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lunedì 16 febbraio 2015

Arriva il super Volpone?

Ma sopra Pell c’è uno “zar” più potente di lui

zar
Nella raffica di interviste che ha dato al “Boston Globe“, al “Corriere della Sera” e a “La Croix” il cardinale australiano George Pell, prefetto della nuova segreteria vaticana per l’economia, ha rivendicato il “generale consenso” arriso in concistoro da “tutti gli schieramenti di sinistra, destra e centro” alla sua proposta di sottomettere al proprio controllo sia la vigilanza sui beni mobili e immobili di tutti gli uffici vaticani, sia la gestione unificata di questi stessi beni.
Pell non ha negato di incontrare delle “resistenze” in alcuni settori della segreteria di Stato e del governatorato della Città del Vaticano, ma le ha minimizzate.


Con lui si è schierato il cardinale sudafricano Wilfrid  Fox Napier, membro del consiglio per l’economia. Napier ha indicato tra i “resistenti” anche la congregazione di Propaganda Fide e soprattutto il pontificio consiglio per i testi legislativi presieduto dal cardinale Francesco Coccopalmerio, che in effetti ha bocciato la bozza di statuto del dicastero per l’economia preparata da Pell, là dove mette nero su bianco il piano centralizzatore voluto dal cardinale australiano.
Nonostante ciò Pell si dice sicuro di fare meta, da appassionato di rugby qual è, forte del fatto che sia lui sia il consiglio per l’economia hanno respinto al mittente le obiezioni del pontificio consiglio per il testo legislativo.
Ma forse Pell fa i conti senza l’oste che è il papa, stando a quanto ha pubblicato oggi su “Vatican Insider” Andrea Tornielli, con tutta l’aria di trascrivere punto per punto il pensiero stesso di papa Francesco.
Perché Tornielli non solo ricorda che il pontificio consiglio per i testi legislativi ha agito su preciso mandato del papa, ma ribadisce che in ogni caso spetterà al papa “la decisione finale sugli statuti”.
Come dire che sopra il cardinale Pell c’è uno “zar” di nome Francesco che è più potente di lui e che non vuole affatto privare i “boiardi” dei poteri da loro rivendicati, per restare alla terminologia da impero russo entrata in uso nei media anglofoni.
Ma non è tutto, Perché ecco l’inqualificabile “venenum in cauda”, armato di solenne citazione papale, con cui Tornielli conclude la sua arringa contro il cardinale Pell. Leggere per credere:
“Alla luce di quanto accaduto in questi giorni vale forse la pena rileggere le parole di Francesco nel discorso alla curia romana dello scorso dicembre. Come quindicesima e ultima ‘malattia’, il papa aveva indicato quella del ‘profitto mondano, degli esibizionismi, quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. È la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza’”.

Settimo Cielodi Sandro Magister

Vaticano, crescono i dubbi sui troppi poteri di Pell


George Pell
GEORGE PELL

Il Pontificio consiglio per i testi legislativi ha suggerito che si mantengano separati i compiti di vigilanza da quelli di gestione diretta delle finanze. Una considerazione presa sul serio all’interno del C9. L'ultima parola sui nuovi statuti della Segreteria per l'economia spetta a Francesco

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
La trasparenza finanziaria deve prevedere l'unificazione di tutti i poteri in materia sotto il controllo del dicastero guidato dal cardinale George Pell? È una domanda che molti si stanno facendo in  Vaticano dopo le osservazioni offerte dal Pontificio consiglio per i testi legislativi alla bozza di statuto del nuovo dicastero economico presieduto dal porporato australiano. Osservazioni che sono state presentate nel corso di diversi incontri la scorsa settimana e  che Vatican Insider è in grado di descrivere.

La «lezione» inattesa al concistoro
La lunga e articolata presentazione che il porporato australiano, Prefetto della Segreteria per l'economia, e in particolare i due suoi uomini di fiducia Jean-Baptiste de Franssu e Joseph Zahra hanno proposto venerdì scorso ai cardinali riuniti in concistoro, ha fatto molto effetto. È stata sempre usata la lingua inglese, le affermazioni di tutti sono state corroborate dalla proiezione di slide con grafici e testi. I due relatori laici hanno fatto molti riferimenti al lavoro svolto da COSEA (la commissione referente per lo studio dei problemi economici e amministrativi della Santa Sede), della quale loro stessi facevano parte e che è stata sciolta l'anno scorso: hanno dunque spiegato come stanno mettendo in pratica nella loro nuova veste ciò che loro stessi avevano deciso a suo tempo nella commissione referente. La presenza di Zahra e de Franssu in concistoro non era inizialmente prevista ed è stata voluta all'ultimo dallo stesso Pell.

