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martedì 15 luglio 2014

I lefebvriani asintomatici

I lefebvriani asintomatici di Padre Angelo Geiger  

Ovvero, come incartarsi in spiegazioni impossibili quando si vogliono sostenere argomenti inesistenti… dopo un anno da quando si accusano i Francescani dell’Immacolata di essere lefebvriani asintomatici, ho trovato delle “spiegazioni” da parte di uno studioso del tema…

di Vittorio Spazevic

zzgeigerL’Unione Sovietica, primeggiando, ai suoi tempi (e, soprattutto, nei suoi giornali), in tutti i campi del progresso umano, primeggiava anche in quello della medicina. Così, per esempio, i medici sovietici scoprirono la terribile malattia mentale chiamata “schizofrenia latente”, o – meglio ancora – “asintomatica”. L’unico segno di quella malattia era l’anticomunismo: infatti, chi rifiuta i benefici innumerevoli del miglior sistema nel mondo, deve esser un pazzo. Così il regime poteva chiudere nei manicomi migliaia dei suoi oppositori: non soltanto senza processo, ma anche non suscitando per tanto tempo interesse dell’opinione pubblica mondiale.

Quando per prima volta ho sentito dell’accusa “cripto-lefebvriana” contro i Fondatori e alcuni sacerdoti Francescani dell’Immacolata, ho pensato subito alla schizofrenia asintomatica. Il meccanismo sembrava proprio lo stesso: “lefebvriano”, si sa, è un mostro terribile, degno di esser isolato dalla società: nel caso nostro, dal Popolo di Dio. L’etichetta “lefebvriano” è nell’ambiente ecclesiastico forse più ancora discreditante di quella di un “schizofrenico”. Invece il prefisso “cripto-” perfettamente sostituisce l’aggettivo “asintomatico”: questo lefebvriano non dimostra alcun segno di essere tale, appunto perché è cripto.
In una tale convinzione mi rassicurava il fatto che nessuno abbia dimostrato qualche prova di presunto “cripto-lefebvrismo” dei Francescani dell’Immacolata. Non ho nemmeno trovato qualche spiegazione di quel termine, con il quale si denigrava quei bravi sacerdoti. Ebbene, finalmente, all’inizio di luglio di quest’anno (dunque dopo un anno da quando si accusano i Francescani dell’Immacolata di essere lefebvriani asintomatici), ho trovato delle spiegazioni da parte di uno studioso del tema (chissà, forse anche lo stesso autore del termine?).
Il p. Angelo Geiger si è degnato di spiegare perché ha chiamato il prof. De Mattei “cripto-lefebvriano” (vedi qui:http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/288-rassegna-web).
 Non intendo difendere in questo testo il prof. De Mattei: egli è certamente capace di farlo da solo (a dire la verità, non penso nemmeno che egli abbia bisogno di difendersi, considerando il livello dell’attacco da parte di p. Geiger). Del resto, per me de Mattei può anche esser “cripto-lefebvriano” (qualsiasi cosa significasse). Tuttavia, la diagnosi e la spiegazione geigeriana sembra un lavoro importante per capire il modo in cui si calunniano anche i fondatori dei Francescani dell’Immacolata e gli insegnanti del loro seminario (particolarmente il p. Lanzetta).
Il primo punto è che de Mattei, secondo p. Geiger, “ha collaborato attivamente con la FSSPX”. P. Geiger non spiega in quale campo de Mattei lo faceva; noi vogliamo solo indicare che se collaborare attivamente con lefebvriani significasse essere uno di loro, lo sarebbe anche lo stesso p. Geiger: infatti, per tanto tempo Geiger “ha collaborato attivamente con” p. Manelli, noto “cripto-lefebvriano”. Con una simile catena di “collaborazione attiva” si può probabilmente arrivare a qualsiasi cattolico (e non solo) nel mondo.
Il secondo punto dell’accusa è quello di “sposare la causa di discontinuità” nel contesto di Concilio. Divertente è pensare che secondo un tale criterio “lefebvriani” sarebbero anche tutti quanti i progressisti. Dal nostro punto di vista l’argomento è di importanza piuttosto scarsa, dato che è assai difficile rivolgere una simile accusa al p. Lanzetta et consortes, anche se fosse vera nel caso di De Mattei. Tuttavia aggiungiamo che a noi la risposta dello storico, il quale dichiara di guardare il Concilio da un punto di vista non teologico, ma storico, vedendo in esso anzitutto un evento, anche mediatico, con i suoi influssi nella vita della Chiesa, sembra abbastanza soddisfacente. Il fatto che anche il ragionamento di Benedetto XVI si fonda sulla storia, non cambia il fatto che sono comunque due punti di vista ben diversi.
Il capo principale d’accusa contro il professore De Mattei è, per p. Geiger, quello di essere “controrivoluzionario”, e conseguentemente “politico” e “propagandista” della causa controrivoluzionaria. Per il padre Geiger “controrivoluzione” e “lefebvrismo” sembrano sinonimi. Commette così un errore grossolano e una ingiustizia. Supponendo che il “lefebvrismo” potrebbe esser considerato parte del movimento controrivoluzionario (il sottoscritto è di opinione radicalmente opposta; ciò però non entra nell’oggetto di quest’articolo), in nessun maniera si può identificarlo con esso. Facendo così, p. Geiger si comporta come il classico sofista, il quale dice: “la gallina ha due gambe, Caio ha due gambe, dunque Caio è una gallina”. E poi, se veramente controrivoluzionario significasse lefebvriano, De Mattei non sarebbe certamente cripto- ma fiero lefebvriano.
