ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 26 novembre 2014

Il vento in poppa?

Il papa, la Chiesa: appelli infiniti, dilazione eterna

Avete due minuti? Vi chiediamo di fare finta di essere qui in redazione e di dover scegliere un singolo termine per definire il/la xxxxxxxx del papa a Strasburgo, nella mattinata di ieri. Oppure un intero titolo. Repubblica.it, ad esempio, era incline all’enfasi e ha scodellato questo: «Il Papa ‘conquista’ Strasburgo: “Europa ruoti sulla sacralità della persona, non sull’economia”». Il sommarietto sottostante era, manco a dirlo, altrettanto celebrativo: «Standing ovation degli eurodeputati al termine del discorso di Bergoglio al Parlamento Ue. Il Pontefice ha posto l'accento sul lavoro: "È necessario ridargli dignità. Coniugare flessibilità e stabilità"».

Che meraviglia. Il papa (se scritto con la maiuscola è segno di rispetto, se con la minuscola è indice di lucidità) sciorina i suoi auspici edificanti e la platea di turno si comporta a puntino. Applausi a distesa. Di più: tutti in piedi. Per la succitata standing ovation. Che non è proprio uno sforzo sovrumano, o anche solo un omaggio così raro da possedere il crisma, sia pure pop, dell’eccezionalità, ma che resta il “top” del consenso in versione mediatica, dai templi della lirica fino alle sagrestie televisive, passando per ogni recinto in cui ci sia un evento o un personaggio da acclamare. Parafrasando il De Gregori, fulminante, di Venite bambini parvulos, «qualsiasi tipo di istupidimento ha bisogno della sua claque».
Ma andiamo con ordine (mentre voi continuate a pensare alla sintesi ottimale che utilizzereste per). Francesco esordisce così: «Desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento». A poterlo fare lo si sarebbe dovuto fermare all’istante, per quello che altrove si definirebbe “un chiarimento a verbale”. «Perdoni l’interruzione, Eccellenza, ma prima di lasciarla proseguire abbiamo necessità di domandaglielo: Lei ritiene davvero che i qui presenti deputati, nonché i qui assenti politici e finanzieri e speculatori e supermanager, siano persone in buona fede alle quali è scappato di mano il controllo della situazione? Non la sfiora nemmeno lontanamente il sospetto che invece la realtà odierna, all’insegna del Dio Denaro e della sopraffazione a tutto campo, sia proprio quella che essi hanno perseguito e continuano a perseguire, chi più e chi meno, in maniera deliberata e cinica e sprezzante?».
È qui il nodo. È nella verifica preliminare, e determinante, della prospettiva in cui ci si pone davanti al mondo contemporaneo. Ossia nei confronti dei gruppi dirigenti, e dei loro numerosi collaboratori ufficiali e ufficiosi, espliciti od occulti, che ci hanno spinti con ogni mezzo nelle trappole della globalizzazione e della famigerata “economia di carta”. Quella che alla fine dell’anno scorso è arrivata a essere 13 volte superiore al Pil mondiale e che  dilaga ovunque, senza più nessun ancoraggio tanto nelle attività produttive, benché votate al consumismo e imperniate sul mito delirante della crescita infinita, quanto nelle, pur opinabilissime, riserve auree delle banche centrali.
Fingere che tutto questo sia soltanto il frutto di disattenzioni e di equivoci, benché ripetuti sino al punto di diventare abituali, significa alimentare la mistificazione fondamentale dell’Occidente liberaldemocratico, da cui discendono le innumerevoli altre. «I grandi ideali che hanno ispirato l'Europa – sottolinea il papa, di fronte ai suoi contriti agnellini che però il seggio a Strasburgo non se lo sono certo assicurati, mediamente, in forza delle loro doti morali – sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni».
Ohibò. La colpa non è mica del quartier generale che ha deciso quale guerra fare e come condurla. Niente affatto. La responsabilità è di quella manica di incompetenti che si fanno prendere la mano dalle procedure.
Dobbiamo dire “amen”, Santità?

Federico Zamboni


http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/11/26/il-papa-la-chiesa-appelli-infiniti-dilazione-eterna.html

