ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 11 febbraio 2014

Vatican Post

Lettera a Papa Francesco

Contro le avanguardie fanatiche bisogna reagire con forza e sapienza

Padre Francesco, noi cattolici e laici crediamo che la chiesa cattolica non debba subire il ricatto delle avanguardie fanatizzate del mondo secolare sulla questione dell’infanzia. Gli stessi che inculcano l’ideologia dell’aborto come diritto e della manipolazione della vita umana dal concepimento alla fine gridano l’ipocrisia della protezione dell’infanzia da tribune falsamente universaliste e falsamente umanitarie.
Gli stessi che predicano l’educazione all’antinatalismo dei preadolescenti e degli adolescenti, e fanno un idolo contemporaneo della contraccezione, del rifiuto della maternità e paternità e dell’eugenetica, ora pretendono di smantellare lo spazio pubblico e privato dell’educazione cristiana a colpi di leggi neogiacobine e di pronunciamenti solenni. Occorre reagire con pazienza, tenacia, sapienza e anche forza spirituale e morale. Occorre reagire sposando l’energia interiore della fede alla capacità di realismo razionale ancora contenuta nel meglio della cultura universale. Su queso terreno è possibile un dialogo fecondo con il mondo laico non fanatizzato e con le altre religioni.
Chiediamo alla vostra autorità, con umiltà e pieno convincimento di coscienza, di aiutarci a promuovere una controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee.
Con rispetto,

Alain Besançon
Roger Scruton
Nicoletta Tiliacos
Giuliano Ferrara
Ilaria Occhini
Giancarlo Cesana
Assuntina Morresi

Per firmare: appellofrancesco@ilfoglio.it

Sparano sui preti per emendarsi

Cattolici-laici e laici non cattolici contro la menzogna sull’infanzia

Gli appelli al Papa sono ridicoli. Questo no. Non gli diamo consigli. Gli diciamo che tra noi ci sono fedeli di madre chiesa, cattolici e laici, e laici esterni alla chiesa. E gli chiediamo con rispetto di considerare che del suo mestiere fa parte sì la risposta diplomatica a una Commissione dell’Onu che ha oltraggiato, a nostro avviso (e ad avviso del Wall Street Journal), la libertà religiosa, libertà di pratica pastorale e di dottrina, ma anche una risposta più forte, più rigorosa, che combini l’energia della fede con le risorse della cultura razionale comuni a tutti, credenti e no. E’ in ballo nientemeno che il rapporto del mondo con l’infanzia, con i bambini, cioè con il suo futuro. Perché i bambini sono la cattiva coscienza del mondo secolarizzato e, come ha detto al Foglio il filosofo Roger Scruton, firmatario dell’appello, il vero abuso dell’infanzia, argomenti esposti da Claudia Rosett e ripubblicati qui, è quello perpetrato dalle agenzie e dalla mentalità secolare.
Diciamo la verità. Abbiamo sulla coscienza oltre un miliardo di aborti negli ultimi trent’anni. Falsifichiamo i dati sulla loro incessante diminuzione, che dipende esclusivamente dalla diffusione di metodi contraccettivi di tipo abortivo, compresa la pillola del giorno o dei cinque giorni dopo. L’aborto è diventato moralmente sordo, non è in questione la punizione legale del reato di aborto, ma la dissuasione etica della catena dello sterminio dei bambini. E’ diventato anche eugenetico, disponibile à la carte. In occidente e su più vasta scala in oriente, dove l’infanticidio arcaico è sostituito dall’eliminazione del secondo o del terzo figlio, preferibilmente femmina, con il conforto delle tecniche diagnostiche di ultima generazione. Quelle stesse tecniche ci dicono inequivocabilmente che nel seno di una gestante c’è un bambino o una bambina, poche storie autoconsolatorie, e la nostra opaca crisi di coscienza aumenta esponenzialmente. Allora ci facciamo, mentre contribuiamo allo sfascio della famiglia, anche la più allargata, e dell’educazione dei bambini, vedete il pezzo della Tiliacos sull’education sessual-genderista e giacobina in Francia, accusatori dei preti cattolici. Una mistificazione statistica, una menzogna, un fenomeno del profondo, in parte inconscio, che ha portato nientemeno che alla abdicazione di un grande Papa, Benedetto XVI, e al tentativo del nuovo Pontefice di porre un argine a questa dolorosa e insincera invadenza nelle regole e nelle antiche idee della chiesa in fatto di vita umana. Il mondo del protocollo di Groningen, dell’eutanasia dei bambini, dell’aborto seriale, della manipolazione della sessualità a partire dalla prima infanzia, della ideologica predicazione dell’identità sessuale come fatto culturale anziché naturale, questo stesso mondo vuole la testa della chiesa per emendarsi da un peccato che non sa più riconoscere. E spera che i laici fuori della chiesa accettino l’ideologia del gender e del massacro dei bambini anziché unirsi ai bravi cattolici che fanno resistenza.
Se questa è la situazione, ed è irrimediabilmente questa, è ovvio che ci si rivolga all’autorità del vescovo di Roma di nome Francesco, un gesuita che ha cuore e testa, un sapiente che tutti i giorni fa della magnifica predicazione biblica nella cappella dell’albergo che lo ospita in Vaticano, per chiedergli azione pastorale e azione culturale, mobilitazione dell’episcopato, mobilitazione apostolica al fine di combattere il fanatismo secolarizzato di quella parte di mondo, maggioritaria in tutti i polls, forse perfino tra la brava gente che risponde al nome di “cattolica”, che ha fatto dell’infanzia il teatro di oscuri esperimenti ideologici.
Il problema è perfino più vasto di come l’ho appena rappresentato. Riguarda tutti gli intellettuali degni di questo nome, gli scrittori, gli artisti, i professionisti, i tecnici e tutti i membri della società civile, i quali non possono non essersi accorti che una ventata di artefatta pruderie, o ipocrisia mainstream, si è abbattuta come una tempesta sul modo naturale, spesso anche drammatico e doloroso, con cui da secoli gli adulti affrontano il loro rapporto personale e comunitario con i bambini. Una forma di superomismo inquietante induce i moderni e i postmoderni a considerare l’infanzia come esperimento per le ansie, i sogni, gli incubi e le paure di un pensiero dominante confuso ma determinato a farsi largo a colpi di pregiudizi. Il Parlamento europeo dodici anni fa bruciò una strega cattolica in effigie (caso Buttiglione), e oggi un’altra agenzia con il timbro dell’Onu vuole bruciare la chiesa intera. Rispondere a tono è un dovere laico e razionale, oltre che un atto di fedeltà per i credenti.  
Giuliano Ferrara

