ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 21 giugno 2013

SANTISSIMO SUBITISSIMO !! (ancor prima di morire..)


(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Jorge Mario Bergoglio Sivori - Papa Francesco da 100 giorni - fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires il 20 maggio 1992 e il 27 giugno dello stesso anno, l'allora arcivescovo della capitale argentina, il cardinale Antonio Quarracino, lo consacrò vescovo nella chiesa cattedrale: 21 anni fa. Sei anni più tardi, mons. Bergoglio prese la guida dell'arcidiocesi del cardinale Quarracino, il 28 febbraio 1998, giorno della morte del porporato. Era una responsabilità che gli spettava poiché il 3 giugno 1997 era stato promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires.
Papa Francesco, quindi, in questi giorni celebra il 21.mo di consacrazione episcopale in coincidenza con i primi 100 giorni sulla Cathedra di Pietro: non più vescovo di Buenos Aires bensì Vescovo di Roma come a lui piace dire e sottolineare sin dal primo giorno.
Da giorni, e con largo anticipo, diversi giornalisti e studiosi del Vaticano hanno scritto in numerose lingue dei resoconti abbastanza completi e rigorosi su questi primi 100 giorni. Sembra che sia stato detto tutto, sia dal punto di vista di ciò che in queste settimane si è visto del nuovo Papa (cose dette e cose fatte), sia dal punto di vista delle attese, di quello che si attende da parte di molti dal ministero petrino di Papa Francesco.
Perciò, a questo punto, il contributo migliore è quello di ricordare il come, in questi primi 100 giorni, la stampa ha visto, descritto, amplificato, analizzato e commentato il nuovo Papa. Mi riferisco, perché è quella che conosco e seguo da vicino da molti anni, alla stampa digitale, al web, la famosa Rete, dove Papa Francesco ha fatto irruzione senza eguali in molto tempo. Per proporre questi punti attingiamo dal web senza poter citare tutte le fonti e gli autori: sarebbero decine ... 
1. Un vescovo poco conosciuto al grande pubblico. Superata la sorpresa delle prime ore, piuttosto forte (da oltre 13 secoli non veniva eletto un Papa non-europeo), subito dopo l'elezione del 13 marzo scorso, la stampa ebbe una reazione molto tempestiva e creativa e non fece particolari fatiche per trovare e diffondere parecchie informazioni sul nuovo Papa. In rete c'era molto materiale e non pochi giornalisti avevano scritto molto sul cardinale Bergoglio in occasione del Conclave del 2005. Era un cardinale sconosciuto per il grande pubblico - raramente annoverato tra i "papabili probabili" - ma non lo era così per gli addetti ai lavori, vaticanisti, studiosi della cose della Chiesa, “latinoamericanisti” ... Molti giornalisti capirono subito l'enorme "novità" del Conclave e non pochi si dichiararono sbalorditi dal coraggio dei cardinali elettori.
2. Un Papa che chiede di essere benedetto. Il primo grande racconto mediatico sul neo Papa arrivò la notte tra il 13 e il 14 marzo e si soffermava sulla scelta del nome, "Francesco" (definito subito "un vero programma pastorale"), e sulla sua autopresentazione dalla Loggia centrale della Basilica: "Buonasera!" ... e poi su queste parole insolite: "Prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me". Infine, questo primo racconto sottolineava il congedo dalla folla: "Pregate per me! ..." Richiesta che abbiamo ascoltato decine di volte in questi mesi.
3. Un Papa "tra Roncalli e Luciani". Le somiglianze fisiche e di contegno di Papa Francesco con due dei suoi grandi Predecessori, Papa Albino Luciani e Papa Angelo giuseppe Roncalli, interessarono una buona parte della stampa che credeva, a pochi giorni dell'elezione, di percepire molti aspetti simili, fisionomici e di comportamento, tra questi Papi. Sulla falsariga del tema si sono moltiplicati subito aggettivi come: "semplice", "spontaneo", affabile", "paternale", "popolano", "immediato" ... Alcuni si sono interessati con simpatia al suo modo di parlare in "itagnolo", in parte in spagnolo e in parte in italiano. Il comune denominatore era schematico: "un Papa che piace".
4. L'uso di diverse lingue. Davanti al fatto che Papa Francesco parlava solo in italiano, alcuni giornalisti, in particolare spagnoli, posero la questione delle allocuzioni plurilingue molto caratteristiche nei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (grandi poliglotti). Alla fine il Papa continuò la strada scelta introducendo una sola modifica: riassumere la Catechesi del mercoledì in spagnolo, ma niente altro. E' certo che il Papa conosce bene altre lingue ma ritiene di non avere una buona fonetica e perciò, è probabile che preferisca non cambiare. E questo non "voler cambiare" è tema che tornerà in altri momenti del racconto mediatico.
