ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 29 ottobre 2014

Il gioco delle tre carte

Avevamo già scritto ( QUI ) “Ci è dato obiettivamente di osservare che ogni qual volta si ri-parla di ripresa dei colloqui " intra moenia" con i massimi esponenti della Fraternità Sacerdotale San Pio X o di notizie simili riguardanti quella Comunità " qualcosa " si mette di traverso onde accidentare maggiormente il già impervio terreno d'incontro.”

In effetti la “presa di posizione” del Vescovo di Albano, collocandosi stranamente dopo la positiva ripresa dei colloqui della Fraternità, sembra superare per eccesso di zelo quanto gli stessi organismi ecclesiali avevano precedentemente puntualizzato circa la frequentazione delle cappellanie della Fraternità San Pio X stabilendo che : “… qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale ecc ecc …”

Cos'e'? - ha scritto un fedele in un blog cattolico - La gente di Albano e dintorni comincia a disertare in massa le chiese diocesane ed affolla il Priorato ? Otto x mille in calo ? Offerte sempre più generose alla FSSPX ? "

Considerazioni da non scartare appieno : sappiamo bene infatti come la struttura ecclesiale sia particolarmente "sensibile" alle sollecitazioni economiche e materiali ...

Al fedele, così pragmaticamente impostato , gli fa eco una fine Teologa : " In effetti devono dar molto fastidio 60 bambini iscritti a catechismo per le comunioni, 25 cresime amministrate da Mons. de Galarreta due settimane fa e il Priorato brulicante di giovani e famiglie... "

Noi non stiamo a scrivere sullo stato canonicamente “imperfetto” cui versa attualmente la Fraternità Sacerdotale San Pio X ma come fedeli obbedienti al Magistero immutabile della Chiesa Cattolica ci piace ancora riflettere sul pensiero di Leonardo Sciascia, grande intellettuale d' impostazione marxista, che riferendosi alla nuova linea bonariamente “conciliare” della Chiesa ebbe a dire : “ …il cristianesimo ha perso la sua aurea di solennità. Se la chiesa fosse rimasta quella di un tempo, la chiesa di Pio XII, ma sai quanta gente accorrerebbe? “


Dall’esterno noi continuiamo a vedere pienamente presenti nell’azione pastorale della FSSPX quei valori autenticamente cattolici, riassunti da Sciascia come la " chiesa di Pio XII ", che aimè sono stati perduti nel corso del cammino ecclesiale post conciliare : il buon Catechismo, l’educazione scolastica e post scolastica dei giovani sotto la vigile attenzione del Clero, il rispetto per la Famiglia e i Genitori , l’esaltazione della Liturgia fonte e culmine della vita cristiana .

La storia ci insegna ed i Santi ci confermano che questi valori conducono la Società verso quell’armonia , prefigurazione della bellezza divina,  che per quasi 2000 anni ha irradiato la luce salvifica  le famiglie, le scuole, i luoghi di lavoro, i campi sportivi , i circoli ricreativi , gli ospizi, gli ospedali e gli asili.

Quella società cristiana che pur non essendo disgiunta dal mondo non ne viene tuttavia fagocitata ma anzi ne diviene sale e lievito .

Per questo ci sentiamo anche dall’esterno tutti lefebvriani !


E’ difficile percepire , nel confuso momento storico in cui ci è dato di vivere, il gioco delle tre carte in cui l’abile giocatore riesce contemporaneamente a mischiare le carte : una con l’ imminente rientro della FSSPX nella piena normalità canonica ( ovviamente frutto dell’ attenzione del Papa ); l’altra carta con la ripresa di stantie ed inesistenti censure ecclesiastiche ed infine la terza carta con un bel punto interrogativo “ ? ”.

