ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 19 agosto 2015

“Qualche volta ritornano”

IL '68 DELLA CHIESA

    Il '68 della Chiesa leggere Capanna e Don Milani per capire Galantino. Il Segretario della Conferenza Episcopale è riuscito con le sue uscite clownesche fatte con un linguaggio rozzo e arrogante a mettersi contro tutta l’Italia di Pucci Cipriani





Il sessantotto della Chiesa… leggere Capanna e Don Milani per capire Galantino   
di

Pucci Cipriani
Riscossa Cristiana


“Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall’impeto della valanga,
fa’ che il nostro piede posi sicuro,
sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi,
rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,
la nostra millenaria civiltà cristiana”

(Preghiera dell’Alpino)

= = = = = = = =



Eppure, voi non ci crederete, ma “qualche volta ritornano” i fantasmi del passato, i fantasmi lugubri del periodo più brutto della nostra storia d’italia, i fantasmi del Sessantotto. Quegli anni che seguirono il Concilio Vaticano II che, come ammise, papale, papale, il rosso Cardinal Suenens fu il “Sessantotto della Chiesa” in quanto aveva introdotto in seno alla Sposa di Cristo il veleno della triade della Rivoluzione francese : “Liberté (la libertà religiosa… per cui è ammesso ogni culto: tutte le religioni sono uguali), Egalité (la collegialità), Fraternité (l’ecumenismo). Da allora cominciò il sistematico scardinamento di ogni principio, sia nella Chiesa, sia nella società…
Lo scrittore francese Michel de Saint Pierre, già nel 1965, preconizza la Rivoluzione ecclesiale in due suoi bei libri editi in Italia dalla piccola Casa Editrice de “Il Borghese” : I Nuovi Preti”, un documentatissimo “J’accuse”, scritto sotto la forma di romanzo, in cui si dimostra come sulla scena del mondo siano rimasti due principali protagonisti, inconciliabili tra loro, il Cristianesimo e il Comunismo, quindi “Collera Santa” dove si documenta l’infiltrazione comunista nella Chiesa cattolica “che non deve essere combattuta di fronte”, ma dove bisogna portare la lotta di classe, la disgregazione, l’odio, l’antagonismo.
Profetico Michel de Saint Pierre solo se si leggano, alla luce della sua denuncia, i fatti di allora, a cominciare dal 1966 con la morte, in combattimento, del guerrigliero rosso don Camillo Torres, in Columbia e alla presentazione a Utrecht, da parte del cardinale “progressista” Alfrink, del “Nuovo Catechismo Olandese”; dalla pubblicazione del libello sovversivo “Lettera a una professoressa” (“E se qualche professore rimpiangerà la vecchia scuola media con il latino stia attento: quando andremo al potere lo manderemo in Siberia…”) e alla morte nello stesso anno (1967), a pochi mesi dalla pubblicazione, dell’autore don Lorenzo Milani. E poi il “clou” nel 1968: gli studenti della “Cattolica” che contesteranno, sotto le sue finestre, il Card Colombo, le occupazioni dell’Università fondata da Padre Gemelli, le dimissioni (e la conseguente morte per ictus) del Rettore Franceschini e l’elezione del cattocomunista Lazzati, l’apertura al Movimento Studentesco de “L’Osservatore Romano”, mentre a Bologna – dove il Card. Giacomo Lercaro (uno dei padri della lugubre Riforma Liturgica) aveva manifestato per la “pace” in Vietnam – si radunano le Comunità Ecclesiali del Dissenso… quindi l’occupazione della Cattedrale di Parma, la solidarietà della Comunità dell’isolotto, la condanna da parte di Roma, l’occupazione della chiesa del quartiere fiorentino da parte della rossa Comunità: la condanna del Catechismo eretico dell’Isolotto e il lungo Calvario del Cardinal Florit (oggi dimenticato), che dovette subire minacce, aggressioni, contestazioni volgari anche da parte di suoi confratelli nel sacerdozio, per aver condannato quella Comunità del dissenso e per aver avversato, saggiamente e coraggiosamente, anche l’operato di don Milani, che già era stato inviato a Barbiana, sui monti del Mugello, dal venerato Cardinale Elia Dalla Costa… e mille altri fatti.