5. Un Papa con una "casa" e con un "lavoro". Per molte settimane la decisione del Papa di restare a vivere presso il Convitto di Santa Marta, sua nuova "casa", e andare a svolgere il suo ministero, "a lavorare", nel Palazzo apostolico, ha attirato l'attenzione dei media e molto fu scritto sulla questione e qualcuno, forse esagerando, ipotizzò segni di un "cambiamento del papato". In generale però si cominciò ad avere l'impressione che Francesco così facendo anticipava scelte inedite, modi nuovi e diversi nello svolgimento del suo ministero; modi e scelte che poi lui stesso ha spiegato pubblicamente in una lettera ad un amico confermando il suo desiderio di continuare a vivere il più possibile tra la gente, evitando tutto ciò che poteva isolarlo e qualsiasi cambiamento non essenziale. Infatti, in una lettera ad un prete amico argentino (p. Enrique “Quique” Rodríguez, 15 maggio 2013) il Papa ha scritto poche righe che spiegano alcuni dei suoi comportamenti: "Cerco di conservare lo stesso modo di essere e di agire che avevo a Buenos Aires poiché se alla mia età cambiasse è certo che farei il ridicolo. Non ho voluto andare a vivere nel palazzo Apostolico. Vado la solo a lavorare e per le udienze. Sono rimasto a vivere presso la Casa Santa Marta che è un convitto (dove siamo stati ospiti durante il Conclave) che ospita vescovi, sacerdoti e laici. Sono visibile alla gente e faccio vita normale: Messa pubblica al mattino, mangio nella mensa con tutti, ecc. Tutto ciò mi fa molto bene e mi evita di restare isolato".
6. Le folle. A questo punto era gia chiaro, e se ne parlò con una certa sorpresa, che attorno a Papa Francesco le folle si aggregavano in modo piuttosto abbondante, a volte oltre 200mila, comunque con una media non inferiore a 80mila. Si pensò che il tutto poteva derivare dall'eccezionalità degli eventi dopo la rinuncia di Benedetto XVI, il cui congedo richiamò folle enormi sulle piazze di San Pietro e Castel Gandolfo e negli atti finali del pontificato. A 100 giorni però, non ci sono indizi di un cambiamento. La gente accorre a vedere il Papa, lo vuole ascoltare, salutare, vuole stare vicino a lui, avvicinare un figlio e chiedere una benedizione per un caro malato e sofferente. Il Papa gradisce e corrisponde con molto affetto ed entusiasmo... Spesso, alcuni giornalisti, pensando a queste folle e alla simpatia che in generale la stampa del mondo nutre verso Papa Francesco, si chiedono: questa luna di miele finirà? e quando?
7. Fuori dagli schemi. La stampa ha dedicato anche ampio spazio a ciò che chiama un Papa "fuori dagli schemi e imprevedibile"; un Papa che non solo mette sotto sforzo e tensione coloro che hanno il dovere di sorvegliare la sua integrità fisica, ma anche i suoi collaboratori, la Segreteria di Stato, i mass-media della Santa Sede e tutti coloro che hanno la responsabilità di realizzare quanto desidera, progetta e chiede. Lui, dicono, è molto riflessivo e sa stabilire la scala delle priorità senza mai lasciarsi trascinare dalle urgenze, ma spesso comunica e condivide alla fine del processo di riflession e ciò ad alcuni può sembrare una "improvvisazione". Sceglie bene i suoi collaboratori più immediati e vicini e si fida, quindi delega, ma è un esigente di acciaio: considera la lealtà, la discrezione, la riservatezza, l'equilibrio e lo spirito di servizio alla Chiesa condizioni indispensabili per tale vicinanza.
8. Le omelie quotidiane e la priorità delle priorità: il Vangelo. Dalla sua prima omelia, il 22 marzo, nella Cappella di Santa Marta - con quella di oggi sono già 73 - questo momento quotidiano, cominciato in sordina e quasi per caso, tanto così che alcuni pensarono che era "una tantum", è diventato anche un "momento giornaliero" per la stampa in tutte le lingue. Oggi giorno, anche nelle principali testate web del pianeta, e a volte in Paesi dove i cristiani sono minoranza, non manca il servizio dedicato a ciò che ha detto il Papa. Queste omelie hanno dato del Papa una caratterizzazione precisa: un piglio pastorale deciso di sacerdote che mette al primo posto l'annuncio del Vangelo. Nessun'elaborazione teologica raffinata e complessa, componente necessaria ma lasciata per altri momenti, bensì "spiegazione del Vangelo", un'inculturazione quotidiana del Vangelo con un forte e insistente richiamo al profilo del buon e vero cristiano che sa conformare la sua vita a Gesù e a ciò che chiede ad ogni suo seguace. Il Papa sembra segnare così una grande strada spirituale per la Chiesa; strada che occorre ripercorrere per avere la forza e la linfa necessarie per stare nel mondo nel modo in cui il mondo ha bisogno di Cristo. Una grande semina all'interno della Chiesa per avere le forze che occorrono per andare fuori, "alle periferie, alla ricerca delle pecore smarrite".
