ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 1 aprile 2014

INTERVISTE COL MALIGNO

P. Domenico Mondrone S. J.

"Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicistica, o addirittura come superstiziosa e irreale, la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che si chiama Demonio..."
"Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa... E' il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana..."
"Sarebbe, questo sul Demonio e sull'influsso che egli può esercitare sulle singole persone, come su una comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi lo è poco..."
(Paolo VI - 15/ 11/ 1972 )

PRESENTAZIONE
”Il cielo e la terra passeranno,- disse Gesù - ma le mie parole non passeranno” (Lc 21,33). Parole vere anche oggi come lo furono ieri e lo saranno sempre. Eppure... Eppure bisogna aggiungere amaramente che se la verità non cessa mai di essere vera, può cessare però di essere ricordata.

Le mode del pensiero non riescono a cancellare la verità delle parole di Gesù, ma la possono nascondere alla mente degli uomini. E oggi sono molte le verità dimenticate dai cristiani e volutamente taciute anche da molti pastori, che sperano così di tenersi aperta. una possibilità di dialogo con questo mondo-senza-Dio.
E a forza di tacerle agli altri, certe verità finiamo coi dimenticarle anche noi.
Una di queste verità è l'esistenza degli angeli ribelli nemici di Dio, dell'uomo e della creazione in genere.
Esseri corrotti e corruttori. Irrimediabilmente corrotti e ostinata¬mente corruttori.
E' nei piani del demonio nascondere agli uomini la sua esisten¬za. Scrisse il poeta francese Baudelaire: “La più grande astuzia del demonio sta nel farci credere che egli non esiste”. Se riesce in questo, vengono a cadere le difese dell'uomo contro le sue astuzie e la sua opera devastatrice.
E' triste doverlo ammettere, ma è doveroso riconoscerlo: in larga parte il piano del demonio è riuscito ed è riuscito fin troppo bene! Troppi non credono più nella. sua presenza. Fuori, ma anche dentro la Chiesa. E questo spiega tante cose. Spiega tra l'altro la denuncia gravissima di Paolo VI: "Il fumo di Satana è entrato nella Chiesa".
Questo libretto, che ricostruisce in un dialogo immaginario la più amara e tragica delle realtà, vuole essere una risposta all'appello rivolto dal Papa Paolo VI, che parla del demonio e della sua opera come di lun capitolo importante della dottrina cattolica da ristudiare:
L'autore di queste pagine traccia solo un veloce profilo dei demonio, ma la Chiesa, attingendo alla sua fede, oltre a confermarci quanto troviamo in questo libro, è in grado di darci, del demonio, un ritratto più rifinito e allucinante.
Sì, il diavolo esiste, esiste e non dorme: lavora a tempo pieno per la nostra rovina temporale ed eterna. Dunque... è necessario conoscerlo per difendersi.
Aggrapparsi alla fede, nutrirsi di speranza, vivere la carità amando Dio e il nostro prossimo, restare fedeli alla Chiesa in tutto e coltivare una filiale devozione alla Madonna sono i migliori rimedi per difenderci da ogni azione demoniaca.
Ci conforta il pensiero che Dio è ancora e sarà sempre più forte di ogni suo nemico: il diavolo compreso.


Don Enzo Boninsegna - Verona, 29 settembre 1992
Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli


INTERVISTE COL MALIGNO

L'idea di questo scritto mi venne improvvisa un pomeriggio di agosto dello scorso anno di grazia e di disgrazie 1974.
Fu così da oltre due mesi, forse anche più, quasi tutti i giorni, alle ore 15 precise, il Secondo Canale della RAI mandava in onda una rubrica intitolata "Interviste impossibili". Si trattava di incontri tenuti tra letterati, giornalisti e studiosi di varia cultura con uomini dei passato: personaggi del pensiero, dell'arte, della politica entrati, bene o male, nella storia, con un nome più o meno famoso.
II programma non mancava di originalità e, sebbene venisse a cadere nell'ora della siesta, lo seguivo sempre con viva curiosità.

Erano incontri, dicevo, di uomini di oggi con altri di ieri per interrogarli (quasi fossero, per non so quale trucco medianico, momentaneamente redivivi) e farli parlare e dare spiegazioni di certi loro atti e confessarne le intenzioni segrete, ora costretti dall'incalzare delle domande, ora messi nella necessità di giustificarsi contro le bugie di qualche storico. I personaggi intervistati apparivano di solito fedelmente centrati nell'ambiente del loro tempo. Le risposte erano aderenti alla vita e al pensiero che li caratterizzarono. E quando gli intervistatori erano veramente bravi, in poco più di un quarto d'ora ci davano ritratti storico-psicologici di una felice e vivacissima rifinitura.
Uno dopo l'altro vennero interpellati, senza alcun ordine cronologico, Attila, Marat, Casanova, Marco Polo, Pitagora, Copernico, Bruto, Diderot, Marco Aurelio, Pilato, Cleopatra e così via.
Tra l'una e l'altra di queste interviste si affacciò alla mia mente un'osservazione molto stramba: "Manca un'intervista a Satana!... Sarebbe interessante. E oggi più che mai, visto che ha convinto molti che lui non esiste!
Qualche tempo dopo, ricordando le reazioni al discorso del Papa sul demonio. "Ma si, un'intervista con Satana, o meglio coi Maligno, ci andrebbe bene! Una persona dotata di fantasia riuscirebbe a richiamare l'attenzione su quel soggetto e forse anche a far riflettere qualcuno".
L'idea ogni tanto si riaffacciava e cominciava ad apparirmi come una cosa fattibile. Si potrebbe dire questo... impostare così un episodio... introdurre questo o quest'altro aspetto... A poco a poco questa idea divenne per me come un tarlo.
Un'intervista col Maligno. Non pensavo affatto di farla io. Vediamo allora a chi potrei affidarla. Cominciai a pensare a dei nomi e ne passai in rassegna parecchi. Ci pensavo su, ma poi per un motivo o per l'altro li scartavo.
Mettersi a dialogare col diavolo, sia pure sul piano della fantasia, non è facile. Nessuno accetterebbe un'idea così stramba e, oltretutto, fuori dal tempo: roba da Medioevo!
Un po' alla volta mi accorsi che quando pensavo di accantonare l'idea cadevo in un nervosismo strano. Se invece lasciavo aperta la possibilità di fare quell'intervista mi sentivo sereno.
Finalmente, una sera di settembre il nodo si sciolse. Mi recai in una chiesa dove è venerata una immagine della Madonna molto cara al popolo romano e la trovai insolitamente affollata. Avvenne l'incredibile. Appena varcata la soglia, mi si avvicinò una donnetta di mezza età, sconosciuta, con due occhi luminosissimi e dolci, e tutto a un tratto mi disse: "Quando si decide a scrivere quelle cose?... ". E mi guardava come per interrogarmi con gli occhi.
- "Scrivere quali cose?"
- "Via, lo sa meglio di me!"
- "Ma chi è lei?"
- "Basta, basta, se la veda con Quella lì - e indicò il quadro della Vergine - Vada a sentir Lei che cosa le dice."
Un folto gruppo di turisti invase in quel momento l'ingresso. La donnetta fu travolta nella confusione e la persi di vita.
Che cosa strana, pensai. Un'allucinazione o un avviso del cielo? Mi sentii come smarrito e ridicolo, soprattutto ridicolo. Ma poco dopo, ai piedi della Vergine, il dubbio che avevo dentro si sciolse come niente. Sentii come una spinta dolcissima e ferma a riflettere sull'argomento e a vedere di fare qualcosa.
Fissando la cara immagine, non le chiesi nulla in merito, perché già sentivo dentro di me la promessa della sua assistenza matema.
- "E va bene! - dissi uscendo - Cercherò di imbarcarmi in questo affare. Scriverò io questa intervista stranissima. Ne verrà fuori qualcosa che mi coprirà di ridicolo, ma almeno mi sarò levato un fastidio."

PRIMO INCONTRO: UNA VISITA INASPETTATA

Quella sera stessa, dopo una cena piuttosto frettolosa e svogliata, mi ritirai in camera a sbrigare un po' di corrispondenza.
Di lì a una mezz'ora presi a recitare l'ultima parte della “Liturgia delle Ore”. Mi segnai devotamente e cominciai: “Gesù, luce da luce, - sole senza tramonto, - tu rischiari le tenebre - nella notte del mondo. - In te, santo Signore - noi cerchiamo riposo - dall'umana fatica, - al termine del giorno...”
Notai, questa volta, che più andavo avanti, più cresceva in me il desiderio di indugiare in quella preghiera abituale. Sensi e gusti nuovi affioravano da quelle parole antiche e semplici.
Alla fine, baciai il breviario e lo misi da parte. E adesso che cosa faccio? Qualche volta appuntavo delle note rapidissime sul diario; tentai di farlo, ma presto me ne passò la voglia.
Voltandomi, lo sguardo si incontrò con una immagine della Madonna dinanzi alla quale quella sera ero andato a pregare. Ebbi voglia di trattenermi con Lei e preso di tasca il rosario mi segnai. Le "Ave Maria" mi venivano su dolcissime, come una più intima presa di contatto con Lei. Non era terminata una decina che mi trovai seduto e con la penna in mano.
Cosa strana! Per fare che? Un blocco di carta era lì sul tavolo. Cominciare a scrivere qualcosa di quella diavoleria? Non ci pensavo affatto. Non avevo nulla di preparato per la testa e la fantasia non pareva favorirmi.
Accostato, così, per fare qualcosa, il blocco di carta, scrissi in alto: "Intervista con Satana". No! Corressi. Meglio dire "col Maligno". Questo secondo appellativo è meno logoro. E restai con la penna in aria.
In quello stesso istante avvertii lungo la schiena un improvviso brivido di freddo, che subito mi avvolse tutta la persona.
A fianco della scrivania, a sinistra, la finestra era completamente aperta. Quando istintivamente mi alzai per chiuderla, avvertii che da fuori veniva invece un'aria calda; era infatti una sera di settembre.
Mentre mi toccavo le guance e la fronte, chiedendomi se non fosse per caso un sintomo di febbre, una lama addirittura gelida mi attraversò la persona e ne ebbi uno strano scossone di paura. Mi sedetti, rimasi immobile per un pò, poi tentai di buttarmi sul letto, così come stavo. Non riuscii a muovermi. Mi sentivo inchiodato alla scrivania, non per una forza che mi facesse violenza dal di fuori, ma da un senso di inerzia totale: una specie di legamento che veniva dal di dentro.
Invocai mentalmente la Vergine che mi guardava dalla parete a qualche metro di distanza e ne ebbi un'improvvisa carezza di pace. Mentre ringraziavo la Madre celeste... la sedia, la scrivania, quasi tutta la camera ebbero un sussulto misterioso.
- "Hai chiesto d'intervistarmi, eccomi!"
Era una voce cupa, aspra, metallica; una voce che non seppi preci¬sare da quale punto venisse, ma che mi scatenò addosso un lungo brivido di paura. Restai per un pò senza fiato, poi presi coraggio.
- "Ma tu chi sei?"
- "Non fare lo stupido; sono io!"
Non avevo mai pensato di dover passare con la mia intervista dal piano della fantasia a quello di un... a tu per tu col Maligno.
Su un angolo della scrivania c'era il rosario; istintivamente lo afferrai come arma di difesa.
- "Butta via quella robaccia, se vuoi parlare con me!"
- "Robaccia?..."
- "Escrementi di capra legati insieme!"
- "Se per te è robaccia io la bacio e a tuo dispetto me l'avvolgo qui attorno al polso, per sicurezza. Vedo che deve farti paura, vigliacco!"
- "Quella per me è una ghigliottina!..."
- "Tanto meglio e grazie di avermelo detto!"
Cercavo di spiegarmi come percepissi quella voce così vicina che non proveniva da un punto preciso della camera, né mi saliva dal di dentro. L'avvertivo, però, in modo chiaro, sempre in tono minaccioso e sprezzante e carico di una rabbia belluina.
- "Intanto, come sei venuto? Chi ti manda?"
- "Sono stato costretto!"
- "Costretto da chi?". Seguì un silenzio agghiacciante.
- "Su, costretto da chi?"
- "Da quella là!". Urlò questa risposta con un disprezzo e un odio indescrivibili.
- "Chi è quella là?", gli chiesi pur avendo capito.
-"Non farò mai quel nome!"
- "Ti scotta tanto?"
- "La odio infinitamente!"
- “Perché è la creatura più alta e più santa...”
Masticando le parole con rabbia rispose: "Lui l'ha voluta così a mio dispetto, perché fosse la mia più schiacciante umiliazione!" Restai sbalordito. "Come mai? Sei il padre della menzogna e dici una verità così grande? Non ti accorgi che questa è una lode immensa?..." La mia domanda restò senza rispota. Per quella volta fu tutto.

