fronte a Dio, Paolo VI, ma , accanto a lui ci fu un umile cappuccino, padre Pio da Pietralcina, che lo guidò e che un successore di papa Montini, il Beato Giovanni Paolo II, ha voluto alla gloria degli altari.

Ecco quello vuol dire essere “papisti”: amare e sorreggere il papa, essere pronti anche al Martirio, quando il successore di Pietro solennemete proclama un dogma o sostiene una verità di Fede o la morale.
Dunque obbedienti nella disobbedienza come ci è stato riconosciuto!

Ma quali battaglie, quanti drammi umani, quanti tradimenti (Giuda era insieme ai dodici apostoli, figurateci se non era e non è nelle nostre file!), quante abiure, quante lacrime… cinquant'anni di silenzioso martirio… almeno questo concedetecelo; a chi , pur riconoscendo la nostra coerenza , ci dice “Sì, ma la coerenza è propria dei poveri di spirito!” noi rispondiamo che ci mette un fiore all'occhiello, ci dà una delle più belle onorificenze, quella della fedeltà a Cristo, alla Chiesa: “Beati i poveri di spirito!” dice il Vangelo!

Ebbene ci voleva la commissione episcopale tedesca (e le commissioni episcopali sono opere deleterie del Concilio per limitare i poteri del Santo Padre e dei vescovi, per impedirne il loro pieno ministero!) per fare a pezzi l'enciclica di Paolo VI, l'“Humanae Vitae”, quel gioiello inestimabile di sapienza, saggezza e fede che ci donò lo stesso Gesù Cristo attraverso il suo Vicario in terra. Quella Commissione episcopale tedesca che ha calpestato l'insegnamento “infallibile” del Papa e che, per ragioni di “cassa”, ha permesso, che, nelle cliniche cristiane, si effettuasse l'aborto… seppur ipocritamente, nascosto con la “pillola del giorno dopo”, altro non è se non un omicidio (anzi il più abominevole e ripugnante dei delitti !).

Dunque, mentre tornavano alla mente questi ricordi, mentre due “poveri vecchi”, che sono ormai alle soglie dei novant'anni, erano in attesa della “fumata bianca”…  eccola levarsi candida e beneaugurante dal fumaiolo della Cappella Sistina e, non lo nego, una commozione che nei vecchi diventa pianto, ci prese ambedue specie dopo che dal campanile delle chiese di Montecatini le campane si sciolsero in un doppo di festa che pareva dirci: “Coraggio! La solitudine, lo sconforto, l'angoscia, sono scomparsi, ora abbiamo nuovamente il Papa, il Vicario di Cristo, la nostra stella polare… 'lo dolce Cristo in terra' che va amato 'anche se fusse lo dimonio incarnato' come ci ricorda, virilmente, Santa Caterina da Siena…”

E il tempo sembra non passar mai nell'attesa di conoscere il nome del nuovo papa.
Ho un “notes” con i nomi dei cardinali, alcuni contrassegnati nelle categorie umane (“troppo umane”) di “conservatori” e “tradizionalisti” poi , finalmente si apre la finestra e appare la croce astile e il piccolo corteo, io vedo e capisco: il nuovo papa sarà Bergoglio, lo conosco assai bene… praticamente la maggior parte della vita l'ho trascorsa nella sua diocesi… mi si prende una sorta di magone allo stomaco, conosco l'arcivescovo di Buenos Aires come un “progressita”, come il pupillo del defunto Cardinal Martini, come l'antagonista di Ratzinger al precedente conclave e, soprattutto, come un nemico della liturgia tradizionale, una persona - diceva di lui il defunto padre Raoul Sanchez- “assolutamente aliturgico”.

E guardo, più che il volto a me ben noto di Bergoglio, il volto angosciato di Mons. Guido Marini, il cerimoniere, l'uomo che fu fedele al nostro amato Benedetto XVI, un volto che fa comprendere quello che ci aspetterà.
Il Cardinal Bergoglio rifiuta l'uso della mozzetta come vuole la millenaria tradizione della Chiesa e che indossarono anche i suoi recenti predecessori (vedi le foto), mette la stola il tempo per dare una veloce benedizione, non solenne e non cantata, e, prima, incredibilmente è lui, con un gesto da setta carismatica, che si inchina e che chiede alla folla una 'benedizione' (!?), porta la sua 'croce di ferro' all'uso di Helder Camara… certamente un papa 'educato' e infatti saluta: “Buonasera” e poi “Buonanotte, buon riposo” e, nei giorni a venire, “Buongiorno” “Buon appetito”… ignorando quel “Sia lodato Gesù Cristo” con il quale il Beato Giovanni Paolo II coinquistò i fedeli.

