ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 7 settembre 2015

The sponsors..!





Ecco chi promuove la “accoglienza” (chi l’avrebbe mai detto?)



Il 5 settembre doveva tenersi a Parigi, Place de la République, una “grande manifestazione” , ovviamente “spontanea”, senza capi, fatta di “semplici cittadini”, a favore dell’accoglienza senza limiti dei migranti da Siria e Irak e contro le “poltiiche repressive” degli stati che si oppongono ai profughi. La manifestazione s’è tenuta. Ma non è stata affatto “grande”. E’ stata, diciamolo, un flop. A dimostrazione di quanto la marea di emozione creata per forzare una politica di immigrazione incontrollata sia artificiale, come del resto tutto il fenomeno dell’immigrazione di massa contro l’Europa.

Ancor più interessante – grazie a un lettore che me l’ha segnalato – sapere chi è il promotore della (fallita) grande manifestazione spontanea. Chi l’avrebbe mai detto? E’ un quarantenne documentarista (dice lui), esperto di marketing, che vive normalmente in Ucraina. Ebreo. Si chiama Raphael Glucksmann.




Glucksmann jr c0n Cohn-Bendit
Glucksmann jr c0n Cohn-Bendit



Il suo cognome farà risuonare un’eco nella memoria dei più anziani. Infatti il liberista-libertario senza-frontierista Raphael è il figlio di André Glucksmann.

glucsmn c0n papà
Personaggio cruciale. Papà Glucksmann – a destra nella foto, accanto al rampollo –  è stato il capo (con Bernard Henry Lévy) del ben pubblicizzato movimento deiNouveaux Philosophes: giovani ebrei che si sono messi in luce come agitatori ultra-rossi nel Sessantotto (non dimentichiamo Cohn Bendit), hanno provocato la caduta (o meglio il ritiro) di De Gaulle;  allora  era, anzi erano,  di estrema sinistra e difensori della “rivoluzione culturale” di Mao.
Poi, nei tardi anni ’70, ecco la loro metamorfosi: diventano critici del comunismo sovietico ormai decadente  e protettori dei “dissidenti perseguitati” in Urss.
Scrittore di successo, papà Glucksmann, invecchiando diventa insieme a Bernard Kouchner – chi l’avrebbe mai detto? – atlantista, filo-NATO, filo-americanista, difensore delle “guerre umanitarie” come BHL . Simpatizza con il PNAC (Project for a New American Century),il think tank american-israeliano che propugna un riarmo totale dell’America onde dare inizio alle nuove guerre in Medio Oriente e “prevede”, onde convincere l’opinione pubblica renitente al riarmo, “una nuova Pearl Harbor” (sogno poi realizzato l’11 Settembre). Nel 2007 ha sostenuto Sarkozy .
Nel 2009, l’ex maoista  ha scritto un fondo Le Monde in difesa dell’intervento genocida di Israele contro Gaza detto Piombo Fuso:Israele ha il diritto di sopravvivere, l’intervento non è stato eccessivo ma “proporzionato ai desideri sterminatori di Hamas”, insomma le posizioni difese, da noi, dalla Nirenstein e Pacifici.
Attualmente André – ormai ha 78 anni – partecipa a un “pensatoio” parigino apertamente neocon, il Cercle de l’Oratoire, con Kouchner.
Un vero trasformista da far invidia  allo Zelig di Woody Allen
Stupirà apprendere che il figlio di tanto padre, il quarantenne Raphael, viene indicato nei circoli parigini che contano come “ agente della Cia”? Definizione più riassuntiva che sbrigativa. Raphael Glucksmann è stato infatti uno dei più intimi consiglieri del presidente Georgiano Mikhail Saakasvili. Quando costui, nell’estate 2008, su istigazione sionista, e con armamenti, consiglieri militari, addestratori e persino ministri israeliani (di origine georgiana) nel suo governo, tentò di riprendersi con le cattive le due provincie russofone Abkazia e Ossezia del Nord . Tentativo che Putin rintuzzò in poche ore di scontri.
Georgia : ha perso Israele (di nuovo) ”, spiegai allora su Effedieffe (4 dicembre 2008), dando informazioni su questa collusione criminosa, che anche Comedonchisciotte illustrò col titolo: “Georgia: la Israel Connection” e potete leggere utilmente qui:
Utile per cosa? Per due cose
  1. capire che il virulento internazionalismo ebraico è l’anima della macchina bellica USA, tramutato in Impero del Caos; e
  2. che lo stesso “internazionalismo” è, sotto veste di agnello umanitario, all’origine del grande movimento per l’accoglienza dei migranti in Europa, tutti, a milioni, nessuno escluso. Naturalmente Israele è esentata da tale “internazionalismo umanitario”: gli immigrati li caccia con le cattive. Ed ha leggi razziali a difesa della sua “natura ebraica”. L’identità etnico-culturale, la devono perdere gli altri. Gli europei.
Raphael Glucksmann fa’ la spola fra i circoli chic, libertari-umanitari e mondialisti di Parigi e l’Ucraina, di cui ha preso la cittadinanza e dove abita: per star vicino al suo grande amico Saakasvili che, braccato nella ex patria da accuse di corruzione, è stato messo da (J) Poroshenko e Yatseniuk (J), evidentemente su indicazione della Victoria Nuland-Nudelman in Kagan – senza il cui aiuto il governo fantoccio di Kiev non durerebbe un giorno – a fare il governatore di Odessa. Del resto, Glucksmann il giovine ha sposato l’ex ministra degli interni di Saakasvili quando governava la Georgia, Eka Zgouladze, che oggi ha ritrovato occupazione nella Ucraina di Kiev come ministro aggiunto della polizia, incaricata delle epurazioni degli elementi filo-russi. Agente della NATO secondo ogni indizio.



