ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 30 novembre 2014

1965 - 2014

Sorpresa! Nessun Vaticano III!



Interessante analisi di Rorate Caeli [qui]. 

La recente sessione del Sinodo sulla Famiglia è stata paragonata non poche volte dai commentatori a un tentativo di imbastire un mini-Vaticano III. Tale paragone assume una certa validità se prendiamo in considerazione il fatto che l'anno scorso e quelli anteriori sono stati testimoni della riapparizione di personaggi della stregua di Hans Küng (anche se non in forma eccellente), Gustavo Gutiérrez, Karl Rahner (almeno in spirito) e (in carne ed ossa), il Cardinal Kasper, tutti esempi di personaggi delusi dal fatto che al Vaticano II non sia seguito immediatamente un Vaticano III per completare l'opera: innestare stabilmente la Chiesa sugli stessi binari del trenino del secolarismo post-illuministico, moderno e post-moderno, il cui combustibile è costituito dall'anti-dogmatismo e dall'individualismo radicale.
Si direbbe che Kasper e i suoi seguaci pensassero che, superati i pochi ostacoli presenti sul cammino, avrebbero raggiunto alla fine quel che volevano a proposito del cambiamento della pratica pastorale nei confronti dei cattolici divorziati e risposati e dei matrimoni civili e omosessuali. Su che cosa si fondava il loro ottimismo? Probabilmente sulla fiducia di essere spalleggiati. Ma anche nel caso in cui ciò non si fosse verificato, contavano sulle tattiche utilizzate già in passato, i cui frutti più importanti sono scaturiti grazie all'astuzia di “direttori artistici”, vale a dire gli addetti alle questioni procedurali, che poi hanno manifestato una grande soddisfazione per i loro successi. Tali frutti, una volta inseriti nei documenti ufficiali con le calcolate ambiguità incorporate al loro interno, sono stati diffusi da una stampa che a quei tempi – come del resto è sempre successo – si rallegrava al pensiero che la Chiesa Cattolica avesse visto la luce del moderno mondo liberale. Quanti di noi hanno qualche anno in più ricorderanno la serie di articoli pubblicati dal New Yorker durante il Vaticano II, scritti da un sacerdote che si firmava Xavier Rynne, uno pseudonimo elegante di un prete redentorista che filtrava meticolosamente quanto succedeva nella chiesa in base alla sua prospettiva, una prospettiva che deformava i fatti in modo da poter compiacere i lettori di tale periodico sofisticato e secolare. A lui si attribuisce il primo utilizzo dei termini “conservative” e ”liberal” per definire le due forze opposte che stavano emergendo nel corso dei dibattiti, il che non è certo di che potersi vantare.
Sembrava pertanto evidente ai novatores che avrebbero potuto operare allo stesso modo al Sinodo. Avevano i loro direttori artistici, che non si sono però dimostrati altrettanto zelanti e astuti come quelli del passato. Il fatto è che ci sono tre importanti differenze tra la Chiesa e il mondo del 1968 e quelli del 2014 che loro non hanno preso in considerazione, accecati dalla loro miopia che gli impedisce di percepire la realtà persino all'interno della Chiesa.

Il primo fattore di differenziazione consiste nel fatto che la maggioranza dei vescovi e cardinali presenti al Sinodo sono stati consacrati da San Giovanni Paolo II e quindi plasmati secondo l'immagine del Papa polacco, che era fermamente intenzionato – dopo la confusione post-conciliare – a ritornare alla continuità dottrinale e a chiarificare l'insegnamento, per lo meno da parte del Papato, all'interno della Chiesa, compito in cui è stato spalleggiato dal suo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger. I “direttori artistici” e lo stesso Kasper – in base alla loro visione distorta della realtà – erano convinti che tutti i vescovi stessero scalpitando sotto i gioghi pesanti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e che non aspettassero altro che l'opportunità di manifestare la loro vera natura conciliare e portare a termine quanto il Vaticano II aveva cominciato. Ma in molti casi, e forse persino nella maggioranza dei casi, ciò non era affatto vero. Molti di loro credono realmente all'insegnamento della Chiesa così come viene tramandato dalla sua Tradizione. Ed hanno fatto marcia indietro, anche bruscamente. Tuttavia, come è stato correttamente sottolineato da un gran numero di commentatori del Sinodo, rimane il fatto deprimente che più del 50% dei vescovi non si è schierato contro il tentativo di cambiare l'insegnamento della Chiesa passando dalla porta di servizio pastorale.
Il secondo fattore che i direttori artistici – come li abbiamo definiti – non hanno saputo decifrare è l'odierna onnipresenza di Internet. I tempi in cui il segreto poteva essere imposto per editto, in cui le informazioni potevano essere depistate tramite serpentine attentamente controllate, in cui si doveva aspettare giorni o persino settimane per scoprire cosa stesse effettivamente succedendo, sono ormai definitivamente tramontati. Indubbiamente, Internet viene usato anche troppo frequentemente con finalità negative, eppure è anche una fonte di informazioni immediate e di dibattiti apparentemente interminabili su ogni possibile argomento. Non abbiamo dovuto nemmeno aspettare che l'ultimo numero del New Yorker informasse i suoi sofisticati lettori, alcuni dei quali sono persino cattolici, per sapere cosa stesse realmente succedendo ai concili e ai sinodi. Internet sta addirittura rendendo l'Ufficio Stampa del Vaticano sempre più irrilevante, eccetto quando si voglia conoscere qual è la versione ufficiale di un'informazione data dalle gerarchie ufficiali.

