ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 20 ottobre 2015

Qui lo penso, qui lo disfo

Quelli che rispettano la dottrina, ma poi attaccano i dogmi di fede. Come il matrimonio indissolubile
L'indissolubilità del matrimonio è un dogma di fede
Tra i tanti messaggi usciti in questi giorni dal Sinodo non mancano quelli che, pur essendo presentati come meri adattamenti “pastorali” alla mutata situazione sociologica, propongono in realtà un radicale cambiamento della dottrina dogmatica e morale della Chiesa, in particolare per quanto riguarda i sacramenti del Battesimo, della Penitenza, del Matrimonio e dell’Eucaristia.
Le obiezioni che sono state sollevate da importanti Pastori all’interno del Sinodo (basi pensare al Prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, cardinal Gerhard Müller), preceduti e seguiti da autorevoli teologi all’esterno di esso, non sono certamente dettati da pregiudizi ideologici o da prese di posizione conservatrici, ma solo dalla doverosa difesa di quegli elementi essenziali del dogma e della morale cattolica che l’azione pastorale non può mai obliterare, ma deve invece sempre riproporre opportunamente ed efficacemente affinché il Popolo di Dio li comprenda, li ami e li viva in ogni tempo e in ogni luogo.
La replica a tali obiezioni è spesso sconcertante. Gli autori delle proposte più inquietanti vanno ripetendo che le riforme da loro richieste non toccano la dottrina, oppure che la pastorale non deve essere “condizionata” dalla dottrina, essendo questa fatta di nozioni astratte, di per sé lontane dalla vita reale, lì dove sono impegnati gli “operatori della pastorale”. In ambedue i casi, quando dicono “dottrina” non si sa mai a che cosa si riferiscono concretamente. Devo dire che, anche in questo caso, uno dei peggiori guai derivanti dalle polemiche sulle riforme che il Sinodo dovrebbe introdurre nella prassi della Chiesa è proprio la crescente confusione dei termini (non sociologici, ma teologici) della questione e di conseguenza la sostanziale ambiguità del discorso. Lo ha deprecato persino uno dei circuli minores del Sindo che si sta svolgendo in questi giorni, quello denominato “Anglicus D” e moderato dal cardinale canadese Thomas Collins, quando si è espresso contro l’Instrumentum laboris (il testo che fa da guida ai lavori sinodali) lamentando che in questo documento «non si trova alcuna definizione di matrimonio» e che questa è «una grave mancanza che provoca ambiguità in tutto il testo».
Io, per amore di chiarezza (prerequisito di ogni confronto di opinioni, specie in teologia), preferisco parlare semplicemente di “dogma”, come ho fatto in varie pubblicazioni recenti che entrano nel vivo del dibattito attuale (prima Dogma e liturgia, poi Dogma e spiritualità e infine Dogma e pastorale, edite tutte e tre dalla Leonardo da Vinci). E per “dogma” intendo (e ho buoni motivi per credere che tutti dovrebbero intenderlo così) la fede della Chiesa, ossia la dottrina cattolica certa, in quanto garantita dal Magistero e proposta a tutti i fedeli in termini espliciti e definitivi come verità rivelata da Dio, prima con Profeti e poi con Cristo Gesù. Nella nozione di “dogma” rientrano dunque:
1) Le formule liturgiche che costituiscono il “Credo”, ossia la solenne professione di fede della Chiesa; si tratta dei “simboli”, come sono quelli che si recitano nella celebrazione eucaristica (il Simbolo degli Apostoli e il Simbolo Niceno-costantinopolitano) e altri ancora, come il Simbolo Atanasiano (che espone in modo dettagliato i termini del mistero trinitario).
2) I libri dell’Antico e del Nuovo Testamento, ossia la Sacra Scrittura, il cui contenuto è considerato dalla Chiesa come «la Parola di Dio messa per iscritto», nel senso che essa ha come autori gli agiografi, i quali però esprimono fedelmente ciò che Dio stesso ha loro ispirato. Nella Sacra Scrittura ciò che è esplicitamente insegnato da Dio appartiene al dogma in modo immediato; ciò che invece richiede di essere esplicitato o interpretato appartiene al dogma in modo mediato, ossia quando la Chiesa si pronuncia autorevolmente sulla sua corretta interpretazione, essendo il Magistero, per espressa disposizione di Cristo stesso, garante della divina ispirazione della Scrittura e sua infallibile.
