ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 27 luglio 2014

Amici di Salomone..

Gli Angeli, la magia e l’occultismo.


Nel quarto secolo dell’era cristiana, il Concilio di Laodicea, per contrastare le numerose forme di magia che si innestavano sul nascente cristianesimo, fece divieto, pena la scomunica con l’espulsione dalla Chiesa, non solo dei fedeli che praticavano la magia, gli incantesimi, la stregoneria, l’astrologia e la fabbricazione di amuleti e talismani, ma anche coloro che praticavano il culto degli angeli che aveva assunto forme eccessive ed idolatriche. In questo capitolo presentiamo la triste realtà dell’indebito utilizzo del culto angelico, che ha le sue origini nella Cabala ebraica e nella dottrina occulta angelologica islamica. Riassumere in poche pagine la dottrina della Cabala ebraica ovvero dell’esoterismo ebraico è alquanto difficile perché essa tratta della natura di Dio, delle Sephiroth od emanazioni divine, degli angeli e dell’uomo.
Secondo la cosmologia cabalistica, Dio permea e contiene tutto l’universo e poiché egli è infinito la mente umana non può contenerlo. Dio diviene operante nell’universo …
… dei dieci Sephiroth, od intelligenze, emanate da esso come i raggi di luce da una lampada. La prima Sephirah fu il desiderio di essere manifesto, e ne conteneva in sé altre nove. La Cabala raggruppa le dieci Sephiroth in una figura schematica detta Albero della Vita, nella quale esse sono disposte suddivise, dal basso all’alto, nei quattro mondi che la Cabala individua. Vi è il mondo degli Atziluth (Archetipi e Emanazioni) cui appartiene la prima Sephirah detta Kether (la Corona). Vi è poi il mondo di Briah (Creazione) cui appartengono la seconda Sephirah detta Hokmah (la Sapienza) e la terza detta Binah (la Mente). Vi è ancora il mondo di Yetzirah (Formazione) cui appartengono la quarta Sephirah detta Hesed (La Compassione), la quinta detta Geburah (La Severità); la sesta detta Tipheret (La Bellezza); la settima detta Netsah (Il Trionfo); l’ottava detta Hod (Lo Splendore) e la nona detta Yesod (La Fondazione).
Infine vi è il mondo di Assiah (Azione) cui appartiene la decima Sephirah detta Malkuth (il Regno). Sullo schema dell’Albero della Vita, le Sephirah sono connesse da “sentieri”, il cui numero è 22, designati dalle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. I 22 sentieri, insieme con le 10 Sephirah, formano le “32 vie” attraverso le quali la Sapienza divina discende, in stadi successivi, sull’uomo. All’inverso essi consentono all’uomo di risalire fino alla fonte della Sapienza percorrendo in ascesa i 22 sentieri. Analizziamo ora più dettagliatamente la dottrina cabalistica riguardo alle singole dieci Sephirah. Kether, la Corona, rappresenta lo “Io Sono”, vale a dire la pura esistenza. Non è né positivo né negativo, ma partecipe di entrambe le polarità. E’ asessuato ma potenzialmente sia maschile che femminile. Sebbene sia il punto di luce primordiale, è anche la circonferenza di tutte le cose, il cui diametro è infinito ed in centro in tutti i punti. Contenendo tutta la potenza del sacro Tetragrammaton, è simultaneamente passato, presente e futuro.
Nella lettera Yod, che gli corrisponde, è inclusa l’immanenza delle 10 Sephirah. Spesso è chiamato l’Antico degli Antichi o l’Antico di Giorni. E’ anche detto Testa Bianca, Lunga Faccia, Macropropos e Adam Qadmon o Adam Illah: l’Uomo Supremo o Primordiale o Celeste. Nell’ordine angelico, Kether è rappresentato dalle creature viventi della visione di Ezechiele, cioè i quattro Kerubim (L’Aquila, l’Uomo, il Leone ed il Toro) che rappresentano i quattro elementi: Aria (Odorato), Acqua (Gusto), Fuoco (Vista), Terra (Tatto). Nella sua misteriosa natura include le quattro lettere del Nome sacro Tetragrammaton, cioè YOD (Leone), HE (Uomo), VAU (Aquila), HE (Toro).
In se stesso, Kether è anche la Shekina (Gloria di Dio), in lui è nascosto lo Shin od il fuoco che simboleggia lo spirito. Come l’Ain Soph, la Divinità incerata, viene rappresentata con un occhio chiuso, così Kether è raffigurato con un occhio aperto. Fin quando quest’occhio resterà aperto, l’universo continuerà ad esistere, ma quando si chiuderà, il cosmo svanirà nel nulla. Nella triplice divisione della natura umana, Kether rappresenta Nashamah, lo Spirito.
La seconda Sephirah Hokmah, la Sapienza, è il figlio, il Logos od il Primogenito. Rappresenta le idee astratte, il frutto dell’Io Sono che si forma nella mente. E’ positivo e maschile. La terza Sephirah Binah, la Mente o, come si dice in genere, la Comprensione, è femminile e negativa. Rappresenta la materia nella quale Kether può formarsi e propagarsi. Spesso è detta Madre Celeste o Spirito Santo.
La sua dimensione è la Profondità, mentre quella di Kether è la Lunghezza. La quarta Sephirah Hesed significa Grazia, Amore, Compassione, Pietà. Da Hokmah promanano sei Sephiroth, che simboleggiano le dimensioni della materia: Hesed è il braccio destro del Macrocosmo; dona al mondo passione e sentimento. La quinta Sephirah Geburah porta con sé l’idea del rigore, la punizione, la paura o la severità. E’ il braccio sinistro del Macrocosmo. E’ femminile, passiva, mentre Hesed è maschile e attivo. Come Hesed simboleggia la vita, Geburah simboleggia la Morte.