In quel punto interrogativo sta nascosta l’incognita che neppure il decisionismo  di Papa Francesco potrebbe riuscire ad infrangere : ci sono dei poteri, anche nella Chiesa, che sono anche superiori al potere papale : un'avversione viscerale e, oserei dire diabolica, verso la quale non è servita neppure la lettera del 2009 - proprio ai vescovi - di Benedetto XVI, in occasione della rimozione delle scomuniche, che così dichiarava tra l'altro:
"...Non dovremmo come buoni educatori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurarci di condurre fuori dalle strettezze? 
E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? 
A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. 
E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo..."


O “ forse farebbe comodo un po' a tutti, Gerarchia Romana in primis , che la Fraternità Sacerdotale San Pio X rimanga dov'è ... al sicuro con la sua valida Successione Apostolica ... disobbedientemente cattolica ma fedele nella retta dottrina immutata ed immutabile della Chiesa ; aderente al Magistero ma distratta alla disciplina curiale di questi giorni ... una delle tante contraddizioni della Chiesa attuale pellegrina sulla terra ! 
Non si sa mai, non si sa mai ...”

Semerarus episcopus diabolicus et pravus. Apologia della FSSPX ad Albano e in tutto l'Orbe




Dopo ben due settimane dalla pubblicazione della Notificazione ai Parroci sulla "Fraternità Sacerdotale San Pio X" (vedi qui) di Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, appaiono in questi giorni le prime reazioni in campo cattolico.

La Notificazione (vedi qui) rivolta ai parroci è riassumibile nei seguenti punti:

1) Si afferma la non appartenenza della FSSPX alla Chiesa cattolica.

2) Si motiva questa estraneità con l'assenza di uno statuto canonico.

3) Si dichiara l'illegittimità dell'amministrazione dei sacramenti da parte della FSSPX.

4) Si pone il divieto per i fedeli della Diocesi di Albano (dove è presente un Priorato che è sede del Superiore della FSSPX  in Italia) di partecipare alla Messa della Fraternità e di richiedere o di ricevere i sacramenti alla stessa. Pena la rottura della comunione ecclesiale (leggi: scomunica).

5) Si stabilisce che i fedeli che incorrano in questa rottura, potranno essere riammessi alla comunione soltanto dopo un "adeguato percorso personale di riconciliazione secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal vescovo".

6) Si assegna "ai parroci il compito di dare adeguata informazione ai fedeli".

Per alcuni versi apprezzabile è il tentativo di Chiesa e Postconcilio (qui) di disinnescare il documento di Monsignor Semeraro dimostrando come il suo intero impianto contraddice il sistema stesso del Concilio Vaticano II che non chiede più ai cristiani acattolici il "redditus" alla Chiesa Cattolica ma la stessa "conversio"a Cristo che è anche dovere di ogni cattolico. L'argomento patisce la debolezza di ogni ragionamento gravato da un "als ob" - come se la FSSPX fosse acattolica, come se Semeraro fosse certamente cattolico, come se il sistema del Concilio Vaticano II fosse al di sopra di ogni sospetto -, ma proprio l'evidente tentativo di disinnescare la Notificazione di Monsignor Semeraro sottintende una preoccupazione profonda che non può che essere condivisa e che qui tenteremo di esplicitare.

Meno condivisibile è l'affermazione dell'Autore di Chiesa e Postconcilio secondo cui "la Notificazione ai parroci sulla «Fraternità San Pio X» del Vescovo di Albano ... non fa altro che dare la fotografia della situazione dal punto di vista canonico". È questa una opinione tralatizia che ha prodotto  assuefazione e che tradisce una nozione moderna e positivista del Diritto canonico tendente a fare dell'ordinamento della Chiesa alcunché di a sé stante rispetto alla teologia (nozione cui in realtà alla fine non sembra aderire lo stesso Autore della nota: "Il diritto si fonda sulla verità").

