ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 14 agosto 2015

No, non ci siamo..

La lezione ecclesiastica di Papa Francesco

Che piaccia o no, anche il Papa deve fare, come sempre ha fatto storicamente, i conti col mondo come è, evitando di propagandarne uno che non c'è


Nel passato, la Chiesa si era costantemente caratterizzata per il rigore col quale sceglieva la propria dirigenza. Non diventava cardinale e, forse, neppure vescovo, tanto meno Papa, chi non possedeva una forte cultura storica e politica, oltre che teologica.
Ma, recentemente, l'ultima elezione del Pontefice, sotto l'influsso del populismo dilagante, ha rotto tale tradizione. Francesco, questo gesuita - altra novità - vanitoso ed esibizionista, parla molto, ma mostra spesso di farlo a sproposito.
È il caso dell'ultimo discorso, nel quale ha auspicato la distruzione delle armi di uccisione di massa, identificandole, tra l'altro piuttosto surrealmente, col respingimento degli immigrati. Egli ha prefigurato, così, la regressione del sistema internazionale al Novecento, quando la Germania di Hitler, grazie alla propria forza militare convenzionale, si era illusa di poter dominare l'Europa e il mondo; uscendone, peraltro, rovinosamente sconfitta, dopo aver fatto milioni di morti.
Ora, tutti sanno che il mondo ha goduto di un lungo periodo di pace nel Secondo dopoguerra proprio grazie agli armamenti nucleari. Con l'auspicarne la distruzione, Francesco ne ha di fatto prefigurato la regressione all'epoca in cui una potenza militare convenzionale poteva aspirare a dominare il mondo facendo ricorso alla guerra e vincendola. La sensazione della propria catastrofica vulnerabilità, che ciascuna potenza nucleare ha rispetto alla controparte in caso di un proprio atto aggressivo, e la certezza della distruzione dell'intera umanità, hanno di fatto impedito lo scoppio di una guerra nucleare e favorito la nascita di organismi internazionali per la prevenzione delle crisi. Il mondo ha goduto di un periodo di pace più lungo di quanto mai gli era accaduto nel passato.
Tutti sanno che è stato il cosiddetto «equilibrio del terrore» - cioè l'impossibilità di fare, e vincere, una guerra nucleare senza subirne i danni - a garantire la pace, non la sola buona volontà degli uomini. Singolare è che mostri di non saperlo il Papa. Che egli si esprima ad un livello morale più alto del realismo politico è nell'ordine delle cose. Ciò che non lo è, è che non se ne renda conto, continuando ad auspicare un mondo che non c'è e che non sarebbe affatto pacifico. La predicazione morale religiosa, lo dico da laico, ha anche una funzione pedagogica, quando, e se, è rivolta agli «spiriti semplici», che sono i credenti senza se e senza ma. La tradisce, però, anche e soprattutto nei confronti di questi ultimi, se perde di vista la realtà.
Che piaccia o no, anche il Papa deve fare, come sempre ha fatto storicamente, i conti col mondo come è, evitando di propagandarne uno che non c'è, che non sarebbe affatto pacifico e la cui prospettiva finirebbe immancabilmente col generare pericolose illusioni negli «uomini cosiddetti di buona volontà», dando vita a ideologie non concretabili nella realtà effettuale se non a costo della creazione di regimi dispotici. La lezione del comunismo realizzato dovrebbe pur dire qualcosa al Papa... È un fatto incontrovertibile che gli uomini non li si cambia con le prediche o con le utopie razionalistiche e religiose che siano. Essi vanno governati per quello che sono e per come si comportano. La superiorità del liberalismo su tutte le altre dottrine politiche sta tutta qui. Non si fa, né genera, illusioni, ma si attiene ai fatti. Non auspico un Papa liberale, perché non può esserlo per la dogmatica contraddizione del suo stesso ruolo, che non lo consente.
No, non ci siamo. Questo Papa, che pur piace a molti, sta danneggiando la Chiesa e compromettendone la storia. Non dico si stia realizzando la profezia di Nostradamus - che aveva previsto «un Papa della Compagnia» (leggi un gesuita), che avrebbe distrutto la Chiesa. Ma non ne siamo neppure molto lontani.
 Mer, 12/08/2015 - piero.ostellino@ilgiornale.it

Migranti, è tutti contro tutti La Chiesa attacca ancora Maroni: ho le scatole piene

Il governatore di Lombardia: "Basta razzismo al contrario". E "Avvenire" condanna. Salvini: "Così avvelena i cuori"