Raphael in Ucraina
Raphael Glucksmann in Ucraina


Ed ecco a voi Marquardt, “musulmano” di Davos

Saakachvili e Glucsman sono entrambi amicissimi di un altro personaggio da seguire, un altro quarantenne ritenuto agente della Cia in Francia (comunque un intimo dell’Ambasciata) ed ebreo: Félix Marquardt. Rampollo nato ricco (suo padre è banchiere d’affari, sua madre ha una immensa galleria d’arte a Place des Vosges), ospite fisso del Forum di Davos da un decennio, creatore dei Diners de l’Atlantique, una >”cena” di personaggi “atlantici” dove invita persone appunto atlantiche, da Saakasbvili a Nouriel Roubini, che è diventata una rete di relazioni snob e d’influenza di primo piano per attrarre grandi imprenditori e giornalisti importanti alle idee dell’internazionalismo libertario-umanitario senza frontiere, insomma neocon.
marquardt

Ciò che non gli ha impedito di dichiararsi convertito all’Islam, ovviamente un Islam “atlantico” (come Al Qaeda, altra creazione Cia?), il che gli consente di presentarsi in tv accusando i francesi comuni, specie quelli che simpatizzano per il Front National, di islamofobia.
Marquardt ha tre passaporti: tedesco, austriaco, americano; e nel 2013, nell’imminenza delle elezioni europee, si è associato a Cohn -Bendit “per tentare di mobilitare gli europei ad abbandonare l’onnipotenza dello stato-nazione e accettare una vera integrazione europea”.
Che cosa si debba intendere per vera integrazione europea, l’ha detto, anzi gridato il suo amico Raphael Glucksmann in un recente dibattito alla tv francese: Si parlava della scuola. E della Le Pen che criticava la cancellazione della identità francese dai testi scolastici. Glucksmann jr è sbottato, fuori di sé:
E’ allucinante che il tema della laicità sia sequestrato oggi dal Front National….il progetto di scuola repubblicana [riferimento alla Rivoluzione Francese, ndr.] era un progetto di sradicamento. Era un progetto politico che mirava a strappare via i bambini dai campanili, dalla campagna, dal ‘nostrano’! Era il progetto di creare dei cittadini, era il contrario del progetto reazionario che ci viene proposto nelle urne” se vince il FN.