La sesta Sephirah Tiphereth o la Bellezza è il centro comune che armonizza Hesed e Geburah, la vita e la morte, l’attivo ed il passivo nel mondo morale. E’ il simbolo del Sole, cuore dell’universo ed anche cuore di Adam Qadmon. E’ il seggio del sentimento e delle qualità etiche, vi dimora Ruach, l’Anima Razionale. La settima Sephirah Netsah significa Trionfo, Vittoria. E’ parte dei tre principi energetici. Rappresenta la gamba destra del Macrocosmo. L’ottava Sephirah indica lo Splendore o Gloria ed è la gamba sinistra del Macrocosmo. E’ la sfera delle facoltà mentali.
La nona Sephirah Yesod, la Fondazione, è il seggio del Principio Generativo, ed ha forti connessioni con il mondo astrale. Infine la decima Sephirah Malkuth è il Regno o Dominio. Come Kether è l’armonia del principio, Malkuth è l’armonia della fine, quello è la testa, questo i piedi di Adam Qadmon. Il nome divino corrispondente alla Sephirah è Adonai, il Tetragrammaton. E’ chiamato anche la Regina, Shekinah.
E’ il seggio di Nephesh, l’istinto, ed il suo angelo secondo i cabalisti è Metatron, l’angelo dell’Intesa. Molti nomi angelici utilizzati dai maghi in ambito cristiano provenivano da due opere cabalistiche trecentesche nel Libro di Raziel, attribuito ad Eleazar di Worms, e specialmente nel Libro degli Splendori, scritto da Moses de Lèon che fornì la chiave interpretativa della Cabala Shemahamphorash che tratta della natura e delle virtù angeliche che fanno capo al nome di Dio, che in ebraico si pronuncia pure “Shem Ayin-Beth” che è in armonia con il passo dell’Esodo che così recita: “Ecco, io mando un angelo davanti a te (è Dio che parla a Mosé) per custodirti nel cammino e farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio Nome è in lui!” (Es. 23, 20-21).
L’interpretazione cabalistica di questo passo riguardo all’angelo è che esso sia Metatron, l’arcangelo maggiore più vicino al trono dell’Altissimo e che la tradizione ebraica chiama anche “Viceré dei Cieli”, “Lo Scrivano di Dio”, “Principe del mondo”. L’esoterista Eliphas Lévy, uno dei padri del magismo contemporaneo, riguardo al misterioso Nome di Dio di 72 lettere così scrive: “Tutta la scienza in una parola e tutta la forza in un Nome. L’intelligenza di questo Nome è la scienza di Salomone e la luce di Abramo. Nessuno conosce Dio nella sua essenza se non Lui stesso. Ma la scienza assoluta è nella conoscenza dei Nomi Divini formati tutti da quest’unico grande Nome. Questa scienza è ciò che si chiama Shemahamphorash, il nome velato”.
Nella cabala i 10 arcangeli maggiori sono le principali intelligenze superiori e sono allo stretto servizio dei Nomi Divini della rispettiva Sephirah. Questi 10 arcangeli si chiamano anche “Rettori” perché presiedono alla creazione ed al sistema dei mondi nei suoi fattori universali e non umani. Secondo i cabalisti l’arcangelo Metatron Serphanim (Principe del mondo) sarebbe in rapporto a Kether; l’arcangelo Ratziel (Corriere di Dio) in rapporto a Hokma; l’arcangelo Tzaphkiele (Contemplazione di Dio) in rapporto a Birah; l’arcangelo Tzadkiel (Giustizia di Dio) in rapporto a Chesed; l’arcangelo Samael (Punizione di Dio) in rapporto a Geburah, l’arcangelo Michael (Chi è simile a Dio) in rapporto a Tiphereth; l’arcangelo Hanniel (Grazia di Dio) in rapporto a Netzach, l’arcangelo Raphael (Medicina di Dio) in rapporto a Hod; l’arcangelo Gabriel (Uomo di Dio) in rapporto a Jesod ed infine Metatron Messiah (Anima del Messia) in rapporto a Malkuth. Attraverso i 22 Canali dell’Albero di Yetzirah, le 10 Emanazioni dell’Assoluto si stabilizzarono nei rispettivi luoghi sephirotici, ed in essi danno vita a 10 ordini angelici, composto ognuno di otto angeli.
Gli angeli dei primi 9 Ordini (da Kether a Jesod di Yetziah) sono, secondo i cabalisti, Forze e Virtù di Dio stesso. Tali angeli lavorano in stretto contatto con il piano astrale creando in esso gli embrioni e le effigi dei corpi nell’ambito della natura differenziata dei regni e delle specie. Sono proprio queste forze angeliche dei primi 9 ordini che danno vita allo “Shemahmphorash”, la magia cabalistica dei 72 Nomi di Dio (9×8=72).
Il decimo ordine creato dall’emanazione di Malkuth in Yetzirah, nonostante sia parte integrante con gli ordini angelici superiori, non è propriamente detto un ordine angelico come i precedenti che sono le prime 72 virtù di Dio.
Il decimo ordine viene chiamato dai cabalisti “Ishim” che significa anime beate cioè anime di santi e di eroi che nella vita terrena hanno acquisito virtù divine e che vivono dopo la morte fisica in perpetuo contatto con le intelligenze angeliche superiori. Come abbiamo precedentemente visto, ognuno dei 10 ordini complessivi del mondo di Yetzirah è alle dipendenze dell’arcangelo rettore della corrispondente sephirah in Briah. Secondo la progressione sephirotica i 10 ordini angelici si dispongono così nell’Albero di Vita in Yetzirah: a Kether corrispondono gli Aralim (Potenze); a Keter corrispondono gli Haioth ha-qodesh (Esseri Santi); a Hokma corrispondono gli Ophanim (Ruote); a Binah corrispondono gli Aaralim (Potenze); a Chesed corrispondono gli Elohim (Dei dei Cieli); a Hod corrispondono e Beni Elohim (Figli degli Dei); a Jesod corrispondono i Cherubim (Messaggeri) ed infine come abbiamo già visto a Malkuth corrispondono gli Ishim (Beati).
