ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 27 maggio 2015

Irish honoris causa


«Anche molti fedeli vogliono le unioni civili. È tempo che la 

Chiesa accetti questa sfida». Intervista a Walter Kasper
  Corriere della Sera 
(Gian Guido Vecchi) «Uno Stato democratico deve rispettare la volontà popolare, mi pare chiaro, se la maggioranza del popolo vuole queste unioni civili è un dovere dello Stato riconoscere tali diritti. Ma non possiamo  dimenticare che anche una legislazione simile, pur distinguendo fra il matrimonio e le unioni  omosessuali, arriva a riconoscere a tali unioni più o meno gli stessi diritti delle famiglie formate da  uomo e donna. Questo ha un impatto enorme sulla coscienza morale della gente. Crea una certa normatività. E per la Chiesa diventa ancora più difficile spiegare la differenza». 

Il cardinale Walter Kasper, grande teologo cui Francesco affidò la relazione introduttiva al Sinodo  dell’anno scorso, e punto di riferimento dell’anima più riformista, tira un lungo sospiro: «Non sarà  facile».  
E perché, eminenza?  
«Vede, io penso che il referendum irlandese sia emblematico della situazione nella quale ci  troviamo, non soltanto in Europa ma in tutto l’Occidente. Guardare in faccia la realtà significa riconoscere che la concezione postmoderna, per la quale è tutto uguale, sta in contrasto con la  dottrina della Chiesa. Non possiamo accettare l’equiparazione col matrimonio. Ma è una realtà  anche il fatto che nella Chiesa irlandese molti fedeli abbiano votato a favore, e ho l’impressione che negli altri Paesi europei il clima sia simile».  
E quindi, che farà la Chiesa?  
«Si è taciuto troppo, su questi temi. Adesso è il momento di discuterne».  
Al Sinodo di ottobre?  
«Certo. Se il prossimo Sinodo vuole parlare della famiglia secondo la concezione cristiana, deve dire qualcosa, rispondere a questa sfida. L’ultima volta la questione è rimasta marginale ma ora diventa centrale. Io non posso immaginare un cambiamento fondamentale nella posizione della Chiesa. È chiara la Genesi, è chiaro il Vangelo. Ma le formule tradizionali con le quali abbiamo  cercato di spiegare, evidentemente, non raggiungono più la mente e il cuore della gente. Ora non si tratta di fare le barricate. Dobbiamo piuttosto trovare un nuovo linguaggio per dire i fondamenti  dell’antropologia, l’uomo e la donna, l’amore...Un linguaggio che sia comprensibile, soprattutto ai  giovani».  
All’ultimo Sinodo il tema dell’«accoglienza» degli omosessuali è stato controverso, ci sono  stati contrasti tra le aperture europee e le posizioni più chiuse di episcopati come quello  africano...  
«No, non è che i vescovi europei e quelli africani la pensino diversamente, la posizione della Chiesa è sempre la stessa. Quello che differisce è il contesto, è la sensibilità della società, diversa in Africa  e in Europa. E in Europa le cose sono cambiate».  
In che senso?  
«Non è più il tempo in cui la posizione della Chiesa su questi temi era più o meno supportata dalla  comunità civile. Negli ultimi decenni la Chiesa si è sforzata di dire che la sessualità è una cosa  buona, abbiamo voluto evitare un linguaggio negativo che in passato aveva prevalso. Ma ora  dobbiamo parlare anche di che cosa sia la sessualità, della pari dignità e insieme della diversità di  uomo e donna nell’ordine della creazione, della concezione dell’essere umano...».  
A proposito di linguaggio, i documenti della Chiesa sull’omosessualità usano espressioni come  «inclinazione oggettivamente disordinata...». 
«Bisognerà fare attenzione a non usare espressioni che possano suonare offensive, senza peraltro dissimulare la verità. Dobbiamo superare la discriminazione che ha una lunga tradizione nella  nostra cultura. Del resto è il catechismo a dire che non dobbiamo discriminare. Le persone  omosessuali devono essere accolte, hanno un posto nella vita della Chiesa, appartengono alla  Chiesa...».  
E le coppie omosessuali? La Chiesa non può riconoscere anche a loro quell’idea di «bene  possibile» di cui si parlava a proposito di divorziati risposati e nuove unioni?  
«Se c’è una unione stabile, degli elementi di bene esistono senz’altro, li dobbiamo riconoscere. Però non possiamo equiparare, questo no. La famiglia formata da uomo e donna e aperta alla  procreazione è la cellula fondamentale della società, la sorgente di vita per il futuro. Non è un  problema interecclesiale, riguarda tutti, si devono valutare con la ragione e il buon senso  conseguenze enormi per la società: pensi alle adozioni, al bene dei bambini, a pratiche come la  maternità surrogata, alle donne che tengono un bambino per nove mesi sotto il loro cuore e magari  vengono sfruttate perché povere, per qualche soldo. Non bisogna discriminare ma nemmeno essere  ingenui».
Corriere della Sera, 27 maggio 2015 
http://ilsismografo.blogspot.it/2015/05/vaticano-anche-molti-fedeli-vogliono-le.html
La rivoluzione sessuale nell'aula della Gregoriana
di Lorenzo Bertocchi27-05-2015
Università Gregoriana
La fonte è una sola, o quasi, almeno per noi poveri mortali. E cioè quella del quotidiano Repubblica, visto che era “l’unico media italiano invitato” ai lavori a porte chiuse che si sono tenuti alla Università Gregoriana in vista del prossimo Sinodo. Di che tipo di incontro si sia trattato La Nuova Bussola aveva già rendicontato ieri, ma oggi, grazie a Repubblica, siamo in grado di dire qualcosa in più.