SECONDO INCONTRO: LA RIBELLIONE DIABOLICA

Passò qualche giorno senza nulla di nuovo. Non sapevo che cosa pensare. Invocare il ritorno di un così singolare interlocutore non ne avevo il coraggio. Quel primo incontro aveva lasciato in sospeso più di una domanda. Ma fu troncato sul meglio. Quell'ultima risposta, così inattesa, mi lasciò una grande gioia.
Una mattina, avevo appena finito di celebrare la Messa quando fui preso da una voglia insolita di andarmene subito a casa. Mi attirava lo strano sentore di qualcosa di inconsueto.
Trovai che la sedia messa accanto alla scrivania girava vorticosa¬mente su se stessa come una trottola.
- "Quel tizio dev'essere già qui", pensai. Infatti, ecco i soliti improvvisi brividi di freddo gelido. Non mi ero sbagliato.
Mi sedetti, invocai mentalmente la Madonna e attesi.
- "Sono qui. Che altro vuoi chiedermi?"
Parve che quell'essere tenebroso fosse stato messo a mia disposi¬zione.
- "Anzitutto devo ringraziarti per l'alto elogio che l'altra volta hai fatto alla Madonna. Mi ha molto colpito quella tua risposta. E ancora non riesco a spiegarmi come ti sia sfuggita."
- "E' lei che mi costringe a parlare così, lo vuoi capire? Lei mi costringe. Lo fa per far piacere a te e per umiliarmi. Ma tu, ricordati, me la pagherai! Tu non riuscirai mai a comprendere quale tortura è per me doverle obbedire obbligandomi a dire certe verità. La verità io la odio, perché la verità è lui, capisci? Tu rimani inorridito dinanzi agli strazi a cui tanti miei subalterni sottopongono i loro prigionieri politici, ricorrendo alla siero della verità, al cosidetto lavaggio dei cervello e alla tortura (tutte mie invenzioni) per portarli all'autocritica e strappare loro confessioni prestabilite. Peggiore è il supplizio a cui da quella là vengo sottoposto io per indurmi a sputarti in faccia certe verità. Per questo ti dico che me la pagherai."
- "Grazie anche di questo che mi dici; ma se Lei è con me non mi fai paura."
- "Me la pagherai, ti ho detto."
- "Sia pure. Però continua a parlarmi di Lei."
- "E' la mia più implacabile nemica!"
- "Lo credo bene: è la Donna predestinata a darci Gesù, il nostro Redentore, il riparatore di tutte le tue malefatte e, tra queste, special¬mente il peccato e la morte. E Lei, per virtù del suo Figlio, a tuo scorno, ha vinto tutto questo!"
Un lungo silenzio di attesa.
- "Capisco che non hai troppa voglia di parlare di Maria. Sei infinita¬mente superbo e il ricordo di Lei è troppo schiacciante per te. Hai detto bene: è la tua umiliazione più grossa. Ma, in nome di Lei, rispondi. Credevi di aver ottenuto una vittoria piena strappandoci la nostra madre Eva? Non sospettasti nemmeno che Dio ti avrebbe stravinto con Maria? Una madre Infinitamente più grande di quella che ci avevi tolta e con la quale ci mandasti alla rovina. Dio ci ha dato Maria e l'ha fatta Madre sua."
- "Ma perché ti ostini tanto a parlarmi di quella là?"
- "Appunto perché ti dà tanto fastidio..."
- "E' una terribile sconvolgitrice dei miei piani. E' una devastatrice del mio regno. Appena riporto una vittoria, lei già prepara una mia sconfitta. Me la trovo sempre tra i piedi, sempre indaffarata ad attraversarmi la strada, a suscitare fanatici che l'aiutano a strapparmi anime. Ora, però, è venuto il tempo che riporterò su di lei vittorie mai viste..."
- "Saranno effimere come le altre!" Ancora un breve silenzio.
- "Non saranno effimere!... Questa volta sarà una vittoria piena. Credeva di essere al sicuro in una fortezza imprendibile. Ora vi ho aperto una breccia che sarà peggiore della prima!..."
- "Quale breccia? Penso che corri troppo. Sei troppo sicuro di te."
- "Ho dalla mia parte anche i teologi, i miei superbissimi sapienti. Se fossi capace di amare, sarebbero i miei amici più cari. I vostri cultori dei dogma vanno abbandonando una dopo l'altra le vostre posizioni. Li ho indotti a vergognarsi di certe formule pappagallesche. A vergognarsi prima di tutto di credere nella mia esistenza e nel mio lavoro in mezzo a voi: cosa per me utilissima."
- "E con ciò cosa credi?"
- “Così le favole dell'immacolata Concezione, della Maternità Divina, della sempre Vergine, della Onnipotente per grazia, vanno ormai sgre¬tolandosi come miserabili sciocchezze. Tra qualche anno resterà appe¬na il ricordo - vergognoso ricordo - di così stupide leggende. A lungo ho dovuto aspettare, ma ora è venuto finalmente il mio tempo. E' l'ora definitivamente mia! Sapessi come lavorano bene i miei alleati: certi preti, frati, sapienti!... Dove sono ormai gli scalmanati del suo culto, i suoi simpatizzanti!”
Sembrava fosse scomparso. Invece era li, forse in attesa della mia reazione.
- "Lo so: sei riuscito a sollevare attorno a tante verità del Credo un polverone confusionario e irrespirabile. Credi di far sparire il sole soltanto perché lo hai nascosto dietro un cumulo di nuvole. Ma tutto questo passerà. Basta un soffio dell'Onnipotente per sbarazzarsi di quanto stai costruendo; un soffio solo e Dio, nella sua Provvidenza, anche questa volta caverà il bene dal male; anche da queste confusioni riuscirà a far emergere la verità in tutto il suo splendore."
- "Non farti illusioni!"
- "So di non illudermi. La fede me lo dice. E tu stesso, eterno bugiardo, non credi affatto a questa tua vittoria finale. Tu ti agiti tanto perché sai che Dio ha fissato il tempo in cui, per i suoi disegni, ti lascia strafare. Tu sai che il più potente è Lui. Egli ha davanti a sé l'eternità. In un attimo ti strapperà di mano le tue momentanee vittorie. Sei l'eterno ridicolo smargiasso. Ti credi onnipotente, o meglio, vuoi farti credere tale; ma basta un segno di croce per metterti in fuga; basta uno spruzzo di acqua santa per paralizzare la tua onnipotenza. La parabola del grano e della zizzania è stata detta soprattutto per te. Sei semplicemente ridicolo nelle tue millanterie. Sei un povero cane legato alla catena. Tu non puoi nulla di più di quanto Dio ti permette. E te lo permette per provare i suoi eletti nel tempo, e per sconfiggere te per l'eternità."
- "Come sei diventato eloquente! II tuo è un bel pezzo di predica per gli stupidi della tua parrocchia. Tu accumuli parole, io conto sui fatti."
- "Ti sto solamente sbugiardando. La tua storia finirà come è comin¬ciata. Avesti la stupida presunzione di crederti simile a Dio. Ti ribellasti e Dio, in quello stesso istante, con un soffio precipitò te e i tuoi negli abissi infernali. Bastò un cenno della sua volontà per folgorarvi tutti, per trasformarvi da angeli in orribili demòni."
- "Ancora un pezzo di predica."
- "Sai bene che non è predica. E' un fatto tremendo. Come tremendo è l'inferno in cui precipitasti... A proposito: che cos'è l'inferno?..."
Un silenzio, pesante come un incubo.
- "In nome di Lei, rispondi; parlami dell'inferno."
- "Impossibile dirtelo!"
- "Prova a farlo!"
- "Nemmeno quella là, a Fatima, seppe spiegarlo."
- "Come? Quei tre poveri bambini per poco non morirono dallo spavento!"
- "E che cosa videro?... L'inferno è ben altro... Contentati di questo." Ancora una volta ebbi il sospetto che se ne fosse andato. In modo strano mi avvertì invece che era lì.
- "Disgraziato! Eri un angelo. Dio ti creò straricco di doni e di bellezze divine. Avevi l'intelligenza degli spiriti eletti. E' inconcepibile come tu e i tuoi abbiate potuto osare un così stolto peccato di rivolta. Come avete potuto infatuarvi di ciò che non era vostro? Rispondi!"
- "Perché volle sottoporci a una prova infinitamente umiliante per noi, spiriti altissimi. Una prova inimmaginabile, degna soltanto di una rivolta."
- "Quale prova?"
Ancora un silenzio carico di mistero.
- "Su, nel nome di Lei che ti ha imposto di venire, rispondi. Quale prova?"
- "Ci impose un ossequio umiliantissimo e inaccettabile. Ci mise di fronte al disegno della creazione del mondo materiale e della incama¬zione del figlio di lui. La nostra intelligenza ne sbalordì. Milioni di angeli vigliaccamente si piegarono. Noi, invece, lo vedemmo come un affronto alla nostra dignità e ci rifiutammo. La sua vendetta scattò immediata. In un attimo ci trovammo come siamo."
- "E non era un peccato gravissimo di rivolta?"
Un "No!..." cupo, lungo, cavernoso, da far gelare il sangue, risuonò per buon tratto nella lontananza. Capii che era scomparso, lasciandosi dietro un fracasso che parve lo scroscio di una valanga. Tutto lo stabile ne fu scosso. Uscii sul corridoio a spiare per vedere se qualcuno si fosse accorto di qualcosa. Non vidi nessuno.