Insomma potrebbe sembrare la situazione della Chiesa di oggi dove il Segretario della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) – che, probabilmente, rappresenta solo un cinque per cento dei vescovi – è riuscito con le sue uscite clownesche e fatte con un linguaggio rozzo e arrogante, dettate forse dalla voglia di piacere al “Padrone del Vapore”, a mettersi contro tutta l’Italia… e non solo l’Italia. Dalla Lega e Grillo – che giustamente vogliono un controllo su questa invasione islamica del nostro Paese – al Governo Renzi, dai parroci che “sopportano in silenzio” le mattane del Prelato, dai cattolici fedeli alla Dottrina di sempre… agli alpini.
Già, agli alpini… ai quali, grazie all’azione del Vescovo – Imam di Vittorio Veneto, è stato impedito di recitare la loro peghiera… rea di “apologia del trascorso bimillenario regime cristiano”…
I fatti sono noti. E danno un idea di quello che sta accadendo all’interno della Chiesa dove i valori come la Famiglia, il Diritto alla vita dalla nascita alla morte naturale, l’indissolubilità del matrimonio etc. sono stati sostituiti dai nuovi dogmi come: il riciclaggio della plastica, la differenziazione della spazzatura, il risparmio energetico della luce elettrica (prima di addormentarsi, invece dell’Angele Dei e del Pater, spegnere la luce) anche se resta integro e intangibile un unico dogma : QUELLO DELL’OTTO PER MILLE.
Ma torniamo agli alpini che hanno osato recitare – rischiando di offendere i nostri padroni islamici che dai loro minareti, posti nel centro delle nostre città, invitano con i loro insopportabili e inudibili mugolii, il popolo di Maometto a prostrarsi all'”unico vero Dio” Allah – una preghiera che ricorda la difesa della nostra Patria e della nostra bimillenaria Civiltà Cristiana.
Ripeto: niente di nuovo sotto il sole. A Firenze, nel 1972, centenario degli Alpini, il Prof. Don Luigi Stefani (clicca qui), già Cappellano della Divisione “Tridentina” in Albania, Docente di lettere in una delle scuole di don Carlo Gnocchi, scrive un libro sul suo grande collega: “Il Santo con la penna Alpina – Ricordo di don Carlo Gnocchi” (Quaderni dello Sprone – Firenze 1972) e Piero Bargellini è tra coloro che, in quegli anni di contestazione a tutto ciò che parlava di Patria e di Identità, prende posizione:
“Non dimenticherò mai – disse, tra l’altro, il Senatore Bargellini – quel bel giovane prete dal volto sorridente, dal sorriso intenso e dalla sguardo umile che mi richiese un sorriso per le sue bambine . Così, oggi, ben volentieri son ritornato tra voi, per presentarvi questa monografia , scritta da don Luigi Stefani, che gli fu collega e amico… è un libro veramente commovente nel quale è rievocata, nei suoi tratti essenziali, la figura di questo santo sacerdote e di questo bell’alpino… don Gnocchi come don Stefani è stato un soldato, è stato un alpino; ha sentito il dovere di servire la Patria;  ha dato generosamente la sua gioventù, disposto a morire, disposto a rimanere ferito, mutilato. Anch’io sono stato soldato, mi sono messo apposta le decorazioni stamani. E le porto con orgoglio… il cappello alpino con la penna nera, stava benissimo sulla testa di don Carlo Gnocchi, perché sotto il cappello rimase sempre la figura del sacerdote e del soldato… Don Gnocchi – disse ancora Bargellini rivolto a quelle che un tempo erano le “mutilatine” – vi segue ancora, vi vuole ancora bene, vi vuole belle, buone, prega per voi; vorrebbe ancora infondere in voi coraggio, rassegnazione, speranza. Vuole per voi che il mondo ancora sorrida. E noi siamo qui proprio per rinnovarvi questo sorriso…”