Trascurando l’ordine degli Ishim, i nove ordini precedenti che formano la scala angelica dei 72 Nomi Shemahamphoras sono divisi in tre grandi Gerarchie, comprendente ognuna tre ordini angelici così suddivise: la prima Gerarchia è quella dei Figli degli Dei e comprende Serafini, Cherubini e Troni; la seconda Gerarchia è quella delle Intelligenze e comprende Hashmalim, Seraphim e Malakim; la terza Gerarchia è quella degli angeli e comprende Elohim, Beni Elohim e Cherubim.
Per i cabalisti la finalità di ogni Gerarchia è quella di mantenersi unita alla rassomiglianza ed all’imitazione di Dio e la funzione delle Gerarchie è quella di accogliere e di trasmettere santamente la purificazione assoluta, la luce divina e la scienza iniziatica. I nove ordini angelici, nell’Albero di Vita in Yetzirah, hanno ognuno un preciso luogo sephirotico che comincia da Keteher e si conclude in Jesod. Ogni ordine è composto complessivamente da 8 angeli o “Virtù Divine” che lavorano al servizio dell’Arcangelo Rettore della rispettiva Sephirah del mondo Briatico. Come ogni ordine si trova nel dominio di una determinata Sephirah dell’Albero di Yetzirah, così ognuno di essi, costituisce nel suo interno un Albero Sephirotico Secondario, in ognuno dei quali gli 8 angeli occupano ognuno un determinato luogo sephirotico. Oltre all’Albero generale dei 9 ordini (più quello degli Ishim), nel mondo di Yetzirah, si ritrovano altri nove Alberi secondari rispettivi ai singoli ordini.
L’Albero degli ordini esprime l’ordinamento generale delle 10 emanazioni dell’Assoluto nel mondo Yetzihatico; gli alberi secondari sono invece campi di forze sephirotiche, in essi ogni emanazione assoluta si differenzia in 8 gradazioni e qualità diverse, per cui i 9 alberi complessivi producono le prime 72 differenziazioni assolute (I 72 angeli Shemahamphorash).
Ma, essendo l’Albero delle Emanazioni dell’Assoluto composto complessivamente da 10 Sephiroth e gli ordini di soli 8 angeli si crea una disparità numerica tra l’Albero Generale ed i 9 Alberi Secondari. La ragione di ciò è che negli alberi secondari i 9 Keter sono assegnati agli Arcangeli Rettori dei rispettivi ordini mentre i 9 Malkuth appartenendo all’ordine delle anime beate non vengono conteggiate. I 9 Alberi secondari sono costituiti dunque di solo 9 Sephiroth (Un Arcangelo e 8 angeli), la collocazione in essi degli 8 angeli comincia diversamente dagli ordini angelici che hanno solo 8 angeli ognuno, comprende invece una moltitudine di anime beate, suddivise in 10 categorie secondo il livello della forma di beatitudine raggiunta.
La parola ebraica Sephirah (plurale Sephiroth) significa “Numerazione” e per i cabalisti le 10 Sephiroth fanno penetrare nel campo dell’Assoluto consentendogli di adattarsi in qualche modo alle condizioni della relatività e di rendersi intelligibile. Le sephiroth non sono per nulla delle Persone Divine ma semplicemente delle emanazioni. Il Libro dello Zohar scrive che esse sono delle “Forme” che Dio ha prodotto per dirigere per mezzo loro i mondi sconosciuti ed invisibili all’uomo, così come i mondi visibili. Secondo il cabalista Mosè di Cordova esse aderiscono alla Causa Prima, in quanto all’essenza, ma per quanto concerne l’operazione, sono dei mediatori che rappresentano la Causa Prima, completamente inaccessibile in se, esse emanando immediatamente e per virtù della stessa Causa Prima, producono e governano tutto il resto. Veniamo adesso a considerare ancora di nuovo gli Arcangeli Rettori che corrispondono alle 10 Sephirah del mondo Briatico che è la seconda emanazione dell’Assoluto Ayn-Soph.
Il Mondo Briatico, chiamato anche Kursia (Il Trono) è un’immediata emanazione del mondo Atzlutico, le sue Sephiroth sono di conseguenza più limitate, sebbene siano ancora della più pura natura senza alcuna infiltrazione di materia grossolana. Con il mondo Briatico, noi penetriamo in un campo inferiore a quello di Atziluth, dove ogni entità, pur differenziandosi dalle altre entità, resta sempre unita all’Ayn Soph in uno stretto rapporto simbiotico. Secondo i cabalisti, Briah è il Trono della gloria, il luogo che sostiene, appoggia, ma anche vela, la gloria divina che risplende chiaramente in Atziluth. Qui esistono già degli angeli, sebbene il loro mondo vero e proprio è quello di Yetzirah o mondo della formazione. Gli angeli di Briah sarebbero i “Seraphim” (Fuochi che bruciano), il cui compito sarebbe di sostenere il trono e di cantare il Sanctus: “Qadosh, Qadosh, Qadosh”. Analizziamo ora, secondo la dottrina cabalistica, il ruolo e le funzioni dei 10 arcangeli. Il primo arcangelo sarebbe Metatron Sephanim (Principe del mondo). Secondo l’opinione dei Talmudisti gli angeli di Dio muovono i globi planetari. Per i cabalisti Metatron sarebbe un personaggio quasi divino, il luogotenente di Dio, colui che veglia su Israele. Il suo nome deriva dalla forma greca “Meta-Thronon”.
Metatron compie la funzione di introdurre alla presenza del Principe. Il Signore avrebbe parlato a Mosè per il suo tramite. Il nome di Metatron fu molto usato nei rituali di magia perché nel Libro della Saggezza di Salomone, il logos appariva come Metatron, successore della divinità. Questo nome o parola misteriosa, per i cabalisti è un’emanazione della Potenza divina che può in certi casi essere a disposizione degli eletti sotto forma di incantesimo magico divenendo così la parola di potenza del taumaturgo, capace anche di far resuscitare i morti. Il Talmud definisce Metatron “Lo Spirito del mondo” e dei maghi e degli occultisti per i loro riti esoterici è assai utilizzata l’immagine magica di tale arcangelo che ha la figura di uomo dal viso splendente on due corna sulla testa e tiene nella mano destra una canna per misurare e nella sinistra una cordicella di candido lino.
