ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 19 luglio 2015

La stupidità si è messa a pensare

Se non li sposate, i gay vi chiederanno i danni
«Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a pensare». Parole sante del poeta e drammaturgo Jaen Cocteau valide non solo per la sua di epoca, il Novecento, ma anche per la nostra perché la stupidità è un regno temporale su cui non tramonta mai il sole. I pensatori stupidi – che i colti chiamano tecnocrati – oggi spesso hanno le toghe. Un saggio della loro riflessiva stoltezza lo hanno dato i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti quando di recente hanno dichiarato diritto costituzionalmente protetto il “matrimonio” omosessuale.

Scene di giubilo dopo la sentenza della Corte Suprema americana sui matrimoni gayI ben pensanti hanno subito messo le mani avanti rassicurando tutti che i sacerdoti di qualsiasi credo non saranno mai obbligati a celebrare le “nozze” omo. Anche perché in questo caso si spera che l’uomo osi eccome separare ciò che Dio non ha mai unito. Quelli che invece pensano male e proprio per questo hanno spesso ragione, pur non volendola avere, temono che la sentenza della Corte Suprema costringerà molte chiese ad aprire i loro battenti alle coppie omosessuali, proprio perché “sposarsi” una persona dello stesso sesso ora è diventato un diritto addirittura di rango costituzionale. Da qui la domanda. Ma se le chiese si rifiuteranno cosa succederà? Semplice: verranno trascinate in giudizio. Perché se il Papa non giudica i gay, state pur sicuri che i magistrati giudicano gli etero, soprattutto se sacerdoti.
É infatti già accaduto che alcune confessioni religiose fossero bacchettate dalla pubblica autorità perché non avevano voluto sentire profumo di fiori di arancio nelle loro navate. Ad esempio, la Commissione per i diritti civili dello Iowa ha affermato che non ci si può riparare dietro il diritto di libertà religiosa se la funzione nuziale è aperta a tutti. Il carattere “pubblico” di questa comporterebbe che dovrebbe essere accessibile a ogni persona con qualsiasi orientamento sessuale. Non farlo sarebbe discriminatorio. Nel 2012 un giudice amministrativo del New Jersey dichiarò che illegittimamente un’organizzazione religiosa collegata alla United Methodist Church aveva rifiutato di celebrare delle “nozze” gay. Insomma, la prospettiva di finire davanti ad un giudice per i sacerdoti, le parrocchie, le diocesi e le intere confessioni religiose renitenti al credo gay è alta. È un po’ come con l’Isis: se non ti converti alla nuova religione gay ti tagliano giuridicamente e socialmente la testa.
Se sacerdoti, parrocchie, etc. perdessero il contenzioso – evento anche questo assai probabile – cosa accadrebbe? Come minimo dovrebbero pagare una sanzione pecuniaria. C’è modo di tutelarsi contro questa evenienza, ad esempio, stipulando una polizza assicurativa? Un po’ come quando investi qualcuno e l’assicurazione civile copre i danni? Risponde David Karns, vice presidente di una sezione della Southern Mutual Church Insurance Company, agenzia assicurativa che cura gli interessi di 8.400 chiese. Karns così dichiara: «Abbiamo ricevuto numerose telefonate ed e-mail dopo la sentenza