TERZO INCONTRO: LA DEVASTAZIONE DIABOLICA

Questa volta non si fece attendere molto.
La sera dopo, non mi ero ancora messo a letto quando udii per la camera dei rumori strani: erano passi pesanti, quasi dei tonfi che facevano vibrare il pavimento. Avvertita la presenza di lui, agguantai il mio rosario, mi feci il segno della croce, invocando mentalmente la Madonna che avevo a fianco del letto e attesi.
- "Sento che sei qui. Ebbene, in nome di Colei che ti obbliga a venire e a rispondermi, dimmi: subito dopo il tuo grande peccato, ti rendesti conto di ciò che avevi perduto per sempre?"
- "Che domanda stupida!"
- "Grazie, sei molto gentile; so bene che la mia intelligenza non può competere con la tua. Allora permettimi una domanda ancora più idiota: ti sei mai pentito di quel peccato?"
- "Pentimento?", scattò subito la risposta, rabbiosa come un urlo di belva. "Ma non sai che un attimo di pentimento sarebbe stato un atto di amore? E questo non è nemmeno concepibile in noi. Noi fummo imme¬diatamente investiti da un odio immenso contro di lui. Un odio implaca¬bile, eterno. Ci trovammo avviluppati in una maledizione che è divenuta una nostra seconda natura."
Avrei voluto concentrare tranquillamente la riflessione sulla disgrazia irreparabile di milioni di creature così eccelse, ma l'altro mi interruppe.
- "Dopo averci espulsi dal suo paradiso, si è vendicato destinando al nostro posto gli esseri più ributtanti, voi uomini, un impasto di spirito e di sporca materia. Vi ha fatti oggetto del suo amore infinito. Va mendicando da voi l'amore che noi gli abbiamo rifiutato. L'amore per voi gli ha fatto commettere pazzie, perfino quella di umiliare il figlio nel ventre di una donna. Ha l'ambizione di riempire con voi i posti lasciati vuoti da noi. Ma prima che riesca in questo noi riempiremo di voi uomini il nostro inferno. La vendetta che non possiamo prenderci su di lui, la faremo su di voi."
- "Questo è il tuo sogno. Ma tra te e noi, sul ciglio dei tuo abisso infernale c'è Cristo crocifisso. Avrai con te quelli che si ostinano a stare con te. Ma tutti gli altri, anche i peccatori, anche i poveri infedeli, ti saranno strappati come preda che non ti appartiene, perché sono suoi, li ha pagati coi prezzo del suo Sangue. Non è certo che alla fine ne avrai più tu che Lui!"
Ci fu una pausa piuttosto lunga. Ebbi la sensazione che volesse aggredirmi con un discorsone. Infatti passò subito all'attacco.
- "Tu ti illudi se speri che potrà averne più di me!.. Ma non vedi, cieco e stupido che sei, come oggi sto mobilitando tutto per la vostra rovina? Non vedi che il suo regno si sgretola e il mio si allarga giorno per giomo sulle rovine del suo? Prova a fare un bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano la mia. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di lui. Ancora poco tempo e tutto il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri. Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora mi era riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraio vestito di bianco che tutti i giorni chiacchera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggeri e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre nelle scuote con le quali ho sconfitto la vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso in terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e sta facendo di voi un'accozzaglia di ladri e di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sensualità che sta facendo dell'umanità una sterminata man¬dria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad adottare il divorzio per sgretolare le vostre famiglie. Vi ho portati ad approvare l'aborto con cui faccio stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lascio intentato e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli, per tenervi in un continuo stato di esasperazione; guerre a catena, che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non sapervi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità di voi uomini e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie, ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissi¬me pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai, son riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio lui che vi ha creati. Sì, bel guadagno ha fatto, mandando il figlio a sprecare il sangue per la cosidetta redenzione. Io vi odio, vi disprezzo!"
- "E con questo?"
- "Cosa intendi dire? Non basta? Posso continuare, se credi..."
- "Con questo credi di poter cantare vittoria contro Dio? Tu saresti il grande vincitore e Dio il grande sconfitto? Non nego che ti stai dando da fare forse come non mai; che vai ottenendo seguaci più che in passato; ma nei tuoi disegni rimani un abilissimo pallone gonfiato. Ti ho già detto che la tua storia finirà come è cominciata. Allora, avesti in un attimo milioni di seguaci. Ma come finì il tuo grido di ribellione? Tu sei condan¬nato per sempre, mentre Dio è lì sul suo trono di gloria!"
- "Ancora ti illudi? Non hai capito nulla di quanto ti ho mostrato?"
- "L'illuso sei tu! Queste tue vanterie possono impressionare un uomo di poca fede, ma non chi crede fermamente che Dio è Dio e che tu sei un miserabile ribelle, una sua creatura, che Egli potrebbe distruggere con un soffio, in un attimo solo; ma non lo farà, perché tu sei un prezioso strumento della sua gloria. Hai potuto abbindolare milioni di uomini portandoli a non credere in Dio, ma tu sai che Egli esiste, che è il solo onnipotente, che ha in mano il destino degli uomini e della storia. Hai voluto ingaggiare la guerra contro di Lui e ti sta lasciando riportare alcuni successi, anche momentaneamente spettacolari. Ma sai bene che il tuo potere è condizionato dalla sua onnipotenza e che la vittoria finale appartiene a Lui solo!"
- "Sarà mia, invece!"
- "Bugiardo, tu stesso non lo credi, perché sai bene con chi hai a che fare. Ricorda la lezione del Venerdì Santo. Lavorasti bene quel giorno. Per mezzo dei tuoi satelliti t'impadronisti di Gesù e riuscisti a farlo uccidere. Ma, nella cecità del tuo odio, non ti accorgesti che quella morte fu Lui che la volle, e tu ne fosti uno strumento obbediente. Credevi di averlo liquidato per sempre. E invece? Il vinto fosti tu. Tu lo vedesti risorgere al terzo giorno, vincitore della morte e del peccato! Vincitore tuo e di tutto l'inferno! Il mistero pasquale non si risolse una volta per sempre. Esso si rinnova lungo i secoli nella vita della Chiesa e delle anime, in una vicenda ininterrotta di lotte, di morte e di risurrezione. Ma il trionfo del Regno di Dio quaggiù non si annuncia clamorosamente, si annuncia e progredisce e resiste agli urti nel mistero divino del silenzio."
- "I soliti vecchi pezzi di oratoria..."
- "Falso! Tu sai che questa non è oratoria. La mattina che risorse, Gesù non ebbe alcuna preoccupazione di vendicarsi dei suoi nemici, cioè dei tuoi galoppini. Nessuna voglia di umiliarli, come avrebbe potuto fare, e come ognuno si sarebbe aspettato, con una dimostrazione folgorante del suo trionfo sulla morte. Sarebbe potuto apparire dinanzi al sinedrio, a Pilato, a Erode, a quanti lo umiliarono e lo misero a morte. Invece, non volle prendersi questa soddisfazione, non si curò affatto dei suoi nemici. Non pensò minimamente a ristabilire dinanzi alla folla la reputazione che gli era stata tolta. Inaugurava il suo stile. Dava l'esempio di come si attua il suo trionfo su questa terra, di come procede la sua Chiesa in mezzo agli uomini e lungo i tempi: un cammino faticoso, senza strepito, portato avanti nel silenzio. Coperta continuamente di ferite, circondata di martiri, costretta troppe volte a rifugiarsi nelle catacombe! Questa sarebbe stata la storia della Chiesa, ma la Chiesa la conosceva prima di viverla, perché tutto le era stato predetto. E sono proprio questi suoi apparenti fallimenti a renderla più simile al suo Signore."
- "Chiacchere, chiacchere, chiacchere!... Non vedi che ho in mano tutte le forze del male?... Non vedi come le ho già tutte mobilitate contro il suo regno?... La mia offensiva avanza ormai inarrestabile!"
- Fino a quando?... Vuoi farmi credere che sei il padrone della situazione. Ti presenti come il signore e il dominatore del mondo. E sei appena l'esecutore dei disegni di Lui. Tu collabori soltanto alla magnifi¬cenza della sua vittoria finale. Come tante volte in passato, così oggi, la Chiesa ha bisogno di essere purificata. E Dio, che la ama infinitamente, la visita per purificarla. Le prove servono a questo. Egli non spianta la sua vigna, ma la pota. L'attuale situazione di disturbo che tu e i tuoi scagnozzi avete scatenato in seno al popolo di Dio serve a questo, a purificarlo. Gli attuali apparenti successi della tua opera di seduzione e di disordine servono a Lui, ai suoi intenti. Alla fine si ritorcerà tutto contro di te e tu rimarrai ancora una volta scornato." L'improvviso agitarsi delle tendine della finestra, mentre l'aria tutto intorno era ferma, mi avverti che l'altro se n'era andato.

QUARTO INCONTRO: NEL PAESE DEI SENZA-DIO

II quarto incontro non avvenne propriamente come i precedenti e come quelli che seguirono. Questa volta si svolse quasi tutto in un lungo sogno, tra un alternarsi di incubi e di consolazioni che mi strapparono esclamazioni di stupore.
Tutto avvenne in modo che mi sembrava di essere completamente sveglio. I sogni, dicono, di solito sono brevi, ma quello mi sembrò lunghissimo, se devo giudicarlo dalle cose che vidi e che sentii.
Mi parve di essermi svegliato di soprassalto al frastuono di migliaia di clakson, di tamburi battenti a ritmo di marcia che scandivano un imponentissimo canto marziale. Affacciatomi, mi trovai dinanzi a una grandissima piazza che non avevo mai visto, strapiena di folla, special-mente di giovani, che, con bandiere rosse in testa, continuavano ad affluire da tutte le parti, come fiumi in piena che venissero a sfociare in quel mare di gente.
Un colpo fortissimo di cannone fu il segnale che intimò e ottenne un silenzio immediato. Tutta quella folla era rivolta verso un palco altissimo che sorgeva lontano sul fondo della piazza. Appena comparve un uomo, battimani e grida di evviva frenetiche lo salutarono a lungo. Tomato a un suo cenno il silenzio, egli cominciò a parlare in una lingua di cui non riuscivo a capire nulla.
Mentre assistevo a quella spettacolare adunata, avvenne un fenome¬no strano. Man mano che l'oratore parlava e gli altoparlanti ne diffonde¬vano la voce in tutte le direzioni, la superficie della piazza si dilatava, si allargava fino a non poterne più vedere i confini. Soltanto riuscivo ad afferrare un confuso fluttuare di folla verso lontananze sempre più sfumate.
Fu qui che, nello stupore di quella strana visione, intervenne alta e millantatrice la voce del Maligno: "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!... E' tutta gioventù passata dalla mia parte. Sono giovani miei. Molti li ho corrotti con la lussuria, con la droga, con lo spirito di ribellione. Ma la maggior parte di questi l'ho conquistata col laccio del materialismo ateo. Quasi tutti sono cresciuti senza i vostri sciacquii battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate per insegnare un ateismo radicale. Lì hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l'uomo, ma è stato l'uomo a creare stupidamente lui. Ora sono pronti e agguerriti per una lotta attiva contro di lui. Stenta a scomparire, ma scomparirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosidette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio del cervello, e di questo continueremo a servirci contro tutti coloro che osassero tenersi ancora aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome sarà più ricordato. Le poche zone di resistenza che non riusciremo a eliminare con la nostra filosofia le annienteremo col terrore. Ci sono, per gli ostinati, decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l'altro, tutti devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io..."
A questo punto, mentre il Maligno si esaltava nel parlare con tanta sicurezza, la piazza improvvisamente scomparve, di tutta quella folla sterminata nemmeno la più piccola traccia e il discorso dell'oratore cessò come per una inaspettata interruzione di corrente. Subito mi trovai in un profondo sotterraneo illuminato da una luce scarsa che mi fece ricordare i cunicoli delle catacombe romane, dominate da un'aria di serenità e di pace.
Visto laggiù, lontano, un punto luminoso, mi avviai con animo e passo sicuro in quella direzione. Inoltrandomi, sentii venirmi incontro l'eco di una preghiera corale. Mi fermai, sperando di percepirne il significato e mi accorsi che, sebbene si trattasse di una lingua a me ignota, quella buona gente cantava il "Padre nostro". Una forza interiore mi incoraggiò ad andare avanti. Uno del gruppo, accortosi della mia presenza, mi venne incontro, aprì sorridendo le braccia e in buon italiano mi domandò: "Sei forse un nostro fratello?".
- "Sì, sono un vostro fratello" e ci abbracciammo calorosamente.
- "In nome di Dio - gli chiesi - dimmi: dove mi trovo e voi chi siete?"
- "Ti trovi in un sotterraneo di un paese dei senza-Dio. Due volte la settimana, di notte, ci riuniamo qui per le nostre preghiere comuni, per partecipare alla liturgia e ringraziare Dio meglio che possiamo". Sorrise vedendo il mio stupore e continuò: "Vedi, qui siamo appena un centinaio, ma altrove si raccolgono in numero anche maggiore a pregare per noi, per la patria, per il mondo tutto."
- "Come ai tempi delle catacombe?"
- "Esatto, come al tempo delle catacombe; questa è la nostra cata¬comba."
- "Non è dunque vero che Dio è stato eliminato da questo grande paese!"
- "Dio non si può eliminare, fratello mio! Cacciato dalla porta, entra dalla finestra e per tutte le vie misteriose che Egli soltanto sa aprirsi."
II mio interlocutore si accorse che ero commosso e tacque.
- "Vedo che ci sono anche dei giovani."
- "Qui, circa la metà sono giovani. In altri rifugi ce ne sono di più. Giovani che non vengono soltanto a pregare, ma a lavorare. Pensa, caro fratello, dopo una giomata di fatica spesso estenuante, questi figlioli sacrificano, a turno, intere ore, per venire qui a prestare la loro opera."
- "Che cosa fanno?"
- "Vieni, te lo mostrerò."
Dopo una piccola svolta a destra, scesi alcuni gradini, ci trovammo in un antro con alcune uscite di sicurezza. In quell'antro era stata installata una rudimentale officina tipografica: qualche macchina per scrivere, una stampante, una legatoria e altre attrezzature.
- "Cosa stampano?"
- "Anzitutto parti della Bibbia, Vangeli, Atti degli Apostoli, piccoli messali per il popolo, libri di preghiera e poi romanzi e poesie di scrittori non allineati e condannati o espulsi dalla patria. Nel nostro paese molte persone hanno già letto così le opere di Pasternak, di Sinjavskij, di Solzenicyn e di altri scrittori contro-corrente; l'esempio di questi uomini è enorme sulla nostra gioventù. Appena questa si è accorta di essere stata per anni e anni turlupinata e imbottita di menzogne nei discorsi di piazza, con i libri, nelle scuole, è stata presa da una fame insaziabile per la verità: vogliono sapere la verità su tutto."
Mi accorsi che il mio accompagnatore, mentre parlava, continuava a scrutarmi. Accertatosi che con me poteva parlare liberamente, continuò a vuotare il sacco. Mi tirò un po' in disparte e, fattosi più vicino, mi prese le mani nelle sue e continuò: "Vedi, io sono un prete ortodosso; ma da anni sono dissenziente con i miei superiori completamente politicizzati dal regime e passati al servizio dei partito. Sono costretto perciò a vivere alla macchia. Questi giovani lo sanno; la voce è passata da qui ad altri rifugi e così mi tocca trasferirmi da un rifugio all'altro per il servizio religioso. Che cari ragazzi! Mi hanno accordato tutta la loro fiducia. Mi trattano come un padre. Mi aprono la loro anima; e vedessi che anime!"
- "E questo nel paese dei senza-Dio!"
- "Oh no! non dire così! Qui Dio c'è, e lavora con la sua grazia e ottiene! Credimi, in questi cinquant'anni di prova infernale il popolo russo ha dato a Dio eserciti di santi e di martiri come mai nella storia passata. Tutto ciò che questo popolo ha sofferto e sta soffrendo non è perduto. Io penso che sia il lungo inverno che prepara nel nostro paese una primavera mai vista, una rinascita religiosa che farà invidia a tanti paesi liberi. Vedi, io sono accusato di cattolicizzare troppo; questi giovani lo sanno ed è per questo che mi accordano la loro fiducia. Pensa: ci sono tra questi ragazzi alcuni che sanno a memoria il Vangelo secondo Giovanni, qualche lettera degli Apostoli e altri testi importanti. E stampa¬no e diffondono tutto questo. La Russia ne è piena."
- "Dio mio, quanto è consolante tutto questo!" - "Anche tu sei sacerdote?"
- “Si”.
Mi abbracciò con forza e baciandomi disse: "E vieni dall'Italia?... Da Roma?... Qui dicono che l'Italia è tutta comunista; è mai possibile?..." - "Tutta no, ma in gran parte si."
- "Ma come è possibile? Ma lo sanno che cosa significa vivere sotto il comunismo? Qui in Russia non c'è più nessuno che ci crede. Qui ai nostri giovani è bastato fare il confronto tra la propaganda ufficiale e la realtà della vita nel nostro paese per perdere la fede nel partito."
- "Quello che in Italia non riusciamo a far credere, specialmente ai giovani."
Mi tirò ancora alquanto in disparte e continuò: "Vedi, qui il materiali¬smo ci ha cacciati in un vicolo cieco. L'anima russa non sa fare a meno di una spiegazione sull'uomo e sul mondo, e poiché il materialismo in questo è fallito, ci si rivolge con una sete istintiva ai valori spirituali, alla Chiesa, a Dio. L'ideologia marxista ci porta alla morte e al nulla, e il nostro popolo ha radicata nell'anima la fede nell'aldilà. Tu non puoi credere a quali acrobazie di prudenza ricorre questa povera gente per far dire un 'De profundis' sulla tomba di un loro caro sepolto da poco; a quante strategie ricorre per avere a Pasqua un pezzo di pane benedetto da distribuire in tavola, dopo il saluto familiare: 'Cristo è veramente risorto'.
- "Tutto questo, fratello mio, lo sappiamo e ci commuove profonda¬mente."
- "Allora, perché gli italiani vogliono andare sotto il comunismo?"
- "Perché moltissimi credono più al diavolo che a Dio: ecco la verità."
- "Qui i nostri giovani hanno imparato che solo il Cristianesimo dà la massima importanza ai diritti della persona umana; il socialismo parla solo di collettivismo, di massa, l'individuo non esiste."
- "Di questo passo, c'è da sperare che il più grande stato comunista del mondo, per la logica delle cose, possa evolversi nella più grande forza anticomunista."
- "Lo pensiamo tutti, fratello, anche se siamo in pochissimi a dircelo, perché è orribile il terrore che si ha dei processi, del lavaggio dei cervello, dei lager disseminati su tutto il territorio russo. Qui l'ideologia marxista si regge unicamente sulla violenza. Ma il giorno che questa ideologia cadrà - Dio solo sa quando - la Russia si presenterà con un volto completamente nuovo, religiosamente provata e purificata, grazie all'e¬sperienza di un martirio che nessun popolo ha subito."
- "Noi confidiamo molto nelle promesse della Madonna di Fatima."
- “Oh, la santa Madre di Dio! Sapessi come la venera il nostro popolo! E' Lei che ha conservato - sia pure in certi momenti molto ridotta - la nostra fede. Le sue icone sono scomparse da quasi tutte le case, ma tantissimi le conservano nascoste, e soprattutto la invocano.”
- "Credi che a non lunga scadenza l'opposizione dei giovani, degli intellettuali, della classe che riflette, possa aumentare?"
- "Per me è cosa certissima. E questo avverrà man mano che progredirà la gioiosa scoperta della fede cristiana e la persuasione, in molti già radicata, che il Cristianesimo è la sola forza capace di cambiare il mondo. Se tra voi si raccogliessero le voci dei nostri convertiti dal materialismo, pensereste che qui sta avvenendo il miracolo di una nuova Pentecoste."
- "Posso dirti che molte di queste voci arrivano nel nostro paese. Vi sono anche antologie che le raccolgono, ma purtroppo non tutti le conoscono e le leggono."
- "Conserviamo lettere che giungono dai lager. Sono di uomini, di donne, di giovani condannati che ci incoraggiano a conservare intatta la nostra fede in Dio: impossibile leggerle senza fremere e senza piangere di commozione."
L'invito di un fratello annunciò la recita comune del "Padre nostro". Qui mi svegliai. Ma mi accorsi che a strapparmi dal sonno era stato un grosso colpo alla porta della camera. Guardai l'orologio, erano ancora le ore piccole. Un nuovo colpo mi fece sussultare e gridai: "Chi è?". La risposta fu una sghignazzata folle e sconcia che mi avvertì subito della presenza di lui.
- "Che bel sogno, eh! Ti sarà piaciuto molto, penso. Chissà quanta gioia avrai provato! Ripensandoci, saresti capace di crederle tutte quelle belle notizie! Che ne dici?"
- "Certo, le credo tutte come cose vere."
- "Non mi meraviglio, conosco la tua ingenuità. Credi anche nei sogni."
- "Quanti sogni son venuti da Dio!"
- "Allora saresti capace di provarmi che una sola di tutte quelle chiacchere risponda a verità? Su, dammi qualche prova."
Rimasi per un po' in silenzio; poi, stringendo forte tra le mani la corona del rosario, mi levai a sedere sul letto e con tono di comando dissi: "Visto che vieni a sfidarmi, in nome di Colei che è la tua principale nemica ti comando di dirmi se in quel sogno ci sia stata una sola menzogna".
- "E' tutta una menzogna."
- "Tu devi rispondermi in nome di Lei, ti ho detto, in nome di Lei." Invece di rispondere il Maligno si imbestialì come non aveva mai fatto. I mobili della camera cominciarono a spostarsi in modo vorticoso, un tavolino si mise a ballare, una sedia a volare da un punto all'altro della camera.
- "Invece di fare questa commedia, ti ordino di rispondere: dimmi che in quel sogno era tutto vero. In nome di Maria te lo comando, rispondi!"
Lo sentii ansimare come un leone ferito a morte.
Un "Sììì!..." urlato con uno sforzo angoscioso fece tremare la camera ed echeggiò disperatamente nella lontananza.