3) Le formule dogmatiche emanate dal mistero ecclesiastico in forma solenne (concili ecumenici, speciali pronunciamenti del Papa ex cathedra)  o anche in forma ordinaria, quando però la dottrina è esposta come definitiva e irriformabile.
Un esempio assolutamente pertinente, nel  contesto delle discussioni in atto nel Sinodo sulla famiglia, è la norma morale circa l’indissolubilità del matrimonio, già come contratto naturale, e pertanto ancora di più come sacramento della Nuova Legge, ossia quando si tratta di un matrimonio tra battezzati. La norma si trova espressamente enunciata da Cristo stesso nei Vangeli, in termini tali da non richiedere alcuna interpretazione del suo significato essenziale e della sua portata pratica. La Chiesa, infatti, l’ha recepita alla lettera, inserendola in un coerente corpus dottrinale, costituito da documenti del magistero solenne (come quelli del Concilio di Trento) e del magistero ordinario (dall’enciclica Casti connubii di Pio XI all’enciclica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II), sulla base del quale sono state promulgate le vigenti leggi della Chiesa (vedi il Codice di Diritto Canonico del 1983). 
Lo stesso dicasi della necessità di non avere compromessi con il peccato al momento di accostarsi alla comunione eucaristica, come ammonisce in termini perentori san Paolo. Insomma, la materia matrimoniale ha nella Sacra Scrittura e nel Magistero una formulazione precisa e definitiva: siamo in presenza di articuli fidei, ossia di elementi essenziali della dottrina cattolica certa e definita, ragione per cui ipotizzare una prassi pastorale in contrasto con essa significa, non solo ignorare ma proprio contraddire  il dogma cattolico, quali che siano gli argomenti dialettici con cui si cerca di dissimulare tale contraddizione. 
Tra gli argomenti dialettici più spesso adoperati c’è la pretesa necessità di superare, con una prassi attenta alla concretezza delle situazioni esistenziali, quello che sarebbe il limite della dottrina sul matrimonio, ossia la sua “astrattezza” e la sua “lontananza dalla vita”. Parlare i questi termini costituisce  una vera e propria assurdità dal punto di vista teologico. In teologia tutti dovrebbero sapere che la verità rivelata ha un carattere intrinsecamente ed eminentemente pragmatico: è una “verità che salva”, è la misericordia di Dio che viene incontro all’uomo, incapace di salvarsi con le sole risorse della sua intelligenza e della sua volontà, mostrandogli la meta cui deve giungere e fornendogli i mezzi per raggiungerla. In teologia tutti – ripeto - dovrebbero sapere che la verità rivelata non è qualcosa di meramente teorico e distante dalla vita, visto che tutti citano le parole stesse di Gesù, il Rivelatore del Padre, che dice di sé: «Io sono la via, la verità e la vita». 
Per di più, come faceva notare già nel Medioevo Tommaso d’Aquino, la rivelazione contiene non solo verità metafisiche (la Trinità, le due nature nell’unica Persona di Cristo, l’azione carismatica dello Spirito Santo che santifica tutti i fedeli e assicura alla Chiesa l’infallibilità e l’indefettibilità) ma anche verità storiche, ben in evidenza nel Credo (la creazione, il peccato originale, il diluvio universale, la vocazione di Abramo, la liberazione del popolo di Israele dalla cattività in Egitto, e finalmente, «giunta la pienezza dei tempi», la nascita del Salvatore da Maria Vergine, la sua Passione, morte e resurrezione, la sua Ascensione in Cielo). Quando la Chiesa celebra l’Eucaristia, non solo contempla la verità metafisica della “Presenza reale” di Cristo sotto le specie del pane e del vino, ma fa anche “memoria” degli eventi salvifici realizzati da Dio nella “storia della salvezza” e che culminano, appunto, nel Sacrificio della Croce. Dunque, che il dogma sia astratto e lontano dalla vita reale, non lo possono certamente pensare né i Pastori, se sono fedeli al loro compito di “maestri della fede”, né i teologi se sono fedeli al loro compito ecclesiale di interpretazione razionale della fede che essi professano assieme a tutti gli altri fedeli.