della Corte Suprema sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. La preoccupazione principale è se esista o meno una copertura delle responsabilità che possa venire applicata nel caso in cui una chiesa venga citata in giudizio perché si è rifiutata di celebrare un matrimonio omosessuale. La tipologia di contratti che riguardano la responsabilità civile generale non fornisce alcuna copertura per questo tipo di situazione, dato che non ci sono lesioni personali, danni materiali o danni di immagine. Offriamo [solo] una copertura per le spese legali. […] In parole povere: le chiese se la devono cavare da sole».  Stessa musica per altre compagnie assicurative. La Brotherhood Mutual Insurance Company e la Church Mutual Insurance Company per ora hanno solo mandato dei memorandum ai propri clienti per suggerire loro come evitare i contenziosi.
Quando la nave affonda i topi scappano. Prevedibile che le agenzie di assicurazioni facciano un passo indietro, altrimenti dovrebbero esporsi a futuri e sicuri esborsi di denaro per indennizzare chissà da quanti risarcimenti danni. É infatti palesemente falso che in queste cause le coppie gay non chiedano i danni in sede civile. É già accaduto. Il famoso pasticciere dell’Oregon che si era rifiutato di preparare una torta nuziale per una coppia lesbica è stata condannato di recente a pagare 135.000 dollari per danni «emozionali, e per sofferenze mentali e fisiche». In particolare, la coppia aveva lamentato «cattiva digestione» (pur senza aver assaggiato la torta), «pressione alta», «sonno eccessivo», «mal di testa» e «ansia».
Il paradosso di questo scenario aperto dalla sentenza dell’Alta Corte sta nel fatto che dovrebbe essere lo Stato di diritto ad assicurare i diritti costituzionalmente garantiti – tra cui quello di esprimere la propria libertà religiosa - a favore dei cittadini e non le agenzie assicurative. In questo caso, invece, la situazione è ribaltata. Lo Stato ti procura un danno ingiusto facendoti violenza e obbligandoti a compiere una scelta contraria ai tuoi principi e i privati si devono attrezzare per tutelarsi da questi soprusi. É una delle caratteristiche peculiari della tirannia e non è un’iperbole. 
Infine, questo scenario aprirà – per dirla sempre alla Cocteau - a conseguenze davvero demenziali. Le collette alla domenica non serviranno più a riparare il tetto della chiesa, ma per pagare la cauzione al reverendo Taylor finito dietro le sbarre. Qualche agenzia si arrischierà a far firmare polizze salatissime i cui premi assicurativi saliranno di classe in classe se, come il guidatore poco virtuoso che compie spesso incidenti, il sacerdote dal pulpito per poca diligenza avrà citato san Paolo quando parla dei sodomiti o il Catechismo della Chiesa cattolica quando tratta dell’omosessualità.  L’unica strada, cari sacerdoti, è quella di rimanere fedeli a Cristo e alla sua dottrina, perché questa è la sola polizza che conta. La polizza sulla vita eterna.
di Tommaso Scandroglio18-07-2015
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-se-non-li-sposate-i-gay-vi-chiederanno-i-danni--13284.htm
Unioni civili
Il direttore di Avvenire apre: «Capiamo il nodo». Ma resta la questione delle adozioni