QUINTO INCONTRO: I SUOI BERSAGLI PREFERITI

Questa volta passò un'intera settimana senza che il Maligno desse segno della sua presenza. Tra noi non tutto era stato detto, per cui volentieri ne attendevo il ritorno.
Un pomeriggio mi accingevo alla recita dei Vespri quando il grosso calendario olandese appeso alla parete di fronte cominciò a sventagliare i suoi fogli come investito da una folata di vento.
- "Nel nome di Maria, dimmi da dove vieni."
- "La tua è una domanda stupida."
- "Perché stupida?"
- "Perché io non sono in nessun luogo; non sono un corpo, una carogna come te; sono spirito."
- “E l'inferno?”
- "L'inferno non è come voi pretonzoli lo andate descrivendo."
- "Ma tra voi spiriti dannati vi conoscete?"
- "Certo, ci conosciamo e ci odiamo come odiamo tutti voi, come odiamo lui. Viviamo avviluppati ognuno in una solitudine eterna, ma siamo d'accordo nel lavorare ai vostri danni."
- "Non vivete che di questo."
- "La nostra essenza è il male, è il rifiuto di lui, è odiare tutto e tutti."
- "La sola miserabile soddisfazione che vi resta!"
- "Nessuna soddisfazione!"
- "Non capisco, spiegati."
- "Voi immaginate che per noi odiare, far del male, rovinare le opere di lui ci dia una soddisfazione, una specie di sollievo, una gioia. Il nostro nemico ci ha negato anche questo. Noi facciamo il male per il male. Intralciare il disegno di lui, strappargli anime, specialmente quelle a lui più care, non procura a noi nessuna soddisfazione, anzi lui ce lo fa pesare come un castigo; ma esercitare il nostro odio, la nostra natura maligna è una necessità, tuttavia agiamo a suo dispetto, per far dei male alle sue creature."
- "Tutte queste belle cose le sappiamo. II primo a definirti quello che sei è stato Gesù. La Chiesa ce lo ripete nei suoi insegnamenti e anche i santi ci mettono in guardia. Sappiamo che sei 'il Maligno', che sei 'il nemico per eccellenza', che sei 'omicida fin da principio', che sei 'il padre della menzogna', che sei 'un mistero di iniquità', che sei 'il principe di questo mondo', finché Dio te lo consentirà. Può bastare per il tuo ritratto?"
- "Forse, ma con ciò?..."
- “Vuoi dire che gli uomini, nonostante questo, si lasciano adescare dalle tue arti... Lo so... Se riflettessero su quello che sei e quello che trami contro di loro, starebbero in guardia... Perciò, da padre della menzogna e da spirito delle tenebre, ti trasfiguri in angelo di luce, ti presenti loro non come sei: un maestro di corruzione, ma come un abile consigliere. Ma dimmi un po': hai parlato di anime a Lui più care; quali sono?”
- "Dovresti saperlo! Quelle più legate alla sua amicizia. Quelle che egli riesce a tener sempre legate a sé. Quelle che lavorano e si consu¬mano per i suoi interessi, che hanno a cuore la sua gloria. Un malato che per anni soffre e si offre per gli altri. Un prete che gli si conserva fedele, che prega molto, che non siamo mai riusciti a contaminare, che si serve della messa - di quella tremenda maledetta messa - per farci un male immenso e strapparci moltitudini di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che più rovinano gli affari del nostro regno."
- "Sentirlo dalla tua bocca è per me una gioia immensa."
- "E' quella là che me lo fa dire, che mi fa rispondere alle tue stupide domande."
- "E allora continua a parlare. A tuo dispetto non puoi farmi che del bene. Dunque, dicevi: le anime che tu odii di più..."
- "Sono anche quelle che prendiamo più fortemente d'assalto. Far cadere un prete ci ricompensa di mille anime strappateci da un altro. Travolgere un prete e poi mandarlo, insozzato, a celebrare la messa è tra i dispetti più grossi che miriamo a infliggere al nostro grande nemico. E ci riusciamo più di quanto non si creda."
- "Purtroppo. Ma accanto a queste anime elette cadute, so che Lui, nel silenzio e nel nascondimento, ne suscita molte altre che si immolano, che riparano e gli danno una gloria più grande di quella che tu hai creduto di strappargli."
- "Non importa. A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messa, o non credono a ciò che fanno all'altare. Alcuni di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quella che celebrate nelle vostre chiese! Le mie messe nere: celebrazioni di lussuria, profanazione di ostie e di altre cose sacre... insozzàti in modo che quella non mi permette di descriverti. Che belle nefandezze! Leggi i miei rituali, intanto!"
- "Sei I'eterna scimmia di Dio..."
- "Ho aspettato questi ultimi tempi per fare le mie più grosse conquiste: preti, frati, verginelle consacrate a lui. E il loro numero cresce in modo che, se fossi capace di gioirne, sarebbe la mia gioia più grande."
- "Ciò che dici è triste. Ma, ripeto, io so che una sola Messa, offerta a Dio in riparazione di tutte queste orribili cose, gli darà sempre una soddisfazione infinitamente più grande. II valore infinito del sacrificio di Cristo supera le tue profanazioni!"
- "Parli sempre di anime riparatrici, ma anche queste so io come trattarle, come sfogare su di esse il mio furore. Scarico su di loro un odio che mi ripaga di tutto il danno che recano ai miei interessi."
- "Lo so: la storia della santità è piena - nella misura in cui Dio lo permette - di questi tuoi interventi malvagi. Ma con quale risultato? Che cosa ne ottieni?"
- "Che posso stancarle, abbattere la loro resistenza e portarle al fallimento."
- "E ci riesci? Dio te lo consente? Per il solo fatto che Egli ti lascia sfogare il tuo odio contro queste anime, è segno che le ha rese invincibili. E tu, con i tuoi attacchi, collabori soltanto all'accrescimento dei loro meriti e lavori contro te stesso. Contribuisci solo a renderle più sante, più ricche di efficacia riparatrice e conquistatrice nel mondo delle anime. Quanti peccatori non ti hanno strappato Caterina da Siena, Teresa d'Avita, il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio?"
- "Almeno mi vendico e faccio loro pagar caro il danno che mi infliggono."
-"Lo fai da pessimo calcolatore! Dio te lo permette perché tu collabori a dimostrare la potenza della sua grazia e per la tua maggiore umiliazione, perché tutte le volte che prendi di mira queste anime il vinto sei tu."
- “Tu però, denunciando questi miei interventi, otterrai solo di far ridere i teologi e i sapienti.”
- "Ridano pure... fin che possono!"
A questo punto i fogli del calendario si misero di nuovo a sfarfallare. Pensai che il Maligno li agitasse per darmi il suo commiato, ma mi sbagliai, perché riprese a parlarmi con una nuova carica di odio e di disprezzo.
- "Tu non potrai mai capire quanto io odio voi uomini. Quanto vi detesto e quanto siete detestabili. Voi vi vantate di avere un primato di dignità sulle bestie e non vi rendete conto che siete le bestie più abominevoli. II vostro essere mi fa schifo. Vi considero al di sotto dei porci. Credete di essere intelligenti, ma vi dimostrate stupidissimi. Basta vedere quello che vi faccio ingoiare per mezzo di tanti sapienti messi al mio servizio e che io vi regalo gonfi di superbia e di menzogna. Pensa a quello che vi faccio bere e digerire con la mia stampa! Voi la più nobile creatura di lui? Ma se bastano poche porcherie per comprarvi?! Vi arrendete facilmente alle lusinghe dei miei messaggeri. Ci tenete tanto alla vostra libertà e poi vi lasciate incatenare dai miei più feroci schiavisti. Oh, le beffe che vi sto giocando in nome di questa libertà! Mostrate orrore per ciò che è sporco e poi, succubi delle vostre passioni, vi avvoltolate nelle vostre sozzure come porci nel fango. Per una donna e per un pugno di soldi voi mi vendete la vostra anima che è un piacere. Ci ha guadagnato motto quello li a versare il suo sangue per redimervi! Redimervi da che cosa? Dal peccato? Ma se ci guazzate dentro da affogarci! E che dire quando scateno tra voi lo spirito di invidia, di maldicenza, di odio, di rivalità, di vendetta?!"
- "Taci, stai esagerando. Tu generalizzi troppo. E' la rabbia invidiosa che ti tiene inchiodato per l'eternità alla tua dannazione. Ti basti questo: pur con tutti i nostri peccati Dio ci ama ancora. Cristo ci ha redenti e una goccia sola del suo Sangue ci purifica da tutti i nostri peccati. E noi possiamo contraccambiare il suo amore. Contale, se puoi, le anime che lo amano. Per una sola di esse darebbe volentieri ancora una volta la sua vita. Mentre tu, maledetto, crepi nel tuo odio per l'eternità. Già, dimmi, che cos'è I'etemità?"
- "L'eternità? Adesso!... E' un adesso sempre fermo!...” E scom¬parve.