di Antonio Livi 20-10-2015

Mons. Gadecki: chi pensa al cambiamento della prassi di 

fatto pensa al cambiamento della dottrina


sinodo 02Il dibattito sulle questioni più sensibili dovrebbe trovare oggi una prima risposta circa il suo reale andamento, grazie alla presentazione delle relatio dei circoli minori nell’Aula del sinodo. Intanto, specialmente per la questione dell’eucaristia ai divorziati risposati, sembra affermarsi la pastorale “caso per caso”, nel nome di un approccio che, si dice, non intacca la dottrina, ma “aggiorna” solo la prassi. Questa soluzione non manca di sollevare perplessità, come scrive il teologo mons. Antonio Livi sulla Nuova Bussola quotidiana (vedi QUI).
Anche il presidente della conferenza episcopale polacca, mons. Stanisław Gądecki, in una nota pubblicata sul sito dei vescovi di Polonia, mostra la sua preoccupazione a proposito. Ecco una nostra traduzione del testo:
“Tutti stanno praticamente ripetendo che non ci saranno cambiamenti dottrinali, ma ciò è inteso in modi diversi. Se aggiungete a questo primo gruppo l’affermazione che sono possibili cambiamenti disciplinari, ciò significa in pratica che la solidità della dottrina sta per essere annullata. A mio avviso non è possibile sostenere la separazione della prassi della Chiesa dalla sua dottrina, dal suo insegnamento. Le due sono inseparabili. Ho l’impressione che molti sostenitori di questa modernità stanno di fatto pensando ad un cambiamento della dottrina, anche se lo chiamano cambiamento della disciplina della Chiesa. E’ un punto inquietante in queste discussioni, perché si sottolinea fortemente: “noi accettiamo la dottrina integrale”, ma poi immediatamente segue una proposta che non ha niente a che vedere con quanto detto. Questo mi preoccupa molto, perché gli uni e gli altri stanno dicendo che non vogliono cambiamenti nella dottrina. Ma allora da dove provengono queste pratiche opposte alla dottrina?”
Proponiamo inoltre ai lettori la traduzione dell’intervento che la dott.ssa Anca-Maria Cernea, Presidente Medici Cattolici di Bucarest (Romania), ha tenuto venerdì scorso nell’Aula del Sinodo.
Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,
io rappresento l’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest. Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.
Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.
Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.
Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.
Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.
La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia. La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica. Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.
Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.
Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay.
Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni. Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana.
Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta l’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.
È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.
È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.
«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).
La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal “cambiamento climatico”.
La soluzione è l’Evangelizzazione, la conversione.
Non può essere un sempre crescente controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la “salute riproduttiva”, i “diritti” degli omosessuali, l’educazione di genere, etc.
Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.
La nostra Chiesa fu soppressa dall’occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all’esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.
I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con in comunisti.
Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: “Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino”.
Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi,preghiamo con ansia per questo sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.
Anca-Maria Cernea
Presidente Medici Cattolici di Bucarest (Romania) 

Pubblicato il
  in sinodo2015.
http://sinodo2015.lanuovabq.it/mons-gadecki-chi-pensa-al-cambiamento-della-prassi-di-fatto-pensa-al-cambiamento-della-dottrina/



«La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal cambiamento climatico»


Il 17 Ottobre è intervenuta al Sinodo dei Vescovi la dottoressa Anca Maria Cernea, cattolica rumena e Presidente dell'Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest. Il suo appello è stato pubblicato, tradotto in italiano, sul sito di Chiesa e postconcilio