A dire il vero leggendo i virgolettati non si ricava una grande sorpresa. Come sapete i lavori erano stati “promossi” specialmente da tre conferenze episcopali, quella tedesca, quella francese e quella svizzera, ossia tra chiese che spingono fortemente per una evoluzione della prassi (e della dottrina) in campo morale. 
Oltre al cardinale Reinhard Marx, il vero big del seminario, c’erano altri pezzi da novanta come il presidente della Conferenza episcopale francese, mons. Gorge Pontier, il vescovo di Dresda, Koch, lo svizzero mons. Gmur, alcuni teologi e professori, tra cui anche il presidente della Comunità di S. Egidio, Marco Impagliazzo. A fare da padrone di casa il vice rettore della Gregoriana, padre Hans Zollner SJ. Gli ospiti erano vincolati a non attribuire le dichiarazioni agli intervenuti.
Innanzitutto la questione delle unioni gay. Perchè l’occasione del referendum irlandese era troppo ghiotta. E, infatti, un anonimissimo “sacerdote e teologo tedesco” convenuto avrebbe detto che “la questione non è tema del Sinodo, ma è comunque materia culturale. Se fra due persone dello stesso sesso c’è una relazione molto forte, che porta a un riconoscimento, questo deve diventare un vincolo anche per la Chiesa”. Basta non chiamarlo matrimonio.
Una “docente”, invece, avrebbe esposto una sua personalissima idea della fedeltà coniugale. “Con l’allungarsi della vita – riporta l’unico media italiano ammesso – anche la frontiera della fedeltà si sposta. Ma, la disciplina della Chiesa lungi dall’essere immobile. Dopo un fallimento, un abbandono, ci si può impegnare in una nuova vita con un’altra persona. Questi problemi ci arrivano anche da esponenti impegnati nel magistero, oltre che dai fedeli.” Applausi.
La questione, è risaputo, ruota intorno a una interpretazione dello sviluppo del dogmache travalica l’omogeneità, per spingersi verso la trasformazione. Un “vescovo tedesco” ha detto che “i dogmatici dicono che l’insegnamento della chiesa è fisso. Invece uno sviluppo esiste. E abbiamo bisogno di uno sviluppo sulla sessualità”. Il problema è proprio intendersi su dove si voglia andare a parare con “lo sviluppo”, il cardinale Muller, prefetto della Dottrina della Fede, lo ha ripetuto più e più volte. A questo proposito, risultano significative le parole di Anne Marie Pelletier a Vatican Insider. La biblista francese, presente all’incontro, ha detto che “se, alla fine del Sinodo, la Chiesa continua ad affermare quello che ha sempre detto, sarebbe un fallimento”.  
Ma torniamo all’aula della Gregoriana dove si citano a piene mani Freud e Fromm, tra i guru della rivoluzione sessuale, e alcuni teologi non vanno per il sottile nell’impostare i loro ragionamenti. “La mancanza della sessualità”, dice un intervenuto, “può paragonarsi alla fame, alla sete. La domanda che la caratterizza è: “Hai voglia di fare sesso? Ma questo non significa desiderare l’altro, se l’altro non vuole. La domanda dovrebbe essere: “Tu mi desideri?” Ecco allora come il desiderio sessuale dell’altro può unirsi all’amore”. In un certo senso, quindi, potremmo dire che nell’ambito della sessualità ciò che conta è che l’altro ci stia. Non una grandissima novità, semmai un po’ riduttiva per spiegare l’amore.
Ma, d’altra parte, i convenuti sono stati onesti, visto che un “presbitero che è anche professore” ammette che “essendo la nostra una vita da single il celibato di noi preti rende difficile parlare agli altri delle loro vite di coppia”.
Il tono della discussione ha quindi ruotato intorno al modo in cui è possibile “lo sviluppo” del dogma, perché non si può perdere il contatto con la gente. In fondo tutto è racchiuso in una domanda lanciata da un “sacerdote e docente”, un dilemma che ha scosso i tavoli dove erano assisi i convenuti. “Cosa possiamo dire a una gioventù che non si ritrova negli orientamenti della Chiesa? Come dobbiamo impostare una pratica dell’eros? Qui ci troviamo di fronte a problemi con cui fare i conti, altrimenti la gente finirà per allontanarsi.”
Infatti, nel comunicato ufficiale, più paludato dei virgolettati riportati da Repubblica, si ribadisce che il punto è nel modo di comprendere la tradizione cristiana che deve avvenire «nella storia» e «sulla base del discernimento delle realtà spirituali da parte dei fedeli e attraverso l’insegnamento del magistero». A partire da questo orientamento di base sono stati tre i temi affrontati: l’interpretazione biblica delle parole di Gesù sul divorzio, la sessualità come linguaggio dell’amore e dono prezioso di Dio e, infine, le condizioni della biografia delle singole persone come storia di grazia. In particolare quest’ultimo punto ha tenuto conto del “contesto sociale pluralista e complesso delle nostre società”, in cui “l’individuo è chiamato a confrontarsi con crescenti difficoltà senza posa nella costruzione responsabile della propria vita. La presa di distanza dalle eredità tradizionali rende questa costruzione ancora più delicata. I progetti personali e i giudizi di coscienza svolgono un ruolo molto più importante. Tutto ciò ha un forte impatto nella comprensione morale della vita e costituisce altrettante sfide per la pastorale coniugale e familiare».
Che ci siano sfide nessuno lo mette in dubbio, ma che le soluzioni siano quelle prospettate dai fedeli di queste tre conferenze episcopali, così come emergono dalle risposte ai questionari intersinodali, solleva altrettanti dubbi.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-rivoluzione-sessuale-nellaula-della-gregoriana-12778.htm