Ravoni  esclama mesto mentre sta facendo le sue vignette: “Siamo tornati indietro di cinquant'anni...ai tempi del rigido inverno del Concilio… alle persecuzioni” …
Non so cosa dire e noto che ora le nostre lacrime non son più di commozione ma di dolore, di angoscia...di Vinicio Catturelli
Prima S. Messa nella Cappella Sistina - 1 -14 marzo 2013

Altare conciliare




Il nuovo Papa è stato eletto ieri alle ore 19, 00. Anche a voler ammettere che già in serata abbia dato disposizioni per la celebrazione dell’indomani, si resta sconcertati per la velocità con cui è stata approntata la nuova tavola conciliare davanti all’altare ripristinato e usato dal Papa precedente. C’è stato tempo di lavorare solo nella mattinata, dato che la Messa è stata celebrata alle 17, 00.

Evidentemente per il Papa Francesco, la celebrazione con l’altare moderno rivolto versus populum era, ed è, un’impellenza irrinunciabile e distintiva della sua nuova “mansione pastorale”.
Un vescovo che i cardinali elettori hanno chiamato “quasi dalla fine del mondo”. Un vescovo che tiene a sottolineare, fin dai suoi primi atti, che con lui tutto cambierà…!


Sobrii estote, et vigilate: quia adversarius vester diabolus tamquam leo rugiens circuit, quaerens quem devoret:
cui resistite fortes in fide.

Siate temperanti e vigilate: il vostro nemico il diavolo come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare:
resistetegli saldi nella fede.

I Pt. 5, 8-9
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV449_Papa_cronaca_Cappella-Sistina_1.html
CRONACHE
DI
PAPA FRANCESCO

Prima S. Messa nella Cappella Sistina - 2

14 marzo 2013

Rifiuto del paramenti




Il nuovo Papa si accinge a celebrare la S. Messa con i cardinali che lo hanno eletto. Nella sagrestia, il cerimoniere Mons. Guido Marini, gli porge i paramenti da indossare: “Monsignore, quella roba se la metta lei, sono finite le carnevalate”.

Frase più o meno vera, riportata da molti organi di stampa, che la fanno risalire più o meno interamente alla Radio Vaticana. Frase che sarebbe stata pronunciata già, forse, nella “camera delle lacrime”, quando il nuovo Papa ha rifiutato la mozzetta e la croce pettorale d’oro, prima di affacciarsi dalla loggia vaticana.
Comunque siano andate le cose, a darla per buona si fa peccato… a non darla per buona si fa ancora più peccato.
Fatto sta che Papa Francesco, per la sua prima Messa da Papa, ha voluto indossare una casula qualsiasi, pari a quella indossata dai cardinali presenti.
Leggiamo nella mente del nuovo Papa, lungi da noi!
Leggiamo nel cuore del nuovo Papa… solo Dio può!

Ma mettendo insieme quanto prodotto da questo Papa in 48 ore, ci viene il sospetto che quanto qua e là riportato possa corrispondere solo ad una piccola parte di ciò che è accaduto rivoluzionariamente in sagrestia.
Per di più, se si considera che il Papa ha voluto fare l’omelia dall’ambone, si trova confermata l’indole di Mons. Bergoglio, che di fare il Papa, seriamente, non ne vuol sentire.


Egli sta tessendo un quadro avvilente del papato, dove c’è un vescovo qualunque che, messo a fare il Papa, schioda il papato dai suoi duemila anni di storia e lo scaraventa nel fango, che, secondo lui, sarebbe l’abitacolo dei poveri.

Qual è la sua reale concezione della liturgia cattolica?
Basta guardare come vanno “parati” i suoi preti argentini:


Prima S. Messa nella Cappella Sistina - 4

14 marzo 2013

Gesti liturgici mancati




Al momento della consacrazione, del Pane e del Vino, entrambe le volte Papa Francesco si limita a inchinarsi, senza inginocchiarsi, mentre i serventi intorno a lui sono inginocchiati, come peraltro è giusto e come avevano fatto finora con Papa Ratzinger.
Da notare, che, ai due capi della “tavola”,  sono parimenti chinati i due cardinali che concelebrano.