La commissione che per Convenzione fa processi sommari ai preti

Le motivazioni agghiaccianti per cui il Wsj chiede una risposta dura e davvero liberale a Papa Bergoglio

In nome della protezione dei minori, ora le Nazioni Unite fanno la predica al Vaticano. Un report sulla Santa Sede – rilasciato da una commissione dell’Onu la scorsa settimana con gran clamore mediatico – lascia intendere che decine di migliaia di bambini sarebbero stati violentati da preti cattolici, e che il Vaticano avrebbe contribuito a coprirli. La commissione ha sollecitato con forza il Vaticano: “Sia assicurata una pubblicazione trasparente di tutti i documenti che possono essere usati per porre i molestatori davanti alle loro responsabilità, così come quanti hanno occultato i loro crimini e hanno consapevolmente messo i colpevoli in contatto con i bambini”. E’ interessante che queste parole vengano dall’Onu, che non ha ancora risolto i suoi putridi problemi di abusi sessuali tra i peacekeeper, tra questi lo stupro di minori. Rendere noti gli stupratori e metterli davanti alle loro responsabilità è una grande idea. Il Vaticano ha passato anni ad affrontare lo scandalo della sua passata gestione di questi casi. L’Onu al contrario non mette in pratica la trasparenza di cui parla.
Finora le Nazioni Unite hanno rilasciato solo statistiche generiche delle violazioni commesse dal loro personale né hanno reso pubbliche informazioni basilari come i nomi degli accusati o i dettagli su cosa hanno fatto alle persone che avrebbero dovuto proteggere. I Caschi blu accusati di crimini sessuali sono semplicemente rimandati nei loro paesi, dove nella maggior parte dei casi escono dal cono d’attenzione. Benché l’Onu abbia registrato un calo degli abusi sessuali da quando ha reso pubbliche le statistiche nel 2007, il numero dei casi presunti di stupro e violenza ogni anno è ancora di molte decine. (E i numeri potrebbero essere sottostimati, visto che per molte vittime, spesso nel mezzo di un tumulto o di una guerra, è difficile denunciare gli aggressori). Tra il 2007 e il 2013 l’Onu ha segnalato più di 600 accuse di stupro o di abuso sessuale, di cui 354 verificate – e molte di queste riguardano minori. Non sempre i numeri testimoniano l’orrore di questi casi. A volte qualche dettaglio riesce a uscire dal muro di omertà e a finire sui media, come lo stupro di gruppo compiuto dai peacekeeper su un adolescente di Haiti, la cui agonia è stata ripresa in un video.
Su temi come quello dell’abuso sessuale, è ragionevole chiedere al Vaticano e ad altre organizzazioni degli standard più alti di quelli infimi che le Nazioni Unite richiedono a se stesse. Ma l’ipocrisia è solo uno dei problemi di questo report di 16 pagine sulla Santa Sede, che aggredisce il Vaticano anche per non essersi sottomesso a una più ampia agenda Onu. Per esempio, il report chiede al Vaticano di ritirare la sua opposizione all’aborto e alla contraccezione per gli adolescenti, di tollerare le relazioni omosessuali tra minori e di usare la sua “autorevolezza” e la sua “influenza” per diffondere nel mondo visioni e valori propri dell’Onu e contrari a quelli della chiesa cattolica.
Il fatto è che l’Onu non è per niente qualificata per fare da guida, qualsiasi cambiamento possa essere preso in considerazione dal Vaticano e dai fedeli. Il report è stato prodotto dalla commissione per i diritti dell’Infanzia, il cui compito è monitorare l’adempimento della Convenzione Onu per i diritti del fanciullo, un pletorico e invadente trattato che è entrato in vigore nel 1990. Quando la Santa Sede firmò tra i primi il trattato, lo fece con alcune riserve esplicite volte a salvaguardare la propria autorità e il suo carattere di istituzione religiosa. Ora la commissione, nel suo report di mercoledì, preme perché il Vaticano “ritiri tutte le riserve e assicuri la preminenza della Convenzione sulle leggi e i regolamenti interni”. Le raccomandazioni della Convenzione non sono vincolanti ma possono influenzare l’opinione pubblica. In questo report il Vaticano è pubblicamente umiliato – e spinto a redimersi inginocchiandosi di fronte all’altare dell’Onu.