9. Il linguaggio semplice e immediato. In queste omelia, come ormai la stampa sottolinea con grande rilevanza, Papa Francesco comunica spesso con metafore o immagini semplici e immediate. Lui sa che a nulla serve parlare, spiegare ogni giorno il Vangelo, si chi lo fa non "sa farsi ascoltare". Lui sa ascoltare e dunque sa quanto occorre per farsi ascoltare e, quindi, non si risparmia nella ricerca del linguaggio migliore per arrivare direttamente al cuore degli interlocutori e lasciare una traccia. Teme ciò che entra da un orecchio e presto esce dall'altro. "Le parole migliori sono quelle che hanno forza gravitazionale propria e si depositano nel cuore delle persone". Dunque, non parole simpatiche, folcloriche, ad effetto ... bensì parola con una gravità propria, con massa speicifica, e perciò con un peso esistenziale. Parole che espirmono concetti ma dirette al cuore, "l'unica sede dove l'uomo può cambiare veramente".
10. Le telefonate e lettere. Fra le poche cose che il cardinale Bergolio portò a Roma quando venne per il Conclave c'erano alcune voluminose e sgualcite rubriche piene di numeri telefonici: decine e decine di numeri di laici, religiose, sacerdoti, amici, parenti (pochi), figli spirituali, collaboratori ... Da sempre ha avuto grande memoria per ricordare ricorrenze significative e perciò è stato tempestivo nel "farsi vivo" quando l'interlocutore non si lo aspetta. Coltiva con zelo la gratitudine e gli affetti e quasi sempre le sue moltissime telefonate, in particolare in Argentina e Italia, ma non solo, sono una dimostrazione tangibile del sua rispetto per la dignità di ogni essere umano, famoso e non, importante o umile, grande personalità ecclesiastiche (ha molte amicizie cardinalizie sincere da lungo tempo) o semplici parrocchiani: dal sagrestano all'edicolante, dalla fioraia alla mamma di un tossicodipendente. A queste telefonate, spesso il Papa aggiunge decine di lettere personali spedite in giro per il mondo. Molte sono state pubblicate e la stampa ne ha parlato ampiamente.
11. Papa Francesco e Benedetto XVI. L'incontro a Castel Gandolfo tra Benedetto XVI e Papa Francesco (23 marzo), l'espressione "siamo fratelli", le diverse telefonate tra loro così come le numerose occasioni in cui il Santo Padre ha citato e ringraziato il Papa emerito, sono temi che la stampa ha molto amplificato dal primo giorno. Per un po’ di tempo è circolato moltissimo la presunta situazione dei "due Papi" (un vero tormentone che è servito solo per sprecare inchiostro come si diceva una volta) e poi un altro: quello dell'Enciclica "firmata da due Papi". Col passare del tempo le letture di queste situazioni sono diventate più corrispondenti al vero. Oggi poco o nulla si dice dei "due Papi" mentre qualcuno, pochi, si ostinata ancora sull'enciclica "a quattro mani" (perché, come il Papa ha detto, incorporerà riflessioni preparate da Benedetto XVI), ma presentandola come un documento pontificio firmato da due Pontefici. sono due cose ben diverse che però non sempre vengono chiarite. Ad ogni modo conta che la stampa abbia percepito e dato giusto rilievo al rapporto affettuoso e gentile tra Papa Francesco e il suo Predecessore e conta anche che, nonostante alcuni sforzi, non sia passata l'ipotesi di una "rottura" tra i due Papi dal punto di vista del magistero; "rottura" che si cercato di individuare non nei contenuti ma nei diversi stili e personalità dei due protagonisti.