Sono rimasto estremamente colpito dalle sue parole. Parole chiare, limpide, animate da una fede solida e da una grande carità. La dottoressa Cernea ha parlato della persecuzione comunista, della testimonianza eroica dei Pastori durante il regime bolscevico, della fedeltà del popolo cattolico. Ha citato nientemeno che Nostra Signora di Fatima, ricordando che Ella aveva annunciato che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori nel mondo:

Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone. Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay. Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni. Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana. 
Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta l’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo. È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo. È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo. «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

Le parole di questo medico cattolico, di questa signora di intemerata fede, suonano come un monito severo per i Padri Sinodali. Esse sono un'accusa, serena ma non per questo meno grave, delle turpi connivenze di tanta parte dell'Episcopato - e della Curia Romana - allo spirito del secolo.

Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: “Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino”.

Voi, Pastori del Gregge del Signore: non vi sentite svergognati da questo accorato appello? Non vi vergognate dei vostri silenzi, delle aperture al mondo? Non pensate, voi che siete così solleciti verso i nemici di Cristo e tanto irridenti verso i fedeli cattolici, che su di voi grava una responsabilità pesantissima, e che dovrete render conto al Supremo Pastore per esservi comportati da mercenari infedeli, anzi per aver abbandonato il gregge a voi affidato in pasto ai lupi rapaci? 

Vi riempite la bocca di vuote parole che compiacciono i nemici di Cristo; tacete la Verità di cui siete custodi e osate diffondere l'errore, facendovi scudo di un concilio che avete plasmato a vostro uso e consumo; vi citate l'un l'altro, guardandovi bene dal ripetere gli insegnamenti di Nostro Signore e della Sua santa Sposa. Parlate di misericordia per legittimare i vizi altrui e l'ignavia vostra. Parlate di collegialità e sinodalità perché non avete né il coraggio né la tempra di governare saggiamente, preferendo scaricare le responsabilità sulle decisioni di una fantomatica maggioranza. Riservate le vostre invettive ai buoni cristiani, accusandoli di ipocrisia, mentre vi mostrate accondiscendenti verso i malvagi e gli emissari del demonio. Voi tradite la Chiesa, in seno alla quale siete stati allevati ed alla quale avete giurato fedeltà, mentre vi accompagnate alle peggiori prostituzioni. Voi umiliate il vostro Ordine Sacro e la persona di Cristo, inchinandovi davanti ai ministri delle sette e delle idolatrie; rinnegate la divinità del Salvatore davanti a coloro che Lo hanno crocifisso; vi fate amici di Caifa e di Pilato per puro calcolo mondano, per pavidità, per connivenza. 

Immagino che molti di voi avranno commiserato quella povera, ingenua dottoressa rumena. Viene dall'Est, poverina: ha ancora la testa piena di tutte quelle idee retrograde alla Cardinal Mindszenty. Crede anche alle profezie di Fatima, l'ingenua. E parla di comunismo! Sembra di esser tornati agli anni Cinquanta. 

Già: voi siete superiori. Voi vi siete disfatti degli orpelli pacelliani e di tutto il guardaroba cattolico. Con le insegne che disprezzate, avete gettato anche la fede e i buoni costumi. D'altra parte, il vostro idolo Montini, mentre Pio XII aiutava i Presuli oltrecortina, mandava le liste dei missionari ai servizi segreti comunisti, che puntualmente li incarceravano, li torturavano, li uccidevano. E mentre i semplici cattolici subivano la persecuzione sotto un regime odioso, il vostro Roncalli parlava di distensione, non condannava nessuno, salvo i profeti di sventura. E si guardava bene dal rivelare quel Terzo Segreto, che solo recentemente avete maldestramente alterato, falsificandolo e spacciandone una versione edulcorata come autentica. Mentre i sacerdoti e i Vescovi morivano come martiri, voi intrattenevate relazioni con i loro persecutori.  