Le parole durissime ed inusuali lanciate dalla Chiesa contro il l'esecutivo e pure contro i «piazzisti» Salvini e Grillo hanno scatenato una guerra di tutti contro tutti. Il leader della Lega controreplica ai nuovi attacchi del segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, definendolo «vescovo comunista» e ricordando che ci sono «9 milioni di famiglie di italiani sotto la soglia di povertà».
Ancora più sferzante il governatore della Lombardia, Roberto Maroni che con l'hashtag padroni a casa nostra twitta «Ne ho le palle piene del razzismo al contrario».
Non ci pensa proprio a smorzare i toni l' Avvenire che in un editoriale del direttore Marco Tarquinio, torna ad attaccare Salvini reo di «avvelenare il cuore degli italiani» ricordando che «c'è chi blatera ed insulta per pessima politichetta e c'è chi invece si spende». Avvenire ammonisce «l'originale capo leghista» ricordandogli che «i poveri non si usano si rispettano». Ma il fronte aperto dai vescovi contro il governo non si apre oggi con le questioni sociali e non si limita ad un monito sull'accoglienza perché il Vaticano è sceso in politica mesi fa quando ha iniziato ad attaccare il governo prima di tutto sulle questioni etiche. Il popolo dei delusi da Renzi forse può trovare una nuova casa in quello che sembra configurarsi proprio come un movimento politico anche se indossa la mitra.
Sull'immigrazione c'è anche chi prova ad avanzare qualche proposta concreta. Per Forza Italia il primo passo è riconoscere quello che la Chiesa e lo stesso governo negano: l'esistenza di una situazione di emergenza perché «così non va, non si può andare avanti, non se ne può più».
Forza Italia paragona l'atteggiamento di Galantino a quello di Don Ferrante «per il quale la peste non esisteva, non essendo né sostanza né accidente, e ne morì». L'emergenza immigrazione esiste e gli italiani la stanno vivendo «come invasione perché ingenti masse di disperati sono in poco tempo approdate in italia». Il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, evoca il metodo Berlusconi-Maroni efficace negli anni tra il 2008 e il 2011 basato su tre elementi «accordi con i paesi di orgine, respingimenti, reato di clandestinità». Un altro forzista, Gregorio Fontana chiede di istituire almeno una Commissione in tutte le Prefetture per velocizzare le procedure del riconoscimento del diritto all'asilo. Per il senatore di Fi, Maurizio Gasparri, «proporre la resa all'invasione di clandestini non ha nulla di cristiano. Anzi, causa una strage infinita». Il capogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani, invita a distinguere i profughi siriani «che fuggono dalla guerra» dalla situazione in Libia dove dovremmo «intervenire con forze militari specializzate che rompano il circuito infernale che dalla migrazione porta alla segregazione ed allo sfruttamento da parte delle milizie, al salvataggio in mare e allo sbarco sulle nostre coste».

La legge del Vaticano: "Via chi non ha il permesso"

Anche nello Stato governato dal Papa Francesco vige una legge che permette di respingere chi è senza permesso
Anche nella Città del Vaticano si può essere cacciati se non si hanno i permessi giusti.

Non è solo Salvini, dunque, quello che deve "chiedere perdono", ma il Papa dovrebbe guardare anche in casa propria.
Una vecchia legge del 1929 prevedeva che coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le autorizzazioni previste possono essere espulsi anche colla forza pubblica". Toni duri, non certo da chi deve "aiutare il prossimo". Una legge vecchia, certo, ma i papi successivi che vi hanno messo mano non ne hanno cambiato molto il contenuto. Nel 2000 e nel 2008, infatti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno emenato delle nuove "leggi fondamentali dello Stato della Città del Vaticano". Poco dopo i successori di Pietro hanno pensato anche a modificare le norme sulla permanenza nel territorio dello Stato della Chiesa, con la "Legge sulla cittadinanza, la residenza e l'accesso" emanata da Ratzinger il 22 febbraio del 2011. Il testo è meno duro del precedente, non prevedendo l'uso della forza. Ma il divieto rimane all'articolo 12: se non si è autorizzati, se non si ha un permesso rilasciato dal Governatorato, non si può rimanere nel territorio vaticano. Anzi, si può rischiare di essere "allontanati per giusti motivi". A palesare l'incoerenza del papa è stato il sindaco di Padova Massimo Bitonci, che sul suo profilo Facebook si è scagliato contro Bergoglio: "Prima di parlare di accoglienza - scrive Bitonci - servono delle regole chiare per espellere chi non ha diritto di stare in Italia. Senza andare lontano, prenderei esempio dalla Legge dello Stato Vaticano, che, a proposito di clandestini, dice: 'coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le necessarie autorizzazioni o dopo che siano scadute o revocate possono esserne allontanati' ".
A quanto pare la ragione di Stato vale anche tra le mura di San Pietro. Ma il Papa se n'è dimenticato.
 Gio, 18/06/2015 