 Applausi di ladri intorno a te

Neanche in un incubo saremmo capaci di assistere ad un tale scempio della ragione e del buon senso, della dignità e della misura della vergogna.
Papa Francesco
Papa Francesco va al parlamento europeo, quel parlamento che ha affossato i diritti dei greci, dei portoghesi, degli italiani, degli spagnoli, che ha diffuso povertà, causato suicidi, non mosso un dito per le morti in mare dei migranti.
Il suo discorso è duro, è chiaro…l’Europa politica si sta staccando dalla gente…e giù applausi…il lavoro è un diritto, la dignità non deve essere calpestata, il mediterraneo non può essere la tomba dei migranti…e il conclave dei ladri viene giù, le mani si consumano…una standing ovation a quelle parole che puntano il dito proprio contro di loro, contro ogni presente in quell’assise di ladri, contro ogni loro decisione, ogni loro accordo, ogni loro pronunciamento.
L’ipocrisia di questa gentaglia ha raggiunto limiti inaccettabili, non sono neanche in grado di farsi un semplice esame di coscienza, neanche in grado di replicare a quelle parole con le bugie con le quali hanno distribuito fame e disperazioni.
Difronte all’autorità ecclesiastica, che a chiare lettere gli dice “siete la schifezza della schifezza della gente”…applaudono consci del loro potere, un potere che gli permette di essere disonesti anche con se stessi.
Spiace che Papa Francesco non abbia sottolineato questa ennesima presa in giro di quelle persone alle quali lui, dall’inizio del suo mandato, manda messaggi di coraggio e resistenza…spiace che non abbia creato quello strappo utile, a quella gente che soffre, a vedere, con chiarezza, dov’è il nemico.
Quelle parole, così piene di significati e così importanti, applaudite dai carnefici e dai corrotti, hanno perso la loro dirompenza, sono sparite dietro il paravento di un’ istituzione capace solo di distribuire fame e miseria, morti e sofferenze, diretta da ladri e corrotti, che si fanno la guerra l’un l’altro…non per la “crescita” dei paesi che dovrebbero rappresentare, ma per quella dei loro portafogli ben sistemati nelle loro tasche.
Parole come macigni, ridotte a sassolini inefficaci da quegli applausi e, forse, anche dalla presenza del Papa a quell’assemblea.
Il mondo non ha alcuna speranza di diventare migliore se i ladri, i corrotti, vengono lasciati nel tempio…bisogna scacciarli, Francesco, Gesù così ci ha insegnato.
http://www.reset-italia.net/2014/11/25/applausi-di-ladri-intorno-te/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+reset+%28Reset+Italia%29#.VHXKWleG_bg

Borghezio, la Madonna di Fatima e gli amici di Putin: “Per la pace nel mondo

La soluzione della crisi ucraina? “Convertire tutta la Russia secondo il messaggio dellaMadonna di Fatima“. Lo ha detto Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, insieme a Padre Nicholas Gruner, a capo dell’apostolato di Fatima, suo ospite al Parlamento europeo. Con tanto di statua della Madonna, Borghezio e Padre Gunter sono convinti che “la pace del mondo intero passa per la conversione della Russia”. Secondo l’eurodeputato leghista, “un baluardo per tutta la civiltà cristiana, nei giorni della minaccia islamica che si rinnova con l’Isis”. Borghezio e Padre Gruner fanno anche sapere che sono in corso contatti con “amici di Putin” per veicolare il messaggio della Madonna. “L’Ue recepisca il messaggio forte di pace della Madonna di Fatima e a non soccomba ai poteri finanziari”, conclude l’eurodeputato  
di Alessio Pisanò

 Le simulazioni ideologiche di papa Francesco

In un mondo dove la critica scarseggia, chiunque critichi appena appena il capitalismo, anche se è un conservatore, può apparire come un messia di sinistra.

Scommetto che neanche gli spin-doctors, i propagandisti del Vaticano si immaginavano che il re-branding avesse tanto successo. In poco tempo Jorge Mario Bergoglio, il conservatore vicino ai settori più reazionari della Chiesa argentina durante la dittatura, che metteva i bastoni fra le ruote al progressismo kirchnerista [Kirchnerismo, ndt], è diventato un leader mondiale di sinistra.

Ma il vento è in poppa. Qualunque conservatore sensibile - come Bergoglio - appare un progressita a confronto degli ultra conservatori e trogloditi che dominano la Chiesa post-woityliana. In un mondo in cui il fulcro della politica si muove (molto) verso destra, chiunque dica qualcosa sulla povertà e l'ingiustizia è già marxista e/o comunista (lo stesso accade sul tema della disuguaglianza e il suo contrasto: sembra una rivendicazione rivoluzionaria che nella sostanza è molto conservatrice). In un mondo dove la critica è rara, chiunque attacchi appena appena il capitalismo può apparire come un messia di sinistra.


Il trucco dell'operazione Francesco, sta in gran parte nel fatto che il lavoro era già compiuto. Certo Bergoglio ce ne ha messo del suo: ha dispiegato e maneggiato (quasi) alla perfezione, tutto l'arsenale di gesti e messaggi - deliberatamente - ambigui; ha sedotto e flirtato con ambienti progressisti all'interno e all'esterno della Chiesa.

Ma a guardare bene, dietro il bagliore delle sue simulazioni ideologiche, si vedono, come un'ombra, il suo passato e il suo presente conservatore e allo stesso modo i principi reazionari alla base del suo papato: a) disciplina, b) egemonia, c) cooptazione e d) neutralizzazione. Qui alcuni dei momenti e argomenti più sintomatici:

1 - Francesco respinge le accuse della destra americana di essere un marxista dopo la lieve critica al capitalismo mossa in Evangelli Gaudium (sono gli stessi ambienti che dicono che il dibattito sulle disuguaglianze è comunista, mentre in realtà è... procapitalista): "L'ideologia marxista è sbagliata, ma ho conosciuto molti marxisti che erano buone persone e non mi offendo" (Pagina 12,16/12/13). A no? Dovrebbero offendersi i marxisti, invece. Ma la cosa più problematica di questa strizzata d'occhio alla sinistra, al di là del parere che il marxismo è sbagliato (per inciso: non sarà una retrocessione rispetto a Giovanni Paolo II, che in Laborem execens diceva che il marxismo è pericoloso, ma contiene un briciolo di verità?), è la leggerezza con la quale Bergoglio gioca (oggi) con questo termine.