La signora Cernea parla di pentimento e di conversione: la meschina! Vedo sui vostri volti un ghigno di sufficienza e compatimento, mentre ammiccate tra di voi. Lasciamola parlare, poveraccia. Facciamole vedere che noi diamo voce a tutti, dal bambino sacrilego che dà la Comunione al padre divorziato, alla bigotta con la mania dei comunisti. Chissà le facce che avrà fatto Kasper, o Daneels, o Forte. Kasper, quello che tratta i Vescovi africani come negri ignoranti: loro non ci dovrebbero dire troppo quello che dobbiamo fare. Solo perché non accettano che voi barattiate la Verità cattolica con il plauso dei pervertiti. E poi il vostro Bergoglio se ne va a Cuba in udienza da Fidel Castro, e quando gli chiedono come mai non abbia incontrato i cattolici perseguitati dal regime, finge di non saperne nulla: perché, ci sono perseguitati a Cuba? 

Non vi vergognate, voi Pastori, di quello che siete diventati? Non vi rimorde la coscienza, se mai vi soffermate ad esaminare la vostra condotta? Come potete accostarvi alla Confessione e alla Comunione, come potete celebrare il Santo Sacrificio, pensando al Giudizio di Dio che incombe tremendo su di voi? 

E voi, pavidi Prelati, che vi mimetizzate nella massa paonazza o porporata dei vostri Confratelli; voi che vorreste parlare ma non osate, perché temete per la vostra carriera o non volete farvi ostracizzare dalla Conferenza Episcopale o dalla Curia Romana: non pensate all'eternità che vi attende? Credete che il silenzio di un Pastore d'anime abbia le stesse conseguenze di quello di un semplice fedele? Qui autem negaverit me coram hominibus, negabo et ego coram Padre meo qui in caelis est. Che testimoni di Cristo siete, se lo rinnegate quotidianamente con la vostra pavidità? Numquid et tu ex discipulis ejus es? E voi negate: Non sum. Nescio quid dicis. Pensate alla brevità di questa vita, e al destino eterno che vi attende: avete la responsabilità della salvezza dell'anima vostra e di quella dei fedeli che vi sono affidati, e Dio ve ne chiederà conto. Jota unum, aut unus apex non praeteribit

Non vi bruciano le parole di questa donna? Non vorreste aver voi il coraggio di alzarvi dinanzi all'aula sinodale e dire con fierezza quelle parole? Non siete capaci di metter da parte le citazioni del Concilio, le formule odiose ed equivoche da sindacalisti, ed affermare ad alta voce: Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino? Non avete fede nella grazia di stato? Pensate che non vi siano schiere di Angeli pronti ad assistervi e a proteggervi? che la Vergine e i Santi non intercedano dinanzi al Trono di Dio con maggior forza per voi Vescovi e sacerdoti, che siete Ministri di Cristo in terra? 

Credete forse di esser Vescovi solo per farvi salutare nelle piazze come i sommi sacerdoti, per venir invitati alle inaugurazioni e alle conferenze, per esser chiamati Eccellenza anche se ritraete con malcelata lusinga la mano al bacio dell'anello? Cristo vi ha fatti Pastori perché lo seguiate sulla via regale del Calvario: non est servus major domino suo. Sperate di meritare il Paradiso - se ancora ci credete - a colpi di incontri ecumenici e di visite alla sinagoga? Pensate di salvarvi l'anima solo perché vi fate riprendere dalle telecamere mentre baciate i piedi dei galeotti o indossate scarpe sformate? non pensate che quell'abito sciatto e anonimo che portate, lungi dal presentarvi come persone semplici, umilia la sacra dignità del Signore di cui siete indegnissimi servi, mentre esalta il vostro ego? 

Ascoltate le parole di una semplice fedele, di una laica, di una donna: in quelle semplici parole è custodita una verità che voi avete dimenticato o che colpevolmente non sapete più proclamare. Usate le parole del Vangelo, non quelle del Concilio,  quod autem his abundantius est.

Vi scongiuro, per le Piaghe di Cristo: convertitevi, confessate le vostre colpe, emendatevi e fate penitenza. Siate fieri del Sigillo Sacramentale che vi orna le mani e la fronte: sta a voi farlo risplendere come un diadema regale o farne un tizzone inestinguibile per il vostro tormento eterno. 
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