ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 11 gennaio 2014

Quis ut ille?

"Chi sono io per giudicare " : Dio avrà gradito questa frase ?

“Talvolta siamo sfiduciati perché si ha l’impressione, fomentata dai poteri massmediatici, che dalla più alta Cattedra non solo NON ci arrivano, sui temi fondamentali, le parole che dovremmo poter ascoltare, che il mondo dovrebbe ascoltare, ma ci stanno arrivando messaggi più che problematici, messaggi liquidi che confondono, che portano acqua al mulino di chi vuole l`annacquamento se non l`oscuramento della Dottrina cattolica, messaggi che obbligano i comunicatori vaticani a continue rettifiche che nessuno legge perché quel che è registrato sono le parole ambigue del Papa, parole che ha detto, che i media non inventano anche se poi ci ricamano sopra, parole riprese e amplificate.


Ha perfettamente ragione Palmaro quando dice che Jorge Bergoglio con il suo "chi sono io per giudicareha guadagnato in pochi secondi più metri a favore della lobby gay quella frasetta di Papa Francesco, che in decenni di lavoro tutto il movimento omosessualista mondiale".

L`unità si fa attorno al Papa, ma se dal Papa ci vengono parole e gesti che seminano non unione ma disunione, non chiarezza ma confusione, se dal Papa NON ci vengono le parole di cui abbiamo bisogno, di cui il mondo alla deriva ha bisogno, a parte la preghiera, base di tutto, forse che dovremmo girare gli occhi da un`altra parte, tapparsi le orecchie, far finta di non aver ascoltato, letto o visto?

Forse che dovremmo accettare, e trovare normale e giusto, che un Papa non si esprima più su temi fondamentali e etici?


C`è chi sceglie di restare ai piedi della Croce di Cristo, lo sguardo volto solo a Lui, in preghiera e in silenzio, e c`è anche chi ai piedi di quella Croce, sceglie di parlare, rivolgendosi al Signore innanzitutto ma ANCHE ai suoi fratelli e sorelle di Fede.

Sì, molti sentono come un dovere, un diritto e una grande responsabilità esprimere i propri pensieri e sentimenti, anche se portano nomi come indignazione, sgomento, apprensione”.

L’ottimo blog Traditio Liturgica  ha dedicato un thread alla Tradizione : la “ mamma” dei Vangeli che NON “è cosa da vecchi, qualcosa che - come pare sostenere lo stesso papa Bergoglio - bloccherebbe il soffio dello Spirito santo. In questo tipo di pensiero, Dio non può che esprimersi in una sorta di spontaneismo umano, libero dai gravami della "legge" e da doveri che fino a ieri "obbligavano" i credenti.”  
QUI l’intero articolo .
Certamente i soliti noti staranno "etichettando immediatamente eventuali dubbiosi o contestatori con l'infamante nome di "tradizionalisti" (traditionalist clergy). 
È una tecnica usata ampiamente anche in Italia e ovunque, pur di far tacere le resistenze e operare indisturbati. 
Tutto ciò fatto in nome di "persone semplici" e dei "lontani" puzza di operazione a tavolino per modificare, a tappe, un'identità cristiana" ( blog citato QUI ).
Alla Tradizione il Successore di Pietro e Vicario di N.S.G.C. sulla terraoggi ha fatto riferimento : «Prima «confessare»: «La fede è confessare Dio, ma il Dio che si è rivelato a noi, dal tempo dei nostri padri fino ad ora; il Dio della storia. 
E questo è quello che tutti i giorni noi recitiamo nel Credo. 
E una cosa è recitare il Credo dal cuore e un’altra come pappagalli, no? Credo, credo in Dio, credo in Gesù Cristo, credo… 
Io credo in quello che dico? - ha domandato Francesco - Questa confessione di fede è vera o io la dico un po’ a memoria, perché si deve dire? O credo a metà?».
«Confessare la fede! - ha esortato - Tutta, non una parte! Tutta! E questa fede custodirla tutta, come è arrivata a noi, per la strada della tradizione: tutta la fede! 
E come posso sapere se io confesso bene la fede? 
C’è un segno: chi confessa bene la fede, e tutta la fede, ha capacità di adorare, adorare Dio».

Il Papa ha proseguito: «Noi sappiamo come chiedere a Dio, come ringraziare Dio, ma adorare Dio, lodare Dio è di più! Soltanto chi ha questa fede forte è capace dell’adorazione».

«Io oso dire - ha messo in evidenza - che il termometro della vita della Chiesa è un po’ basso in questo»: di capacità di adorare «non ne abbiamo tanta, alcuni sì…». E questo avviene «perché nella confessione della fede noi non siamo convinti o siamo convinti a metà».

L’altro atto è «affidarsi»: «L’uomo o la donna che ha fede si affida a Dio: si affida!»; Francesco ha citato «Paolo», che «in un momento buio della sua vita, diceva: “Io so bene a chi mi sono affidato”. A Dio! Al Signore Gesù! Affidarsi: e questo ci porta alla speranza».

«Così come la confessione della fede ci porta all’adorazione e alla lode di Dio - ha osservato il Pontefice - l’affidarsi a Dio ci porta ad un atteggiamento di speranza. Ci sono tanti cristiani con una speranza con troppa acqua, non forte: una speranza debole. Perché? Perché non hanno la forza e il coraggio di affidarsi al Signore. Ma se noi cristiani - ha concluso Francesco - crediamo confessando la fede, anche custodendo, facendo la custodia della fede, e affidandoci a Dio, al Signore, saremo cristiani vincitori. E questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede!». 

In questo momento di oggettiva confusione, in buona parte alimentata dalla stampa, una Teologa, di stampo tradizionale, ci raccomanda le virtù cristiane della prudenza e della perseveranza : 
“ Che in Vaticano operino poteri occulti di chiaro stampo anti-cristiano ormai, purtroppo è un fatto riconosciuto, ma affermare in termini apodittici certe cose ("orchestrato dal demonio"), significa sparare a zero senza costrutto.
Le forze anticristiche le vediamo anche noi all'opera e anche riguardo al Concilio e al post concilio abbiamo dato loro il rispettivo nome che converge quasi totalmente nel modernismo.
Ma pretendere di riscrivere la storia della Chiesa è irrealistico e diventa uno sparare proclami a vanvera.
Rimaniamo con i piedi per terra, denunciamo quel che va denunciato e, soprattutto, poniamo in essere la realtà sana da custodire da difendere e da continuare a vivere.
Del resto è ciò che stiamo concretamente tentando di fare, ognuno come può” .

Traditio Liturgica giustamente ci fa riflettere che Oggi il Cristianesimo occidentale ha troppa fiducia nelle sue scelte secolari, nei suoi "progetti aziendali", nelle sue indagini statistiche. 
È un Cristianesimo tutto di "mente" e assai poco di "cuore" (in senso biblico). 
Questo determina la sua attuale anemia e rovina. 
Risorgerà? Solo se torna alla Tradizione! "

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