ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 8 luglio 2013

Cuius culpa


Pubblico di seguito un articolo apparso su La Stampa di oggi.
Altro che Savonarola: Pauperismo populista!
Bergoglio dimentica di essere il Papa e, con questo gesto, mortifica i martiri cristiani che ogni giorno soffrono e muoiono a causa di estremismi fondamentalisti irriducibili, con i quali è impossibile il dialogo. E dimentica nel contempo le cause complesse del fenomeno epocale che investe per primo il nostro Paese ed è anche in mano ai "burattinai" della situazione. È su quelle cause che il Papa dovrebbe tuonare e intervenire. Il pronto-soccorso non manca, perché il nostro è ancora un paese in cui l'umanità non si è spenta; ma un gesto del genere da parte del Pontefice corre il rischio di alimentare il buonismo becero che non risolve nulla e anzi non applica una giusta e sensata "regolamentazione" di quei flussi inarrestabili di persone - che rischia di influire pesantemente su una crisi già di per sé avvitata in una spirale perversa di difficile soluzione - provocando, tra l'altro e non da ultimo, l'islamizzazione dell'Europa.
Benedetto XVI (Giornata migranti 2013) aveva parlato proprio nei termini di individuare efficaci soluzioni a monte, pur inquadrati in premesse di libertà e carità:
Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione» (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998). Oggi, infatti, vediamo che molte migrazioni sono conseguenza di precarietà economica, di mancanza dei beni essenziali, di calamità naturali, di guerre e disordini sociali. Invece di un pellegrinaggio animato dalla fiducia, dalla fede e dalla speranza, migrare diventa allora un «calvario» per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro vicenda migratoria. Così, mentre vi sono migranti che raggiungono una buona posizione e vivono dignitosamente, con giusta integrazione nell’ambiente d’accoglienza, ve ne sono molti che vivono in condizioni di marginalità e, talvolta, di sfruttamento e di privazione dei fondamentali diritti umani, oppure che adottano comportamenti dannosi per la società in cui vivono. Il cammino di integrazione comprende diritti e doveri, attenzione e cura verso i migranti perché abbiano una vita decorosa, ma anche attenzione da parte dei migranti verso i valori che offre la società in cui si inseriscono.
E forse è proprio questo uno dei tanti motivi per cui è stato distrutto dai media ed ora ne è quasi del tutto ignorato, sommerso dal fenomeno-Bergoglio! Questo gesto non servirà a nulla, se non ad alimentare l'appeal mediatico ed essere strumentalizzato da chi ne ha interesse o lo interpreterà ideologicamente. L'immagine qui sotto è di per sé già eloquente.

In ginocchio accanto un altare che è una barca [Vedremo. Ma perché non si inginocchia mai davanti al Signore alla Consacrazione?] per chiedere perdono a Dio di aver ignorato vent’anni di genocidio in mare. «D’ora in poi nessuno potrà fingere di non sapere» spiegano nel seguito papale.
Un «mea culpa» dai toni nettissimi per le responsabilità del mondo e della Chiesa nella tragedia senza fine dei «boat people». Il primo viaggio di Francesco punta a scuotere l’occidente dall’indifferenza di fronte all’olocausto nel mare. Francesco celebra il funerale delle 25mila vittime dei «viaggi della speranza», terremotando ogni protocollo per incontrare i sopravvissuti e rendere omaggio al cimitero in cui le mani misericordiose del parroco e dei pescatori hanno dato sepoltura ai corpi restituiti dal mare.
Fiori gettati in mare dal Papa
Da una motovedetta Bergoglio getta una corona alla «Porta d’Europa», poi l’abbraccio in molo ai profughi, la celebrazione al campo sportivo e la sosta nella chiesetta di San Gerlando. Al presidente della Cei, Bagnasco fu negato l’ingresso nel centro, ma per Francesco non c’è programma che tenga. Ogni gesto è un monito alla mondanità, inclusa la scelta di dire messa con un calice di legno.
Nella predica d’avvento del 1493 Savonarola tuonò contro il lusso e la corruzione nelle gerarchie ecclesiastiche. Stigmatizzò che agli albori della Chiesa i calici erano di legno e i prelati d’oro, mentre al suo tempo i calici erano d’oro e i prelati di legno. Savonarola fu prima scomunicato poi bruciato come eretico e scismatico. Ora, cinque secoli dopo, è il Papa a tornare al calice di legno e a condannare la Curia carrierista e assetata di potere («il Vangelo non si diffonde con il denaro»).

Per il primo viaggio del pontificato il Papa fa rotta verso i morti senza nome. Ancora increduli per la notizia i fedeli lo aspettano in preghiera, vegliando in parrocchia. Da giorni tutta la popolazione è in fermento per l’arrivo di Bergoglio, figlio di immigrati italiani in Argentina.




Il Papa che sogna una «Chiesa povera e per i poveri» ha scelto gli immigrati e la popolazione che porta il peso dell’accoglienza. Gesti e messaggi che parlano anche alla Chiesa italiana, indicando lo stile e le priorità che il vescovo di Roma intende imprimere alla missione. (Giacomo Galeazzi)

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