Non si può essere più chiari. Anche quello in corso, promosso da – chi poteva immaginarlo? – lorsignori, è un progetto di sradicamento delle identità europee, dei loro campanili; in nome della globalizzazione, in nome dell’umanità, in nome dell’umanitarismo, non importa: le scuse propagandistiche cambiano, il progetto di sovversione della natura umana non cambia.
Ai cristiani che mi leggono, avverto: come vedete, il progetto non è cristiano.Quando “El Papa” invita ad accogliere stranieri musulmani in ogni parrocchia, aderisce al “mondo”. Anzi peggio: al mondialismo che ci impone la perdita delle nostre identità. Del resto, El Papa sta già operando in tutti i campi per spogliare la stessa Chiesa cattolica della sua identità storica, dogmatica, religiosa, per scioglierla in un protestantesimo buonista senza contenuti, tranne la “carità”, l’ecologismo, radical-pannelliano, che è il volto umanitario del globalismo, dell’omologazione di ogni nazione in un groppo di “consumatori-standard”, e della ingerenza umanitaria . Ed è precisamente per questo motivo che la Chiesa finirà – e finirà in tragedie, con le sue gerarchie scacciate e braccate ed uccise – perché ha aderito al mondo, quel mondo per cui Gesù “non ha pregato” (Giovanni 17, 6-9). Ma questo è un altro discorso. Che farò prossimamente, e i non-cattolici mi sopportino.
     
http://www.maurizioblondet.it/ecco-chi-promuove-la-accoglienza-chi-lavrebbe-mai-detto/
Israele: Sciopero ad oltranza per le scuole cattoliche, è un progetto mirato per colpirci
P. Abdel Massih Fahim, direttore dell’Ufficio delle scuole cristiane, spiega ad AsiaNews la battaglia contro il taglio dei fondi agli istituti cristiani voluto dal governo. Il 29% è una quota insufficiente per coprire le spese. Poche speranze in vista dell’incontro del 9 settembre, dalle autorità nessuna “nuova proposta” su cui dialogare: "Sciopero a oltranza sino al riconoscimento dei diritti". 

Gerusalemme (AsiaNews) - “Proseguiremo con lo sciopero a oltranza, fino a che non verranno riconosciuti i nostri diritti. Siamo di fronte a un progetto mirato a colpire le scuole cattoliche, ma la nostra missione continuerà; abbiamo già affrontato altre crisi in passato, anche questa prima o poi passerà”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Abdel Massih Fahim, sacerdote francescano e direttore dell’Ufficio delle scuole cristiane della Custodia di Terra Santa, in prima linea nella battaglia lanciata dagli istituti cattolici contro il governo israeliano. Il prossimo 9 settembre è in programma un nuovo incontro fra rappresentanti della Chiesa e autorità governative: “Speriamo sia fruttuoso - aggiunge - perché non vorremmo lanciare una ‘intifada’ per difendere il nostro diritto all’istruzione”.
Da alcuni giorni le scuole cristiane in Israele sono in sciopero. Professori e alunni denunciano una doppia discriminazione nei confronti delle istituzioni cristiane: il governo ha ridotto le sovvenzioni che ormai coprono solo il 29% delle spese; allo stesso tempo, il governo pone un limite alle rette che le scuole possono ricevere dalle famiglie. In questo modo, diverse scuole non riescono più a far fronte alle spese annuali e rischiano di chiudere.
La discriminazione è un dato di fatto evidente, se si paragona a quanto avviene con le scuole ebraiche ultra-ortodosse, che vengono sovvenzionate in toto dal governo e non subiscono ispezioni dal ministero dell’Educazione, sebbene esse non siano in regola colcurriculum degli studi. Il tema delle scuole è stato uno dei punti chiave al centro dell’incontro della scorsa settimana fra papa Francesco e il presidente Reuven Rivlin, alla sua prima volta in Vaticano.
In Israele vi sono ad oggi 47 scuole cristiane, che garantiscono istruzione a oltre 33mila bambini, il 60% dei quali cristiani e circa il 40% musulmani, e una piccola rappresentanza ebraica. Anche i maestri e il personale non docente non è solo cristiano, poiché vi sono anche insegnanti (su un totale di 3mila) musulmani ed ebrei. Fino a qualche anno fa i fondi governativi coprivano il 65% delle rette, ma sono stati ridotti fino al 34% per poi scendere oggi al 29%, una cifra considerata insufficiente per coprire i costi.
“Per ora non vi sono sostanziali novità” spiega p. Abdel, “abbiamo parlato col ministero dell’Istruzione ma non vi sono stati risultati concreti. Abbiamo chiesto loro di formulare una proposta concreta in vista della riunione di dopodomani, ma finora non è emerso nulla di nuovo”. Di certo vi è che “33mila studenti sono ancora a casa”, prosegue il francescano, “a dispetto degli annunci dell’esecutivo che, il primo giorno di scuola, ha detto che tutti gli alunni del Paese erano regolarmente in classe”.
Da qualche anno il governo tratta le nostre scuole “in maniera differente”, accusa p. Abdel, “negando sempre più i nostri diritti. Ci siamo rivolti ai vari ministri dell’Istruzione, alcuni dei quali non ci hanno nemmeno ascoltato”. Ora, con lo sciopero, “iniziano a prestare attenzione, anche se ad oggi non è emersa alcuna soluzione”. “Vogliono cambiare lo status delle scuole - prosegue il sacerdote - da istituti cattolici a scuole ufficiali, dove la Chiesa non può più scegliere il direttore, i maestri, e disporre a loro piacimento dell’edificio”.