Le frecciate di Fox Napier e le interviste di Pell
Alla presentazione in concistoro, con l'esposizione di quanto è stato fatto per riformare il sistema delle finanze vaticane, sono seguite tre interviste rilasciate da Pell - la prima al Boston Globe, la seconda al Corriere della Sera e la terza a La Croix - nelle quali il cosiddetto «superministro» o «zar» dell'economia vaticana, oltre a vantare i risultati raggiunti con la «scoperta» di milioni di euro che non risultavano prima nei bilanci consolidati, ha fatto riferimento ad alcune «resistenze» interne. Di resistenze aveva parlato, il giorno prima della presentazione delle riforme economiche al concistoro, anche un membro chiave del Consiglio per l'Economia, Wilfrid Fox Napier. Il cardinale sudafricano, dopo aver citato tra i «resistenti» alle riforme la congregazione di Propaganda Fide, ha lanciato una significativa e non casuale frecciata al Pontificio consiglio per i testi legislativi, che nel suo lavoro di revisione dei nuovi statuti della Segreteria dell'economia sarebbe andato «al di là della sua competenza». Considerazioni che lo stesso Pell sta ripetendo in questi giorni in Vaticano.

Dichiarazioni pubbliche e realtà
Da quanto apprende Vatican Insider dopo aver interpellato diverse fonti, la realtà è ben più complessa rispetto a quanto sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni del cardinale Prefetto dell'Economia e dei suoi uomini. Non va dimenticato che Pell già lo scorso dicembre aveva attaccato direttamente la Segreteria di Stato a proposito della gestione di fondi extra-bilancio, dei quali peraltro tutti i Pontefici sono sempre stati a conoscenza fin dal momento della loro elezione. La narrazione mediatica che tende a raffigurare Pell e i suoi più stretti collaboratori Zahra e de Franssu come gli unici combattenti per la trasparenza a fronte di una Curia opaca e resistente risulta, alla luce dei fatti, quantomeno semplicistica. Difficile credere che ogni obiezione all'assegnazione di nuovi poteri al «superdicastero» economico sia espressione della volontà di far marcia indietro rispetto agli obiettivi di riforma e al processo di trasparenza. Nei giorni scorsi anche il vaticanista Carlo Marroni, sul quotidiano economico italiano il Sole 24Ore notava l'«eccessivo accentramento nel nuovo super-dicastero (di Pell, ndr), nel quale si addenserebbe la totalità dei poteri sulle finanze... anche in Vaticano si sollecitano check and balances».

Osservazioni critiche agli statuti
I nuovi statuti della Segreteria per l'economia sono stati presentati da Pell nel corso della riunione del C9 all'inizio della scorsa settimana. In quella sede al porporato australiano è stato chiesto di tener conto delle osservazioni del Pontificio consiglio per i testi legislativi guidato dal cardinale Francesco Coccopalmerio, e ci sono state vivaci discussioni in merito. Una delle principali obiezioni riguarda la volontà di far confluire all'interno di un unico dicastero sia la vigilanza sulla gestione della gran parte dei beni mobili e immobili (attualmente amministrati dall'Apsa), sia la gestione di questi stessi beni. Pell si è opposto con forza a questa osservazione, nonostante fosse in linea con il principio dei «quattro occhi» (i due di chi vigila sulla gestione, ben distinti dai due di chi gestisce i beni) sul quale anche il presidente dello Ior de Franssu aveva insistito durante la presentazione in concistoro. Altre osservazioni dai testi legislativi hanno riguardato la necessità di rafforzare ulteriormente l’indipendenza della figura del Revisore, con la nomina di tre revisori invece di uno soltanto. Ma anche questa proposta è stata rigettata dal cardinale Pell, che rimane intenzionato invece a voler mettere vigilanza e poteri di gestione sotto l’ombrello del suo dicastero.

Progetto V.A.M
Il progetto portato avanti da Pell e dai suoi stretti collaboratori Zahra e de Franssu prevede infatti la creazione di un Vatican Asset Management unificato, per decidere gli investimenti e far fruttare i beni. Il contenuto dettagliato del progetto è ancora sconosciuto alla maggior parte della Curia. Si sa però che la nuova entità, pur essendo prevista come separata, rimarrebbe comunque sotto l'egida della Segreteria per l'Economia. Nessuno in Vaticano mette in dubbio la necessità di migliorare alcuni aspetti dell'asset management, visti anche i guasti e gli sprechi che si sono verificati in passato. Ma colpisce che Pell e Fox Napier si riferiscano alle obiezioni tecnico-giuridiche del Pontificio consiglio per i testi legislativi come «resistenze» o come un andare «al di là» delle competenze, mettendo in dubbio il lavoro di revisione svolto, tanto più che questo era stato specificamente affidato al dicastero dal Papa. Non si tratta dunque di fare passi indietro rispetto alla strada della trasparenza che è stata intrapresa, come i nuovi protagonisti lasciano intendere, quanto piuttosto garantire davvero l'applicazione del principio «dei quattro occhi». Pell ha dunque preso la decisione di respingere il lavoro dei testi legislativi, e lo stesso ha fatto il Consiglio per l'Economia, che ha seguito tout court la posizione del cardinale australiano. La decisione finale sugli statuti spetta ora a Papa Francesco, che li sta ancora esaminando e sta seguendo molto da vicino non soltanto le questioni riguardanti le nuove strutture dell'economia, ma anche la governance dello Ior.

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