Il secondo arcangelo della tradizione cabalistica è Ratziel considerato rettore dell’ordine angelico dei Cherubini. Il suo nome significa “Corriere di Dio” ed etimologicamente sta ad indicare una sorta di movimento vibratorio che ricomincia e finisce a serpentina e che si propaga dividendosi. L’immagine magica usata dagli ermetismi raffigura un uomo simile alla luce, vestito di una lunga veste immacolata con una cintura d’oro, tiene nella mano destra sette stelle a sei punte e dalla sua bocca esce una spada a due tagli.
Il terzo arcangelo è Tzaphkiel considerato rettore dell’ordine angelico dei Troni e intelligenza suprema della sfera di Saturno. Per la tradizione cabalistica il suo nome significa “Visione di Dio”, la sua immagine magica lo raffigura come un uomo simile a bronzo, vestito di una tunica di lino bianco e tiene in mano utensili per scrivere. Il quarto arcangelo, rettore dell’ordine angelico delle Dominazioni sarebbe Tzadkiel che significa “giustizia di Dio”, la sua immagine magica lo raffigura come un angelo con quattro ali bianche, vestito di color porpora; in una mano tiene una corona ed in un’altra uno scettro. Il quinto arcangelo viene chiamato dalla tradizione cabalistica con il nome di Samael oppure di Camael e significa “Punizione di Dio”.
Tale arcangelo è considerato rettore dell’ordina angelico delle Potenze ed intelligenza suprema della sfera di Marte; il suo emblema magico con cui è invocato dagli occultisti lo rappresenta come un angelo con quattro ali bianche, vestito di arancione con una spada in mano dinnanzi ad una fiamma divampante. Il sesto arcangelo della Tradizione cabalistica è Mikael che significa “Il simile a Dio”. La sua immagine magica lo raffigura con quattro ali vestito di bianco dorato che calpesta il drago. Il settimo arcangelo, rettore dell’ordina angelico dei Principati ed intelligenza suprema della sfera di Venere, viene chiamato dai cabalisti con il nome di Hanniel oppure secondo altre tradizioni come Anael che significa “amore di Dio”. Sugli amuleti magici è raffigurato come un angelo con due ali bianche, vestito di rosso, che porta delle rose bianche in una piega. L’ottavo arcangelo, rettore dell’ordine angelico degli Arcangeli e intelligenza suprema della sfera di Mercurio, viene chiamato dai cabalisti Raphael che significa “Medicina di Dio”.
L’immagine magica di tale arcangelo lo raffigura con due ali bianche, con una veste color grigio, in mano tiene una prasside, con l’altra conduce un giovinetto (Tobia) che porta un grosso pesce. Il nono arcangelo, rettore dell’ordine angelico degli angeli ed intelligenza suprema della sfera della Luna sarebbe Gabriel che significa “Fortezza di Dio”. La sua immagine magica usata dagli occultisti lo raffigura con due ali bianche, con una veste color bianco e azzurro, recante una lampada color rosso rubino accesa. Il decimo ed ultimo arcangelo, rettore dell’ordine degli Ishim (Anime beate) ed intelligenza suprema della sfera degli elementi, sarebbe Metatron Messiah.
Per i cabalisti questo nome esprime lo stadio di massima evoluzione a cui l’uomo possa aspirare: lo stato cristico. Non si può comprendere il ruolo degli angeli nella magia e nel l’occultismo senza avere conoscenze della Cabala ebraica perché essa è il fondamento di tutto il magismo dell’Occidente. Un celebre occultista che si ispirò alla Cabala fu l’abate benedettino Joannes von Heidenberg, latinizzato in Thrithemius, o Giovanni Tritemio (1462-1516). Il suo trattato delle sette cause seconde, “De Septem secundis” del 1515 esprime una concezione quasi gnostica delle intelligenze angeliche che governano il mondo sotto il dominio di Dio. L’opera di Tritemio è una singolare dissertazione sul dominio dell’universo da parte dei sette grandi arcangeli, ciascuno dei quali regge le sorti del pianeta Terra per un periodo di 354 anni e quattro mesi.
Gli arcangeli sono riferiti in senso magico ai sette pianeti della tradizione antica, per cui Orifiel è rappresentante di Saturno, Anael di Venere, Zachariel di Giove, Samael di Marte, Gabriel della Luna ed infine Michael del Sole. Il primo ciclo delle loro successive dominazioni terminò nell’Anno Mundi 2480 (anno della creazione del mondo). Il diluvio di Noè avvenne, secondo Tritemio, nel 1656 a.C., durante il regno di Samael. La distruzione della Torre di Babele durante il secondo regno di Orifiel, nel ciclo successivo; l’esistenza di Abramo si sarebbe svolta nel secondo regno di Zachariel; la vita di Mosè nel secondo regno di Raphael; Pitagora, Serse, Alessandro Mgno sarebbero vissuti nel secondo regno solare di Michael. L’era di Gesù Cristo sarebbe iniziata durante il terzo regno di Orifiel.
Per quanto riguarda le successive dominazioni degli arcangeli nell’era moderna, Tritemio afferma che il terzo regno di Anael sarebbe iniziato nel 109 d.C., quello di Zachariel nel 463, di Raphael nell’anno 817, di Samael nel 1172, di Gabriel nel 1526, di Michael nel 1880 ed infine il quarto regno di Orifiel inizierebbe nell’anno 2234.
Per Tritemio vi saranno quindi tre cicli o regni di tali influenze angeliche che si succederanno, dividendo la storia del genere umano in ventuno periodi. In base alla cronologia angelica di Tritemio, nel 1880 ha avuto inizio l’ultima fase del terzo settenario dominata dall’arcangelo solare Michael. La fine dei tempi secondo i calcoli di Tritemio si verificherà nel 2235, quando la stella fissa Algol, chiamata Testa di Medusa, si troverà in un determinato punto in Gemelli. Altro singolare libro di Tritemio è Steganographia che, per la ristampa del 1676, ottenne anche l’imprimatur ecclesiastico. In tale libro di occultismo i modelli di scrittura sono preghiere in cui ricorrono i nomi di 24 angeli delle ore del giorno e della notte ed i cui codici di decifrazione sono definiti degli scongiuri.