Famiglia Cristiana, quella smentita telefonata

“il manifesto”
14 agosto 2015
Luca Kocci
Cosa ha detto di così grave il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, da costringere la direzione di Famiglia Cristiana ad arrampicarsi sui vetri e a scrivere un comunicato che non smentisce una parola dell’intervista del numero due dei vescovi ma che tenta goffamente di smorzare i toni, facendo ricadere – assai poco “educatamente” – la responsabilità sul cronista? Ha criticato Renzi: «Il governo è del tutto assente sul tema immigrazione».
Ovvio che la “smentita” sia uscita dalla redazione del settimanale dei Paolini, ma sia stata ispirata da Palazzo Chigi, con l’intermediazione della Cei.
Ricostruendo la vicenda, tutto risulta chiaro.
Alle 13.30 dell’altro ieri sul sito internet di Famiglia Cristiana compare l’intervista a Galantino – rilanciata anche via twitter dallo stesso settimanale, segno dell’importanza che le si attribuiva – firmata da Alberto Bobbio, giornalista di grande esperienza, da 30 anni a Famiglia Cristiana. Il segretario della Cei, con il suo abituale linguaggio diretto e franco, ribadisce quello che aveva dichiarato due giorni prima a Radio Vaticana, quando, senza fare nomi – ma erano intuibili: Salvini e Grillo –, aveva parlato di «piazzisti da quattro soldi che pur di raccattare voti dicono cose straordinariamente insulse». «I piazzisti sono molti – puntualizza a Famiglia Cristiana –, piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti».
Fin qui nulla di nuovo. Poi però aggiunge il punto dolente sul governo «assente»: «Non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale. Potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva. Prima la Turco-Napolitano e adesso la Bossi-Fini. Le pratiche per la richiesta di asilo sono lunghissime, un calvario la richiesta di permesso di soggiorno. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno straccio di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione».
L’intervista gira sui social, i siti dei quotidiani la rilanciano, la agenzie riportano decine di reazioni, il semprepresente Salvini domanda – ma è una domanda retorica – su Facebook: «Chiedo a voi, amici cattolici: questo Galantino ha rotto le scatole?».
Governo e Partito democratico stranamente tacciono. Ma solo perché stanno per calare l’asso di briscola. Al Tg1 delle 20 compare la vicesegretaria Serracchiani che sintetizza l’irritazione di premier e partito: «A tutti quelli che dispensano soluzioni, a chi dà giudizi ingenerosi, a chi la fa facile, rispondiamo che questo governo sta affrontando con razionalità una soluzione difficile e lo sta facendo molto meglio che in altre parti».
Pochi minuti dopo l’intervista viene rimossa dal sito di Famiglia Cristiana(ma si può ancora leggerla integralmente in copia cache) e compare un comunicato della direzione del settimanale: «Precisiamo, dopo aver parlato con lo stesso mons. Galantino, che le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all’interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista. Sua Eccellenza è stato strumentalizzato in quanto l’intervista doveva vertere solo sul progetto della Chiesa italiana per consentire a 1.400 ragazzi iracheni profughi di tornare sui banchi di scuola». La nota fa acqua da tutte le parti: l’intervista per essere pubblicata aveva ricevuto il placet del direttore ed è davvero poco credibile che, dopo le frasi di Galantino del giorno prima sui «piazzisti da quattro soldi», si parlasse solo del progetto per i ragazzi iracheni. Alle 20.42 l’atto finale: l’ufficio stampa della Cei inoltra il comunicato di Famiglia Cristiana a tutti i giornalisti.
La “catena di comando” è chiara: il premier si irrita, chiama la Cei perché suggerisca a Famiglia Cristiana di smentire (e al governo non mancano gli “argomenti” per farsi ascoltare dai vescovi), il settimanale obbedisce, smorza, ma ovviamente non può negare quello che Galantino ha realmente detto.
Chi tocca il governo non muore, ma finisce smentito, anzi «strumentalizzato».