«LA CHIESA DEVE RICONOSCERE IL VALORE DELL'AMORE GAY». VOILÀ L'AGENDA DEL SINODO «OMBRA»

«La Chiesa deve riconoscere il valore dell'amore gay». Voilà l'agenda del Sinodo «ombra»
Di seguito la cronaca tutta da leggere, fatta su Repubblica di ieri da Marco Ansaldo, dell'incontro a porte chiuse tra alcuni leader dell'ala «kasperiana» dell'episcopato europeo sui temi del Sinodo. 
«Cosa possiamo dire a una gioventù che non si ritrova negli orientamenti della Chiesa? Come dobbiamo impostare una pratica dell'eros? Qui ci troviamo di fronte a problemi con cui fare i conti, altrimenti la gente finirà per allontanarsi».
L'allarme pacato lanciato a metà lavori da un sacerdote e docente scuote i tavoli messi a rettangolo fra i 50 convenuti all'Università Gregoriana di Roma, nella giornata di studio organizzata per il Sinodo dei vescovi previsto in autunno. "Matrimonio e divorzio", "Sessualità come espressione dell'amore" sono i titoli su cui si discute. Temi di un'attualità bruciante, dopo il sì del referendum in Irlanda sulle nozze gay. Ci sono molti big della Chiesa, come il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e capo dei vescovi tedeschi, l'arcivescovo di Marsiglia Georges Pontier che è presidente della Conferenza episcopale francese, quello di Havre,Brunin, il vescovo di Dresda, Koch, quello della Bassa Sassonia, Bode, lo svizzero Gmur, il segretario generale dei vescovi tedeschi Langendorfer, teologi emeriti e professori universitari come il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo. Tutti ospitati dal vice rettore della Gregoriana, padre Hans Zollner, e vincolati a non attribuire la paternità delle dichiarazioni agli intervenuti. Lavori a porte chiuse, a cui è stata invitata a partecipare, quale unico media italiano, La Repubblica.
E la discussione è stata ampia e molto libera. Sfiorando anche l'argomento delle unioni gay richiamato dal voto irlandese. «La questione non è tema del Sinodo - precisa un sacerdote e teologo tedesco - ma è comunque materia culturale. Se fra due persone dello stesso sesso c'è una relazione forte, che porta a un riconoscimento, questo deve diventare un vincolo anche per la Chiesa». Aggiunge poi: «Personalmente dico che questa unione dovrebbe essere riconosciuta, anche se non come matrimonio. Se la Chiesa non la riconosce, ciò non significa una discriminazione, ma che si intende riaffermare il principio della famiglia costituita da un uomo e una donna».
Una posizione innovativa. Nessuno qui si oppone. Il confronto, anzi, si allarga. «È chiaro - afferma un monsignore francese - che stiamo vivendo una nuova realtà pastorale». E, a proposito dei divorziati risposati, continua una docente: «Con l'allungarsi della vita anche la frontiera della fedeltà si sposta. Ma la disciplina della Chiesa oggi è lungi dall' essere immobile. Dopo un fallimento, un abbandono, ci si può impegnare in una nuova vita con un'altra persona. Questi problemi ci arrivano da esponenti impegnati anche nel magistero, oltre che dai fedeli». Applausi, e si va oltre.
Commenta un vescovo tedesco: «I dogmatici dicono che l'insegnamento della Chiesa è fisso. Invece uno sviluppo esiste. E abbiamo bisogno di uno sviluppo sulla sessualità. Anche se non dobbiamo fissarci solo su questa». Ammette un presbitero che è anche professore: «Essendo la nostra una vita da single, il celibato di noi preti rende difficile parlare agli altri delle loro vite di coppia».
Nessuno qui usa la parola «parresìa», franchezza, termine chiave del pontificato di Francesco. Ma la discussione alla tavola della Gregoriana si svolge tutta alla sua ombra. Un sacerdote e docente svizzero, che fa un intervento spaccato al secondo seguendo da buon elvetico il proprio orologio, parla senza indugi di «carezze, baci, "coito" nel senso del "venire insieme", co-ire», come di «quel che accompagna le luci e le ombre non coscienti delle pulsioni e del desiderio». Un suo collega: «L'importanza dello stimolo sessuale rappresenta la base per un rapporto duraturo». Si cita Freud. Viene richiamato Fromm. «La mancanza della sessualità - si aggiunge - può accomunarsi alla fame, alla sete. La domanda che la caratterizza è: "Hai voglia di fare sesso?". Ma questo non significa desiderare l' altro, se l'altro non vuole. La domanda dovrebbe essere: "Tu mi desideri?". Ecco allora come il desiderio sessuale dell' altro può unirsi all'amore».
Il dialogo è serrato e tocca i sacramenti, il battesimo, l'argomento delicato della comunione ai divorziati risposati. «Come possiamo negarla, come fosse una punizione, alle persone che hanno fallito e trovato un nuovo partner con cui ricominciare una vita?». C'è poi spazio per il dolore dei figli di chi si è separato: «Nelle confessioni ascoltiamo molto i racconti degli adolescenti che si autoaccusano del divorzio dei genitori. Ma, a volte, la separazione è anche un bene».
Parole che sembrano rivoluzionarie se pronunciate da uomini in clergyman. Per un'iniziativa fatta nel cuore di Roma dalle Conferenze episcopali di Francia, Germania e Svizzera. Vescovi da molti considerati all' avanguardia. Starà a chi di loro prenderà parte al prossimo Sinodo, come il cardinale Marx che ha concluso i lavori, portare riflessioni tanto liberali. Fino al Papa. Commenta uno dei partecipanti al Sinodo dello scorso ottobre: «Magari ci fosse stata una simile discussione in Vaticano. Non c' è ancora stata quella libertà di parola che abbiamo avuto noi, qui, oggi. Ma abbiamo la speranza che tutto questo, adesso, serva».