La mancanza di importanti gesti liturgici, non solo richiama le abitudini dal cardinale Bergoglio, ma delinea la concezione liturgica del nuovo Papa, interamente impregnata di modernità e decisamente e volutamente distante dalla tradizione liturgica della Chiesa.

Pensare che rifiuti la transustanziazione, sarebbe troppo, riteniamo, ma considerare che la consideri cosa trascurabile è lecito e giustificato dai suoi gesti voluti.



Papa Francesco
La cricca ateista, i nemici della Chiesa…
di Vinicio Catturelli


La cricca ateista, i nemici della Chiesa, i così detti intellettuali laici (psicologi, fattucchiere, maghi, streghe e stregoni, sociologi, cartomanti, pitonesse, pagliacci, canterini, gazzettieri, suonatori ambulanti, mandolinari, presentatrici televisive, docenti in “scienze umane”, venditori di erbe depurative, etc) ora esultano e uno dei loro caporioni, a onor del vero, sembrava aver previsto tutto: “se prevarrà un progetto di rinnovamento - aveva scritto in una logorroica articolessa il Direttore di 'Repubblica' Eugenio Scalfari - (il nuovo papa) potrà chiamarsi Giovanni XXIV o Francesco, un nome mai uscito in 2000 anni di Storia della Chiesa”… quindi Scalfari, ora entusiasta per questa elezione, va avanti e si fa prender la mano: “questo prete di strada (anche il famigerato don Gallo vien chiamato così n.v.c.) mai vestito con l'abito talare e spesso senza nemmeno il clergyman” è proprio quello che ci voleva infatti: “non si è mai designato come pontefice ma come vescovo di Roma” quindi come “Primus inter pares”… per cui sarà finalmente facile unirsi con i protestanti che trovavano il più grande ostacolo proprio nel papato.

A dirlo non è un reazionario come il professor Catturelli o un incorreggibile “pacelliano” come il montecatinese Osvaldo Ravoni, ma niente di meno che Eugenio Scalfari il Gran Sacerdote e il Gran Maestro del laicismo militante.

A lui fa eco un altro Maestro Venerabile, quello della Massoneria, che va letteralmente in brodo di giuggiole per quest'elezione ed esulta: “Con papa Francesco nulla sarà come prima. Chiara una scelta di fraternità per una Chiesa del dialogo, non contaminata dalle logiche del potere temporale (questi “cazzerellini tutto pepe e sale”, per dirla con le parole del Carducci, che parlano contro il potere temporale della Chiesa senza sapere neanche da dove provenga e che cosa sia n.v.c)… La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca - conclude il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani da Villa del Vascello in Roma - lascia sperare che una chiesa del popolo  rilanci la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la Massoneria che, come insegna l'esperienza dell'America Latina, lavora per il progresso e il bene dell'umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende, José Marti, solo per citarne alcuni. È questa la 'fumata bianca' che aspettiamo dalla Chiesa del nostro tempo”.

Le devastazioni e il populismo da quattro soldi seminato a piene mani in questi giorni, in pochissimo tempo, quantificabile in ore più che in giorni, hanno fatto una radiografia di questo papato: via l'altare antico restaurato,nella Cappella Sistina da Benedetto XVI, e ripositura della squallida tavola da bar (vedi le foto), Comunione non più data in bocca e in ginocchio  come soleva fare papa Ratzinger, ma nelle mani, in piedi, con evidente intento di profanazione; propaganda dell'idea di una “chiesa povera” ovverosia non di una bella e da tutti auspicata “povertà personale” (“Ricopritevi il capo di cenere e digiunate, ma poi andate fuori ben vestiti e profumati”) ma di un “pauperismo” da terzo mondo per cui venivano giustamente condannati i “fraticelli eretici” dalla Santa e Benedetta Inquisizione!

Insomma con le dimissioni di Benedetto XVI la setta ha ottenuto tutto quello che da tanto tempo rivendicava e mendicava:
1) La resa di un papa che non amava, di un papa che ribadiva i principi della Chiesa e della Tradizione: Tradidi quod et accepi;
2) Il papato a termine;
3) Un papa conforme ai loro desideri.