“Vogliamo difendere il nostro stile di insegnamento” conclude il direttore dell’Ufficio delle scuole cristiane della Custodia di Terra Santa, “perché esso fornisce un risultato ottimo a livello di qualità a tutto il Paese. Se riconoscete questo ruolo, garantiteci il nostro diritto a essere trattati non con un regime preferenziale, ma secondo quanto stabilisce la legge. Anche se siamo una minoranza, abbiamo i nostri diritti e li vogliamo difendere”.
http://www.asianews.it/notizie-it/Israele:-Sciopero-ad-oltranza-per-le-scuole-cattoliche,-%C3%A8-un-progetto-mirato-per-colpirci-35247.html
"Sponsorship" per affrontare l'immigrazione: la proposta di Sant'Egidio
07 settembre 2015, Americo Mascarucci
'Sponsorship' per affrontare l'immigrazione: la proposta di Sant'Egidio
Prelevare direttamente i profughi dai paesi in guerra, portarli in Europa, accoglierli in strutture adeguate mettendo così fine ai “viaggi della morte”. E’ la proposta innovativa ma anche dirompente che arriva dall’incontro internazionale di Tirana, la capitale dell’Albania, dove la Comunità di Sant’Egidio, da sempre impegnata nel dialogo fra fedi diverse e per la pace nel mondo, ha indetto un incontro interreligioso in collaborazione con le chiese cattolica e ortodossa albanesi. La scelta dello Stato e del luogo in cui si è svolto l’evento non sono casuali. L’Albania è infatti una terra attraversata da una forte multiculturalità religiosa, dove convivono da anni cattolici, ortodossi, musulmani. 
Il sontuoso palazzo dei congressi di Tirana dove si sono incontrati, cristiani, musulmani, ebrei, indù e rappresentanti di altre religioni fu edificato da quello stesso regime comunista che per cinquant’anni ha imposto all’Albania l’ateismo di stato, vietando la libertà di culto per tutti. Oggi proprio il luogo simbolo dell’ateismo e del rifiuto di ogni forma di espressione religiosa diventa invece luogo di incontro e di dialogo fra fedi e culture diverse con l’obiettivo di far emergere ciò che unisce rispetto a ciò che è motivo di divisione.

Il titolo dell’incontro è emblematico, “Non rassegniamoci”, rilanciato prendendo in prestito le parole di Papa Francesco contenute nel messaggio di saluto letto dal vescovo ausiliare di Roma, monsignor Marco Gnavi: «Non dobbiamo mai rassegnarci alla guerra! E non possiamo restare indifferenti di fronte a chi soffre per la guerra e la violenza – ha scritto il Papa - ma è violenza anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. È violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore». Parole che non mancheranno di scatenare nuove polemiche specie nei confronti di quegli Stati, vedi l’Ungheria o la Macedonia che in queste ultime settimane hanno usato il “pugno duro” nei confronti dei profughi. 

