ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 13 ottobre 2013

La Madonna di Fatima e il Magistero:

un inno alla vita e un monito alle coscienze 

Mancano pochi anni alla ricorrenza del centenario dell’apparizioni della Vergine Maria nella Cova da Iria di Fatima, avvenute nel 1917, e quanto mai oggi sembra urgente una rivitalizzazione del messaggio che Dio Padre, con la mediazione della Madonna, ha voluto dare a tutta l’umanità. Un messaggio che, ad un’attenta meditazione, sembra essere non solo un monito al pentimento, alla conversione del cuore e della vita, una “scossa” ad un mondo (e, in particolare, un’Europa) secolarizzato e intorpidito, ma anche (e soprattutto) un inno alla Misericordia di Dio e alla vita. L’occasione propizia per una riflessione sul punto mi sorge da un recente pellegrinaggio che ho fatto nella località portoghese, ove ogni anno migliaia di pellegrini giungono per innalzare preghiere, esprimere voti, chiedere grazie alla Santa Madre di Dio che nella conca portoghese si è presentata come Nostra Signora del Rosario.
Il 13 maggio 1917  tre fanciulli (i fratelli Giacinta e Francisco Marto di 7 e 9 anni e Lucia de Jesus di 10 anni) stavano pascolando un gregge di pecore di proprietà familiare nella Cova da Iria, frazione di Fatima, comune di Villa Nova de Ourem. Verso mezzogiorno una luce splendente cambiò la vita dei bambini: la Vergine Maria, apparendo loro, disse che bisognava pregare molto, e chiese di tornare, fino ad ottobre, ogni mese il giorno 13 alla stessa ora. E proprio ad ottobre Maria si presentò come la “Madonna del Rosario” e tutti i presenti alla Cova da Iria (circa 70.000 persone) assistettero come promesso dalla Madonna ad un miracolo: la danza del sole che, come un disco argenteo, si poteva fissare senza difficoltà alcuna e che si mise a ruotare, sembrando dover precipitare da un momento all’altro sulla terra.
Le apparizioni di Fatima si collocano in una contingenza storica drammatica per l’Europa e il mondo intero, in quanto già da 3 anni un devastante conflitto mondiale stava tormentando le nazioni europee: gli austriaci erano ormai alle porte di Venezia; l’esercito russo, frustrato dalle enormi perdite belliche, stava progressivamente arretrando, incitato all’ammutinamento dai bolscevichi di Lenin, il quale proprio ad ottobre, conclusione delle apparizioni della Madonna a Fatima, annuncerà la presa del potere al congresso dei Soviet. La vittoria bolscevica porterà alla caduta del regime monarchico zarista e dal 1922, a seguito di una sanguinosa guerra civile tra l’Armata Rossa del bolscevichi e l’Armata Bianca dei Controrivoluzionari, verrà istituito l’Urss. La Chiesa si trovava già da alcuni anni a far fronte ad un mondo impazzito, che si stava sempre più allontanando da Dio e che si catapultò in un conflitto tutt’altro che breve ed esangue. Sulla scia della rivoluzione francese, della cultura illuminista e dei governi liberal-massonici dell’800, lo scientismo, l’ateismo e il modernismo sferzavano la società e la Chiesa primo-novecentesca (dell’8 settembre 1907 è l’enciclica Pascendi Dominici Gregis, con cui papa Pio X condannò il modernismo).
Già alla luce di questo sommaria e scarna inquadratura sull’aria mortifera che si respirava in Europa, è possibile notare come fosse nei piani di Dio lanciare, con le rivelazioni di Fatima, una “scialuppa di salvataggio”, ridare speranza e vita ad un’umanità che stava letteralmente autoimplodendo.
Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi, come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori? […] Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto. Recitate il santo Rosario tutti i giorni, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra”. Già nella prima apparizione del 13 maggio 1917 la Madonna chiese ai pastorelli la loro collaborazione perché la vita trionfasse sulla morte, perché tornasse la pace, perché il vasto sistema di male e peccato che obbrobriosamente si stagliava nel cuore degli uomini, potesse essere purificato, risanato dalla preghiera, dalla sofferenza riparatrice di tre poveri fanciulli.
Il 13 luglio, ribadendo la richiesta di pregare il Rosario ogni giorno per la pace, Maria mostra ai pastorelli l’inferno che, come riportò Lucia, negli scritti successivi già diventata suora, era ”un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento”.
 E continuando quello che poi risulterà essere il famoso e discusso segreto di Fatima, la Madonna disse ai bambini “Se farete quello che vi dirò la guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, nel regno di Pio XI ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedire tutto questo, sono venuta a chiedere la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolterete le Mie richieste, la Russia si convertirà e avrete pace; diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace[…].