SESTO INCONTRO: L'ATTACCO ALLA CHIESA

Un pomeriggio ero appena entrato in camera quando fui raggiunto da un improvviso rumore di galoppo che mi tenne col fiato sospeso; mi accorsi che si trattava di lui.
- "Questa volta sei venuto col proposito di spaventarmi."
- "Se potessi farlo, saprei bene come farti morire di paura. Tu non sai che ho la forza di far tremare tutta la terra, se voglio. Ho la forza di agguantare questo pianeta su cui abitate e scaraventarlo contro gli altri astri o addirittura buttarlo in una delle bolge solari e incenerirlo."
- "Hai detto: se voglio. Ma è proprio quello che non puoi volere. II mondo è in mano a Colui che lo ha fatto, non nelle tue mani, buffone! So bene di che cosa saresti capace; ma, incatenato come sei, non puoi far paura nemmeno a un bambino. Tu sei un cane legato alla catena. L'innocenza di un bambino ti fa paura quanto la spada fiammeg¬giante di un arcangelo."
- "Goditi la tua sicurezza. Ora ti dico che stanno per venire giorni nei quali tutto il mondo tremerà alla mia avanzata. Sto preparando uno sconquasso universale che non puoi Immaginare."
-"La bomba atomica?"
- "Molto di peggio! Prima, e più di tutto questo, mi preme lo sconvol¬gimento dell'umanità intera, a cominciare dalla chiesa cattolica, che dev'essere la prima a scomparire."
- "Se Dio ti lascerà fare..."
- "Lo so: vi rifiugiate nel vecchio ritomello 'le porte dell'inferno non prevarranno'... E invece prevarremo. Metteremo a soqquadro la vo¬stra chiesa combattendola dal di dentro."
- "Sarà una prova un po' più forte di tante altre sofferte in passato; una nuova grossa burrasca, ma poi il Signore ti dirà: 'Basta!' e sulle tue rovine splenderà di nuovo il sole del suo trionfo."
- "II colpo, invece, che sto preparando non sarà come gli altri. Finora, nella chiesa che prendevo d'assalto c'era un punto invincibile di resisten¬za che mi ha fatto perdere molti attacchi; ma ora vedrai!"
Una pausa lunga, durante la quale guardavo la mia Madonnina e mentalmente la invocavo. La voce riprese con tono rauco, rabbioso come il ruggito di una belva. Il Maligno sottolineava così i suoi propositi catastrofici.
- "Ora sto preparando un attacco frontale anzitutto contro di lui, contro quello vestito di bianco. Lui ha i suoi giannizzeri. Mi fa ridere. Si provino a scontrarsi con i miei! Questi li prenderò anzitutto tra i suoi. Saranno le leve migliori. Comincerò chiudendolo, a poco a poco, in un isolamento completo. Convincerò interi settori della cristianità ad abbandonarlo. Poi ci sarà l'assalto che dovrà eliminarlo."
- "Parli con una sicurezza che ti rende soltanto ridicolo."
- "Con una sicurezza tale, come vedi, che non ho nemmeno paura di rivelarti i miei piani. Dei resto che cosa puoi fare tu contro di essi?"
- "Pregare il Signore che ti fulmini e che la Madonna tenga in buona custodia quello vestito di bianco. Allora vedremo..."
Rispose con un versaccio e subito riattaccò: "In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i preti e li metterò contro il loro pastore. Oggi il concetto di autorità non funziona più come una volta: sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell'obbedienza sta tramontan¬do. Su questa strada la chiesa sarà portata alla frantumazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti e dei frati, fino ad arrivare allo svuotamento totale dei seminari e dei conventi. Tolti di mezzo i suoi ministri, subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro di distruzione."
- "Sembri uno stratega ricco di fantasia, non c'è che dire. Ma fai i conti come se Cristo, il vero capo della Chiesa, l'avesse abbandonata per sempre e fosse nuovamente morto senza speranza di risurrezione. Tu, buffone millantatore, sai molto bene che la Chiesa è Lui, è il suo Corpo mistico. Sai bene che dietro il pastore visibile c'è Lui... invisibile ma presente e fedele alla parola data: 'Non abbiate paura, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli'. Provati pure, dovrai scontrarti con Lui. Scapperai al suo solo apparire! E inoltre c'è Maria, Madre della Chiesa. Basta un suo cenno per tener a bada tutte le schiere infernali."
- "Le solite vecchie fandonie. Siete tutti imbottiti di frasi fatte. Oggi, i primi a deridere questi slogans sono i vostri preti, i vostri sapienti, quelli che io ho ben gonfiato di orgoglio e di spirito di rivolta. AI posto della teologia hanno messo i grandi ideali della storia. Mi sono preparato e ho tirato dalla mia parte i preti politicanti, i preti annoiati che a malapena - dicono messa, i preti chiaccheroni, i preti che credono di convertire il mondo accontentandolo e cioè approvando i suoi vizi o quanto meno tacendo su questi, i preti che preferiscono piacere alla gente piuttosto che a lui, i preti che amano la vita comoda e gaudente condita con molti piaceri. Sono i miei apostoli e sono questi i miei migliori operai."
- "In passato hai già percorso le stesse strade e Dio ti ha lasciato conseguire anche dei successi. Ma quando sembrava che la piaga dovesse incancrenirsi ed estendersi a tutto il corpo, Egli è intervenuto senza mobilitare contro di te eserciti spettacolari, ma lavorando con pochi, in silenzio. Tu conti sulla massa, Egli conta su pochi. Quante volte ci ha fatto vedere che alla Chiesa serve più un piccolo numero di sacerdoti, di religiosi, di anime veramente impregnate di spirito evange¬lico, pronti alla rinucia, disponibili al sacrificio totale, voglio dire: pochi santi, che una massa di preti burocrati, secolarizzati e imbevuti di mondanità! Questi Dio te li lascia, non sa che farsene, si servirà di pochi, ma suoi, totalmente suoi. Ti sarai accorto, ne son sicuro, che oggi nella Chiesa è in atto una marcia di anime silenziose, di ogni categoria e condizione, specialmente di sacerdoti e di religiosi che si preparano allo scontro con te. Molti di essi si uniscono nel nome di Maria; sono avidi di preghiera, di amore alla Chiesa e di obbedienza al Papa. Lavorano per una Chiesa consolidata nella sua unità. Accettano ogni legittimo rinno¬vamento, ma respingono le innovazioni arbitrarie. Convinti del servizio insostituibile del romano pontefice, si stringono attorno a lui come al solo principio veramente solido di unità. Questa convinzione si va facendo segretamente strada anche tra alcuni fratelli separati. Sono anime silenziose, che invece di agitarsi, lavorano; invece di declamare paroloni pappagalleschi, pregano; Invece di reclamare continuamente rifor¬me, si riformano. Anime nascoste, delle quali è impossibile conoscere il numero, ma si sa che esistono e che si stringono in vincoli di fraternità. La Chiesa conta su questi, sulla loro capacità di fermentare la massa. Sono le rivalse della generosità divina a favore della Chiesa. Anime che portano avanti un apostolato capillare, che vanno scoprendo il volto di Cristo nella difesa della verità e nell'esercizio della carità verso i loro fratelli, i poveri, gli emarginati. No, spirito ribelle! II bilancio dell'azione di Dio nel mondo e nella Chiesa non è fallimentare come vorresti farmi credere. II corso della sua azione non è paralizzato dal tuoi sabotaggi. Essa ha direzioni e sbocchi invisibili e lontani, ma si attua sempre. L'invincibile è Lui! Tu questo lo sai bene. Soltanto vuoi sfruttare al massimo il tempo che ancora ti resta, il tempo che lui ti concede. Il giorno che ti sentirai nuovamente intimare: 'Chi è come Dio?', sarà la tua sconfitta, per sempre!"
Ma qui il mio interlocutore era già partito.