Al messaggio di Francesco si è unito quello dell’Arcivescovo Anastasios, primate della Chiesa Ortodossa autocefala di Albania, che ha sottolineato come nel suo paese libertà religiosa e pacifica convivenza procedano di pari passo nella costruzione di una società solidale: “Affinché la pace risulti possibile, diviene necessario il requisito della pace tra le religioni”. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un saluto: «Nessuno, in tempi di globalizzazione, può chiamarsi fuori o sentirsi al sicuro. La risposta delle nazioni democratiche non può essere la chiusura e l’arroccamento» ha affermato il Capo dello Stato. Ma il senso vero dell’iniziativa, quel forte rifiuto alla rassegnazione lo esprime il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi: «Oggi qualcosa ci preoccupa, e molto: la diffusa rassegnazione a subire la storia di violenza, terrorismo, guerra. Come fenomeni inarrestabili. Come la pace fosse un’utopia perduta nel secolo passato. Senza un sogno di pace – prosegue Riccardi - non si costruisce la pace».

Un appello che il fondatore lancia in primo luogo ai fedeli delle varie religioni: «Le stesse religioni rischiano di rassegnarsi alla guerra e alla violenza, come realtà inevitabile. Questo avviene quando si chiudono nel loro recinto, s’isolano con i loro fedeli senza guardare l’altro». La parola magica è “sponsorship” è questa secondo Riccardi la ricetta migliore per far fronte al dramma dei profughi che fuggono dalla guerre e dal terrorismo : “Si tratta – spiega ancora Riccardi - di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalle zone a rischio evitando così i viaggi della morte nel Mediterraneo e lo sfruttamento da parte dei trafficanti”. Una soluzione che permetterebbe di combattere il traffico di essere umani alla radice e mettere fine al dramma delle morti in mare.

Dunque nessuna rassegnazione di fronte al terrorismo, alla violenza, alle guerre, bisogna combattere la cultura della paura e lottare perché “un altro mondo è possibile”. E intanto però il problema dell’immigrazione lungi dall’essere affrontato unitariamente, continua a dividere l’Europa e la politica dei singoli stati contrastati dall’esigenza della solidarietà e il bisogno di garantire sicurezza ai propri cittadini. 
http://www.intelligonews.it/articoli/7-settembre-2015/30130/sponsorship-per-affrontare-l-immigrazione-la-proposta-di-sant-egidio

ASIA/SIRIA - Il presidente di Caritas Siria: non possiamo spingere la gente ad andare via


Aleppo (Agenzia Fides) – L'appello di Papa Francesco affinché le parrocchie e i santuari europei accolgano ciascuno una famiglia di profughi “esprime la sua sollecitudine verso chi soffre, ed è un invito a tutti i cristiani ad aiutare con evangelica concretezza chi si trova in situazioni di emergenza, come quelle vissute da chi veniva respinto alle frontiere”. Nello stesso tempo, “davanti alle guerre che stravolgono il Medio Oriente, il nostro desiderio come cristiani e come Chiesa è quello di rimanere nel nostro Paese, e facciamo di tutto per tener viva la speranza”. Così il gesuita Mons. Antoine Audo, Vescovo di Aleppo dei Caldei e Presidente di Caritas Siria, espone all'Agenzia Fides alcune considerazioni in merito all'iniziativa pontificia volta a mobilitare le comunità cristiane d'Europa nell'accoglienza ai profughi provenienti dalle aree di conflitto dell'Africa e dell'Asia.
Proprio gli emigranti fuggiti dalla Siria e diretti in Germania – che ha aperto loro le porte – sono in questi giorni al centro dell'attenzione mediatica globale. I criteri con cui il Presidente di Caritas Siria guarda a questi fenomeni sono quelli del lucido realismo geopolitico e della sollecitudine pastorale: “La situazione di degrado, l'aumento della povertà, la difficoltà a curare le malattie dopo quattro anni e più di guerre” racconta Monsignor Audo “ci stanno logorando tutti. Ad Aleppo l'estate trascorsa, con problemi di rifornimento idrico ed elettrico, è stata terribile. Oggi la città è stata avvolta da una tempesta di polvere, non si vede niente, e ci siamo detti tra noi: ci mancava solo questo.... Nello stesso tempo, non ce la sentiamo di dire alla gente: scappate, andate via, che qualcuno vi accoglierà. Rispettiamo le famiglie che hanno i bambini e vanno via. Non dirò mai una parola, un giudizio non benevolo su chi va via perché vuole proteggere i suoi figli dalle sofferenze. Ma per noi è un dolore vedere le famiglie partire, e tra loro tante sono cristiane. E' un segno che la guerra non finirà, o che alla fine prevarrà chi vuole distruggere il Paese”.
Lo scenario prefigurato dal Vescovo caldeo è quello di una lenta, mortale emorragia che svuota il Paese delle sue forze migliori: “Anche ad Aleppo sento i racconti di giovani che dicono tra loro: facciamo un gruppo e andiamo via, fuggiamo da soli, senza chiedere il permesso alle nostre famiglie....E' un fenomeno grave, di disperazione. Ma è quello che sta accadendo. Vuol dire che qui rimarranno solo i vecchi”. Inoltre, rispetto al fenomeno dei profughi e delle fughe di massa, il Presidente di Caritas Siria denuncia il sistematico occultamento delle dinamiche geopolitiche e militari che lo hanno provocato: “Noi facciamo di tutto per difendere la pace” spiega a Fides il Vescovo Audo, “mentre in Occidente dicono di fare tutto in difesa dei diritti umani, e con questo argomento continuano anche ad alimentare questa guerra infame. E' questo il paradosso terribile in cui ci troviamo. E non riusciamo più nemmeno a capire cosa vogliono davvero”. (GV) (Agenzia Fides 7/9/2015).
http://www.fides.org/it/news/58321-ASIA_SIRIA_Il_presidente_di_Caritas_Siria_non_possiamo_spingere_la_gente_ad_andare_via#.Ve27wGTtlHx