E ancora nell’agosto seguente disse: “pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’Inferno perché non vi è chi prega e si sacrifica per loro”. E, infine, le apparizioni del 13 settembre e del 13 ottobre, quando la Madonna annuncerà l’imminente fine della guerra e, come premesso, ebbe luogo il miracolo del sole.
Salvare le anime, ridare la pace al mondo, lenire i cuori con l’Amore e la Misericordia di Dio, raddrizzare i sentieri sviati dell’uomo, sconfiggere il vortice di morte e violenza: questo possiamo dire sia la sintesi del messaggio di Fatima. E l’eco delle richieste e dell’annuncio mariano risuona, a guerra terminata, nelle parole del papa Benedetto XV, nell’enciclica Quod Iam Diu, del 1 dicembre 1918; «Il giorno che il mondo intero aspettava ansiosamente da tanto tempo e che tutta la cristianità implorava con tante fervide preghiere, e che Noi, interpreti del comune dolore, andavamo incessantemente invocando per il bene di tutti, ecco, in un momento è arrivato: tacciono finalmente le armi […] Per spiegare come sia avvenuto improvvisamente tale cambiamento, potrebbero essere addotte certamente molteplici e svariate cause, ma se si vuole cercare veramente la ragione suprema bisogna risalire assolutamente a Colui che governa tutti gli eventi e che, mosso a misericordia dalle perseveranti preghiere dei buoni, ha concesso all’umanità di riaversi alfine da tanti lutti ed angosce».
Certo, non è chi non possa vedere come l’ammonimento mariano sia caratterizzato dalla minaccia di ulteriori castighi, di sofferenze (in particolare per la Chiesa) se il mondo non si convertirà: ammonimenti che non paiono essere stati pienamente ascoltati se, come poi è stato, la seconda guerra mondiale si è realmente verificata, producendo ancora più morte e devastazione.
Ciononostante Maria, la “messaggera” di Dio ha voluto indicare la via maestra perché l’uomo possa tornare a Dio, riedificare una società e una cultura della vita, rinsaldare un’alleanza che per Dio è eterna ma per l’uomo sembra essersi sbiadita e allentata: il perdono, i sacramenti, la preghiera, la pace, la carità, la giustizia, la grazia divina, la vita.
E al Cuore Immacolato di Maria anche Pio XII volle consacrare, nel mezzo del secondo conflitto mondiale, la Chiesa e l’intero genere umano nel Radiomessaggio al Portogallo del 31 ottobre 1942 dicendo così che “A Voi, al vostro Cuore Immacolato, Noi, quale Padre comune della grande famiglia cristiana, come Vicario di Colui al quale fu concesso ogni potere in cielo e in terra (Mat. 28, 18), e dal quale ricevemmo la cura di quante anime redente col suo sangue popolano l’universo mondo, — a Voi, al vostro Immacolato Cuore, in quest’ora tragica della storia umana, affidiamo, rimettiamo, consacriamo non solo la Santa Chiesa, corpo mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante parti e in tanti modi tribolata, ma anche tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima delle proprie iniquità. Vi commuovano tante rovine materiali e morali; tanti dolori, tante angosce di padri e di madri, di sposi, di fratelli, di bimbi innocenti; tante vite in fiore stroncate; tanti corpi lacerati nell’orrenda carneficina; tante anime torturate e agonizzanti, tante in pericolo di perdersi eternamente!».
E il venerabile Eugenio Pacelli risaltò per essere un pontefice prediletto dal Cuore Immacolato di Maria e, fortemente legato al messaggio di Fatima, giacchè dieci anni più tardi con la lettera apostolica “Sacro vergente anno de universae Russorum gentis Immaculato Mariae Cordi consecratione” scrisse, in conclusione, che «Noi, pertanto, affinché più facilmente le Nostre e le vostre preghiere siano esaudite, e per darvi un singolare attestato della Nostra particolare benevolenza, come pochi anni fa abbiamo consacrato tutto il mondo al Cuore immacolato della vergine Madre di Dio, così ora, in modo specialissimo, consacriamo tutti i popoli della Russia al medesimo Cuore immacolato, nella sicura fiducia che col potentissimo patrocinio di Maria vergine quanto prima si avverino felicemente i voti, che Noi, che voi, che tutti i buoni formano per una vera pace, per una fraterna concordia e per la dovuta libertà a tutti e in primo luogo alla chiesa; in maniera che, mediante la preghiera che Noi innalziamo insieme con voi e con tutti i cristiani, il regno salvifico di Cristo, che è «regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace», in ogni parte della terra trionfi e si consolidi stabilmente.»