SETTIMO INCONTRO: MARIA PREPARA LA RIVINCITA



- "E' solo questione di tempo!..."
Questa improvvisa e perentoria affermazione mi interruppe nel bel mezzo della lettura di un libro che mi interessava molto. Un sussulto di spavento mi sospese il respiro. Ma la mia Protettrice mi venne presto in aiuto e mi posi tranquillo in ascolto. Il Maligno questa volta cominciò a parlarmi con una solennità insolita, quasi declamatoria e in certi momenti divertente.
- "E' solo questione di tempo! II processo di disfacimento della chiesa è già in atto, un disfacimento radicale e inarrestabile. I miei disegni si compiranno con una precisione e una puntualità da sbalordire. Presto questa vecchia e marcia carcassa seguirà la sorte di tante altre istituzioni che hanno resistito un certo tempo e poi sono scomparse..."
- "Ma non vedi, buffone, che ritorni ancora sulla medesima solfa? Manchi assolutamente di originalità, di fantasia, anche nell'architettare il male e nel vano tentativo di farmi paura."
-"Taci e lasciami continuare!"
- "Tu sei tremendamente noioso. Mi sembri un comiziante che in piazza ripete sempre le stesse sparate. II tuo insistere sulla minaccia di distruggere la Chiesa non solo non mi impressiona, ma mi fa ridere. La Chiesa, pur fatta di uomini non privi di miserie, è istituzione di Cristo, appartiene a Lui e Lui solo ne governa le vicende. Nelle sue vie misteriose Dio fa si che la Chiesa tragga vantaggio anche dalle perse¬cuzioni e dalle eresie. In passato, anche grazie all'urto di errori ereticali, tanti punti della dottrina cattolica sono stati approfonditi e precisati. Per questo a seppellire la Chiesa non ci riusciranno neanche i teologi contestatori, confusionari ed eretici di oggi."
- "E non stai forse facendo anche tu la tua solita solfa?"
- "E' più di mezzo secolo che stai combattendo contro Dio per farlo scomparire dalla Russia e non ci sei riuscito! Lo so, hai recato un male immenso a quelle anime, ma il bisogno di Dio non sei ancora riuscito a spegnerlo in milioni di esse. Hai promesso a quella povera gente un paradiso in terra e lo hai fatto così incantevole e desiderabile quel paradiso che, appena possono, tanti se ne scappano. Tu corri troppo, le tue scempiaggini ti stanno prendendo la mano. Oggi ti voglio dire qualcosa di nuovo, qualcosa di cui forse non ancora ti sei accorto. Oggi si è schierata decisamente con noi la Madre di Dio, la Madre della Chiesa, il cui nome soltanto - non vuoi sentirlo, perciò te lo ripeto - ti fa tremare. Colei che ha dato la prima volta Gesù al mondo, ora sta silenziosamente lavorando per riportarlo nelle anime che ne sono lonta¬ne. Sta lavorando tra noi sacerdoti. Si vuol servire di noi sacerdoti: un manipolo scelto di fidatissimi, pronti a immolarsi per la sua causa. Li sta raccogliendo da tutte le parti del mondo. Senza alcun apparato organiz¬zativo è Lei stessa che li sollecita dolcemente a impegnarsi con tutte le loro forze. Li chiama i suoi prediletti. Questa Madre se li sta lavorando con cuore di Maestra, per allenarli alla preghiera, all'amore a Gesù eucaristico, alla fedeltà totale al Papa. Ella ci avverte che una grande tribolazione sta per venire, che presto ci darai battaglia grossa. Ma nella lotta avrai a che fare con un manipolo di sacerdoti assistiti e sostenuti da Lei. Contro tanti che si son lasciati sedurre dalle tue menzogne e allontanare da Lei, Maria opporrà i suoi sacerdoti, li rivestirà della sua potenza, li renderà coraggiosi e forti nell'ora della grande purificazione. Ad essi affiderà il compito di difendere l'onore e la causa di Gesù e della sua Chiesa; saranno essi che accompagneranno il Santo Padre sulla via del Calvario per vederlo vincere attraverso la Croce. Questa sicurezza ci viene da Lei e noi la viviamo con gioia..."
- "Capisco: tutto sulla falsariga delle scempiaggini di Fatima!..."
- "Appunto a Fatima, quando la nostra Madre benedetta ha prean¬nunciato per il Papa momenti terribili, gli ha anche promesso la sua speciale protezione. Essa lo difenderà per mezzo dei suoi sacerdoti, uomini forgiati nella preghiera e attaccatissimi al suo Rosario, l'arma che ti fa tanta paura. Tu hai terrore invincibile di un prete che prega. Ne fai continuamente l'esperienza, perciò ricorri a tutte le tue astuzie per distoglierlo dalla preghiera. Ora Maria sta preparando non un sacerdote, ma un esercito di sacerdoti che pregano. Questa Madre divina non ci illude: ci avverte che l'ora della battaglia verrà e sarà dura. Ma ci assicura che nel momento in cui crederai di assiderti come signore del mondo e ti crederai sicuro vincitore, Lei stessa interverrà a strapparti di mano la preda. Tu sarai detronizzato e alla fine la vittoria sarà di Gesù. E, per tua maggiore umiliazione, questa vittoria vuole ottenerla per mezzo di una donna. La vittoria di Lei sarà il trionfo del suo Cuore Immacolato nei paesi dei senza-Dio e su tutto il resto del mondo."
- "Come fai presto a sdrammatizzare! Aspetta che scagli contro di voi i miei uomini indemoniati. Li sto preparando e allenando all'attacco, che verrà presto, improvviso e inarrestabile."
- "Noi ci armeremo della nostra fede e staremo in attesa. Dio non ci lascerà soli: la sua e nostra Madre ci proteggerà."
- "Ho già ottenuto di farli lavorare al coperto. Nessuno crederà che siano manovrati da me. Oggi nessuno più crede alla mia presenza nel mondo. Prova a parlare della mia azione in mezzo a voi: ti rideranno in faccia."
- "Si, lo ammetto, in questo sei molto abile. Ma non tutti ci sono caduti. C'è chi avverte questo tuo nefasto lavoro in seno alla Chiesa e abbiamo ancora la forza della preghiera contro di te."
- "E vuoi che i miei si fermino di fronte a quattro gatti che biascicano preghiere?"
- "Non sono quattro gatti, sono sacerdoti di Cristo e non sono pochi. Tu lo sai: chi durante la sua vita terrena ti cacciò via da tanti poveri indemoniati, continua anche oggi a scacciarti per mezzo dei suoi sacer¬doti. Le sconfitte che vai riportando ti sono ben note. Conosciamo la rabbia che ti assale quando un sacerdote ti scova e ti ordina di andar via dalle creature che tu vai straziando coi tuo odio malefico. E' un potere comunicato da Cristo ai suoi ministri: 'Nel mio nome caccerete i demòni'. In questi scontri, tra il tuo potere e quello della Chiesa a noi comunicato, il tuo bilancio è assolutamente fallimentare. C'è un'esperienza che ti schiaccia."
- "Chiacchere!... Chiacchere!... Non vedi come tutto l'orizzonte si oscura? Aspetta ancora un poco che io scateni il mio uragano... Treme¬rete tutti come foglie sbattute dal vento e sarà la vostra fine."
- "Vedo che conosci motto bene la forza della natura, la potenza del terrore nel piegare gli uomini ai tuoi voleri. Lo schiavismo spietato con cui domini sterminate regioni è invenzione del tuo genio malefico. Dio ci attrae e ci stringe a sé con l'amore e ci impone un peso leggero; i tuoi, invece, li tieni soggetti coi pugno di ferro e col terrore. La paura è la forza dei tuo governo, che è governo di oppressione e di odio. Tu stesso l'hai detto! Noi non abbiamo motivo di tremare dinanzi alle tue minacce."
-''Sei troppo sicuro di te; ma vedrai!..."
- "Possiamo temere tutto dalla nostra debolezza, ma è proprio questa che ci fa ricorrere a Colui che è la nostra forza! Noi sappiamo che in cielo c'è un Padre onnipotente che ci ama: è la rivelazione più tenera ed esaltante di Gesù. Con la fede in questo amore noi sfidiamo tutti i pessimismi che può ispirarci la visione di un mondo da te così orribilmente sconvolto. Sfidiamo tutte le paure che le tue minacce cercano di insinuarci per far crollare la nostra resistenza al male. Spirito malvagio, c'è Dio con noi! Mentre tu sei un maledetto da Dio! Noi abbiamo fede nell'Amore, è questa fede che ti fa tremare, perciò ricorri a tutte le tue astuzie per strapparla alle anime. Per vincerle hai bisogno di disarmarle."
Qui il Maligno mi scatenò attorno un uragano di ruggiti bestiali. Ebbi la prontezza di ricorrere subito alla preghiera. Mi venne in mente quella dell'esorcismo già usata altre volte, privatamente, e con successo.
AI termine di questa preghiera attesi che il Maligno desse qualche segno di reazione al potere della Chiesa; ma non si fece più sentire. Mi parve di uscire da un brutto sogno. Ero bagnato di sudore, ma l'anima ritornò presto serena.



OTTAVO INCONTRO: IL SENSO DEL PECCATO



Mi ero appena appisolato, dopo pranzo, quando la camera fu inon¬data da un fetore da togliere il respiro. Mi guardai attorno: la porta e le finestre erano chiuse. Era un'aria mefitica che si muoveva come agitata da un ventilatore. Cosa può essere. Ma presto compresi di aver visite e invocai l'assistenza di Maria.
- "Questo odore è forse il tuo biglietto di presentazione?
- “Si!”
- “Non sapevo che un puro spirito si portasse dietro tanto fetore.”
- "Ho appena soffiato sul lezzo di voi, miserabili carogne."
- "Penso, invece, che sia il tanfo della tua essenza di peccato. Ma ora dimmi, in nome della tua grande Nemica, cosa vuoi?"
- "Interrogami."
Mi raccolsi per qualche istante in me stesso: "Parlami delle astuzie a cui ricorri per sedurre le anime".
- "Hai bisogno che te le sveli io? Non sei maestro in Israele?"
- "Eppure preferisco che me ne parli tu, maestro di seduzione." Sembrava che non si decidesse a rispondere, ma sentivo che era lì.
- "Su, ti impongo di rispondermi!"
- "Non ci vogliono molte astuzie per prendere al laccio voi miserabili. Siete di una stupidità e di una fragilità che fa vergogna a colui che vi ha impastato. Di solito, messi dinanzi a ciò che egli vi proibisce, basta una piccola spinta."
- "Questo può accadere con anime sprovvedute, che non hanno abbastanza timor di Dio, che non ricorrono ai mezzi per vincere le tue sollecitazioni, soprattutto se non pregano e non si tengono in contatto col Signore..."
- "Queste me le pappo lo stesso. Basta conoscerne i gusti, le tendenze, le innumerevoli inclinazioni che tutti vi portate addosso e con le quali afferrarvi: la lussuria, l'ira, l'ambizione, l'invidia, la sete di denaro e di beni terreni, la maldicenza... Sapessi quali servizi ci rende una lingua malefica e seminatrice di discordie!... Invece le anime che mostrano maggiore resistenza non le avvicino mai con un attacco frontale. Le prendo con manovre di aggiramento, oppure scavando il terreno sotto i loro piedi, sollecitandone le passioni fino a stancarle e portandole all'esasperazione.
Persuadendole, a poco a poco, che certi comandamenti sono impossibili, che il vostro padrone è un tiranno che pretende troppo, che quella certa cosa non può essere peccato..."
- "E' l'astuzia che oggi stai sfruttando di più: demolire il senso del peccato..."
- "Ma anche qui i miei migliori collaboratori sono alcuni preti... Sapessi quanto mi è costato stancarli di starsene in quei loro casotti ad ascoltare filastrocche!... Così, finalmente, convincendoli a dire che la confessione non è necessaria, sono riuscito a spopolare i confessionali e a mandare un mucchio di gente, che è mia, a far scorpacciate di comunioni. Sapessi quante spudorate e quanti sporcaccioni, che sguazzano nella lussuria, fanno abitualmente la comunione, dietro mio consiglio, credendosi a posto!
- "Sono convinto che generalizzi e che contro i tanti che cadono in questa tua trappola, ce ne sono tanti altri che ti sfuggono, specialmente se sono anime che pregano e si sforzano di vivere in grazia di Dio. Non è forse vero che l'arma della preghiera ti fa paura e nei tuoi assalti ti fa indietreggiare scornato?"
- "Devo ammetterlo: ma quelli che ricorrono alla preghiera non li prendo mai di petto. Cerco a poco a poco di disturbare la loro preghiera, di distrarli con mille sciocchezze, di portarli lentamente alla stanchezza e poi alla nausea. Intanto intensifico contro di loro le mie tentazioni. Contemporaneamente cerco di convincerli che lui non li ascolta, che è inutile pregarlo, che non ha ancora perdonato certi peccati passati perché si è abusato troppo della sua misericordia..."
- "II vecchio tranello: prima fai cadere le anime nel peccato convincendole che peccato non è, o che comunque Dio perdona sempre; poi, dopo averle fatte cadere, restituisci loro la vergogna di ciò che hanno fatto, fai rivivere il senso del peccato e lo ingran¬disci fino a far credere che per loro non c'è perdono. Prima la presunzione, poi la disperazione: due ottime vie per rovinare le anime."
Con una sghignazzata carica di sarcasmo mi fece capire che avevo azzeccato.
- "Resta comunque che la misericordia di Dio è infinitamente più grande delle tue astuzie e delle tue momentanee conquiste. Le anime gli sono costate il Sangue di suo Figlio. Egli conosce infinite vie per strapparle al tuo dominio."
- "Ti stai ingannando se pensi che quello là sia così buono!"
- "Questa è, tra le tue insinuazioni, la più diabolica e la più bugiarda. Tu sai che Dio ci ama infinitamente, che una goccia sola del Sangue di Gesù basta a lavare tutti i peccati del mondo. Per te non ci fu e non ci sarà mai perdono; ma per noi ci sarà sempre, basta che noi non lo rifiutiamo coscientemente e ostinatamente fino all'ultimo istante. Egli, prima di lasciare un'anima nelle tue mani per tutta l'eternità, ricorre a tutte le risorse del suo amore che sono infinite. Tutto questo tu lo sai e l'onnipotenza di questo amore gratuito e redentivo che Egli ha per noi è l'inferno del tuo inferno!"
- "Stai facendo l'avvocato di una causa persa. Tu dici che egli sa tutto. Ma guarda dove arriva la sua perfidia, la sua cinica crudeltà: sa che tanti di voi saranno miei, eppure li crea lo stesso. Perché li crea? Per me!"
- "Ecco un altro cavillo con cui cerchi di accalappiare anime. Ma basta credere fermamente all'Amore per mandare all'aria queste tue insinuazioni. Dio ci ha creati destinandoci tutti a occupare un posto in paradiso; per questo ci ha redenti e ci offre tutti i mezzi per far nostra la redenzione. Ma Egli, che ha un rispetto sommo della nostra libertà, non obbliga nessuno ad accettare la sua salvezza..."
- "Ora sei tu che stai barando..."
- "Lasciami parlare. Il dono della libertà conferisce all'uomo un valore e una dignità così grandi che, se qualcuno ne abusa, Dio preferisce correre il rischio di lasciarlo liberamente e volontariamente perdere, piuttosto che privarlo dei suo dono. E l'uomo che rifiuta a Dio il suo amore, non Dio che rifiuta all'uomo il proprio. Questo, anche per il dannato, rimane. Se Dio non può amarlo come amico, lo ama ancora come creatura. E questa certezza, come per voi demòni, anche per l'uomo che si danna è l'inferno dell'infemo. L'inferno sarà sempre, per lui, il paradiso respinto, un paradiso rovesciato."
- "Tu non vuoi rispondere alla mia obiezione!..."
- "Sei tu che fai finta di non capire! La libertà, la misericordia, la sofferenza, specialmente la morte del Figlio suo, la comunione dei santi, la sua gloria eterna... sono beni così grandi che giustificano abbastanza la perdita libera e volontaria di alcuni malvagi che si saranno ostinati a restare al tuo seguito."
- "Tu vaneggi e non mi lasci parlare. Hai detto che quello ha preferito correre il rischio di lasciar perdere..."
- "Si, l'ho detto. Ma Egli ha fatto tutto quello che era possibile per attenuare, per scongiurare quel rischio. Egli poteva, è vero, ricorrere alla sua onnipotenza eliminando addirittura la persona soggetta a tale ri¬schio. Ma Dio non si comporta come i vostri tiranni, che quando non possono piegare una volontà la uccidono. Egli non è il Dio dei morti, ma dei viventi. Egli non ha voluto privare gli ostinati della loro libertà di scelta; ha usato anche verso di loro un infinito rispetto. Ma, ripeto, per impedire la tragica possibilità della loro rovina, ha fatto tutto quello che era divinamente possibile."
- "Ti comporti, nei tuoi vaneggiamenti, come un vecchio filosofo..."
- "Accetto! Dal momento che Dio ci ha amato fino al punto di darci il Sangue e la vita del Figlio suo, non c'è più obiezione possibile contro l'immensità e l'universalità del suo amore. E' vero che nello stesso momento in cui ci faceva un così grande dono, vedeva quelli che avrebbero rifiutato la sua salvezza e li ha creati ugualmente. Più Egli moltiplicava gli aiuti, più aumentava la libertà del male e, di conseguenza, la gravità stessa del male in coloro che coscientemente rifiutavano quegli aiuti. Ma cresceva anche maggiormente la profondità della salvezza per coloro che l'accettavano e che si accorgevano da quale male eterno li preservava la redenzione. Voi dannati, mentre manifestate il carattere sacro e drammatico della nostra esistenza, ci aiutate a comprendere meglio il dono divino della salvezza. Se tu, tentatore, non avessi spalancato le cateratte del male e del peccato nel paradiso terre¬stre, noi uomini non saremmo mai riusciti a comprendere fino a che punto Dio ci ama. E' per questo che la Chiesa ci fa paradossal¬mente cantare: 'O felice colpa di Adamo!...'."
- "E così mi sarò guadagnato la maggior parte delle creature da lui così amorevolmente redente!..."
- "La maggior parte? Dio solo sa quanti si ostineranno a restare tuoi. In ogni caso la tua vittoria sarà la tua sconfitta, perché quante più anime porterai all'inferno, tanto più grande e tormentoso sarà l'inferno e tanto più orrendo il tuo dolore! Là vi regalerete dolore a vicenda. E per sempre! E' questa la tua vittoria?"
Da allora il mio interlocutore per parecchio tempo non si fece più vivo.