Quello che nasconde la campagna mediatica di pietismo sull’accoglienza dei profughi

di Luciano Lago
Gli avvenimenti eccezionali che determinano decisioni improvvise ed a volte nettamente inaspettate e contrastanti con l’orientamento dei governi espresso in precedenza,  quando sono accompagnati da massicce campagne mediatiche destinate a produrre una ondata emozionale nell’opinione pubblica per far prevalere una tesi sulle altre (accoglienza senza condizioni), non possono non destare sospetti.
Questo è esattamente il caso dell’ondata di profughi che ha investito ultimamente l’Europa e le ultime decisioni prese da alcuni governi europei in favore dell’accoglienza dei profughi siriani, divenuti una minoranza di fatto privilegiata nell’accoglienza da parte dei governi di Germania, Regno Unito e Francia (sembra che adesso facciano a gara nell’accoglierli), si presta a varie interpretazioni nella spiegazione dei fatti accaduti , stranamente tutti in contemporanea ed in forma tale da far ritenere la presenza di una accorta regia dietro lo sviluppo degli avvenimenti.
Che ci sia uno sciacallaggio nella speculazione sulla foto del bimbo siriano affogato e riverso sulla costa turca, ripresa da tutte le TV e giornali, questo è un fatto evidente, tanto più che questo sfruttamento dell’emozione suscitata dalla foto del povero bimbo viene fatto da quei media, quotidiani e reti TV, che mai avevano voluto mostrare le altre foto di bimbi uccisi dai bombardamenti dell'”armata del bene” (quella degli USA/Israele/ NATO ) in Iraq, a Gaza e nella stessa Siria martoriata dal terrorismo e dai bombardamenti della coalizione.
Tanto meno questi media hanno fatto vedere le foto dei bimbi yemeniti uccisi in qusti giorni dai bombardamenti effettuati dall’aviazione saudita, con il sostegno di USA/Israele/NATO, anzi quel conflitto (che è in corso dal Marzo di quest’anno ed è una vera e propria aggressione ad un paese sovrano) e quelle vittime sono del tutto oscurati dai grandi media occidentali, visto che si tratta di un fedele alleato dell’Occidente, l’Arabia Saudita, la ricca monarchia petrolifera, sulla quale , pur essendo uno lo Stato in assoluto più oscurantista e totalitario, che pratica il taglio della testa anche per l’adulterio, non vengono mai accesi i riflettori dei media occidentali (chissà perchè).
Quindi, per l’apparato mediatico occidentale, ci sono vittime di serie A, utili per scatenare campagne mediatiche di indignazione, dirette verso obiettivi predestinati, e vittime di serie B che non risulta opportuno mostrate (potrebbero “disturbare” coloro che si occupano della regia).
Gli obiettivi su cui si può indirizzare l’indignazione possono essere, nel contesto italiano, la Lega di Salvini che osa opporsi all’accoglienza e viene additata come il partito delle “bestie” e degli “inumani” da parte di Matteo Renzi, salito furbescamente sul carro dell’indignazione facile.
Tuttavia, a parte le beghe politiche in Italia, la campagna mediatica mira molto più in alto ed i veri obiettivi sono i paesi che si oppongono all’arrivo delle ondate di migranti e profughi (Ungheria, Repubblica Ceka e Slovacchia) e l’obiettivo finale è sempre lo stesso: la Siria del governo di Bashar Al-Assad, ostile all’Occidente e per questo assediata da un esercito mercenario jihadista infiltrato nel paese dalla Turchia ed armato dagli USA e dai loro alleati (Francia, GB, Arabia Saudita, Turchia, Qatar ).