L’abate benedettino Tritemio, con il pretesto di inventare un sistema di scrittura cifrata, ha invece scritto un trattato completo di angelologia di ispirazione non biblica o di teologia cristiana ma di dottrina cabalistica. La sua Steganografia è, nella prima parte, suddivisa in 32 capitoli che Tritemio ha numerato con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e le dieci Sephirot, infatti, secondo la dottrina cabalistica, queste lettere e questi numeri formano le 32 vie della Sapienza esoterica ebraica. Nel libro, Tritemio evoca, attraverso degli scongiuri magici, i dodici spiriti dell’etere che presiedono alle legioni angeliche dell’universo.
In conclusione, la Steganografia si rivela come un compendio della numerologia occidentale ed una dottrina occulta sulle gerarchie angeliche. Un discepolo dell’abate Tritemio fu il mago cabalista rinascimentale Enrico Cornelio Agrippa (1486-1533), famoso per la sua opera maggiore, il De Occulta Philosophia in tre volumi. Per Agrippa gli angeli sono Intelligenze celesti ed esse: “sono assegnate alle sfere del mondo, presiedono a ciascun cielo ed a ciascuna stella … governano i segni zodiacali, le triplicità, i decani, i quinari, i gradi e le stelle fisse … presiedono agli elementi”.
Tra gli occultisti ed i maghi dell’epoca rinascimentale erano assai di moda i cosiddetti Grimori, cioè dei testi che insegnavano agli apprendisti stregoni come rendere visibili le entità disincarnate. I Grimori si dividono in tre categorie: quelli che trattano soltanto di magia nera o godezia, cioè il loro scopo è l’invocazione di entità inferiori o sataniche; quelli che tratterebbero soltanto di magia bianca o teurgia, che insegnerebbero come richiamare sulla Terra le entità buone od angeliche ed infine quelli compositi, che trattano ambedue le forme di magia rituale.
Può essere utile analizzare uno di questi testi di magia che permetterebbero di mettersi in contatto don gli angeli. Per il nostro studio esamineremo il rituale dell’Almadel, il cui autore è ignoto ed il testo è inserito nel Lemegeton o “chiave minore” ed è attribuito erroneamente al biblico re Salomone. Gli angeli invocati dal rituale dell’Almadel sono gli enti preposti ai quattro punti cardinali. Ciascuno di essi ha caratteristiche, funzioni e proprietà specifiche, cui il mago può appellarsi per ottenere benefici diversi, di ordine sia spirituale che materiale. Per invocare gli angeli, il mago deve fare uso di uno speciale talismano (L’Almadel, appunto), da fabbricarsi appositamente per la cerimonia, e di un rituale di “magia delle immagini”, così detto perché prevede la necessità, da parte dell’occultista, di costruirsi ben chiara in mente la figura dell’entità invocata della quale i grimoni, rifacendosi alle immagini magiche cabalistiche, offrono una dettagliata descrizione.
La pratica della “magia delle immagini” per invocare gli angeli consiste nel plasmare, agendo con la forza del pensiero una particolare figurazione simbolica in quella dimensione che gli occultisti chiamano luce astrale, cioè un superiore piano delle realtà soggettivo-oggettiva in cui gli atti di volontà, dinamizzati dal rito, assumono un potere direttamente creativo. Secondo gli occultisti, un’immagine formata in questo modo, sulla base di particolari figurazioni tradizionali diviene un simulacro di una entità sovrasensibile. A tale entità sono attribuite particolari virtù, a seconda degli influssi astrali cui è soggetta. Lo spirito angelico può anche essere evocato con la forza del pensiero e della fantasia del mago che lo ha plasmato nella luce astrale e lo spirito angelico, che in tal modo apparirebbe, sarebbe quindi sia creazione soggettiva dell’evocatore e sia manifestazione oggettiva di forze trascendenti dotate di esistenza per se stesse. Ovviamente per fare tutto questo, gli occultisti avvertono che non è sufficiente disegnare una semplice figura magica su un talismano.
A tal riguardo così scrive Agrippa: “Tutte queste immagini non hanno virtù alcuna se non vengono vivificate in modo da acquisire una virtù naturale, o celeste, o eroica, o animistica, o demoniaca o angelica. Ma chi sarà capace d’infondere un’anima ad un’immagine, o a dar vita ad una pietra, a un metallo, al legno, o alla cera e di far sorgere dalle pietre i figli di Abramo? Invero questo arcano non penetra nella dura cervice di un artigiano, il quale non potrà dare quello che non ha. Ma tutto ciò è possibile a colui che, dopo aver violentato gli elementi e vinto la natura, si sarà elevato sopra gli angeli sino all’archetipo e ne sarà divenuto il cooperatore”. L’Almadel è considerato dagli occultisti un rituale di magia bianca, grazie al quale uno spirito angelico, dominante un punto cardinale, può essere evocato e messo a disposizione dell’evocatore. L’origine dell’Almadel è ebraica e diversamente da altri rituali che si diffusero in Europa, sia nel Medio Evo che nel Rinascimento, in esso non vi sono interpolazioni pseudo-cristiane.
All’inizio della cerimonia il mago si procura cera e tinture coloranti. Con queste fabbrica il talismano detto Almadel, e quattro candele. Il mago poi incide i sigilli in oro e argento. Il mago deve avere con sé il mastice in polvere, da usare come incenso e parimenti dello stesso colore del coro angelico che vuole invocare. L’occultista dopo che ha fabbricato l’Almadel ed i sigilli può invocare gli angeli che desidera, governanti l’ora ed il giorno in cui si svolge l’azione magica. Dopo l’invocazione, letta dalla pergamena, l’angelo si manifesterebbe all’occultista per aiutarlo nei suoi desideri. Un celebre occultista del XVIII secolo fu l’abate francese Fourniè che impiegò venti anni per perfezionare un rito esoterico che gli permetteva, a suo dire, di mettersi in contatto con gli angeli.