Il primo schema sul matrimonio del Concilio Vaticano II
Posted By redazione On 27 maggio 2015 @ 17:37 In 1392,Chiesa cattolica | Comments Disabled
(di Cristina Siccardi) Lunedì 25 maggio si è svolta, a porte chiuse, una riunione ristretta fra cardinali e vescovi europei per discutere l’accoglienza dei divorziati risposati e degli omosessuali nella Chiesa; infatti, per alcuni pastori, i peccati mortali hanno oggi diritto di asilo (per i peccatori, ai quali è richiesta consapevolezza e pentimento della propria colpa, la Chiesa ha sempre avuto misericordia). Tedeschi, svizzeri e francesi, dunque, hanno unito le forze per organizzare, in segreto, presso la sede universitaria dei Gesuiti dell’Università Gregoriana di Roma, una giornata di studio sui temi scottanti del prossimo Sinodo sulla famiglia.
L’assedio è massiccio, tuttavia è massiccia la fede di chi, a tutti i costi, resiste per difendere gli insegnamenti di Dio, l’unico ad avere autorità insindacabile, prima e ultima, in materia di matrimonio e di famiglia: Dio ha creato l’uomo e la donna, Dio ha creato l’istituzione familiare. Non altri.
Il 1968 fu l’anno della Rivoluzione della Sorbona a Parigi. Una rivoluzione culturale che avviò, a catena, uno sconvolgimento morale e di costumi nella società occidentale, ancora cristiana. Il delicato ed intimo tema della sessualità veniva sbandierato in piazza, rendendo la questione infima e volgare, snaturandola dei suoi connotati più profondi e più nobili: alla verginità e alla castità, alla continenza e alla temperanza, all’autocontrollo e al dominio di sé, venivano opposti e inneggiati l’impudicizia, la fornicazione, la dissolutezza, la lascivia, la libidine, la lussuria. I vizi capitali venivano portati in auge, irridendo alle virtù, amiche della felicità umana e cristiana.
Il 1968 fu anticipato da un capovolgimento di vedute pastorali, il quale prese le mosse dal Concilio Vaticano II. «La Rivoluzione del 1968 ebbe certo forte impatto nella Chiesa, oltre che nella società, ma la “svolta conciliare” favorì a sua volta l’esplosione del Sessantotto e ne moltiplicò la forza propulsiva», scrive nell’introduzione il professor Roberto de Mattei al libro eccezionale e propizio, uscito in Italia in questi giorni: Il primo schema sulla famiglia e sul matrimonio del Concilio Vaticano II (Edizioni Fiducia, pp. 118, € 10.00).
Ci auguriamo che il contenuto di questo testo, presentato integralmente, possa essere diffuso il più possibile e trovi riscontri anche all’estero, perché è in grado di riproporre in maniera ineccepibile gli insegnamenti autenticamente cattolici, gli unici a liberare le persone da confusioni, errori e peccati schiavizzanti. Fra gli schemi preparatori del Vaticano II, approvati da Giovanni XXIII nel luglio del 1962 e inviati a tutti i Padri conciliari, c’era anche uno Schema di costituzione dogmatica sulla castità, il matrimonio, la famiglia, la verginità.
Ma questo Schema venne bocciato e riscritto secondo le tesi della teologia progressista, la cosiddetta Nouvelle théologie, ossia quella teologia mondana che oggi impera e tenta, a porte chiuse, di escogitare sofisticati sistemi speculativi per offendere la teologia rispettosa delle leggi divine. La costituzione pastorale Gaudium et Spes, documento equivoco, trattò il tema della famiglia solo ai paragrafi 47-52, che negli anni postconciliari furono letti ed interpretati in maniera soggettiva e relativista, contraria alla morale tradizionale. Molti temi allora discussi sono tornati alla luce.