In effetti sembra apparentemente strano che la massiccia ondata migratoria, costituita da siriani ma anche da afghani, pakistani ed altre etnie, sospinta dalla Turchia e da organizzazioni mafiose dei trafficanti che fanno capo ai servizi di intelligence turchi, attraversi un percorso piuttosto lungo e travagliato come quello del transito attraverso i Balcani, dalla Macedonia alla Serbia ed all’Ungheria, creando una situazione di forte turbativa e dissesto sociale in piccoli paesi dei quali due (Macedonia e Serbia) non fanno parte della UE e della NATO ed hanno sempre manifestato posizioni contrarie all’immigrazione. Non si comprende il motivo per cui l’ondata migratoria non sia stata indirizzata dalla Grecia a dirigersi via mare all’Italia e da questa per farla arrivare direttamente in Austria e Germania. Strano anche che le masse di profughi e migranti, dovendo risalire i Balcani, non transitino piuttosto per l’Albania e la Bulgaria che sono paesi strettamente alleati della NATO e soci della Germania.
Questo fa pensare che si voglia dare una “lezione” al governo di Orban ed ai governi di Macedonia e Serbia, troppo legati alla Russia e recalcitranti ad accettare le direttive di Berlino e di Washington in quanto a sanzioni ed apertura delle frontiere e adesione alle direttive occidentali. In attesa di una prossima probabile “rivoluzione colorata”, questo può essere un primo segnale.
In ogni caso, dopo l’apertura della Merkel, disposta ad accogliere i profughi siriani senza limitazione, si sono affrettati a comunicare la stessa disponibilità anche la Francia e il Regno Unito e questo ha fatto salire il prezzo dei passaporti falsi siriani e documenti simili venduti sul mercato nero dai trafficanti.
Persino David Cameron, il premier britannico, quello che non faceva passare i migranti e profughi da Calais (forse perchè quelli sembrano  troppo “abbronzati”) ed aveva chiuso del tutto le frontiere del Regno Unito, improvvisamente ha cambiato idea e, oltre ad aprire ai profughi siriani, ha subito chiarito che la Gran Bretagna si appresta ad intervenire direttamente in Siria, seguito a ruota dal suo eterno socio e competitor, Francois Hollande, il presidente francese, anche lui pronto a inviare aerei e truppe in Siria. Facile pensare che entrambi abbiano ricevuto la telefonata di Obama che ha suggerito loro la linea di condotta.
Naturalmente tutti i governi  occidentali dichiarano ed assicurano che l’intervento sarà finalizzato a combattere l’ISIS ma nessuno ci crede, visto che erano già presenti per quello da un anno in Siria ed in Iraq le forze anglo francesi, oltre a quelle degli USA ed ai turchi di Erdogan, ognuno a perseguire i suoi fini, senza concludere null’altro che la destabilizzazione ed il caos, proprio le cause che hanno prodotto l’esodo dei rifugiati in massa.
Alla fine abbiamo tutti compreso, e non era poi così difficile da capire, dove sarebbero andati a parare e perchè è stata orchestrata la massiccia campagna buonista di compassione e porte aperte ai migranti siriani.
Gli Stati Uniti cercavano un buon pretesto per un massiccio intervento della NATO in Siria ed hanno creato tutto loro: prima la false flag dell’attacco con le armi chimiche (rivelatesi poi fornite dai turchi ai ribelli siriani) poi l’ISIS, lo Stato Islamico, appositamente creata dai servizi di intelligence di USA ed Israele (come risulta da una quantità di prove) per portare il caos nella regione e spezzare le resistenze degli sciiti iracheni e delle forze siriane fedeli ad Al-Assad, poi la massa di profughi da far sbarcare in Europa per avere il pretesto e la giustificazione di un intervento NATO in Siria per abbattere definitivamente lo Stato siriano, svuotarlo di buona parte della sua popolazione, istituire un protettorato occidentale in Siria sotto la rete dell’Arabia Saudita, il fedele alleato degli USA e del Regno Unito nella Regione. Vedi: Dichiarazione bomba di un Generale francese al Senato: “L’Isis è stato creato dagli Stati Uniti