1. C’È MARETTA IN VATICANO DOPO LE PAROLE DI MONSIGNOR GALANTINO SUI MIGRANTI
2. IN UN ARTICOLO PER IL “TEMPO”, BISIGNANI “SUSSURRA” L’IRRITAZIONE DEL SEGRETARIO DI STATO PAROLIN VERSO IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI, AL PUNTO DA VOLERLO SILURARE
3. IL PAPA HA PRESO TEMPO, CONVOCANDO IL SUO 'CERCHIO MAGICO' PER DECIDERE COSA FARE ANCHE SE LA MAGGIOR PARTE DEI VESCOVI PREME PER LA CACCIATA DI MONSIGNOR GALANTINO
3. POI BISIGNANI DISEGNA IL SUO SCENARIO: “QUESTA POLEMICA TRA CEI E PALAZZI DELLA POLITICA ITALIANA POTREBBE ALLA FINE FAVORIRE BAGNASCO CHE A QUESTO PUNTO AVREBBE LA POSSIBILITÀ DI ESSERE CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DELLA CEI, TAGLIANDO LA STRADA A BETORI (CARO A RENZI) MAGARI AMPLIANDO I SUOI POTERI COSÌ DA RIDIMENSIONARE GALANTINO, A MENO CHE IL PAPA NON DECIDA PER UN CLAMOROSO ‘PROMOVEATUR UT AMOVEATUR’”…

Pietro ParolinPIETRO PAROLIN
Luigi Bisignani per “Il Tempo”

Quando una "Porpora" del calibro del segretario di stato Pietro Parolin tira fuori il cartellino rosso per il malcapitato di turno c' è da diventare violaceo come la fascia che indossa. È il caso di Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il monsignore, non nuovo a polemiche e biasimi, dopo aborto e nozze gay, è intervenuto a gamba tesa contro quei politici italiani che strumentalizzano la tragedia dell' immigrazione.

A Parolin le scomposte parole di Galantino, mentre si trova per di più in visita ufficiale in Indonesia, non sono proprio piaciute e ha intenzione di porre la questione, al suo ritorno, anche sulla scrivania del Santo Padre. Anche perché in questo momento la collaborazione a livello locale tra sindaci, vescovi e parroci su questi temi è molto fattiva. Certamente Papa Francesco quando ha saputo della nuova "uscita" del Segretario Generale della Cei avrà ricordato che la maggioranza dei vescovi italiani non lo voleva in quel ruolo, e questi, forse, proprio per accattivarsi le simpatie del Papa, ha pensato di essere più realista del re.
NUNZIO GALANTINONUNZIO GALANTINO

Speranzoso che con quella sparata avrebbe avuto una rivalutazione agli occhi di Bergoglio che proprio su questi argomenti ha sempre usato toni duri. Ieri pomeriggio Bergoglio ha convocato il suo cerchio magico e ha deciso di chiamare a rapporto il monsignore per la prossima settimana.

La Cei, si giustificherà Galantino, vorrebbe che il Governo facesse una chiara distinzione tra migranti e rifugiati ed è proprio per questo che sta per presentare nei prossimi giorni una proposta di carattere sanitario. Uno strano prete Galantino, se si pensa che nella biografia ufficiale dimentica di ricordare due tappe importanti della sua vita ecclesiastica: la prima, tra la fine degli anni Novanta e l' inizio del Duemila quando, per la Cei, ha gestito una montagna di euro per le iniziative culturali e della comunicazione; talmente concentrato nella parte che pare è addirittura arrivato a stabilire la scaletta della popolare trasmissione televisiva di Rai Uno «A sua immagine».
Giuseppe BetoriGIUSEPPE BETORI

La seconda amnesia è il suo incarico di docente alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale e non si capisce il perché. L' affondo innescato da Galantino ha toni non comuni per un alto prelato e infatti ha costretto la stessa rivista Famiglia Cristiana, a cui era stata concessa l' intervista, a fare una sorta di marcia indietro dicendo che sono stati esasperati i toni della risposta da parte del giornalista.

Molti esponenti politici però non hanno perso l' occasione per polemizzare con Galantino, in un momento particolarmente teso della vita sociale italiana. Un altro certamente infastidito da queste uscite è lo stesso presidente della Cei, Angelo Bagnasco, il cui incarico scade a ottobre e che il Papa non ama troppo per certe differenze di vedute nate quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires sulla questione cubana.
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO

Questa polemica tra Cei e palazzi della politica italiana potrebbe alla fine favorire proprio Bagnasco che a questo punto avrebbe la possibilità di essere confermato, magari ampliando i suoi poteri così da ridimensionare Galantino, a meno che il Papa non decida addirittura per un clamoroso "promoveatur ut amoveatur".

La conferma di Bagnasco finirebbe per tagliare le gambe, come presidente della Cei, al cardinale di Firenze Giuseppe Betori da sempre con un rapporto di amore e odio con Renzi. Il presidente del consiglio comunque vedrebbe bene la nomina di Betori a capo della Cei anche perché tra pochi mesi tornerà sul tavolo del governo lo spinoso argomento legato al pagamento dell' Imu per gli enti religiosi. Riuscirà Galantino a superare questa bufera? Parolin è un uomo di poche parole ma di solito quando tira fuori il cartellino rosso non ce n' è per nessuno.
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