ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 9 gennaio 2014

Il fumo di Satana nella Chiesa … quale fumo?





Dopo aver letto lo scambio di lettere tra Mario Palmaro e Riccardo Cascioli, quest’ultimo Direttore del giornale “on line” La Bussola Quotidiana, dove le lettere sono state pubblicate, abbiamo subito deciso di riprenderle sul nostro sito per presentarle ai nostri lettori.
Le due lettere sono come un affresco, non certo esaustivo, ma decisamente realistico, della situazione in cui versa la Chiesa cattolica da ormai più di cinquant’anni e dopo il governo di ben sei papi.
Soprattutto, esse rispecchiano le preoccupazioni di quel variegato mondo cattolico che vive con grande disagio la fede in un contesto ecclesiale sempre più deteriorato. In tale mondo, com’è inevitabile, sono presenti sensibilità diverse che vanno dal cosiddetto tradizionalismo all’altrettanto cosiddetto normalismo, tutte riconducibili a quella tendenza che si usa chiamare conservatrice, se non altro in opposizione a quell’altra che si usa chiamare progressista e che sarebbe molto più corretto appellare rivoluzionaria.
Insieme al primo impulso, però, - quello della immediata pubblicazione delle due lettere – ecco che è sorto in noi il bisogno di proporre qualche precisazione, non per interferire nel rapporto tra i due scrittori, ma per porre in rilievo alcuni aspetti di tale rapporto, che pensiamo possano essere di un certo interesse per i nostri lettori.

Al fine di abbozzare le due posizioni espresse da Palmaro e da Cascioli, e dare così, fin da subito, un’idea quasi plastica della differenza esistente tra di esse, abbiamo tenuto fermo il titolo con il quale La Bussola Quotidiana ha presentato le due lettere (Il fumo di Satana nella Chiesa), e in relazione ad esso abbiamo riportato l’immagine pubblicata da La Bussola Quotidiana stessa, chiaramente riconducibile alla posizione Cascioli, e una vignetta sul “fumo di Satana” di Paolo VI, che siamo noi a ricondurre alla posizione di Palmaro.

Lo abbiamo fatto, non per provocare, ma per stimolare, poiché l’immagine e la vignetta esprimono esattamente il nocciolo del problema: per Cascioli il fumo di Satana sarebbe esterno alla Chiesa, generato dai nemici di essa; per Palmaro invece esso è interno alla Chiesa, generato dagli uomini di Chiesa, papa in testa.

Inutile dire che la lettera di Palmaro espone bene quello che è anche il nostro convincimento, che è poi lo stesso di tanti cattolici che vogliono rimanere fedeli all’insegnamento millenario della Chiesa; convincimento peraltro ben fondato, com’è facilmente deducibile dalle centinaia di articoli pubblicati sul nostro sito.
La lettera di Cascioli, invece, ci conferma che tanti cattolici, del tutto in buona fede, non guardano all’insegnamento millenario della Chiesa, ma solo alla Chiesa in sé, come se essa in questi cinquant’anni non fosse mai cambiata, come se le mutazioni quasi genetiche prodottesi in questi cinquant’anni fossero solo dei fisiologici intoppi dovuti al fluire della vita.

Per tutte, rileviamo il classico richiamo all’unità, che sarebbe il bene supremo e che si farebbe intorno al Papa, che è infallibile nel definire la verità rivelata.
L’assunto è semplice e a suo modo risolutivo, ma è insieme superficiale e intrinsecamente fuorviante, poiché la Chiesa di Cristo è sicuramente retta da Lui, ma Cristo è la Verità e non il Papa, così che l’unica unità possibile si fa intorno alla Verità, non intorno al Papa. Solo se il Papa trasmette la verità rivelata, è possibile riferirsi a lui per l’unità, poiché in quel caso egli è il rappresentante della Verità, il reale rappresentante di Cristo. Esattamente come recita il passo del Catechismo citato: «Il Papa non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio», infatti egli è il maestro supremo ed è infallibile, ma non perché è, per esempio, Francesco, ma perché, pur essendo, per esempio, Francesco, non è lui ad essere infallibile, ma la dottrina che insegna, che è la dottrina di Cristo, che è la Verità, e la Verità è infallibile e perenne, fino al punto da mantenere questa sua infallibilità anche quando viene trasmessa e insegnata dal Papa.
Il noto passo di San Luca (22, 31-32) del Giovedì Santo, esprime chiaramente questo concetto «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli
La chiave sta in quel “una volta ravveduto”, che si basa sul “io ho pregato per te”, che è dovuto a “satana vi ha cercato per vagliarvi”.
Satana continua a cercare i fedeli di Cristo e i successori degli Apostoli, Cristo continua a pregare per loro, ma non tutti si ravvedono, e se il Papa non si ravvede non può confermare i suoi fratelli. Infatti non c’è nulla di automatico nell’assistenza dello Spirito di Verità promesso da Cristo, il presupposto è il ravvedimento, è la fedeltà all’insegnamento, è la trasmissione della Verità tutta intera; senza questo presupposto, che permette al Papa di insegnare e di trasmettere ciò che ha ricevuto e che viene da Cristo, viene meno anche il “non può errare” del Catechismo, che infatti precisa: “non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio”. Quelle verità e non altre, quelle verità tutte intere, senza tagli né aggiunte, soprattutto se prese in prestito dal mondo. In quest’ultimo caso il Papa può errare, perché non insegna più le verità rivelate da Dio, che sono infallibili, ma le verità, per esempio, di Francesco, che è fallibile.L’unità è il bene supremo non perché costituisce un valore in sé, ma perché è tutt’uno con la verità, come si evince dal Credo. Credo in un solo Dio, credo in un solo Signore, unigenito, credo nella Chiesa una, professo un solo battesimo, aspetto la risurrezione dei morti 
e la vita del mondo che verrà.
Un solo Dio, un solo Signore, una sola Chiesa, un solo battesimo, una sola risurrezione, una sola vita futura, che insieme fanno una sola Verità. 
L’unità e la verità sono tutt’uno, non può esserci unità senza la verità; senza la verità, l’unità si può costituire intorno ad un uomo, intorno ad un concetto, intorno ad un oggetto, ma sarà solo l’unità dell’uomo, l’unità del concetto, l’unità dell’oggetto. Per costituire l’unità vera, quella che viene da Dio e che riconduce a Dio, è necessaria la verità, e allora si avrà l’unità nella verità. Se non nella verità, l’unica unità possibile sarà sempre un’unità nel mondo, del mondo e per il mondo: e questa non è l’unità cattolica!