Ovviamente tutta l’operazione parte con l’obiettivo ufficiale di ” combattere l’ISIS”, con le forze militari sotto il controllo NATO senza alcuna autorizzazione dell’ONU nè tanto meno alcun permesso del governo siriano che ha ben chiaro quale sia la reale finalità dell’ISIS e chi lo ha creato e perchè.
Una operazione analoga a quanto fatto in Libia con alcune varianti dovute alla coriacea resistenza siriana che dura da 4 anni e mezzo, grazie al suo esercito ed al sostegno dell’Iran all’alleato siriano e grazie alle forniture militari ed assistenza della Russia di Putin che, in ogni caso, “ha mangiato la foglia”, come si dice in gergo e non rimarrà passivamente ad assistere ad una demolizione controllata del suo alleato siriano dove, fra l’altro, esiste l’unica base navale russa nel Mediterraneo. Ci possiamo scommettere.
Questa della Russia costituisce l’unica vera incognita che, ancora una volta, potrebbe far saltare tutto il piano statunitense, o in alternativa causare un allargamento del conflitto, coinvolgendo l’Iran e la stessa Russia con conseguenze imprevedibili.
D’altra parte il piano per il nuovo assetto del Medio Oriente era stato disegnato già da molti anni dagli strateghi israeliani (vedi il piano Yinon) e da quelli statunitensi (Zbigniew Brzezinski e Paul Wolfowitz) ed in base a quel piano sono stati attuati gli interventi in Iraq, in base al pretesto delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, poi rivelatesi inesistenti, in Libia con l’operazione neo coloniale ideata dagli USA ed attuata dalla NATO con Francia e Regno Unito in prima fila e la vergognosa partecipazione italiana, con il pretesto di “portare la democrazia”. Vedi: Greater Israel”: The Zionist Plan for the Middle East
La Siria di Basar al-Assad, uno stato laico ed educato alla convivenza inter religiosa fra comunità alawita, sciita, sunnita, cristiana e drusa, nemico ostinato di Israele ed alleato dell’Iran, non poteva essere tollerato dall’elite dominante dell’Impero anglo USA sionista. Si è predisposto a tavolino il piano dell’annientamento dello Stato siriano e della deportazione della sua popolazione, in modo simile a quanto accaduto per i palestinesi .
Nelle prossime settimane possiamo prevedere che inizierà l’intervento militare massiccio dei “portatori di democrazia”, inizieranno i “bombardamenti mirati” e l’apparato mediatico di propaganda ci racconterà delle “prodezze” dei “liberatori”.
Quello sarà il momento in cui si inizierà ad attuare il piano di annientamento della Siria, a lungo studiato e che, nei calcoli dell’elite dominante, dovrà servire da monito a tutte le altre popolazioni e stati che volessero osare sfidare l’Impero e sottrarsi all’egemonia anglo USA sionista.
Facile prevedere che “la campana suonerà” poi anche per le orecchie di Teheran e dell’Iran che, dopo l’accordo sul nucleare, dovrà attendere il prossimo pretesto e la prossima campagna mediatica occidentale, in quel momento potrà comprendere che sarà arrivato il suo turno. Soltanto questione di tempo.

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