E ancora nell’enciclica “Fulgens Corona” del settembre 1953, per la Natività della Beata Vergine Maria, scrive Papa Pio XII “[…]Se dunque si è errato, bisogna ritornare sulla diritta via; se le tenebre dell’errore hanno avvolto le menti, senza indugio devono essere dissipate dalla luce della verità; se quella morte, che è la vera morte, si è impadronita degli animi, bisognerà con vivo efficace desiderio accostarsi alla vita: a quella celeste vita, che non conosce tramonto perché ha origine da Cristo Gesù; se con animo fiducioso e fedele lo seguiremo in questa terra di esilio, certamente, insieme con lui godremo nei cieli la beatitudine eterna. Questo ci insegna e a queste cose ci esorta la beata vergine Maria, madre nostra dolcissima, la quale ci ama di autentico amore, certamente più di tutte le madri terrene. Come ben sapete, venerabili fratelli, di queste esortazioni e inviti a un ritorno a Cristo e a una diligente ed efficace conformità ai suoi insegnamenti hanno gran bisogno gli uomini d’oggi, in un momento in cui tanti si sforzano di svellere radicalmente dagli animi la fede di Cristo, o con mascherate e astute insidie, o anche con una propaganda e un’esaltazione aperta e ostinata dei loro errori da essi propalati così impudentemente, come se fossero gloria del progresso e dello splendore di questo secolo. Ma rigettata la nostra santa religione, negati i divini voleri che sanciscono il bene e il male, appare evidente che quasi a nulla giovano le leggi e quasi a nulla è ridotta la pubblica autorità; si ha di conseguenza che gli uomini, perduta con queste dottrine fallaci la speranza e l’attesa dei beni immortali, è naturale che cerchino smodatamente i beni terreni, avidamente desiderino quelli altrui e talora, quando l’occasione e la possibilità si offrono loro, se ne impadroniscano anche con la violenza. Di qui prorompono gli odi, le invidie, le rivalità e le discordie tra cittadini; di qui nasce la perturbazione della vita pubblica e privata, e gradatamente si scalzano quelle fondamenta dello stato che mal potrebbero essere sostenute e rafforzate dall’autorità delle leggi civili e dei governanti; di qui infine la diffusa decadenza dei costumi a motivo dei licenziosi spettacoli, dei libri, dei giornali e di tanti delitti. Non neghiamo che in questo campo l’autorità dello stato possa far molto; tuttavia il risanamento di tante sciagure è da ricercarsi in rimedi più profondi. È necessario chiamare in aiuto una forza maggiore di quella umana, che penetri negli animi e li rinnovi con la divina grazia rendendoli col suo ausilio migliori. […]Molte grazie tutti debbono implorare nelle presenti circostanze dall’aiuto della beata Vergine, dal suo patrocinio, dalla sua potenza mediatrice. Chiedano innanzi tutto – come abbiamo già detto – che i propri costumi, con il soccorso della divina grazia, sempre più si uniformino agli insegnamenti cristiani, perché la fede senza le opere è morta (cf. Gc 2,20.26), e perché nessuno può fare convenientemente cosa alcuna per il pubblico bene, se prima egli stesso non rifulga come esempio di virtù agli altri. […]Mentre perseverano con indomabile animo nella fede dei padri, facciano proprie in questi gravi frangenti le seguenti parole del Dottore Mellifluo, quasi distintivo di cristiana fortezza: «Staremo in piedi e combatteremo sino alla morte, se sarà necessario, per nostra madre (la chiesa), con le armi che ci saranno consentite: non con gli scudi e le spade, ma con la preghiera e le lacrime a Dio».
Anche gli ultimi pontefici sono parimenti legati alla Madonna di Fatima, in particolare il beato Giovanni Paolo II, che il 13 maggio 1981, ferito gravemente dall’attentatore turco Alì Agca, riuscì a sopravvivere in quanto le pallottole che trapassarono il suo corpo non lesero gli organi vitali. Scorgendo la protezione materna della Vergine Santa, il Papa affermò successivamente che ”Una mano ha premuto il grilletto, un’altra mano materna ha deviato lo traiettoria del proiettile. E il Papa agonizzante si è fermato sulla soglia della morte“. Ma ancora più toccanti furono le parole della preghiera con cui il 13 maggio dell’anno successivo, ad un anno dall’attentato e nella ricorrenza del 65° delle apparizioni di Fatima, Giovanni Paolo II volle rinnovare l’affidamento e la consacrazione alla Vergine: […] «Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, ti affidiamo anche la stessa consacrazione per il mondo mettendola nel tuo Cuore materno. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli stessi uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla nostra contemporaneità e sembra chiudere le vie verso il futuro! Dalla fame e dalla guerra liberaci! Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci! Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo,liberaci! liberaci! Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza![…]».