NONO INCONTRO: UN PIANTO SENZA FINE



L'occasione più unica che rara di incontrarmi con siffatto interlocutore mi fece nascere la curiosità di conoscere sempre qualcosa di più su quel personaggio. Nei precedenti incontri avevamo parlato di varie cose, ma molte di queste gliele avevo strappate con forza, ricorrendo sempre all'intervento onnipotente di Colei che lo obbligava a rispondermi.
In quei giorni stava circolando un certo film gravemente offensivo per la figura di Gesù. Neanche durante la sua vita terrena e nemmeno nelle ore della Passione, quando fu abbandonato al "potere delle tenebre", cioè al potere di Satana, furono inventate accuse così nefande contro la sua vita purissima. Pensai allora che forse proprio questo film avesse indotto l'Immacolata Madre di Dio a costringere l'infame Maligno a gettare la maschera.
Non era così facile preparare un serie di domande e provocarne la risposta. Un giorno, però, dopo aver molto pregato, al primo sentore della sua presenza, provai a comportarmi con lui da giudice inquisitore.
Con questo intento, prima che egli cominciasse con i suoi discorsi, gli posi a bruciapelo questa domanda: "Che cosa pensi di coloro che sono o sembrano molto intelligenti e tuttavia negano l'esistenza di Dio e quella di voi angeli ribelli?".
Con mia grande sorpresa rispose: "Sono soltanto degli insensati". Lo incalzai allora con un'altra domanda: "E che dici di quelli che negano l'ossequio a Dio non piegando la loro volontà?
Capì che alludevo specialmente al fatto della loro ribellione demonia¬ca e rispose: "Abbiamo voluto rivendicare la nostra libertà da lui".
- "Spiegami che cosa significa questo! Esseri come voi, che dinanzi a Lui siete niente, che cosa speravate di ottenere con questa ribellione?" Invece di rispondere, lo sentii mugolare come una bestia crudelmente ferita. Mi fece chiaramente capire di non insistere su questo argomento. Capii che la sua risposta non poteva essere che tragicamente negativa e comportava una tortura che si rifiutava di manifestare.
Pensando poi alle sofferenze che infligge a tante povere creature, anche innocentissime, delle quali talvolta prende possesso, gli chiesi: "Come osi fare questo con anime che sono tempio di Dio, tabernacoli di Cristo, dimora della SS. Trinità?... Sono esseri che Dio ha creati per Sé e abitando in essi diventa come una cosa sola con loro... Come puoi fare questo?".
Rispose prontamente: "Tu ti impietosisci dinanzi ai tormenti che infliggo a questi esseri; ma non pensi a quello che soffro io... E nell'atto stesso che tormento queste creature".
- "Quale soddisfazione ne ricavi?"
- "Te l'ho già detto: nessuna!... Non guadagnamo nulla nell'infliggere del male. Noi ci troviamo come su una sabbia cedevolissima: più operiamo il male, più vi affondiamo."
- "Allora smetti di tormentare queste povere creature e vattene nella tua dimora... visto che anche a te Dio ha provveduto una dimora."
- "Non è lui che ce l'ha data; ce la siamo fatta noi stessi!..."
- "Hai ragione. Dio, nella sua bontà, creandoti non poteva volere per te una simile dimora. Dici bene che ve la siete fatta voi stessi. E' per colpa vostra che siete diventati bersaglio dell'ira e della giustizia di Dio. Così, mentre per tutta l'eternità noi loderemo la sua misericordia, con lo stesso 'osanna' canteremo la sua giustizia contro di voi!"
- "Quanto sei sadico!". Fu una risposta immensamente rivelatrice che mi freddò, lasciandomi profondamente pensoso.
Quale dev'essere stata la malizia del peccato di questi angeli, se Dio, che è così infinitamente buono, li ha colpiti con tanta giustizia!
A questo punto pensai di ritornare sulla domanda dei rapporti con cui demòni e dannati stanno tra loro nell'inferno: si conoscono?, si parlano come facciamo noi?, si fanno compagnia?...
Anche questa risposta fu tremenda: "Ognuno di noi è un solitario... Tutto e solo concentrato nell'amarezza della prorpia dannazione... In un pianto senza fine... Ognuno è col suo inferno... è il suo inferno, per l'eternità!"
Ripeteva così la risposta già datami in precedenza; poi, con un urlo disperato,... svanì.