Il maestro dell’abate era stato l’occultista Martines de Pasqualy (1727-1779) proveniente da una famiglia ebraica spagnola passati poi al cattolicesimo. Staccatosi dalla massoneria De Pasqualy fondò gli Eletti di Cohen che era sostanzialmente un gruppo esoterico che si rifaceva ad un insegnamento occulto derivante da ambienti ebraici e cabalistici operanti nell’Africa mediterranea. L’ordine degli Eletti di Cohen si strutturava in tre gradi inferiori e quattro gradi superiori. Salendo nella gerarchia, l’apprendista veniva istruito dal punto di vista dottrinario e pratico in tecniche che permettevano l’aprirsi della coscienza a livelli superiori della realtà. Presso gli Eletti di Cohen l’invocazione delle entità angeliche avveniva attraverso la ripetizione costante di tre rituali. Nel primo, detto “Invocazione quotidiana”, l’occultista tracciava sul pavimento del suo tempio personale un cerchio magico con al centro un sigillo, vi entrava e pronunciava un’orazione alla divinità affinché gli concedesse il ripristino della primitiva condizione adamica.
Il secondo rito, detto “Invocazione dei tre giorni”, si svolgeva invece una volta al mese, in tre serate successive, tra la luna nuova ed il primo quarto. L’occultista tracciava ancora una volta un cerchio magico, quadripartito da una croce, vi entrava rivestito di paramenti cerimoniali e, alla luce di lampade particolari, tracciando altri segni magici pronunciava una serie di nomi divini presi dalla tradizione cabalistica in mezzo a fumi di incensi aromatici. Infine il terzo rito, detto “Invocazione dell’Equinozio” veniva praticata due volte l’anno e vi partecipavano tutti i membri dell’ordine.
Protratti per anni, questi riti, secondo il De Pasqualy, producevano infine i loro effetti: all’occultista appariva come segno del suo aprirsi all’altra dimensione, un’apparizione subitanea e sconvolgente di un’entità angelica ultraterrena. Tale “angelo” si sarebbe manifestato attraverso segni ben precisi, che il De Pasqualy chiamava “passi”, cioè tracce luminose, bagliori colorati e lampi fiammeggianti. Anche il famoso Michel de Notredame (1503-1566) detto Nostradamus, in realtà era un occultista che si serviva di riti magici che invocavano gli angeli per avere la visione del futuro. Lo stesso Nostradamus descrive in quattro quartine delle sue “Centurie” il metodo che utilizzava per la sua divinazione, il “profeta” si appellava all’arcangelo “Splendore Divino”, cioè ad Uriel. Le visioni di Nostradamus sul futuro dell’umanità avvenivano impiegando come specchio d’acqua contenuta in una bacinella che il mago agitava con una bacchetta.
Un altro celebre occultista che per tutta la vita cercò di mettersi in contatto con gli angeli fu l’inglese John Dee (1527-1606) ritenuto uno delle menti maggiori del suo tempo. Laureato in scienze, docente universitario divenne l’astrologo di corte della regina, ma la conoscenza che egli desiderava avere era quella del mondo ultraterreno. Dee cominciò quindi a lavorare con individui che oggi verrebbero definiti come dotati di capacità medianiche, organizzando sedute spiritiche, esaminando scritti vergati in stato di trance, assistendo ad esperimenti di divinazione tramite sfere di cristallo ed altri metodi di concentrazione intesti a liberare i poteri dell’inconscio.
Dai diari di Dee apprendiamo che a causa dei suoi particolari esperimenti era spesso tormentato da fenomeni di poltergeist che si manifestavano con fenomeni bizzarri come il lancio di sassi, quadri che si staccavano dalle pareti, fiammelle che si accendevano misteriosamente negli angoli più inattesi. Per mettersi in contatto con gli angeli utilizzò anche la magia rituale cabalistica ma senza i risultati sperati finché nel 1581 incontrò l’irlandese Edward Kelley un medium ventriloquo appassionato di cristallomanzia, ovvero la capacità di divinare le cose occulte autoipnotizzandosi di fronte ad una sfera di vetro. John Dee scrisse nel suo diario che il 21 novembre del 1581 di fronte alla finestra rivolta ad occidente della sua biblioteca gli apparve, a suo dire, un angelo in apparenza di fanciullo e gli consegnò una pietra rotonda e convessa, simile ad un cristallo nero. Posto di fronte alla pietra, Kelley cadde in trance ed ebbe la prima visione che Dee riconobbe per quella dell’arcangelo Uriel.
La collaborazione tra lo scienziato inglese e l’avventuriero irlandese ha influenzato profondamente l’occultismo occidentale, dando vita ad una metodologia di contatto coi mondi ultraterreni che è, ancora oggi, in uso da parte di molte società magiche. La linea di riferimento per condurre simili esperienze di “spiritismo angelico” era il metodo di Agrippa, vale a dire il rapporto fra numeri e nomi magici dell’alfabeto ebraico, cioè i quadrati magici che permettevano di poter evocare gli spiriti divini. Dai diari di Dee apprendiamo che i contatti con gli spiriti angelici avvenivano in tal modo: il mago pregava nel suo oratorio mentre Kelley si inginocchiava davanti alla tavola santa in attesa della comparsa dell’angelo.
A Dee fu raccomandato di non guardare mai verso la Tavola senza la più grande reverenza e durante i contatti angelici di avvicinarsi ad essa con una lamina e pettorale sul cuore. All’apparire dell’angelo nella pietra, a Dee ed a Kelley veniva comandato da una voce misteriosa (udita per la prima volta solo da Kelley) di non fare il minimo movimento. Tutto questo era il segnale dell’inizio delle operazioni magiche cui faceva seguito l’apparizione di una nuvola bianca entro la pietra che lasciava subito posto all’angelo. Ecco una descrizione delle misteriose creature celesti riportate nel diario di Dee: “Anno 1582, 21 Marzo.
