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domenica 5 luglio 2015

Repetita non iuvant


Il prof. Perez-Soba replica al card. Kasper


Nell’articolo pubblicato per la rivista tedesca “Stimmer der Zeit” il card. Kasper ripropone la via penitenziale per l’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati (in italiano è possibile leggere l’intero articolo sul sito del Cenacolo Amici di Papa Francesco, diretto da Raffaele Luise).
Come l’Osservatorio Sinodo 2015 ha già rilevato si tratta di una proposta non nuova, ma una sostanziale ripetizione di quanto già sostenuto dal cardinale nel famoso concistoro del febbraio 2014.

Una risposta a questa posizione teologica del cardinale viene offerta dal professor Juan José Pérez-Soba, del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.
In questa risposta il professore rileva innanzitutto come manchi dallo scritto del card. Kasper ogni riferimento al tipo di peccato che si dovrebbe perdonare mediante questa “via penitenziale”, ossia quello di “adulterio”, così come viene qualificato dal Vangelo stesso (Mc 10, 11). Perchè, scrive Perez-Soba, “chiarire quale tipo di peccato è perdonato è essenziale per lo stesso perdono e per specificare la possibile via poenitentialis che si apre.”
In questo modo si chiarisce che per evitare una via di “perdono senza pentimento”, occorre che la persona che ha intrapreso una nuova unione deve innanzitutto uscire da questa condizione di adulterio nei confronti del proprio marito o della propria moglie. “L’espressione oggettiva dell’adulterio”, scrive il professore, “è avere relazioni sessuali con una persona diversa dal proprio marito o della propria moglie.” E’ da questa situazione specifica che occorre pentirsi.
Ogni via penitenziale dovrebbe quindi “esigere l’intenzione (…) di non avere alcuna relazione sessuale con nessuna persona al di fuori del proprio vero coniuge”.
Posto questo elemento imprescindibile, non è possibile applicare l’epikeia tomista richiamata da Kasper nel senso di deroga alla norma, ma essa consiste “nel comprendere meglio il caso concreto nel senso della giustizia della norma”.
Le famose cinque condizioni per il pentimento che il cardinale Kasper richiamava nella relazione del febbraio 2014, mancano, a giudizio di Perez-Soba, di quell’elemento di oggettività riferito proprio al tema dell’adulterio, il quale ha una solidissima base evangelica. E che non è possibile sorvolare con facilità.
Citando l’enciclica Veritatis Splendor al n°80 il professore ricorda che ci sono criteri per stabilire l’oggetto morale di un atto. “Atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze.”
“Questi atti”, scrive Perez-Soba, “richiedono un discernimento diverso dal modo casuista che propone il cardinale tedesco”.
Pubblicato il  in sinodo2015.

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