Monsignor Marcel Lefebvre soleva ricordare che gli statuti della Fraternità da lui fondata erano stati approvati dal Vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Monsignor François Charrière nel 1970. Ma l'esistenza giuridica ed ecclesiale della FSSPX continua a radicarsi, ben oltre qualsiasi riconoscimento meramente formale, nello "stato di necessità" che da più di quarant'anni caratterizza la Chiesa funestata da una delle crisi più profonde della sua storia, forse dalla più perniciosa. Oggi assistiamo a una vasta apostasia di vescovi e di clero (basti ricordare le dichiarazioni di vescovi e cardinali nel corso del Sinodo), alla difficoltà generalizzata di chiedere e ricevere sacramenti secondo forme cattoliche certe, al rifiuto compiaciuto e spavaldo della dottrina antica e tradizionale, a "orientamenti pastorali" e a "percorsi formativi" che, con buona pace di Mons. Semeraro, sono spesso pianificati per macchiare e avvelenare le anime cristiane. Alla necessità grave ed urgente di trovare gli strumenti tradizionali della salvezza delle anime. Non si può non ripetere di fronte a questo panorama quel che affermava Joseph Butler, l'antico maestro del Beato Cardinal Newman, che"everything is what it is and not another thing".

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha corrisposto sin dall'inizio con eroismo a questa necessità, oggi evidentissima, e in essa trova la propria legittimità (ossia nello stesso principio supremo: "salus animarum suprema lex"), mentre nell'eccezione ha il proprio status cui un Diritto canonico ancora legato alla ragione teologica non può dimostrare indifferenza. La FSSPX ha eccezionalmente conservato la purezza del rito e della dottrina, ancora una volta si deve dire: "Everything is what it is and not another thing".

Sono ben note la triste vicenda dei Francescani e dalle Francescane dell'Immacolata, la rimozione di Monsignor Rogelio Livieres dalla Diocesi di Ciudad del Este, la duplice liquidazione del Cardinal Burke, le prime minacce che lambiscono la Diocesi di Albenga; in tutti questi casi, e in altri che probabilmente si presenteranno, il Diritto canonico è stato (e sarà) utilizzato come procedimento legale per aggredire l'ortodossia cattolica (anche se, come nel caso delle più odiose infamie della storia, forse difficilmente si troveranno i comandi scritti). Un'eccezione, la Fraternità, rimane la più grave difficoltà per chi vuole distruggere la fede e la tradizione. L'eccezione pone la Fraternità extra ordinem, seppur non extra ius e tanto menoextra ecclesiam (come risulta chiaramente dal toglimento delle scomuniche ai quattro vescovi), la pone al riparo da visitatori e da commissari, la consegna a uno status che non è meno statusgiuridico e che sfugge tuttavia alle regolarità del governo positivo delle Diocesi e delle Parrocchie da parte di un clero indegno. La sottrae alla taxis della chiesa conciliare e la conserva nel kosmos della Chiesa cattolica, del Corpo Mistico di NSGC.

Monsignor Semeraro ha predisposto nella Notificazione del 14 ottobre 2014 un sistema inedito (escluso persino ai tempi delle consacrazioni episcopali a Ecône), mirato a eliminare l'eccezione della Fraternità  introducendo i punti 4, 5 e 6 dello schema sopra riportato ossia la minaccia odiosa di scomunica per i cattolici che si rivolgono alla FSSPX: alla possibilità stessa di salvarsi l'anima ricevendo sacramenti e dottrina cattolici nel mezzo della generale e disperata apostasia.

Non sappiamo se si tratti dell'iniziativa estemporanea e imprudente di un vescovo colto da ebbrezza postconciliare oppure (tale è la più grande preoccupazione) di un esperimento locale in vista di un'operazione in grande stile di eliminazione della FSSPX (dell'eccezione della tradizione): perché scomunicare i cattolici di Albano e non quelli di Roma? C'è comunque il grave sospetto che tutto ciò sia opera di "colui che si mette di mezzo", del diavolo appunto.Semerarus episcopus diabolicus et pravus, così sarà forse ricordato un giorno Marcello Semeraro in quel di Albano. Impegnando tutto l'ottimismo metafisico si può sperare in un giorno non lontano.
http://vigiliaealexandrinae.blogspot.it/2014/10/semerarus-episcopus-diabolicus-et.html

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