Confronto tra le due sponde del Tevere. Matteo Renzi, nel suo intervento all'assemblea del Pd, ha preso impegni precisi: una spinta sull'acceleratore per la legge che disciplina le unioni civili. Una questione che fa discutere quanto mai in precedenza anche all’interno del mondo cattolico, come ha dimostrato nei giorni scorsi l’insolito “botta e risposta” su “Avvenire” tra il direttore del quotidiano dei vescovi, Marco Tarquinio e il presidente del comitato “Sì alla famiglia”, Massimo Introvigne e il vicepresidente del centro studi “Rosario Livatino”, Alfredo Mantovano, secondo i quali “chi punta all’approvazione delle unioni civili ritenendo che il punto di mediazione accettabile sia l’eliminazione del riferimento alle adozioni vuole qualcosa di giuridicamente impossibile”.

La replica di Tarquinio fotografa un’accresciuta sensibilità sul tema all’interno della Chiesa italiana: “Il legislatore si sta orientando a sottolineare che si tratta di un istituto giuridico originario? A mio avviso, è una notazione importante e non solo un esercizio nominalistico”. Poi le parole di Renzi a Milano. «La discussione - ha detto il premier- può essere fatta insieme al gruppo della Camera in modo che a Montecitorio la lettura sia confermativa e si possa definitivamente approvare entro l'anno la legge sulle unioni civili». Il percorso del ddl non sarà comunque senza ostacoli. Renzi «deve dire chiaro agli italiani cosa pensa delle adozioni per le coppie omosessuali» chiede il senatore di Fi Lucio Malan, aggiungendo che «nonostante gli spudorati tentativi per negarlo, le adozioni nel testo Cirinnà ci sono eccome». «Noi siamo per il riconoscimento delle unioni senza oneri per lo Stato e senza equipararle al matrimonio» ribadisce il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta secondo il quale Renzi non ha una maggioranza «perché i suoi alleati e il Ncd non sono d'accordo» e «sta bluffando come chi è disperato». Canta vittoria, ma per ragioni di tutt'altro segno, l'associazione La Manif Pour Tous Italia che temeva un voto sul ddl prima dell'estate: «Il rinvio della pratica “unioni civili” a ottobre è una chiara, prima vittoria del popolo che il 20 giugno ha animato a Roma l'oceanico Family Day in piazza San Giovanni» commenta il portavoce dell'associazione, Filippo Savarese. Stessa lettura da parte di Roberto Formigoni. Ma il Pd, per bocca di Micaela Campana, responsabile Diritti del Pd, avverte: «chi pensava di trascinare le unioni civili nel pantano dell'ostruzionismo ha sbagliato. Il Pd non arretra di un centimetro». All’accelerazione di Renzi replica invece il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino: «Rispetto alle urgenze che si impongono è paradossale questa attenzione. Peccato non poterne riscontrare altrettanta in effettive misure di sostegno alla famiglia». La tempistica indicata da Renzi è invece rassicurante per chi da tempo attende il varo di norme in materia, considerando che, in attesa della relazione tecnica del governo sulla copertura economica, il testo del provvedimento (con 1.500 emendamenti) è ancora sul tavolo della commissione Giustizia di Palazzo Madama (il prossimo esame del ddl è in calendario per martedì prossimo, 21 luglio). Le parole del presidente del consiglio una immediata conseguenza l'hanno già prodotta. «Il cronoprogramma annunciato, con la definitiva approvazione della legge sulla unioni civili entro la fine del 2015, e la determinazione con cui il premier ha confermato l'appoggio, mai venuto meno, al progetto di legge sulle unioni civili mi hanno fatto decidere di interrompere il mio digiuno» ha annunciato il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, che aveva smesso di nutrirsi da venti giorni. Soddisfatto anche, «dopo mesi di incertezze e differenti interpretazioni», il presidente nazionale di Equality Italia, Aurelio Mancuso: «Attenderemo alla prova dei fatti il presidente del Consiglio, che ha anche assicurato che il provvedimento manterrà tutti i punti qualificanti dei quali milioni di cittadini hanno bisogno per poter vivere in serenità e sicurezza».


roma 

Unioni civili, Sacconi: c’è puzza di intolleranza illiberale

sacconi
“Altro che unioni civili! La sentenza con cui il tribunale di Milano ha legittimato di fatto il ricorso all’utero in affitto è indicativa del livello cui è giunto il tentativo di scardinamento del nostro modello
antropologico. Il tema è ormai quello della separazione tra la procreazione e gli elementi biologici di un uomo e di una donna legati quanto meno da relazione affettiva. Così come a questa separazione fa da complemento la sostituzione del padre e della madre con genitore1 e genitore2. La nuova frontiera della battaglia politica riguarda l’alternativa tra la dimensione umana e quella post-umana e in essa la difesa dell’uomo diventa una ragione più che sufficiente per giustificare un movimento politico”. 15 luglio
“Siamo già all’accusa di essere “cattofascisti”, come si afferma in un quotidiano per il solo fatto di non volere l’utero in affitto e le adozioni omosessuali pur rispettando appieno tutte le convivenze e la dignità di ogni persona. Cattofascista anche io di formazione laica e socialista o anche il valdese e liberale Malan. Si sente puzza di intolleranza illiberale e di oppressione delle minoranze politicamente corrette verso chi solo vorrebbe un padre e una madre per i figli o di chi propone che lo Stato non entri nelle lenzuola di casa occupandosi solo di sostenere la continuità della specie attraverso le famiglie naturali. Ho fatto tante battaglie nella mia lunga passione politica ma mi sembrano tutte poca cosa di fronte a quella per il futuro dell’uomo”. Lo dichiara Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato. 18 luglio

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.