Avendo “provato” il lefebvrismo del De Mattei, il p. Geiger non esita ad accusarlo di non conformarsi al Modus operandichiesto alla FSSPX. Anche se è lodevole conformarsi a un tale Modus, vogliamo notare che comunque chi non è FSSPX non può essere lecitamente accusato di non comportarsi come si richiede da essa.
Alla fine p. Geiger aggiunge che De Mattei – sulle orme di Correa de Oliveira – agisce da laico e fuori del controllo dei vescovi. Peccato che da laico ha tale diritto: lo afferma in vari canoni anche l’attuale Codice di Diritto Canonico. Peccato che Correa de Oliveira, al contrario di mons. Lefebvre, non fu scomunicato e non si ribellò contro Pietro, anche se manteneva le sue posizioni fortemente anticomuniste contro l’Ostpolitik di mons. Casaroli. Peccato che il De Mattei non solo non è stato scomunicato dalla Sede Apostolica, ma anzi: essa ha riconosciuto i suoi meriti, ammettendolo all’ordine di San Gregorio Magno. Infatti, padre Geiger sembra accusare De Mattei che egli non è un religioso. O forse vuole addirittura accusare il Concilio Vaticano II per il suo Apostolicam Actuositatem e il Codice per la libertà che dà ai laici?
Da buon tradizionalista totalitario, p. Geiger vorrebbe che i laici fossero in tutto sottomessi al clero. Fino a quando il Concilio serve a p. Geiger, lo difende anche dagli attacchi che esistono solo nella sua immaginazione. Ma quando il Concilio difende i suoi avversari… peggio per i fatti, direbbe Hegel. Sembra che nel pensiero geigeriano questo è il vertice del sentire cum Ecclesia. L’identificazione totale, che arriva fino al punto di scambiare i propri oppositori per nemici della Chiesa, e le proprie opinioni per il Magistero infallibile.
Torniamo però all’Unione Sovietica. Essa, primeggiando in tutte le scienze, non poteva non primeggiare anche nella linguistica. Infatti lo stesso Stalin voleva – tra i numerosissimi titoli attribuitigli – portare anche quello del “geniale linguista”. E forse il suo contributo maggiore in questo campo è stato quello di approfondire il significato della parola “fascista”, con un decreto del 1943, nel quale Iosif Vissarionovic ordinava di chiamare gli opponenti più fastidiosi “fascisti, nazisti oppure antisemiti” e spiegava che tale etichetta, “ripetuta abbastanza spesso, diventerà un fatto nell’opinione pubblica”.
Ora, come si sa, la parola “lefebvriano” ha nell’ambiente ecclesiale più o meno la forza di “fascista” in quello politico. Perché però è così? Certamente non per l’amore della FSSPX verso il canto gregoriano, e nemmeno per la liturgia antica. Non per il motivo che si tratta di un movimento di origine francese. Non perché i lefebvriani dicono che c’è la crisi della Chiesa. La parola “lefebvriano” suscita nei cattolici una sorte di inquietudine, e di paura perché mons. Lefebvre ha fatto una scelta scismatica; perché è stato scomunicato.
Il prefisso “cripto-” (o “critto-”), con quale p. Geiger vuole “rifugiarsi in calcio d’angolo”, non si oppone in nessun modo a ciò che lo segue. Esso non significa “legato con”, né “quasi”, né “conforme al”, né “in certo tal modo” e nemmeno “secondo padre Geiger”. Esso significa “nascosto”. Dire che qualcuno è cripto-lefebvriano significa infatti dire che è un lefebvriano (al massimo un lefebvriano vile che non ha coraggio di dichiararsi tale).
Cercando di dimostrare la consistenza delle sue accuse, il p. Geiger è riuscito invece a provare il contrario. Le sue “prove” contro De Mattei non solo non dimostrano che lo storico italiano sia un lefebvriano, ma provano che il sacerdote americano o non sa quello che scrive, o con malvagità cerca di denigrare i propri confratelli e i suoi polemisti, suggerendo che essi sono scismatici.
A Confucio si attribuisce la saggia massima: “Quando le parole perdono il significato, gli uomini perdono la libertà”. Così infatti tanti buoni religiosi perdono la loro libertà solo perché alcuni “geniali linguisti”, come il p. Geiger, hanno cambiato il senso di alcune parole.
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PS
Possiamo aggiungere che se si volesse intendere la parola “cripto-lefevriano” nel senso “colui che, pur non essendo membro della FSSPX, né sostenitore pubblico di essa, di nascosto fa tutto a favore di essa”,  sarebbero proprio i padri Bruno, Volpi e Geiger ad essere i “cripto-lefevriani”. Infatti, come prima l’esistenza di un istituto “tradizionale, ma non tradizionalista” poteva salvare tante persone dalla tentazione lefebvriana, così la distruzione di quell’istituto sicuramente ha contribuito tanto a rafforzare l’argomentazione dei veri e propri lefebvriani. 

-  di Vittorio Spazevic



Redazione
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