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sabato 15 agosto 2015

Solo tre Vescovi in Germania ?

I vescovi tedeschi approvano la (anti-scientifica) morte cerebrale

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Incredibile presa di posizione dei vescovi tedeschi sulla cosiddetta morte cerebrale e sull’espianto di organi, In seguito a un crescente, motivato scetticismo del popolo tedesco in merito alla donazione di organi e conseguente difficoltà di reperimento di organi vitali per i trapianti, la Conferenza episcopale tedesca capeggiata dal cardinale Reinhard Marx ha pensato bene di “fare chiarezza” sulla questione diffondendo un documento dal titolo “La morte cerebrale e la donazione di organi”. Nella raccomandazione si afferma a chiare lettere che la morte cerebrale, ossia la perdita di tutte le funzioni cerebrali, è il criterio più sicuro per determinare la morte della persona e quindi procedere alla rimozione di organi.
Nello scritto si sottolinea altresì che, bontà loro, ogni donazione deve possedere la caratteristica di un atto libero e volontario e che quindi va respinta ogni pressione sociale che possa condizionare la scelta; esattamente ciò che è avvenuto in Germania negli ultimi anni con una serie di scandali in cui sono state alterate le procedure previste per l’accertamento della morte cerebrale, già da par loro affatto sicure e diverse da paese a paese, e che hanno sortito l’auspicabile effetto di incrinare il mito della morte cerebrale. Quel che lascia sconcertati è la superficialità con cui la Conferenza episcopale tedesca entra nella questione, attraverso una nota con cui i vescovi si arrogano il diritto di esercitare un’autorità che non hanno, ossia quella di dare all’intera comunità dei credenti indicazioni scientifiche senza averne le competenze, per di più spacciandole per verità. Si ha l’impressione che la Dbk, pur di rimanere appiattita su posizioni comode in linea colla mentalità dominante, si sia arrogata il diritto di abusare della sua influenza sull’urbe cattolico per andare, di fatto, in soccorso delle lobby che gestiscono il business dei trapianti di organi.
Il dovere dei Pastori della Chiesa è di pascere le pecore, non di considerarle come dispensatrici di “pezzi di ricambio”umani; con l’aggravante di spacciare tutto ciò come un generoso atto di carità conforme alla morale cristiana… (A.D.M.)
http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/i-vescovi-tedeschi-approvano-la-anti-scientifica-morte-cerebrale/

Germania: lesbica resta direttrice del doposcuola Caritas

Germania 1Ancora brutte nuove dalla Germania… Ampio spazio ha dato la stampa tedesca alla notizia: una lesbica “sposata” con una donna, secondo la formula del «partenariato di vita», potrà riprendere il proprio posto a capo della «Casa ritrovo» o «Schülerhort» (“Accoglienza per studenti”) di Holzkirchen, una struttura gestita dalla Caritas, ove i ragazzi possono ritrovarsi per il doposcuola. E’ quanto accaduto in Alta Baviera, nella Diocesi del Card. Reinhard Marx, Arcivescovo di Monaco, ma anche membro del C9 di papa Francesco ovvero del consiglio di Cardinali istituito per aiutare il Pontefice nel governo della Chiesa universale.
Il problema è serio, poiché in questo caso la direttrice di un ente cattolico conduce uno stile di vita esattamente contrario alla retta Dottrina: il che, dal punto di vista educativo, anche per i ragazzi ospiti, è un messaggio gravemente contraddittorio, incoerente e fuorviante, in quanto “tollera” una condizione oggettiva di «grave depravazione», «contraria alla legge naturale» ed «in nessun caso» da approvarsi, come recita l’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica.
La legge consente il licenziamento
Quando emerse la prospettiva delle “nozze” tra le due donne, la dipendente fu convocata per spiegare cosa avesse intenzione di fare. La legge sul lavoro tedesca, all’epoca, consentiva infatti alla Chiesa, in questi casi, di licenziare il proprio personale. In aprile, in effetti, il contratto era stato interrotto di comune accordo.
Ma dallo scorso primo agosto la Chiesa Cattolica (Card. Marx in testa, tra i più accesi fautori) ha accettato di sottomettersi, «in generale», alla normativa ordinaria. Cosa significa «in generale»? Che, in alcuni casi specifici, gli enti ecclesiastici possono comunque ancora smarcarsi dalla lettera della legge, per salvaguardare il proprio diritto a far rispettare determinate esigenze morali all’interno delle proprie realtà educative o sanitarie, peraltro molto numerose in Germania. Ergo, le cosiddette leggi «contro la discriminazione» imporrebbero in questi casi la riassunzione, ma è assolutamente possibile non tenerne conto, stante la specificità della struttura considerata. La vicenda in questione è stata comunque riesaminata e le è stata riconosciuta l’opportunità di stare al proprio posto. Al termine di un congedo pianificato da tempo – ben prima della controversia analizzata -, potrà riprendere il proprio posto di direttrice, a far data dal prossimo primo dicembre: «Evidentemente non si è compresa la gravità dell’accaduto– ha commentato in merito l’editorialista cattolico, nonché esponente pro-life Mathias von Gersdorff – Esteriormente si è data l’impressione che la Chiesa Cattolica abbia mutato il proprio atteggiamento verso la pratica omosessuale».
Ma tre Vescovi restano saldi nella Dottrina cattolica
Solo tre Vescovi in Germania han deciso di ricusare questa normativa, viceversa incredibilmente accettata dalla maggior parte delle Diocesi: si tratta di mons. Stefan Oster, di mons. Rudolf Vorderholzer e di mons. Gregor Hanke. Sono loro ad esser rimasti ben saldi nella retta Dottrina e nei diritti, di cui la Chiesa si serve per mantenere e preservare intatti la propria identità ed il proprio insegnamento. Non a caso, proprio mons. Oster ha motivato la sua decisione in tal senso, spiegando come diversamente la Chiesa rischierebbe di perdere la propria cattolicità, la propria forza morale e la propria vocazione educativa in nome di una sorta di inaccettabile «secolarizzazione» volontaria. Una sorta di eutanasia della coscienza. Da notarsi come già una ventina di sacerdoti della sua Diocesi abbia “chiesto” al suo Vescovo, a mons. Oster, di mutare atteggiamento, ciò, che già in sé mostra come non abbiano ben chiaro il senso più profondo del loro sacerdozio, né cosa significhi essere davvero Chiesa.

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