I sette figli della Luce apparvero come sette uomini giovani, tutti con chiara sembianza, vestiti con sete bianca sulla testa pendente sulle spalle, con un serto fino al suolo ornato allo stesso modo. Sembrava che ognuno di loro avesse una palla metallica in mano: il primo d’oro, il secondo d’argento, il terzo di rame, il quarto di latta, il quinto di ferro, il sesto lanciò tra le sue mani una cosa rotonda di argento vivo, l’ultimo aveva una palla di piombo. Il primo aveva sul petto una piastrina rotonda sul petto sulla quale era scritta una grande I. Anche il secondo, sulla sua piastrina d’oro aveva scritto il suo nome: ognuno ordinatamente avanzando, mostrò il suo nome poi, ripetendo, fecero l’inchino e montarono in alto verso il cielo”. John Dee che era in grado di far vibrare il suo medium come uno strumento musicale, interrogava tramite lui gli angeli sulla natura e la costituzione del mondo invisibile. Gli angeli gli avrebbero rivelato che esistevano trenta firmamenti nel cielo, governati da 91 angeli, a loro volta sottoposto ai dodici arcangeli preposti ai segni dello zodiaco. Gli angeli, sempre a suo dire, gli avrebbero dettato il Liber Logaeth, che indicava come formulare scongiuri che costringessero gli angeli all’obbedienza.
Le 48 chiavi angeliche, l’Heptarchia mystica. Le tavolette edochiane, la Tavola di Nalvage (dal nome dell’angelo che l’avrebbe rivelata), tutte opere che secondo il Dee esprimevano i segreti della Creazione con parole oscure e misteriose. Per evocare gli angeli, la pietra delle visioni veniva posta sopra una tavola ornata di simboli cabalistici e divisa in settori detti Aethyr, ciascuno dei quali corrispondeva ad una particolare regione del cosmo invisibile. In ogni regione regnavano particolari angeli che venivano evocati con determinate cerimonie in seguito alle quali Kelley cadeva in trance. In questa situazione di coscienza alterata, gli appariva nel cristallo un angelo che, con una verga, indicava un quadrato tracciato su una tabella detta “Tavola Santa”.
Ad ogni quadrato corrispondeva una lettera che Kelley rivela a Dee, il quale la trascriveva. Alla fine la serie delle lettere veniva trascritta all’incontrario, ricavandone un messaggio composto in una lingua detta “edochiana” che, a detta di Dee, era la lingua parlata da Adamo con gli angeli nel paradiso terrestre. Secondo Dee l’angelo aveva dettato il suo messaggio a rovescio perché era considerato troppo pericoloso comunicare in modo diretto, dato che ogni parola era una invocazione talmente potente che, pronunciandola direttamente, poteva causare l’intervento di forze indesiderate. Nel maggio del 1587, a detta di Dee, l’arcangelo Raffaele dispose, mediante una visione simbolica che i due maghi si scambiassero le mogli: cosa che avvenne, dopo una dichiarazione da parte di entrambi che ciò non accadeva per libidine, ma per obbedire alla volontà divina! Nel 1589 la coppia si spezzò.
Stanco di una vita stentata, Kelley dichiarò di non voler più partecipare ad alcuna evocazione spiritica ed andò a Praga dove ingannò pure l’imperatore Rodolfo II facendosi passare per alchimista con la pretesa di saper fare l’oro. Il sovrano lo nominò barone ma, scoperti i suoi inganni, fu condannato al carcere a vita. Kelley morì nel 1595 precipitando da un muro della prigione mentre tentava di evadere. Per quanto riguarda invece John Dee, salito sul trono d’Inghilterra Giacomo I, nemico di tutti i maghi ed i negromanti, cadde in disgrazia presso la corte e si ritirò nel suo castello dove riprese, per qualche anno, con un altro medium e con molta meno soddisfazione, le sue ricerche sugli angeli ed i demoni. Morì nella più completa solitudine nel suo castello, malvisto e temuto dai contadini circostanti che lo accusarono di commercio con il diavolo.
La ritualità di molti movimenti occultisti contemporanei si ispira ai rituali del mago italiano Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro (1743-1795). Il mago italiano ha trasmesso ai posteri gli “Arcana Arcanorum” un insieme di rituali occulti che Cagliostro aveva raccolto durante le sue peregrinazioni per tutti i centri magisti dell’Europa. Molto del materiale ordinato da Cagliostro deriva dall’Ordine della Rosa Croce Tedesca. La prima delle due quarantene di Cagliostro è un ritiro magico di quaranta giorni con rituali e preghiere; dopo trentatre giorni si comincia “a godere del comunicare visibilmente colli sette Angeli primitivi e di conoscere il sigillo e le cifre di questi enti Immortali”. Dopo il quarantesimo giorno si riceve “il Pentagono, ossia quella carta vergine, sopra la quale hanno gli Angeli Primitivi impresse le loro cifre e sigilli”, insieme ad altri sette “Pentacoli secondari” che “non hanno impresso il sigillo che di uno solo di sette Angeli”. Tramite i Pentacoli si “comanda agli immortali nel nome di Dio” con “l’effetto di legare o comandare a spiriti aerei, e di operare molte meraviglie e portenti”. E’ interessante rilevare che i riferimenti agli angeli ed ai gradi, così come li articola Cagliostro, si ritroveranno puntualmente nel principale movimento magico moderno inglese: l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, fondato nel 1888.
Il massimo studioso italiano dei gruppi magisti, il dottor Massimo Introvigne scrive al riguardo: “Naturalmente, se Cagliostro non ha inventato l’evocazione dei “sette angeli primitivi” né dell’ “angelo custode”, neppure si tratta di una novità assoluta della Rosa-Croce d’Oro, che a sua volta ha raccolto una tradizione più antica. Per l’evocazione dell’angelo custode, un antecedente importante è il “Libro di Abra-Melin”, conservato presso la Biblioteca dell’Arsenal di Parigi e non a caso ripubblicato nel 1889 da S. L. MacGregor Mathers (1854-1918), uno dei fondatori della Golden Dawn, attribuito ad Abramo l’Ebreo. Il testo, che un esperto come il mago Aleister Crowley considerava decisivo per tutta la ritualità esoterica, è stato trascritto nella forma di una novità attuale nel XVIII secolo e risale probabilmente al Cinquecento.