DECIMO INCONTRO: IL DIAVOLO, VINCITORE SCONFITTO

- "Questo è l'ultimo incontro che sono costretto ad avere con te... Ma non è detto che non ce ne possa essere qualche altro deciso di mia iniziativa e senza certe cautele impostemi da quella odiosa tiranna... Ti potrò cogliere di sorpresa, quando meno te l'aspetti... Hai già parecchie cose da pagarmi. Non credere che io abbia dimenticato le spruzzate di acqua santa che mi hai buttato addosso per allontanarmi da quel tale..."
Questo discorso esplose improvviso e minaccioso, ma senza i soliti segni premonitori, mentre - neanche a farlo apposta - stavo leggendo un piccolo libro intitolato 'L'era del diavolo' di un autore tedesco.
Il tono del mio interlocutore era, come sempre, spavaldo e arrogante; parlava anche questa volta con aria da gran padrone che dispone di tutto, mentre era appena il miserabile esecutore di quanto gli era imposto dall'alto.
- "E' l'ultimo incontro, hai detto, e spero che sia veramente così. Intanto ringrazio Colei che mi è stata sempre vicina, come lo sarà anche negli incontri a sorpresa che minacci di prepararmi. A dirti la verità, ne avevo abbastanza delle tue smargiassate e di tutte le bravate con cui pretendi di far tremare il mondo... Penso anch'io, e te l'ho già detto, che il Signore permetta presto una grande ora di prova per la sua Chiesa... Ma avverrà tutto sotto la sua regia e per liberarci dal luridume che hai accumulato in essa... Sarai, anche questa volta, il suo spazzino... E se ci saranno vittime, com'è prevedibile, servi¬ranno solo a rendere la Chiesa più bella e più santa."
- "Sei troppo sicuro, tu... Aspetta che vengano i fatti. Sto preparando per voi cose spaventose! Scene di distruzione e di sangue mai viste! Sui pinnacoli delle vostre chiese, al posto della croce, sventolerà tra non molto il mio vessillo."
- "Anime ispirate ci hanno predetto anche questo. Ma sarà l'ultima tua grande parata da 'principe di questo mondo'. Dopo interverrà Lui e tutto crollerà su di te e sui tuoi seguaci."
- "Tu ti illudi. Sta cominciando invece la mia epoca. Trionferà la mia potenza di distruzione. Mi presenterò agli uomini senza maschera; mi farò vedere quale sono, perché tutti abbiano a tremare al mio cospetto."
- "Ma va là, buffone! Non credi nemmeno tu a quello che stai dicendo. Tu sai bene chi è Dio. E sai che Egli non abbandonerà mai l'umanità ai tuoi disegni di distruzione. Ti permetterà solo quel tanto che servirà per punirla dei suoi traviamenti e purificarla dalle colpe nelle quali l'hai trascinata, ma non più di questo..."
- "Illuditi, illuditi... L'umanità si sta preparando da sé, grazie alle mie invenzioni e alle mie spinte, a questo suicidio universale. La bomba al cobalto, all'uranio, i prodotti radioattivi della forza atomica, polverizze¬ranno tutto in pochi istanti; ogni germe di vita sarà distrutto..."
- "E così tu regnerai su un immenso cimitero: sarai il re dei morti, mentre Dio è il Dio dei viventi; infatti lascia vivere anche voi angeli ribelli... Vi lascia vivi perché siate i testimoni del suo trionfo sulla vostra folle ribellione... Vi lascia vivi perché vediate per tutta l'eternità noi uomini (una natura inferiore alla vostra, ma divinamente trasfigurata dalla grazia di Cristo) godere la beatitudine da voi perduta per sempre. Questo scambio vi scotta e vi tormenterà per tutta l'eternità. Espulsi dalla 'Città di Dio', vi siete dati da fare per costruire la 'Città del diavolo', un'effimera costruzione di carta pesta. Sgominati da Cristo, vi siete dati un Anticristo, una caricatura del Figlio di Dio, per contraffarne le opere e scimmiottarne la potenza."
- "Perché non dici 'antagonista'?"
- "Ti farebbe troppo onore! Antagonista è chi, in lotta col suo avver¬saio, combatte a viso aperto. Tu, con Lui, nemmeno ci provi, perché sai che è infinitamente più forte. Con noi, invece, hai bisogno di ricorrere all'inganno, alla menzogna: con gli ingenui ti presenti come una super¬potenza, con gli intelligenti cerchi di cancellare le tue tracce: hai bisogno di lavorare nell'incognito, ricorri all'astuzia di non farti credere quell'es¬sere malefico che sei. Tutto quello che può riuscire a far dimenticare la tua esistenza e la tua opera lo metti in moto ricorrendo a mille astuzie. Sei riuscito a convincere anche le intelligenze più vigili che non c'è nulla di male in tutto quello che l'uomo può fare. II delitto è visto come dimostrazione di libertà ed esercizio dei proprio potere. La psicanalisi, dichiarando il peccato una malattia, libera l'uomo da ogni responsabilità. I tormenti di una coscienza turbata da colpe sono visti come residui di tabù provenienti da vecchi divieti non motivati. Altrove, per convincere gli uomini dei tuo strapotere, sfrutti la propaganda del terrore, e il prestigio che godevi una volta tra i popoli barbari lo stai esportando, per via di superstizione, tra uomini di raffinata ma stupida civiltà. Molti seguaci riesci a tenerteli col terrore della tua abissale malvagità. Sei riuscito a ispirare degli autori che, quando non ti rappresentano come un personaggio simpatico, suscitano ondate di odio contro Dio, che nel condannarti avrebbe abusato della sua potenza per avere in te un avversario da tormentare: questo per giustificare l'implacabile odio che nutri contro Dio e contro tutte le sue creature..."
- "Mi accorgo, da questo tuo discorso, che credi di conoscermi a fondo, ma ti sbagli. Nemmeno ti accorgi delle scempiaggini che la tua presunzione ti fa dire. Tu di me non conosci quasi nulla: per te e per tutti gli uomini io resto un mistero."
- "Forse non riesco a dir tutto del tuo essere e della tua natura, ma tu sai che ti conosco quanto basta. So che per capire bene il tuo agire malvagio devo risalire alla tua origine e alla tua natura così come sono descritte nella Bibbia, specialmente nel Vangelo, e nella tradizione cristiana. Queste per me sono le sole fonti credibili, le sole per capire l'origine dei male. Eri una creatura prediletta di Dio e sei divenuto un ribelle; eri un angelo e sei divenuto un demonio; eri un essere di luce e sei diventato spirito delle tenebre. Questo sei tu. Puoi camuffarti fin che vuoi, ma le tue caratteristiche sono queste: una creatura perduta per sempre, un essere senza redenzione. Cristo, che è morto anche per il peggiore degli uomini, non ti ha riservato una sola goccia del suo Sangue. II tuo destino è la dannazione eterna. Passerà il tempo in cui ti è permesso di metterci alla prova e di farci dei male, ma non passerà l'eternità che già pesa tutta intera sul tuo essere e nella quale resterai murato per sempre."
- “Hai detto tutto?”
- "Credo, invece, di aver detto molto poco. Ma non mi importa sapeme di più. Ne ho quanto mi basta per odiarti e stare in guardia contro le tue arti. E soprattutto per pregare, pregare molto per coloro che cedono ai tuoi inganni. In questo so di non essere solo. Ci sono nel mondo milioni di anime che lottano contro di te. C'è con noi Gesù e c'è la sua Madre benedetta. Soprattutto abbiamo in mano nostra la possibilità di rinnovare ogni giorno il sacrificio redentore di Cristo: basta questo da solo per annientare la tua effimera potenza. Può bastare una Messa per strap¬parti milioni di anime."
- "Sempre le solite chiacchere. E così non mi hai permesso di dirti quanto volevo. E va bene: parleranno i fatti!"
- "Ho già risposto ora e altre volte alle minacce dei tuoi fatti. Non mi fai paura. C'è con me Colui che è più forte di te. Se dovrò soffrire, lo benedico, perché so che alle mie sofferenze di quaggiù corrisponde per l'eternità un premio che ti farà crepare di invidia. Così per me e così per tutti quelli che confidano nell'amore di Cristo e della Madre sua. Per te, invece, ci sarà solo il peso della tua dannazione, il fuoco inestin¬guibile come castigo dei tuo orgoglio e, alla fine dei tempi, la tragica impossibilità, per te, di farci ancora dei male e l'invidia rabbiosa di saperci beati in eterno nel paradiso che tu hai perduto. Ed ora, in nome di Dio e di Colei che è la nostra Madre e la nostra speranza, vattene nel tuo inferno e goditi, per tutta l'eternità, l'odiosa compagnia degli altri angeli stupidamente e sciaguratamente ribelli."

FINE DELLA VICENDA

A conclusione di questa vicenda, avvenne un fatto inatteso. Da vari giorni mi portavo nell'animo il peso di un grosso debito di gratitudine alla Madonna, dinanzi alla quale avevo sentito il primo impulso a scrivere queste pagine e di averlo potuto fare con una protezione che mi mise al sicuro da ogni possibile brutto scherzo del Maligno.
Un pomeriggio mi recai nella chiesa in cui quella cara immagine è venerata e, inginocchiato ai suoi piedi, cominciai a ringraziarla. Dopo pochi minuti, proveniente dalla prima fila di banchi, dov'era stata anche lei a pregare, mi venne incontro la donnetta dell'altra volta. Mi colpirono ancora i suoi occhi luminosissimi e dolci e il sorriso incantevole.
- "Beh, è contento di aver obbedito?"
- "Ma, scusi, signora... "
- "No, signorina."
- "Non potrebbe dirmi, signorina, chi è lei?"
- "Oh, non importa, non importa. "
- "Mi importa molto, invece, sapesse che impressione mi lasciò quella sera!"
- "Le ho fatto paura?"
- "No! Ma mi sembrò che mi avesse letto nell'animo. Sa che cosa pensai? O è una strega o una santa. "
Una risata divertentissima: "Né l'una, né l'altra. Quanto al mio nome non conta. Non serve e la prego di non cercarlo. Le dico solo che sono contenta che lei abbia obbedito".
- "Si vede che è molto interessata a questa faccenda. "
- "Si, moltissimo! Ecco, ora le dirò". Prese una sedia che era lì accanto, mi sedette a fianco e cominciò.
- "Avevo diciotto anni. Gli studi andavano benino. Due miei fratellini erano morti prima che io nascessi. Vivevo col papà e con la mamma, due cristiani che facevano la Comunione tutte le domeniche. Io seguivo il loro esempio. Ero di carattere dolce e sereno. Obbedire non mi costava affatto. "
"Una sera, dopo cena, mi misi come di solito a studiare nella mia cameretta: dovevo preparare un esame abbastanza difficile. Improvvi¬samente fui sorpresa dall'apparizione di un ragno gigantesco che si muoveva sulla parete di fronte. Aveva gli occhi gialli, mobili e incande¬scenti e mi fissava. Il terrore mi strappò un grido acutissimo, ma proprio in quell'istante la bestiaccia mi fu addosso, mi avvolse e poi scomparve dentro di me. "
"Ciò che avvenne me lo raccontarono i miei genitori. Buttai per aria sedie, macchina per scrivere e comodino. Rovesciai il letto, fracassai una cristalliera e calpestai un'immagine del Sacro Cuore. Con l'aiuto di alcuni vicini mi legarono, ma solo a fatica. Poi mi addormentai. La mattina dopo cominciò una via crucis che doveva durare tre anni. Visite mediche, consulti di specialisti, ricovero in case di cura, medicine a non finire. Una camicia di forza la strappai come se fosse di carta. Ma dopo le diagnosi più strane nessuno riusciva a capirci nulla. Gli attacchi mi prendevano a intermittenza. Quando ero tranquilla potevo anche frequantare l'univer¬sità e studiare. Attendevo, come prima, alle faccende di casa con la mamma. Soltanto non potevo più andare in chiesa, o parlare di Messa, di Comunione, o di cose sacre. Allora gli attacchi mi riprendevano ed erano guai". "Solo un piccolo frate che frequentava casa nostra, presente una volta alle mie scenate, ebbe il sospetto del vero male. 'Questa figliola è vittima di una possessione diabolica. Qui i medici non possono farci nulla. Ci vuole un esorcista.' Venne un santo sacerdote autorizzato dal Vicariato. Ciò che avveniva durante le sue preghiere potrebbe riempire un libro. Mi dissero che bestemmiavo da far paura e che insultavo in latino, in greco, in ebraico il povero sacerdote; che neanche due o tre persone riuscivano a tenermi, che mordevo come un cane arrabbiato. Urlavo e graffiavo a sangue chiunque mi venisse a tiro. Sputavo in faccia a tutti, anche al Crocifisso. Strappai un rosario alla mamma, buttai in faccia al papà un bicchiere di acqua santa, perché le sue gocce mi scottavano come spruzzi di acqua bollente."
- "Lei non si accorgeva di nulla? Non era mai cosciente di ciò che diceva e di ciò che faceva?"
- "Quasi mai. Quel maledetto che stava dentro di me faceva tutto e mi faceva dire quelle orribili cose. Soffrivo molto: sembrava che mi si schiantassero le ossa, che mi soffocassero, che un fuoco mi bruciasse dentro. Il mio ospite si calmava soltanto quando l'esorcista, stanco, interrompeva le preghiere, metteva da parte l'acqua santa e se ne andava. Il mio nemico non voleva, e me lo diceva ripetutamente, che ricevessi in casa il padre che faceva l'esorcismo. Lo chiamava il porco. 'Se fai tornare quel porco ti ammazzo, ti porto via con me!'. Una collega universitaria, che più volte si trovò presente, mi descrisse i lineamenti sconvolti e quasi bestiali che assumeva il mio volto, i contorcimenti atroci del corpo, gli occhi stravolti e che facevano paura, le parolacce che mi uscivano di bocca. Vomitavo che non le dico. Vomitavo chiodi, pezzi di ferro, frantumi di vetro senza che la bocca facesse sangue."
"Una volta che il padre impose a quel bestione di rispondere perché si agitava tanto al solo vederlo e sentirlo recitare le preghiere del rituale, intesi bene questa risposta: 'Perché qui io voglio stare in casa mia; soprattutto voglio starvi nascosto. Tu invece mi obblighi a scoprirmi ed è ciò che io non voglio. Non voglio essere scoperto. Non voglio obbedire ai tuoi ordini. Vattene!'.
Tre lunghi anni di sofferenze. Poi finalmente il padre riuscì a liberarmi, io non ricordai più nulla. Solo una grande spossatezza."
- "Che brutta esperienza dev'essere stata!"
- "Però il Signore mi ha voluto bene e in seguito mi ha colmato di grazie. Anche la Madonna mi è stata sempre vicina. "
- "Fu una prova che preannunciava i doni divini."
- "Sì... Ma io volevo dirle questo: che ha fatto molto bene a scrivere dell'angelo delle tenebre. Capisco, quasi nessuno le crederà. Ma comun¬que non bisogna tacere. Quello ricorre a tutto pur di non farsi scoprire. Vuol lavorare di nascosto e ci riesce. Voi sacerdoti dovreste essere più coraggiosi nello smascherarlo. Il Signore vi accorda contro il demonio un potere di cui voi non vi rendete conto. Quando arriva a impossessarsi di una povera creatura, solo voi potete sfrattarlo. Egli ha una paura incredibile di voi sacerdoti. Perciò vi odia con tutto se stesso e più degli altri vi circuisce e vi tenta per farvi cadere. Sono tante le vittime che va facendo tra di voi. E pensare che ci sono ornai troppi preti che non credono più nel diavolo e in ciò che va facendo! Ne parlano per divertimento, per burla; non pensano più che si tratta del loro più feroce nemico. Quanto è triste questo! Non si curi di ciò che diranno per quello che ha scritto. Li lasci ridere. Molto di più il diavolo ride di loro. Affidi il suo scritto nelle mani di Lei e non si preoccupi di nulla. La grazia di Dio potrà servirsi di quelle pagine per illuminare tante anime e questo non è poco. Dio la benedica. " A questo punto, la donnetta, col volto divenuto di nuovo sorridente, si alzò, fece una genuflessione verso l'altare, mi salutò e andò via.
Restai con la convinzione di aver incontrato una di quelle anime nascoste che sono molto care a Dio. La curiosità di sapere qualcosa di lei era stata forte, ma la sua fermezza nel voler mantenere il riserbo fu così netta che non ebbi il coraggio di forzarla.


PER ORDINAZIONI RIVOLGERSI A: Don Enzo Boninsegna
Via Polesine, 5 - 37134 - Verona Tel. - Fax: 045 / 8201679

Pubblicato da NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME
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