Chi parteciperà al Sinodo del prossimo ottobre non potrà tenere conto di questo Schema, all’epoca “improvvidamente abbandonato”, in quanto «un Sinodo che parlando della famiglia taccia sulla legge naturale, ignori il fine primario del matrimonio, stenda un velo di silenzio sul peccato e non metta in risalto il valore della castità dentro e fuori il matrimonio, è destinato al fallimento pastorale e alla distruzione della fede e della morale cattolica» (p. 31).
Il 30 luglio 1968 il “New York Times” pubblicò, con il titolo Contro l’enciclica di Papa Paolo, un appello, firmato da oltre duecento teologi, che invitava tutti i cattolici a disubbidire all’ Humanae vitae di Paolo VI, che venne rigettata con acrimonia da interi episcopati. Un gruppo di protagonisti del Concilio contrari all’enciclica, fra i quali i cardinali Suenens, Alfrink, Heenan, Döpfner, Köning, si riunì, a porte chiuse, nella città di Essen per stabilire una strategia di opposizione al documento pontificio.
Risultato di quell’incontro? La dottrina dell’Humanae vitae non venne seguita, ma furono concretizzate le indicazioni del Cardinale Suenens e dei suoi sostenitori. Nelle università e nei seminari i testi di studio divennero quelli di padre Häring, considerato il padre della moderna teologia morale. I novelli moralisti sostituivano alla oggettività della legge naturale la «persona», svincolata da ogni impegno normativo, imbevuta di immanentismo e dipendente dalle circostanze storiche, sociali e culturali; insomma, dall’ «etica della situazione» (p. 27).
Appagare gli appetiti istintuali e licenziosi, renderli benemeriti e leciti è il disegno architettato da governi privi di senso religioso, favorevoli al sesso libero e sfrenato, capace di rendere le persone più fragili, più vulnerabili e, dunque, più manipolabili. Disciplinare e regolare quegli appetiti è il compito che la Chiesa è tenuta ad ottemperare per dare ragione della sua esistenza e per raggiungere il suo primario obiettivo, la salus animarum.
Lo Schema di costituzione dogmatica sulla castità, il matrimonio, la famiglia, la verginità è un vero e proprio capolavoro ed è specchio dell’obiettivo, la salus animarum, ma anche di un vivere sociale ed etico rispettoso di tutti perché regolato con giudizio, esperienza millenaria e con carità (sinonimo di amore).
Lo Schema è altresì specchio delle Sacre Scritture. Perché esistono l’uomo e la donna? Perché esiste un solo concetto di famiglia? Perché è necessaria la castità? Qual è il valore del sacramento matrimoniale e quale quello della verginità? Dalla prima parte alla terza dello Schema in questione troviamo esaustivamente le risposte per ritornare alle fonti, non quelle sessantottine, ma quelle divine. Infatti Dio disse: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”» (Gn 1, 26-28).
Il Paradiso terrestre ebbe fine con l’assenso alla prima tentazione di Satana alla donna e all’uomo. Da allora non ha più cessato di adescare e sedurre. «Et Verbum caro factum est. Et habitavit in nobis» («E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi»), nonostante ciò gli uomini, compresi i teologi, continuano a cedere al grande tentatore, seminando la pula, invece del chicco di grano. (Cristina Siccardi)