Cinquecenteschi sono anche i libri della “proscritta opera di Cornelio Agrippa”, esplicitamente menzionata da Cagliostro nella prima quarantena, ma le origini della teurgia e dell’evocazione agli angeli sono molto più antiche: quattrocentesche con Pelagio, eremita di Majorca, autore di “Anacrisi”, trecentesche con Pietro d’Abano, dei primi secoli cristiani con gli “Oracoli dei Caldei”, opera, sembra, di Giuliano il caldeo e di suo figlio, chiamato pure lui Giuliano e soprannominato significativamente il Tergo. Un testo come l’Anacrisi di Pelagio contiene già molti spunti rituali tergici di Cagliostro, e lo stesso vale per tutta una tradizione rinascimentale, senza che sia facile distinguere – scrive Introvigne -, come ha tentato di fare Walzer, fra una ritualità teurgia “spirituale” ed una “demoniaca”.
Se una distinzione è possibile, all’interno dei rituali angelico-teurgici, questa sembra piuttosto legata al numero di angeli che si raccomanda di evocare: uno solo (l’angelo custode), sette (il numero preferito da Cagliostro) o settantadue, ma evocati tramite sette talismani talora detti “olimpici”, nella “cabala sacra” o “filosofia angelica”, codificata a Lione nel seicento dal medico ermetista Lazare Meysonier e utilizzata nell’Ordine degli Eletti di Cohen di Martines De Pasqualy”. Venendo al diciannovesimo secolo è certamente da considerare come occultista anche Joseph Smith (1805-1844), il fondatore dei mormoni. L’ambiente familiare era pieno di sogni e di visioni, la mamma di Joseph affermava spesso di avere apparizioni angeliche. Smith, fin da ragazzo, era soggetto ad attacchi epilettici che spiegano i suoi frequenti stati di trance e le sue visioni. Il 25 settembre del 1820, egli afferma che, mentre si trovava a passeggio tra i campi, fu avvolto da una luce splendida, vide due personaggi misteriosi che si libravano in cielo ed uno gli disse: “Questo è il mio figlio prediletto, ascoltalo”.
Quindi gli rivelò che tutte le religioni erano false e perciò non aderisse a nessuna di esse, ma di stare in attesa di future rivelazioni. Questa “prima visione preparerebbe quella del settembre 1923, quando a Joseph Smith apparve l’angelo Moroni, un figlio del profeta Mormon, che gli dichiarava l’esistenza di “tavole d’oro” sepolte nella collina di Cumorah presso Manchester, stato di New York, con la storia di un antico popolo e di pietre magiche chiamate urim e thumim, indispensabili per tradurre queste tavole dall’egiziano riformato in inglese.
Ma soltanto quattro anni dopo l’angelo Moroni gli avrebbe consegnato le tavole. Nascosto dietro una cortina, Smith dettò la traduzione al suo scrivano Oliver Cowdery ed in parte a due altri uomini, Martin Harris e David Wilmer. Nel 1830 finalmente Smith pubblicò il manoscritto con il titolo di “Libro di Mormon”. Ad ogni ristampa del Libro di Mormon viene premessa una solenne dichiarazione di undici testimoni che garantiscono di aver visto e toccato le tavole d’oro anche se non le hanno lette. Pochi però sanno che Wilmer, Cowdery e Harris, in seguito, furono scomunicati dai mormoni. Anzi proprio essi che dovrebbero essere i testimoni indiscutibili della veracità delle apparizioni angeliche di Smith, in un libro di storia edito dai mormoni, li dichiara: “Ladri, bugiardi e imbroglioni”. Ovviamente tutto ciò non costituisce una solida raccomandazione per la veridicità della loro testimonianza riguardo al Libro di Mormon ed all’angelo Moroni.
Per l’occultista Dion Fortune le classi di angeli costituirebbero una gran moltitudine, con una evoluzione diversa da quella umana, pur avendo una comune origine. Tali creature, perfette secondo le loro competenze, non evolvono.
Nella dottrina dello spiritismo ogni essere umano è accompagnato da uno spirito guida. Negli scritti di Allan Kardec, l’ideologo dello spiritismo francese, l’anima si perfezionerebbe avanzando nella gerarchia spirituale, sino a diventare un puro spirito o angelo. Gli angeli sarebbero quindi le stesse anime umane che, pervenute a tale livello, godono della felicità relativa al loro stadio. Secondo Kardec ogni individuo, dalla nascita alla morte ed addirittura nel corso delle diverse incarnazioni, sarebbe assistito da un angelo custode, detto anche spirito protettore o spirito guida. Per lo spiritista francese l’angelo guida che si dedica ad una persona non rinuncia a proteggerne altre, anche se in modo meno esclusivo. Quando l’assistito però si ostina a non ascoltare i suoi consigli, l’angelo guida si allontana, e l’individuo subisce il dominio di spiriti inferiori.
Ma non lo abbandona del tutto e, se invocato, gli torna subito accanto. Infine concludiamo questa carrellata sui maggiori occultisti ed il loro rapporto esoterico con gli angeli, citando il più famoso mago italiano dei tempi moderni: Giuliano Kremmerz (pseudonimo di Ciro Formisano, 1861-1930), fondatore della Fratellanza di Myriam. Per la dottrina esoterica kremmerziana: “Angelo è la mentalità libera che decade, imprigionandosi in un corpo fisico e creando nel suo cammino un’anima , cioè un legame di unione tra sé -pensiero e mentalità- ed il suo corpo od involucro materiale”. Secondo il Kremmerz: “ogni uomo, perfezionandosi, spogliandosi di ciò che in lui rappresenta la preoccupazione dell’organismo, intuisce e penetra in una luce misteriosa che gli ridona l’integrità dello spirito e dell’intelligenza, del sottile e dell’inafferrabile, facendolo rivivere nel regno che ha perduto ridiventando angelo”.
FONTE: Don Marcello Stanzione

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