In questa ottica, che non è nostra, ma è l’ottica cattolica e che di nostro ha solo la possibile cattiva esposizione, non si può parlare delle ragioni dei singoli e dei gruppi, che certo vanno sacrificate a favore dell’unità nella verità, ma si deve parlare delle ragioni della verità stessa, che possono essere espresse anche dai semplici fedeli, e senza le quali ogni appello all’unità si trasforma in una possibile trappola dove “satana va cercando per vagliarci come il grano”.
Ciò che sovente si dimentica è che ogni fedele cattolico deve compiere il proprio dovere di stato in corrispondenza con i talenti assegnatigli dal Signore e in conformità con l’insegnamento del Signore, in conformità con la verità. E come il dovere di stato del Papa è di insegnare l’unica verità ricevuta e trasmetterla ai fratelli per confermarli, così il dovere di stato del fedele è di fare, per esempio, il padre o il figlio, rimanendo unito al Papa per restare unito alla verità, e ovviamente, riprendendo il Papa se questi gli fa correre il rischio di non restare unito alla verità. In questo caso l’atto del fedele non è ribellione contro i governanti indegni, ma atto di carità nei confronti di tali governanti, che potranno comprenderlo e adeguarsi e ravvedersi, oppure non comprenderlo e continuare a perseverare nell’errore.

Questi ultimi cinquant’anni hanno visto le Gerarchia cattolica muoversi con disinvoltura lungo vie che sono prevalentemente le vie del mondo, molto lontane dalle vie di Dio e spesso rivolte non verso il cielo, ma verso l’inframondo. Non è un caso che lo sfaldamento della compagine cattolica si sia sempre più accentuato fino alla drastica riduzione dei consacrati e degli ordinati e fino alla percezione della necessità di ri-evangelizzare gli evangelizzati.
Un processo che, certo, ha radici lontane e che è stato spesso trascurato e sottovalutato proprio in forza di quella falsa idea dell’unità di cui abbiamo appena detto, ma che ultimamente ha assunto connotazioni catastrofiche fino a indurre tanti a parlare di apostasia silenziosa e di abominio nel luogo santo.
In questo contesto i fedeli, per compiere il proprio dovere di stato, non possono adattarsi allostatus quo, ma devono necessariamente alzare la voce, quella stessa che finora non è stata ascoltata; e devono farlo indipendentemente dai risultati e dalle condivisioni, per il solo dovere direndere testimonianza alla Verità.
Non è la raccolta dei consensi che dà ragione alla testimonianza, anzi, visto l’insieme del mondo in cui viviamo, i consensi sono spesso indicativi del fatto che si sta percorrendo la strada sbagliata. Gli unici che sembrano non accorgersene sono gli uomini di Chiesa che si compiacciono del consenso del mondo e i fedeli che pensano di dover seguire il Papa anche quando incontra i consensi del mondo che ha in odio Dio e la Sua Chiesa. E questi fedeli, invece di continuare a trovare scappatoie per giustificare in qualche modo le derive e i tradimenti del Papa, attribuendo sempre ai nemici della Chiesa strumentalizzazioni che non sono tali, farebbero meglio a guardare con attenzione ai gesti, alle parole e alle azioni del Papa, e a vagliarli alla luce della verità di Nostro Signore, fino al punto, se necessario, di ripetere al successore di Pietro le stesse parole che Nostro Signore rivolse al novello Pietro, primo Papa, esattamente poco dopo avergli conferito l’investitura: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (cfr. Mt. 16, 13-23). A riprova che non basta essere papa per essere esente dal rischio di pensare ed agire “secondo gli uomini” e non “secondo Dio”.

È solo facendo così che si verrà incontro a quanto predetto da Nostro Signore: «Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Frase retorica, riferita all’interno della Chiesa, dove all’approssimarsi della Parusia la fede si ridurrà al lumicino, e perdurerà solo grazie a coloro che saranno rimasti fedeli a Nostro Signore, grazie al piccolo resto che persevererà nonostante le deviazioni e i tradimenti dei chierici, papa compreso.
di Giovanni Servodio

Invitiamo tutti nostri lettori a pregare per l'amico Mario Palmaro,
da pochi mesi colpito da una gravissima malattia


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