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sabato 16 novembre 2013

Lo diceva anche nonna Pina: non giocare coi tarocchi


Scalfari ha taroccato le frasi di Papa Francesco?

Scalfari ha taroccato le frasi di Papa Francesco?

Il Vaticano ritira ufficialmente dal proprio sito Internet la lunga intervista (apparsa a suo tempo anche sull’Osservatore Romano, con richiamo in prima pagina) concessa da Papa Francesco a Eugenio Scalfari. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha spiegato che “l’intervista è attendibile in senso generale, ma non nelle singole valutazioni. Per questo si è ritenuto di non farne un testo consultabile sul sito della Santa Sede. In sostanza, togliendola si è fatta una messa a punto della natura di quel testo. C’era qualche equivoco e dibattito sul suo valore”. La decisione, ha aggiunto padre Lombardi, è stata della Segreteria di Stato.

I DUBBI SUI PASSAGGI PIU’ DELICATI
Il primo a mettere in fila, una dopo l’altra, le perplessità sull’intervista, era statoAndrea Tornielli sul suo blog. Molte incongruenze, vari particolari che facevano pensare a una ricostruzione ex post del colloquio anziché a una puntuale trascrizione di quanto detto dal Pontefice. Nel lungo testo pubblicato daRepubblica, si leggeva innanzitutto che “i padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare”. Frase “strana”, che faceva dire a Tornielli: “Non riesco proprio a immaginarmi Papa Bergoglio che parlando di se stesso dice di avere l’umiltà e l’ambizione di voler fare qualcosa”. Un altro passaggio controverso era quello relativo alla risposta su Bene e Male. Il Papa diceva infatti che “ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male, noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”.
LA SMENTITA DEL CARDINALE DOLAN
E poi, la lunga ricostruzione di ciò che avvenne subito dopo l’elezione e prima dell’accettazione canonica. Secondo il virgolettato attribuito a Francesco, quest’ultimo diceva: “Prima dell’accettazione chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. (…) Poi la luce si dissipò, io mi alzai di scatto e mi diressi nella stanza dove mi attendevano i cardinali e il tavolo su cui era l’atto di accettazione. Lo firmai, il cardinal Camerlengo lo controfirmò e poi sul balcone ci fu l’Habemus Papam”. Ma questo racconto era stato smentito da molti partecipanti a quel Conclave, e pubblicamente dal cardinale americano Timothy Dolan, fino a pochi giorni fa presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti: Bergoglio, appena eletto, aveva subito accettato, come prevedono l enorme canoniche. Inoltre, non ci sono stanze vicino alla Loggia delle Benedizioni da cui s’affacciò, poco dopo le 20.00 del 13 marzo, il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran.
RICOSTRUZIONE COMUNQUE FEDELE, SECONDO PADRE LOMBARDI
Fin dal principio, la direzione della Sala Stampa vaticana aveva invitato alla cautela: “Non risulta che il testo dell’intervista sia stato rivisto”, diceva padre Lombardi prima di aggiungere, comunque, “che la ricostruzione complessiva delle affermazioni del Papa è stata fedele“.
http://www.formiche.net/2013/11/15/scalfari-ha-taroccato-le-frasi-papa-francesco/
"Cancellata" la conversazione con Scalfari. Cosa significa?
di Riccardo Cascioli16-11-2013
Da ieri il testo del colloquio tra papa Francesco e il fondatore del quotidiano Repubblica, Eugenio Scalfari, non compare più sul sito della Santa Sede (www.vatican.va). Come si ricorderà il Papa aveva ricevuto Scalfari in Vaticano dopo la pubblicazione su Repubblica della lettera che papa Francesco gli aveva inviato in risposta a due articoli dello stesso Scalfari. Il giornalista aveva poi pubblicato anche il contenuto della conversazione in Vaticano, quello che ieri è stato tolto dal sito della Santa Sede. Per spiegare la decisione il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, ha detto che «il testo è attendibile nel suo senso generale ma non nelle singole formulazioni virgolettate, non essendo stato rivisto parola per parola». In sostanza, ha detto padre Lombardi, «togliendolo  si è fatta una messa a punto della natura di quel testo. C'era qualche equivoco e dibattito sul suo valore». Quanto alla paternità della decisione – ha concluso - «non c'è bisogno di pensare a interventi di particolare rilievo, può essere stato deciso a qualsiasi livello della Segreteria di Stato, responsabile per il sito internet del Vaticano».
In effetti fin dai primi giorni padre Lombardi aveva chiarito che il testo non era stato rivisto dal Papa e comunque erano attribuite a Francesco delle espressioni sulla cui autenticità i vaticanisti più preparati avevano subito dubitato. Sicuramente sbagliato – smentito dai cardinali testimoni - era poi il particolare raccontato della preghiera del papa prima di accettare l’elezione. 
Ora c’è da scommettere che la decisione di rendere non consultabile quell’articolo sul sito del Vaticano farà riaccendere le polemiche sia sui contenuti dell’articolo – le affermazioni attribuite al Papa – sia sull’opportunità di certe scelte pastorali. Del resto che alcune affermazioni contenute nell’articolo avessero provocato disorientamento in tanti fedeli è innegabile, e lo stesso padre Lombardi – sebbene con un linguaggio molto diplomatico – ha dovuto ieri ammetterlo. Piuttosto c’è da chiedersi perché si sia aspettato tanto per fare «una messa a punto della natura di quel testo»: si fosse provveduto immediatamente si sarebbero evitati molti fraintendimenti sul pensiero e sulle intenzioni del Papa.