E ieri? Era vicino ai gerarchi che temevano che se fosse fallita la dittatura sarebbe venuto il marxismo (sic). Castigava i curas villeros [preti che vivono nelle villas miserias, le baraccopoli di Buenos Aires, ndt] che lo mettevano in pratica. Tacciò i padri Yorio e Jalics di essere di sinistra, consegnandoli ai militari (dicano quello che vogliono oggi gli estetisti della sua biografia). Di sicuro non si offesero, Yorio e Jalics, ma quasi persero la vita. Horacio Verbitsky ci dice che oggi queste sono questioni teoriche discutibili, come il dibattito sul marxismo o sulla teologia della liberazione che Bergoglio ha ravvivato, ma durante la dittatura era questione di vita o di morte (Pagina 12,16/3/14).

2 - Il tema della riabilitazione da parte di Francesco della teologia della liberazione merita un'analisi a sé; qui, solo due punti:
- Un motivo fondamentale del successo delle sue simulazioni è l'esistenza di chi crede oggi che egli fu sempre influenzato dalla teologia della liberazione e che dissimulava solo; d'altra parte, se per influenza si intende feroce opposizione (vedi la sua causa con Pedro Arrupe), sì, é stato molto influenzato.
- Secondo la più recente analisi storica di Michael Löwy, Francesco si situava agli antipodi di questa corrente, (Le Monde, 30/03/2013); gli ultimi mesi del suo papato, lo confermano: contrariamente alla teologia della liberazione, Bergoglio non opta per l'emancipazione dei poveri, bensì per la loro tutela; ignora i precetti più radicali della teologia della liberazione, cooptandoli e neutralizzandone il potenziale sovversivo.

3 - Il papa risponde alle accuse di essere un papa comunista e/o di parlare come Lenin (sic!) : "Io dico solo che i comunisti ci hanno rubato la bandiera della povertà" (La Jornada 30/06/2014)
È qualcosa che direbbe un compagno in armi o un rivale politico di sinistra che lotta per l'egemonia tra i poveri? Non sarà questo il midollo del bonapartismo neofrancescano?

4 - Il Papa durante l'incontro coi movimenti popolari (Vaticano, 27-29/10/14) parafrasando Hélder Cámara (arcivescovo e teologo cattolico brasiliano): "Se chiedo di aiutare i poveri, dicono che sono comunista" (Telesur, 28/10/14). Anche Löwy ricordava questo passaggio ("Se dò pane ad un povero, mi dicono che sono un santo; quando chiedo perché la gente è povera, mi chiamano comunista") ma per sottolineare che Bergoglio aiuta e non fa domande scomode. Nell'analisi di Francesco non c'è una classe oppressa e una classe che opprime, (cosa che identifica la teologia della liberazione); per lui, questo non importa: bisogna solo lavorare insieme per il bene di tutti.

In questo senso è eccessivo l'entusiasmo di Ignacio Ramonet [Direttore di Le Monde diplomatique, ndt) che dopo l'incontro (a cui ha assistito Evo Morales come leader e coltivatore di coca) applaudiva il gran valore del papa e il suo nuovo ruolo storico come portabandiera delle lotte
dei poveri del mondo (Rebelión, 30/10/14). E in più se ricordiamo l'analisi di Rubén Dri, ex sacerdote terzomondista: "Per Bergoglio il vero rivale sono i governi progressisti. Ma egli sa che non può scontrarsi frontalmente contro di loro. Deve agire in maniera intelligente, dal basso, tra i movimenti popolari" (Krytyka Polityczna, 01/02/2014). Così, quell'incontro coi movimenti sociali si profila piuttosto come la più grande, fino ad ora, simulazione di Francesco I.


La sua urgenza è cooptare, non cooperare, neutralizzare, non dare impulso; disciplinare e mettere i movimenti e i governi progressisti nel suo ovile. Questi non devono ignorare i cambiamenti nel Vaticano, ma neanche salire sulla papamobile. Né lasciare a Bergoglio la bandiera tanto anelata della povertà (e se qualcuno è confuso che ricordi la storia di Bergoglio).

 
Quando esplose la crisi, Reinhard Marx, vescovo di ... Tréveris, approfittando del suo cognome pubblicò un libro vagamente aperto alle riforme, titolato, ovviamente, Das Kapital (2008) - Piketty a quanto pare non fu il primo. E' stato un successo mediatico. Non a caso, continuando nella simulazione, il papa lo volle nel suo gruppo di cardinali e consiglieri di economia. Confondere Francesco con la sinistra è come confondere Reinhard con Karl Marx.
Maciek Wisniewski | lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centrodi Cultura e Documentazione Popolare

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