Apriti cielo e spalancati terra!
Quello che hanno fatto oggi i vescovi del Triveneto e Mons. Galantino lo fece allora la canaglia sessantottarda che diffuse in tutte le scuole un volantino che invitava al “linciaggio” di don Stefani (“pennivendolo clerical fascista, denunciatore di preti come don Milani etc“) che ha distribuito un “libello” alle nostre “compagne” di Pozzolatico che rappresenta un “Manifesto della più vieta propaganda reazionaria” per cui “Leggendo queste cose non possiamo fare a meno di provare un profondo disgusto, non solo per i diretti interessati (Gnocchi… Stefani etc) ma anche per questa società che protegge certa “gente” ed ha la spudoratezza di professarsi libera e democratica”
Guarda caso, in quelle stesse giornate, coperti – come i ladri e i farabutti – dalle tenebre certamente i sessantottini di allora (forse migliori degli attuali) non si peritarono a spezzare le gambe a un grande crocifisso posto, nella piazzetta del Giglio, da don Stefani di fronte alla sua Galleria d’Arte “Lo Sprone”… e non contenti gli gettarono addosso la benzina e lo bruciarono…
Ma di fronte a quella dissoluzione almeno c’erano dei documenti ecclesiali eccezionali che ribadivano la Fede e la Dottrina di sempre, come le due encicliche di Paolo VI su “Sacerdotalis Coelibatus” (1967) e “Humanae Vitae”  o il Documento di Condanna della “Teologia della Rivoluzione”
mica spazzatura…
Ah, dimenticavo, nel volantino della feccia sessantottarda, veniva riportato integralmente un capitolo di Don Stefani che fotografava la situazione di allora che era uguale (forse migliore) di quella d’oggi. Ecco il testo di Don Luigi Stefani :
“Don Carlo ritorna!”
“Morente, amico mio, avevi espresso il desiderio di ritornare a Firenze per rivedere il tuo collegio di Pozzolatico. Tante cose sono cambiate da allora! A Firenze e in Italia!
Sono stati commessi errori madornali. Una progressiva degenerazione sta avvelenando l’anima stessa della Patria; e la corruzione e la disonestà si sono insinuate in tutti i campi. 
Ritorna! Ti incontrerai con preti che hanno perduto la testa…
Vedrai  derisi gli ex combattenti, i cappellani militari; esaltati i cosi detti “obiettori di coscienza” , tu che vestivi con orgoglio il grigioverde e portavi con fierezza il tuo cappello alpino.
Vedrai gettato nel fango il sacro valore della Patria e ti sentirai quantomeno appioppare la qualifica di reazionario e fascista.
Ritorna! Anche nel tuo collegio è entrata la contestazione: Molte ragazze poliomielitiche, che dovrebbero piangere di gratitudine pensando a te, non sanno niente di te, non ne vogliono sapere. La scuola esterna le ha avvelenate. Hanno perso la Fede.
Si sono lasciate strumentalizzare da chi ha diabolicamente strumentalizzato anche la loro infermità.
Le Suore, che tu hai voluto alla direzione del Collegio sono, purtroppo, impotenti  e piangono nel silenzio e nell’amarezza del oro cuore. Le ragazze non le vogliono, le rifiutano.
Povero amico mio, a tutto avresti dovuto pensare, nell’ora drammatica della tua santa morte, fuorché a questo scempio di valori religiosi e morali, dei quali tu volevi ricche le ragazze dei tuoi collegi.
Don Carlo, ritorna, per dire a quelle anime che hanno bisogno, più delle altre, dell’aiuto di Dio. Hanno bisogno di capire che senza Dio la vita è assurda, che senza Dio il loro avvenire si profila disastroso….”
Anche don Luigi Stefani morì, precocemente e santamente, nel 1981… e il Signore, che tanto amava, gli chiuse gli occhi perché non vedesse questa lunga agonia della sua Chiesa… questo Venerdì di passione che sembra non finire, mentre ci raggela il vento freddo dell’apostasia.


Nessun commento:

Posta un commento