E così intense sono anche le parole di Benedetto XVI, che già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede commentò il Messaggio di Fatima, e che nell’omelia del 13 maggio 2010 in occasione del viaggio apostolico del 10° anniversario della beatificazione di Giacinta e Francesco, pastorelli di Fatima, ebbe occasione di rimembrare che «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162). Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.».
Cosi come in continuità con i predecessori è stata la scelta di Sua Santità Papa Francesco che dopo aver consacrato lo scorso 13 maggio 2013 il suo pontificato alla Vergine di Fatima, il 13 ottobre ha deciso di consacrare tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria.
Non è chi non veda come da Fatima giunga un vigoroso appello a rievocare la suprema lex della salus animarum, che oggi spesso sembra smarrirsi, nascosta polverosa in qualche anfratto delle nostre parrocchie, e che riemerge inequivocabilmente nelle accorate parole della Madonna, quasi a volere ricordare all’uomo le parole di Gesù nel Vangelo di San Luca “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 25). Ancora il Figlio di Dio ha detto, “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30): tertium non datur.
E la resipiscenza anche dell’uomo d’oggi non può che passare per un’intensificazione della preghiera tutti, giacchè i venti di guerra che provengono dal Medio Oriente sembrano prospettare una deriva planetaria del già debole equilibrio mondiale.
Tuttavia preme sottolineare come un’altra guerra, silenziosa e spesso censurata dai media, sia all’opera: la guerra contro la vita nascente, contro la vita debole ed indifesa, sfregiata quotidianamente da pusillanimi ideologie che superano di gran lunga la macchina mortale messa in campo dall’olocausto hitleriano e dalla follia staliniana. Milioni, anzi miliardi di feti uccisi, di embrioni cancellati, sotto l’egida rassicurante del diritto e della legge! Politiche e campagne di (de-)sensibilizzazione sempre più eutanasiche che soprattutto dal mondo anglofono e dal Nord Europa si diffondono inesorabili in tutto il mondo! Disegni di legge panomofobici, distorsione del concetto di famiglia naturale, fecondazioni ostinate e di tutti i tipi pur di aver un figlio! Grembi materni in affitto, donne sfruttate e vendute come forni dentro cui far lievitare il “prodotto” tanto agognato! Tracotanti progetti di cancellazione della differenza sessuale maschio-femmina, della distinzione  padre-madre! Ipersessualizzazione e omosessualizzazione della cultura propinata a bambini, giovani e ragazzi! Derive eugenetiche, liberalizzazione del suicidio assistito, della morte self-service! Obnubilamento anticristiano e proposte varie per sradicare presenze e simboli religiosi (quasi esclusivamente cattolici!).
Apertis verbisUN ATTACCO, UNA GUERRA MONDIALE CHE DURA DA DECENNI CONTRO LA VITA E, DIRETTAMENTE, CONTRO DIO AUTORE E FONTE DELLA VITA!!
Ben ha detto S.E il Vescovo di Livorno, Mons. Simone Giusti, che nei giorni in cui ho soggiornato a Fatima, si è recato in pellegrinaggio con la sua Diocesi e il Movimento di Fatima e che in un passaggio della sua omelia alla cappellina delle apparizioni ha voluto ridestare le coscienze contro l’evidente e ormai decennale attacco contro la vita, definendo l’aborto un delitto aberrante contro un corpicino indifeso.
Il messaggio di Fatima si palesa anche oggi, come un secolo addietro, un inno alla vita “bombardata” a grappolo ogni giorno, un monito alla coscienza umana che ha slacciato ogni legame con principi non negoziabili, legge naturale, tutela e promozione della vita.
Consoliamo allora il nostro Dio, sull’esempio dei numerosi pellegrini che si consacrano al Cuore Immacolato di Maria, che pregano ai piedi di Nostra Signora del Rosario, dei genitori, delle mamme, delle donne, dei nonni, dei papà, dei giovani e degli anziani e soprattutto dei bambini che fanno voti, bruciando le famose “velas”, offrono le loro penitenze percorrendo in ginocchio quel tratto della spianata della Cova da Iria che porta alla Capelinha. I numerosi peccati, le violenze perpetrate quotidianamente alla vita meritano riparazione con la preghiera, i sacrifici e la carità, ma soprattutto amplificando il megafono della Verità, in opposizione ai falsi profeti e alle menzogne preconfezionate dall’impero delle tenebre.
By Riscossa Cristiana On 13 ottobre 2013 
di Giampaolo Scquizzato


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