Ora tutti esultano per il nuovo papa a cominciare dai giornalisti filo "democristiani" che hanno preso la "bussola" della Tradizione o che su giornali della Destra "laicista" liber(amente) sbrodolano e cercano di tirare come la trippa i gesti rivoluzionari del papa cercando di farlo apparire come un sano “conservatore”… li lasciamo alle loro elucubrazioni  della domenica, alla loro presunzione di presentare e spiegare, a noi poveri ignorantelli, il “verbo” del nuova papa.

Nel 1976 Tito Casini nel suo libro: “Nel Fumo di Satana-Verso l'ultimo scontro” (Ed. Il Carro di San Giovanni), libro del quale  curai l'edizione argentina nel febbraio del 1977, faceva un auspicio sul ritorno della Messa tradizionale dell'antica liturgia:
"Risorgera'...risorgera', come rispondo ai tanti che vengono da me a sfogarsi (e lo fanno, a volte, piangendo), e a chi mi chiede com'è che io ne sono certo, rispondo (da “poeta”, se volete) conducendolo sulla mia terrazza e indicandogli il sole… Sarà magari sera avanzata e là nella chiesa di San Domenico i frati, a Vespro, canteranno: 'Iam sol recedit igneus'; ma tra qualche ora gli stessi domenicani miei amici canteranno, a Prima: 'Iam lucis orto sidere'...e così sara' tutti i giorni. Il sole, voglio dire, risorgera', tornerà, dopo la notte, a brillare, a rallegrar dal cielo la terra, perché...perché è il sole e Dio ha disposto che così fosse a nostra vita e conforto. Così, aggiungevo, è e sarà della Messa - la Messa 'nostra', cattolica, di sempre e di tutti: il nostro sole spirituale, così bello e santo e santificante - contro l'illusione dei pipistrelli, stanati dalla Riforma, che la loro ora, l'ora delle tenebre, non debba finire...”

Già, quanto mi entusiasmarono allora e come le ritenevo profetiche quelle parole che, spesso, citavo… poi quando Benedetto XVI ci rese giustizia, ci rese la nostra Messa, la nostra liturgia… e quindi la nostra Fede pensai davvero, caro e vecchio amico mio  che dormi là, nella tua Cornacchiaia, nel verde e odoroso Mugello, che il Signore concedesse a me quello che a te non aveva concesso: di farmi chiuder gli occhi , contento, rappacificato, con il conforto della mia e della nostra Messa...Sì, era tornato il sole, erano spariti gli schifosi chirotteri.

Ora, in questa devastaziione, in questa distruzione, che ha in sé l'odio e il disprezzo per la Tradizione, capisco come anche a me, a causa dei miei molti peccati,  il Signore non abbia concesso la grazia di quella Restaurazione della Chiesa che avevamo intravisto negli otto anni del papato di papa Ratzinger.
Certo il sole tornera' a risplendere, ma quando?

Domani lascerò per sempre la mia Toscana e andrò in Liguria a finire i miei ultimi giorni, son troppo vecchio ormai per lottare e per continuare la battaglia, avevano ragione quelle “signorine” con le parrucche  e le loro amichette con i capelli tinti di turchino che mi definirono uno scoccciatore che era venuto, vecchissimo, dall'Argentina a scombussolare i loro piani: che erano quelli della resa senza condizioni ai vescovi progressisti, mediante una sorta di “schedatura” e uno pseudo pellegrinaggio pataccaro (trecento persone con i cani e gl'inesistenti cavalieri “templari”!) che avrebbe dovuto dimostare come i tradizionalisti fossero pecore da tosare, oltretutto pochissimi, e che, conseguentemente, Benedetto XVI avesse sbagliato nel concedere il “motu proprio” Summorum Pontificum.
Il loro tentativo infame fallì e i tradizionalisti dimostrarono, ancora una volta, di essere uomini vivi, uomini seri, uomini che non si piegano ai cedimenti e alle lusinghe.
Questa è stata l'ultima mia battaglia.

Lascio la mia eredita', un ricco archivio e qualche libro, ma soprattutto le mie preghiere, al mio pronipote Edoardo Allori, perché continui il buon cammino. Chi sa se a Genova l'ottimismo del mio caro amico Vassallo non riesca a contaminarmi. Invidio le persone ottimiste.
Io domandai al Signore, in mezzo alla tempesta conciliare, di farmi tenere ben aperti gli occhi e di non perder mai di vista la meta...ora, di fronte a questa rivoluzione pauperistica, a questo ritorno ai tempi dell'iconoclastia, sarà bene che i miei occhi si chiudano, per sempre.

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