12. Fare il Papa. Da molti comportamenti e cose dette è chiaro che Papa Francesco è più che consapevole di "essere il Papa", e sa che questo ministero dal momento in cui fu affidato da Gesù a Simone Pietro è un servizio immutabile, ma sa anche che ogni Successore di Pietro ha scelto un modo proprio di "fare il Papa". Lui ha scelto il suo e vuole percorrere questa scelta fino in fondo senza badare ai condizionamenti, come in passato fecero altri suoi Predecessori, che ama i rispetta, e dai quali spesso prende spunto nelle sue riflessioni e nel suo magistero, in particolare di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A questi due ultimi Pontefici fu particolarmente vicino. Per lui sono dei modelli da seguire senza stravolgere il suo modo di essere pastore, fedele alla propria formazione e scelta religiosa. Non è plausibile pensare che il Papa abbia un modello in testa riguardo a come "fare il Papa". E' plausibile invece che desideri fare il Papa con autenticità senza infingimenti occasionali, protocollari o consuetudinari.
13. Camminare senza perdere di vista l'orizzonte. Si avvicinano i tempi delle grandi scelte così come, gradualmente, i tempi dei grandi temi che Papa Francesco dovrà affrontare inesorabilmente. Alcuni già sono entrati nel suo magistero, in continuità con i Predecessori, ma con uno stile proprio. L'omelia della Messa in occasione della Giornata del "Vangelo della Vita", domenica scorsa è uno di questi grandi temi, così come le questioni dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso, della lotta e prevenzione degli abusi e la cura per le vittime. Ci sono poi le famose "nomine importanti" e la sua prima Enciclica, i viaggi internazionali, le diverse questioni delicate ancora non risolte ... Lui si prepara e prepara anche il terreno. Non teme le critiche, che se educate e costruttive, non ideologiche e faziose, accetta volentieri. E sono già venute fuori: "demagogo" , “pauperista” e "populista" ... In passato ha ricevuto altre critiche, anche dentro la Compagnia di Gesù, e quelle giuste ha sempre saputo fare tesoro. Come disse ai ragazzi delle Scuole dei gesuiti giorni fa, forse pensando a se stesso: "Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino è difficile, non è facile. Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non è facile, senti: c’è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta… uno cade, cade…. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche: è brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare".
14. Il centro di ogni cosa: Gesù. La stampa ha ben capito quali sono i temi sui quali Papa Francesco si sofferma più spesso e tra questi ha evidenziato con insistenza quello di Gesù, quello "dell'incontro personale con il Signore della salvezza e della storia". Per il Papa annunciare il "Gesù amore e carità" è il modo "migliore di svelare il volto del Dio Creatore", a tutti e a ognuno, in particolare ai più deboli che sopravvivono nelle periferie geografiche e dell'esistenza, lì ove l'uomo sembra disgregarsi senza una carezza e senza consolazione. Per lui la Chiesa deve stare qui, anche se corre dei rischi. La sua virtù teologale preferita è quella della "carità". Il 16 marzo, nell'incontro con i giornalisti, invitandoli a fare una buona informazione sulla Chiesa, a tenere conto di un debito "orizzonte interpretativo", Papa Francesco fu esplicito fino alla fine: "Cristo è il Pastore della Chiesa, ma la sua presenza nella storia passa attraverso la libertà degli uomini: tra di essi uno viene scelto per servire come suo Vicario, Successore dell’Apostolo Pietro, ma Cristo è il centro, non il Successore di Pietro: Cristo. Cristo è il centro. Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragion d’essere. Come ha ripetuto più volte Benedetto XVI, Cristo è presente e guida la sua Chiesa".
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I trenta elastici del cardinale Bergoglio. Insomma, un racconto mediatico straordinario. Non solo per la sua generosità abbondante, ma anche per la sua qualità e attenzione alle cose fondamentali. Papa Francesco ha avuto da sempre grande rispetto per il lavoro dei giornalisti, che considera "una missione privilegiata" per raccontare il mondo e l'uomo, ma si è tenuto sempre alla larga dalla stampa ... Oggi sono decine e decine le richieste di interviste da parte di giornalisti e testate di ogni angolo del mondo, ma difficilmente saranno accolte. Papa Francesco non ha mai amato il clamore mediatico. Oggi però, indipendentemente dalla sua volontà e dai suoi desideri, ne è stato colpito in pieno. Papa Francesco capirà che anche questo fa parte del modo di "fare il Papa" e se ne farà una ragione. Intanto segue con particolare attenzione la stampa mondiale. Il suo è un interesse costante e sostenuto, in particolare nel caso di situazioni di crisi, come faceva quando era a Buenos Aires.  Il suo edicolante, ogni mattina buttava oltre il cancello di casa, dentro una busta di plastica - sigillata con un grosso elastico - i principali quotidiani e settimanali. L'edicolante, che tra l'altro ricevette una telefonata del Papa, da casa Santa Marta, che gli chiedeva di sospendere la consegna dei giornali ... "perché tu sai cosa è successo ...", racconta che "il cardinale ogni fine del mese passava a pagare e mi ridava indietro i 30 elastici".

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