ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 13 marzo 2014

Mamma li marxi!

Il “marxismo” dilaga nell’episcopato tedesco, più prudente la Spagna
Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, è il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca. E’ questo l’esito dell’elezione avvenuta a Münster, dove i vescovi di Germania s’erano riuniti per individuare il successore di Robert Zollitsch, presidente per due mandati e dallo scorso agosto amministratore diocesano di Friburgo.

La scelta del sessantunenne Marx, alla guida di Monaco dal 2007 e creato cardinale da Benedetto XVI tre anni più tardi, non lascia troppo spazio alle interpretazioni sulla linea che l’episcopato seguirà nel prossimo triennio. E’Marx che lo scorso novembre pronunciava davanti ai vescovi bavaresi un solenne e pubblico j’accuse nei confronti del prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il mai troppo amato Gerhard Ludwig Müller – tra i due in passato c’è stata acrimonia – reo di voler “bloccare un dibattito avviato da altri” riguardo la questione della riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati. In prima fila tra chi in Germania chiede la svolta sulla pastorale familiare e guarda al Sinodo come l’occasione propizia per dare una rapida risposta a coloro che si trovano in una situazione giudicata irregolare dalla chiesa – “E’ chiaro che qualcosa andrà detto a queste persone” –, il porporato era stato il primo ad auspicare che la relazione tenuta in apertura del concistoro dello scorso febbraio dal cardinale Walter Kasper fosse resa pubblica, in modo da “aprire il dibattito anche ai teologi” (posizione paradossalmente fogliante).
In una conferenza stampa organizzata in patria, si rammaricava del fatto che la profonda e lunga
presentazione del presidente emerito del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani non fosse stata
divulgata: “Il fondamento teologico di quella relazione è incontestabile”, sottolineava, aggiungendo
che “i sacramenti non dovrebbero essere fraintesi, facendoli diventare una sorta di strumento disciplinare”.
Essi sono, sottolineava Marx, “mezzi di guarigione”. A Roma, l’arcivescovo di Monaco sta acquisendo sempre più peso. Un anno fa il Papa lo nominava – unico europeo eccettuato il curiale
Giuseppe Bertello – membro della speciale consulta incaricata di riformare la curia e di consigliare
il Pontefice circa il governo della chiesa universale. La scorsa settimana, Marx veniva scelto come
coordinatore del nuovo Consiglio per l’economia, l’organismo che in raccordo con la Segreteria per
l’economia guidata dal cardinale George Pell, sovrintenderà ai bilanci e alle attività finanziarie della
Santa Sede.
L’elezione di Marx ha poi smentito l’idea che in vista dei Sinodi di ottobre e del prossimo anno, i
vescovi tedeschi potessero puntare su un profilo più sfumato. Il modello che si citava a proposito
era quello americano, dove al “conservatore aperto al mondo” Timothy Dolan era succeduto il più
moderato e meno in vista Joseph Kurtz, arcivescovo di Louisville. E i nomi capaci di rispondere a
questo identikit, in Germania, circolavano già: dal vescovo di Essen, Franz-Joseph Overberck, a
quello di Osnabrück, Franz-Josef Bode. Aspirava alla carica anche il giovane Stephan Ackermann,
vescovo di Treviri, che a gennaio aveva pubblicamente chiesto un adeguamento dell’insegnamento
della chiesa ai tempi correnti, visto che “la gente non lo capisce più”. Frase che potrebbe essergli
costata anche la “candidatura” alla successione del cardinale conservatore Joachim Meisner a
Colonia, cattedra episcopale lasciata vacante qualche settimana fa. In lizza per il dopo-Zollitsch
c’era anche Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Berlino, fama d’uomo pio, già ausiliare dello
stesso Meisner, lontano da posizioni à la Marx e più incline al compromesso.
Si cambia anche in Spagna, dove è terminata la lunga stagione del cardinale Antonio María Rouco
Varela a guida dell’episcopato locale. A succedergli, con un’elezione quasi plebiscitaria, è stato
l’attuale arcivescovo di Valladolid, mons. Ricardo Blázquez. Ironia della sorte, quest’ultimo era
stato il predecessore di Rouco Varela dal 2005 al 2008, e – sussurra maliziosamente qualcuno – “è
l’unico che può dire di aver sconfitto l’arcivescovo di Madrid”. Incline al dialogo, “cerca la pace e
la collegialità”, riporta il portale Religión Digital e soprattutto, “non è un superuomo”.Anche al presidente uscente, tutto sommato, l’elezione di Blázquez non dispiace troppo: “E’ il male
minore”, fanno sapere vescovi vicini al cardinale Rouco Varela, sottolineando che altre candidature
avrebbero potuto essere ben più di rottura rispetto alla linea perseguita fino a ora. Altri parlano più
semplicemente di una sorta di risarcimento: la prassi vuole che a ogni presidente siano concessi
almeno due mandati triennali, e Blázquez nel 2008 dovette cedere il passo a Rouco Varela per un
solo voto di scarto nello scrutinio finale.

di Matteo Matzuzzi
in “il Foglio” del 13 marzo 2014
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140313matzuzzi.pdf

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