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Irlanda: ecco il “tradimento dei chierici” sull’esito referendario
(su Nocristianofobia.org) C’è chi, per spiegare quel 62,1% di consensi alle nozze gay in un Paese ritenuto cattolicissimo come l’Irlanda, ha ritenuto di scaricarne interamente la colpa sulle scorrettezze del governo. C’è chi invece ha preferito esultare, inneggiando al voto determinante dei cosiddetti «cattolici progressisti», ch’è un’antinomia in termini, poiché semplicemente o si è in linea con la Dottrina della Chiesa (ed allora ci si può dire cattolici) o non lo si è (quindi non ci si può dire tali).
In realtà, v’è un terzo fattore, ben più incisivo di questi citati, che ha determinato il devastante esito: ancora una volta stiamo parlando di una sorta di «tradimento dei chierici». Poiché è chiaro che le improvvide (per non dire altro) “aperture” di certi pastori alle lobby Lgbt hanno provocato confusione tra i fedeli e pesato nel segreto dell’urna.
L’agenzia Médias-Presse-Info ha accusato senza mezzi termini «l’intero episcopato irlandese» di «debolezza ed incapacità» nell’organizzare le linee difensive contro l’avanzata omosessista nell’isola di San Patrizio. Non sappiamo se la situazione sia davvero degenerata sino a tal punto. Ma certo sono quanto meno problematiche le affermazioni fatte prima del voto da alti prelati – e riportate come virgolettato dall’agenzia -. A partire dall’Arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin (nella foto, con papa Francesco), che aveva ipotizzato la quadratura del cerchio ovvero la coesistenza da una parte di un’«etica dell’eguaglianza», che riconosca le «relazioni affettive» omosessuali, e dall’altra «il carattere unico della relazione uomo-donna». Ed ha proseguito, quasi scusandosi: «Certo, mi rendo conto di come la durezza con cui la Chiesa irlandese ha trattato gay e lesbiche in passato – ed in alcuni casi anche oggi – abbia reso difficile per le persone Lgbt accogliere la sincerità di ciò che propongo». Da notarsi che, dopo il voto, l’Arcivescovo di Dublino non si è smentito, invitando a «guardare ai fatti», a «non negare l’evidenza» ed a riconoscere nel risultato una «rivoluzione sociale» e «culturale», come subito riportato con enfasi dal quotidiano Repubblica.
Gli ha fatto eco il Vescovo di Derry, mons. Donal McKeown, che prima del voto si è limitato ad auspicare, anche da parte dei fedeli, una scelta «matura» purchessia, per il sì o per il no, come se l’uno e l’altro fossero eticamente e dottrinalmente indifferenti per un cattolico! Ha anzi incalzato: «Non vorrei che qualcuno votasse no per cattive ragioni ovvero per ragioni settarie, spiacevoli o intimidatorie», quasi ad escludere che lo possa fare unicamente per il fatto di ritenerlo giusto. Di contro, ha aggiunto, « non dubito che vi siano molte persone fedeli alla Chiesa per il sì. Non dirò che abbiano torto», abdicando ad un proprio preciso dovere di Vescovo, come tale chiamato a ribadire la retta Dottrina.
Ciò che sconcerta è constatare come tali prelati, anziché essere redarguiti per le proprie infelici (a dir poco) dichiarazioni, agiscano spesso in regime di totale impunità o vengano addirittura incoraggiati: non a caso mons. Johan Bonny, il Vescovo di Anversa notissimo per il proprio pubblico sostegno dato all’ideologia Lgbt, risulti essere il candidato superfavorito per il ruolo di Primate del Belgio.
Ma quello dei chierici non è l’unico tradimento, consumato dall’esito referendario. Anche un tradimento civile si è compiuto, poiché ad esser pugnalata alle spalle è la stessa Costituzione della Repubblica d’Irlanda, che così recita: «In nome della Santissima Trinità, da cui discende qualsiasi autorità ed alla quale tutte le azioni degli uomini e degli Stati debbono conformarsi, come nostro fine supremo, Noi, popolo d’Irlanda, riconoscendo umilmente tutti i nostri obblighi verso Nostro Signore Gesù Cristo, che ha dato sostegno ai nostri padri durante i secoli della prova, ricordandosi con gratitudine della loro lotta eroica ed implacabile per ristabilire l’indipendenza cui la nostra Nazione aveva diritto, desiderosi di garantire il bene comune, nel totale rispetto della prudenza, della giustizia e della carità, al fine di assicurare la dignità e la libertà di ciascuno, di mantenere un ordine veramente sociale, di restaurare l’unità del nostro Paese e di stabilire la pace con tutti gli altri Stati, noi adottiamo, noi promulghiamo e noi ci diamo la presente Costituzione». Tutto questo, dopo l’esito del referendum, è stato spazzato via. Di tutto questo non è rimasto traccia. E l’Irlanda si aggiunge al triste elenco delle terre da rievangelizzare.