L'altro fattore di differenza è meno ovvio per molti cattolici che vivono in un mondo post-conciliare che dà per scontato che tutto ciò che è successo negli anni dopo “il Concilio” – ivi compresa e specialmente la vita liturgica della Chiesa – debba essere necessariamente la volontà di Dio. Si tratta di un atteggiamento generato dalla crescita incontrollata dell'iper-papalismo che supera persino i sogni ultramontanisti del Cardinale Manning nel diciannovesimo secolo, e da una tradizione inveterata di laicità non pensante. Tale fattore è costituito dal fatto che oggigiorno la maggior parte dei giovani uomini e delle giovani donne che si trovano nei seminari o negli ordini religiosi in espansione vogliono conoscere in maniera sempre più approfondita ed amare la Tradizione. Questi giovani sono del tutto differenti rispetto a quelli che erano pronti ad adottare ogni possibile cambiamento liturgico (anche se non ordinato dal Concilio) dell'era post-conciliare. Non abbatterebbero ma le pale d'altare e gli alti altari. Non rimuoverebbero mai la balaustra della comunione. Anelano dei canti da cantare durante la messa che non sia qualche sdolcinata riproposizione della musica sacro-pop degli anni '70. E soprattutto – e questo è il cuore della questione – sono tanti quelli che hanno scoperto il Rito Tradizionale Romano della messa, vale a dire il Rito Straordinario. Bugnini ha affermato in alcune occasioni che per completare la rivoluzione liturgica sarebbe stato necessario ostracizzare la Messa Tradizionale per due intere generazioni. Ciò non è avvenuto, grazie a Benedetto XVI.
La riscoperta della Tradizione Cattolica da parte dei giovani sacerdoti e dei giovani - uomini e donne in generale - grazie alla Messa Tradizionale e tramite la bellezza dell'arte, dell'architettura e della musica che sono nate da essa è avvenuta in maniera impercettibile non solo per la generazione di Kasper e per i loro contemporanei “direttori artistici” ma anche per la maggioranza dei cattolici ordinari, che sono stati rinchiusi in una bolla temporale durante gli ultimi cinquant'anni.
Eppure tale riscoperta è reale ed è presente, nonostante l'opposizione di quei vescovi che sono intenzionalmente ostili al potere della Messa Tradizionale e al suo ruolo necessario nel contesto della Nuova Evangelizzazione della Chiesa e del mondo. Contrariamente a quanto i detrattori vorrebbero farci credere, non si tratta di un mero estetismo o di romanticismo o di spirito conservatore: al contrario, l'amore per la Tradizione riposa sempre sul solido fondamento della dottrina, della prassi e della fede e procede da un vero amore per la persona di Gesù Cristo che permette a sacerdoti e laici di praticare la loro fede con amore e misericordia verso il prossimo.
  
Il Cardinal Burke ha celebrato una Solenne Messa Pontificia con il Rito Latino Tradizionale nella Basilica di S. Pietro il 25 ottobre, nel contesto del pellegrinaggio Summorum Pontificum. Ci sono foto della messa su molti siti Internet. Consiglio a tutti di darvi un'occhiata: potrete vedere molti giovani sacerdoti e seminaristi presenti, alcuni dei quali servono la messa. Il coro che ha cantato durante la cerimonia era composto da seminaristi del North American College, il che è estremamente sorprendente. Questi sacerdoti e seminaristi hanno trovato una perla di grandissimo valore e, con l'aiuto di Dio, daranno tutto quel che hanno per fare propria quella stessa perla nel loro ministero all'interno della Chiesa Cattolica.
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La Messa Tradizionale non può essere gestita da direttori d'orchestra e teatranti. Questo è il motivo principale per cui ha mietuto tanta opposizione, specialmente in Europa. È la Tradizione stessa che amministra la Messa di tutti i Tempi, e chiunque celebri questa Messa, sia egli cardinale, vescovo o sacerdote, deve sottomettersi alla Messa stessa, al Sacrificio che sta offrendo, e in tale sottomissione realizzare il proprio ministero come sacerdote di Dio.
Fr. Richard G. Cipolla, Dottore in Filosofia

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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