Della commissione per i diritti dell’Infanzia fanno parte nove membri descritti come “esperti indipendenti”, affiancati da un segretariato con sede a Ginevra sotto l’ombrello dell’Onu e con il nome obliquo di Ufficio dell’alto commissariato per i diritti umani. I membri della commissione sono nominati dai governi dei loro paesi di origine ed eletti da un’assemblea di firmatari del trattato che riflette la composizione onusiana tutta sbilanciata verso i despoti. Dal 2009 al 2013 la commissione comprendeva un membro nominato dal governo della Siria, dove nel 2011 il regime di Assad ha iniziato a finire sulle prime pagine per le uccisioni e le torture inflitte ai bambini. Attualmente, la commissione comprende membri di paesi dove i diritti umani sono in pericolo come Arabia Saudita, Russia, Ecuador, Etiopia, Sri Lanka, Tunisia, Bahrein, Egitto. Questo gruppo produce report sulla base di procedimenti privi di uniformità di giudizio e senza tenere conto delle priorità tra gli atroci casi di abuso di minori nel mondo.
Ufficialmente, tutti i firmatari della Convenzione per i diritti del fanciullo dovrebbero sottoporsi ad autovalutazione ogni cinque anni, a seguito dei quali la commissione dell’Onu produce un proprio report di “valutazioni conclusive” – quelle che hanno appena infangato il Vaticano. In pratica, tuttavia, alcuni membri della Convenzione non fanno rapporto per anni, e quando lo fanno la commissione è eccezionalmente lenta nella risposta. Per anni l’Iran è stato il paese con più esecuzioni di minori, ma l’ultimo report della commissione sull’Iran è del 2005, il prossimo non arriverà prima del 2016.
Un esempio evidente della scarsa obiettività della commissione sono le ultime osservazioni sull’Arabia Saudita – emesse otto anni fa. Quel report menzionava il caso di un incendio avvenuto nel 2001 in una scuola femminile della Mecca, un disastro in cui morirono 15 bambine e moltissime furono ferite. Esprimendo “viva preoccupazione” per il fatto che “l’edificio della scuola non fosse conforme agli standard di sicurezza per i bambini” la commissione si raccomandava che gli edifici scolastici fossero messi in sicurezza e che il personale fosse addestrato per rispondere alle emergenze.  Ciò che la commissione non menzionò era che quando le bambine tentarono di fuggire dall’incendio, la polizia religiosa saudita le ricacciò dentro all’edificio in fiamme perché non erano coperte dalla testa ai piedi con i veli e gli indumenti richiesti a una donna per mostrarsi in pubblico. Perfino i giornalisti sauditi hanno avuto il coraggio di citare questi particolari mostruosi della tragedia. La commissione Onu per i diritti dell’infanzia no.
Oppure si prenda la Corea del nord, le cui politiche pubbliche hanno generato carestie che hanno portato i bambini alla malnutrizione e al rachitismo, e dove la slealtà nei confronti del leader supremo può essere punita mandando tre generazioni di una famiglia, bambini compresi, nei campi di lavoro. Nel suo più recente report sulla Corea del nord, nel 2009, la commissione Onu ha espresso allarme per i “gravi maltrattamenti di bambini” e ha notato con “viva preoccupazione” che “lo standard generale di vita dei bambini rimane molto basso”. Ma nella denuncia della commissione non c’era nemmeno una briciola del fervore con cui questa ha accusato il Vaticano di non avere proibito esplicitamente le pene corporali. Su questo la commissione era più che semplicemente preoccupata.
Vaticano ha risposto a questa satrapia dell’Onu dichiarando che il suo report sensazionalistico era “ingiustamente nocivo” e andava al di là delle competenze della commissione “interferendo con le posizioni morali e dottrinali della chiesa cattolica”. Papa Francesco capirà che è esattamente per evitare queste ingerenze madornali che gli Stati Uniti hanno firmato ma mai ratificato la Convenzione per i diritti del fanciullo. Questo trattato ha poco a che vedere con i bambini e molto con i giochi di potere, e una buona mossa in Vaticano potrebbe essere quella di uscirne fuori.
di Claudia Rosett
Copyright Wall Street Journal
per gentile concessione
di MF/Milano Finanza

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