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Irlanda, gender, matrimoni gay e vera corruzione

L'èlite istituzionale progressista urla contro la corruzione, ma qual è
la vera corruzione che dilaga?

di Patrizia Stella
gender - matrimoni gay - irlanda
 Tutti contro la corruzione… In un mondo di corrotti                                 
Brescia, Roma – di Patrizia Stella  Mai come in questi ultimi anni abbiamo sentito da “mille pulpiti” inveire con tanta forza contro la corruzione, “piaga della società”, “abisso senza fondo” ecc. argomento condiviso pienamente da tutte le correnti, sociali, politiche e religiose, ma solo quando viene attribuito a tutto ciò che riguarda il cattivo uso del denaro: frode, furti, ricettazione, usura, disonestà, falso in bilancio, uso e abuso delle proprie cariche per coprire malefatte e imbrogli di ogni tipo e qualità ecc. (senza, tuttavia, far alcun riferimento alla piaga della vera usura, quella legata alla truffa monetaria dell'emissione della moneta-debito da parte delle banche centrali Ndr – vedi qui Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale qui Il messaggio di Fatima e la rivoluzione monetaria di Giacinto Auriti qui L’essenza della truffa più infame della Storia: un sistema che premia furbi e disonesti qui Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale e qui La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694). E’ evidente che non occorrono particolari doti di coraggio per mettere il dito su questo tipo di piaga.
 Guarire dalla corruzione…. Quale?                                                                
Anche Papa Bergoglio non perde colpi condannando la corruzione in ogni occasione, tanto che è stato diffuso proprio il giorno di S. Giuseppe, 19 marzo 2013, a soli pochi giorni dalla sua elezione, 13 marzo 2013, un libretto dal titolo “guarire dalla corruzione che aveva scritto da Vescovo anni addietro, con tanto di prefazione da parte del Presidente del Senato, Pietro Grasso. Tradotto, pubblicato e diffuso con un tempismo che sa da record, se non da miracolo, manco ci fosse stata una“soffiata” speciale dello Spirito Santo dietro la sua elezione.
 Comunisti e progressisti allo stadio…. a tifare cosa?                                  
Ciò che lascia stupiti è il fatto che, da subito, cioè ancor prima che Papa Bergoglio mostrasse al mondo la sua “strategia” di governo della Chiesa, (tralasciamo per ora – per ampi versi – l’aspetto soprannaturale) già una fitta rete di uomini del giornalismo, dei media e della cultura in genere, per lo piùcomunisti o di area progressista, molti dei quali orgogliosamente atei e anticlericali, hanno cominciato ad elogiarlo e sostenerlo diffondendone “pensiero, parole e azioni”.  Credere in maniera a-critica e cieca al Papa ma rifiutare in maniera netta Gesù Cristo è grosso modo lo stile di coloro che, senza mutar assolutamente vita né costumi, continuano a tifare per  Bergoglio.
 Sui matrimoni gay nella "cattolica Irlanda"                                                 
Ciò premesso, noi fedeli cattolici non possiamo che manifestare pubblicamente tutta la nostra indignazione, amarezza, dolore, sofferenza, scandalo e chi più ne ha, più ne metta, davanti al massimo delle corruzioni,l’approvazione a voto dei matrimoni gay in Irlanda, ma ancor di più per il silenzio tombale da parte di tutte le autorità ecclesiastiche, Papa Bergoglio in testa, che neppure si sono degnati di affermare, ad esempio che, se è vero che Dio solo giudica la nostra persona e le nostre azioni, è altrettanto vero che parlare di matrimonio omosessuale è falso e ridicolo perché non esistono i “presupposti in natura” per la vera unione matrimoniale, per la vera compenetrazione dei corpi, maschile e femminile che l’atto sessuale esige come fonte della vita.  E’ come se usassimo il cucchiaio per tagliare il pane.  Ogni cosa va “usata” per quello che è.
 Matrimonio è anche unione fisica dei corpi…. non solo convivenza      
