ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 10 marzo 2013

Quando vivo un papa se ne fa un altro


papi

Ricevo dal professor Sergio Audano, grecista e latinista, e pubblico.
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Caro Magister, le scrivo sollecitato dal suo bel post odierno e dall’intervento autorevole del prof. Carlo Fantappiè:
> Avviso di pericolo: una Chiesa con due papi
Condivido molto il fatto che non è stata definita in maniera sufficiente consona al diritto canonico la nuova posizione di Benedetto XVI.

I precedenti, in realtà, ci sono: tanto Celestino V quanto Gregorio XII (e aggiungiamo anche Felice V, assai poco citato in questi giorni di memorie storiche, che, benché antipapa, ugualmente abdicò secondo le modalità giuridiche vigenti), dopo la loro rinuncia, persero la loro “identità” pontificia anche nel nome: le loro epigrafi funebri li qualificano, infatti, col loro nome secolare.
Altro esempio: il deposto (e nemmeno abdicatario) antipapa Giovanni XXIII fu sepolto nel Battistero di Firenze con la qualifica di “quondam papa”, suscitando la dura reazione della Santa Sede, alla quale Cosimo il Vecchio avrebbe seccamente risposto: “Quod scripsi scripsi”.
L’aneddotica non è mai fine a se stessa: esiste una costante interpretazione giuridica che associa alla rinuncia del pontefice la cessazione “ipso facto” di ogni prerogativa, anche nel solo nome. Vada pure per la talare bianca e le scarpe marrone (elementi tuttavia discutibili, soprattutto il primo: in realtà il problema non appariva nei precedenti storici perché la consuetudine del vestito bianco come caratteristico del pontefice è posteriore), ma la definizione di “sommo pontefice emerito” è davvero infelice e, forse, anche giuridicamente erronea.
L’articolo del prof. Fantappiè, dotto e competente, omette però, a mio avviso, alcuni riferimenti storici interessanti, soprattutto in merito alla possibilità da parte di un pontefice di designare il proprio successore.
Lasciamo pure agli amanti dell’archeologismo ecclesiastico (che gran danno hanno fatto, soprattutto in àmbito liturgico) il fatto che Pietro e i suoi primi successori abbiano sempre designato i propri successori. La Chiesa apostolica delle origini non è, dal punto di vista della complessità storica, paragonabile alla Chiesa attuale.
Ma non va però tralasciato l’esempio di Felice IV (siamo già in pieno VI secolo) che designò come successore il diacono Bonifacio, provocando non a caso uno scisma.
E forse merita di essere considerata anche l’elezione di Paolo III nel 1534, una delle più rapide nella storia della Chiesa, dove, a quel che sembra, i cardinali si limitarono in una sola votazione a ratificare una sorta di “investitura” che sul letto di morte fece Clemente VII.
Pertanto, per quanto possa apparire fantasiosa, mi chiedo se davvero un pontefice, visto il suo potere d’autorità, possa realmente modificare le regole delle elezioni al punto da abolirle e designare un vero e proprio successore:. Ovviamente ciò non accadrà mai, per molte ragioni a iniziare dal rischio di scisma, come puntualmente accaduto nell’unico esempio storicamente attendibile. Ma la situazione generale, al di là di tanti proclami sulla dimensione “collegiale”, sembra andare (come si avverte, e con preoccupazione, nella vita “secolare”) verso la figura “carismatica”, unica anche nell’esercizio del potere (mi auguro che la Chiesa abbia gli anticorpi sufficienti).
Altra considerazione. Molti commentatori puntano la lente dei papabili solo dentro la cerchia del sacro collegio. Sarebbe fantascienza pensare che i cardinali, non trovando tra di loro un vero candidato ideale, decidano di votare per un “esterno”? Penso, ad esempio, al patriarca di Venezia Francesco Moraglia, non ancora cardinale, ma forse in grado di catalizzare voti di orientamenti diversi. In un momento così di “rottura” penso che non sia ipotesi eccessivamente irrealistica.
E mi chiedo: se ciò dovesse accadere (e in punta di diritto canonico ciò non è affatto escluso), quale sarebbe la procedura? Si interrompe la clausura del conclave? Viene mandata una missione a chiedere al neo eletto se accetta? E nel frattempo si interrompono gli scrutini e le relative fumate? Anche questa possibilità mi pare definita in modo assai lacunoso.
Chiavari, 9 marzo 2013
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/09/quando%e2%80%a6-vivo-un-papa-se-ne-fa-un-altro/

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