Come sulle nostre colonne aveva immediatamente chiarito monsignor Antonio Livi, questi testi giornalistici non sono Magistero, e se proprio gli si vuole dare un valore, quelle affermazioni devono essere interpretate alla luce del Magistero. Questo vale non solo per l’articolo in questione, ma anche per la prima lettera inviata a Scalfari, per la conferenza stampa sull’aereo e per l’intervista concessa alla Civiltà Cattolica. E vale anche per la lettera scritta dal papa emerito Benedetto XVI al matematico Piergiorgio Odifreddi e pubblicata sempre su Repubblica.
Nel merito dei contenuti – su coscienza e Verità – rimando all’articolo di monsignor Livi a commento della lettera a Scalfari, mentre sul modo di porsi di fronte a queste scelte pastorali riprendo un passaggio di un secondo articolo di Livi, che fornisce il giusto criterio per porsi davanti a quelle che sono a tutti gli effetti scelte pastorali:

«Possono esserci tante scelte diverse, tutte ugualmente buone e meritorie perché animate dalla medesima intenzione di applicare con intelligente fedeltà la verità rivelata (il Vangelo), che di per sé è assoluta, alle situazioni concrete nelle quali ci si trova a operare e che sono logicamente relative ai tempi e ai luoghi, nonché alle risorse umane delle quali si dispone in quel momento.(…) Trattandosi di scelte dettate da valutazioni di tipo prudenziale (funzione della recta ratio agibilium), ogni iniziativa che nella forma e nella sostanza risulti compatibile con il dogma e la morale della Chiesa può essere adottata legittimamente, e chi opera queste scelte pastorali va rispettato dagli altri fedeli, liberi a loro volta di pensarla in modo diverso sull’opportunità di tali scelte. 
Il disaccordo è legittimo, ma deve essere espresso con toni rispettosi, senza attentare all’unità nella fede e senza dogmatizzare quello che, appunto, è opinabile. Viene a proposito il saggio principio patristico: «In necessariis unitas; in dubiis libertas; in ommnibus caritas». E questo criterio, che è l'unico che si possa dire davvero cattolico, vale tanto per le opinioni teologiche (delle quali mi sono occupato sistematicamente con il trattato su Vera e falsa teologia) quanto per le scelte pastorali (come sono quelle dei papi che ritengono opportuno scrivere a dei giornali di orientamento laicista). Se quelle sono mere ipotesi di interpretazione del dogma, queste sono ipotetiche (possibili) applicazioni pratiche dello spirito evangelico».
Un’ultima notazione: la decisione presa ieri e le parole di padre Lombardi confermano quello che già da tempo stiamo dicendo, ovvero la necessità in Vaticano di porsi il problema della comunicazione, perché come si è visto spesso con papa Francesco – ma è successo diverse volte anche con Benedetto XVI – sui media rischia di passare un messaggio diverso se non opposto alle intenzioni del Papa, con effetti ovviamente deleteri per la missione della Chiesa. Chi ha a cuore la missione della Chiesa e l'annuncio della Verità non può permettersi di pubblicare sul sito del Vaticano per mesi un testo che è fonte di «equivoci».

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