Non basta amarsi e decidere di stare insieme perché ci sia “matrimonio”, perché anche due fratelli, o due amici, o un padre con la figlia possono volersi bene e convivere, ma non possono chiamare questa convivenza matrimonio! Il matrimonio, oltre che la convivenza per amore, prevede l’unione dei due corpi secondo la configurazione fisica, fisiologica e biologica delle differenze sessuali, maschile e femminile tra un solo uomo e una sola donnaL’unione o lo sfogo sessuale che dir si voglia lo si può ottenere in mille modi, e i gruppi LGTB lo insegnano, purtroppo, ma da qui a chiamare matrimonio qualsivoglia sfogo o unione, ci vuole tutta l’idiozia sia degli uomini politici che di quelli di una certa chiesa che sta tradendo il suo mandato specifico per passare al nemico. Vergogna!
 La flebile e triste constatazione del vescovo di Dublino                            
Di questo passo perché non chiamare “matrimonio” anche l’unione con più persone? O con l’animale fedele che fa tanta compagnia? Sono aberrazioni senza più limiti che attirano i castighi di Dio sull’umanitàperché contrastano il suo piano d’amore. Ma quale voce autorevole nella chiesa si e’ levata? Il Vescovo di Dublino, Diarmuid Martin , si è limitato a dire che la gente “ha preso atto della realtà”. Se anche i primi Apostoli avessero “preso atto della realtà del paganesimo” rinunciando alla evangelizzazione, dove sarebbe il cristianesimo? (1)
(1) Dichiarazione completa del Vescovo di Dublino, Diarmuid Martin: "La Chiesa deve fare i conti con la realtà. Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani. Non si può negare l'evidenza". L'alto prelato ha 'confessato' alla televisione nazionale irlandese di aver votato contro i matrimoni omosessuali, ma ha anche riconosciuto la vittoria del 'sì': "Questo risultato è una rivoluzione sociale". I diritti degli omosessuali vanno rispettati, ha detto ancora l'arcivescovo di Dublino, ma "senza cambiare la definizione di matrimonio". "La maggior parte dei giovani che hanno votato 'si'' sono il 'prodotto' delle nostre scuole cattoliche. Questa è una sfida anche per la Chiesa", ha aggiunto. L'Irlanda è stata il primo Paese al mondo a rendere legali le nozze gay tramite un referendum".
 Solo il diavolo…                                                                                                  
Sono tutti bravi nel denunciare la corruzione, ma quale corruzione peggio di questa si sta profilando all’orizzonte? Assieme all’altra super corruzione che è quella del genderdi voler insegnare giochi erotici ai bambini per pervertirli, insinuando il dubbio sulla loro sessualità e gettandoli nella confusione e disperazione più cupa.  E questo non da parte dei pedofili ma della scuola che obbliga tutti, docenti, genitori ecc, a piegarsi al volere della massoneria diabolica, perché solo il diavolo può ispirare cose così atroci contro l’uomo e contro la vera famigliaE con la parte colpevole davanti a Dio della Chiesa che tace quando dovrebbe urlare dai tetti. Supplichiamo Dio che abbia pieta’ del suo popolo. Parce Domine,   parce popolo tuo, ne in aeternum irascaris nobis!
Patrizia Stella (Copyright © 2015 Qui Europa)   
http://www.quieuropa.it/irlanda-gender-matrimoni-gay-e-vera-corruzione/

I frutti di un clero nominalista e storicista

5 commenti:

  1. si si continuino cosi.......il Signore quando ritornerà troverà tanti tralci secchi da buttare nelle fiamme.....dell'inferno!!!!

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    1. Ma prima li prendiamo a calci dove non batte il sole . jane

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  2. no, purtroppo la vendetta dobbiamo lasciarla al Signore.....noi preghiamo perché si convertano dalle loro azioni malvagie......altrimenti sarà pianto e stridore di denti....a loro la scelta....

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    1. Ma questa non è vendetta, ma giustizia. jane

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  3. Signore dobbiamo pregare perchè dal cielo scenda un fulmine..........

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