ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 11 dicembre 2015

Distanza abissale

A proposito di conversione...

Spett.le Redazione,
ringraziandoVi per il Vostro apostolato, vorrei inviare questa mia riflessione sperando che possa essere utile ai lettori e ai "confratelli" della Corsia.
Faccio parte di coloro che hanno abbandonato la Messa Nuova per fare ritorno a quella Antica. Dico ritorno non perché frequentassi prima la Messa tridentina: l'ho scoperta dopo essere entrato in crisi a causa proprio della Messa imposta dal Concilio Vaticano II e delle celebrazioni indegne di cui sono stato testimone, non solo nella mia parrocchia. La Provvidenza (chi altro?) mi ha condotto un giorno in una Chiesa in cui si celebrava il Rito tridentino... e mi sono sentito a casa: ecco perché parlo di ritorno...

Basta assistere ad una Messa in rito antico e ad una Messa riformata dal Vaticano II per accorgersi della distanza abissale che sussiste tra i due riti: la domanda su quale delle due sia la vera Messa è superflua perché di un'evidenza cristallina. Semmai l'interrogativo che sorge spontaneo è il seguente: come è possibile che i fedeli che hanno conosciuto e vissuto la Messa di sempre abbiano accettato senza battere ciglio la soppressione di fatto di quel rito per accoglierne un altro che non solo corrisponde per molti versi al suo esatto contrario ma che soprattutto ha perso quanto di più prezioso esista per la vita dell'uomo, e cioè la Grazia santificante?
Possiamo parlare di ignoranza religiosa, certamente, quella mancanza di volontà di indagare e approfondire tutto ciò che riguarda la vita spirituale; oppure si può immaginare una sorta di cambiale in bianco firmata in buona fede dai fedeli, per eccesso di fiducia nei sacerdoti di Santa Romana Chiesa e nel Concilio Vaticano II... Possiamo proseguire nell'elencare una serie di ipotesi ma temo che la vera ragione non sia che una sola: si è lasciato che mani umane sabotassero la Messa "di sempre" perché il cuore dei fedeli, prima ancora che quello di molti sacerdoti, era già contaminato dal male. Quando il cuore dell'uomo si indurisce, il male trova terreno fertile per attecchire, creando l'ambiente ideale per sviluppare i suoi frutti mortiferi. 
Purtroppo questo vale anche per tutti quei fedeli che assistono alla vera Messa perché nessuno è dispensato dal dovere interiore di prendersi cura della propria anima, seguendo con scrupolo l'insegnamento di Cristo. Il fatto di partecipare alla Messa in rito antico non è condizione sufficiente per ritenersi al riparo dal male e pensarsi in stato di Grazia. Proprio la Grazia, di cui tutti necessitiamo, normalmente non può investirci se trova davanti un cuore chiuso e falsamente aperto al cambiamento. Nel Vangelo, ogni miracolo compiuto da Cristo al peccatore di turno presupponeva sempre un cuore aperto ad accoglierlo: “La tua fede ti ha salvato” ripeteva Gesù. Questa era ed è la condizione. Ma senza fede e desiderio di cambiamento si perde quella giusta predisposizione necessaria alla ricezione della Grazia miracolosa. In tal caso nemmeno la vera Messa può, di nuovo sottolineo, normalmente (perché Dio può folgorare chiunque: si pensi alla conversione di San Paolo), nemmeno la Santa Messa può convertire chi non vuole faticosamente mettere in gioco il proprio io, chi non intende accettare gli sforzi di migliorare prima di tutto se stesso... questo è il motivo per cui anche nelle comunità che frequentano il rito antico ci possono essere divisioni e mancanza di fraternità. Si finge devozione e contrizione interiore durante la celebrazione, salvo poi uscire di Chiesa e ritornare ad assumere comportamenti velati di ipocrisia, di falsità, di invidia, di rancore... L'ambiguità torna ad essere il clima ideale dove sguazzare, ritenendo la furbizia il miglior stile di vita...
Benché sia iniziato il Giubileo della Misericordia, Dio non ci sta facendo Misericordia; Dio ci sta castigando, perché siamo gente dal cuore duro, gente ipocrita. Ed il fatto che la Chiesa attuale sia governata sin dai vertici da sacerdoti indegni e traditori che evidentemente ci meritiamo, non è che un richiamo di Dio alla vera conversione. L'uomo ha bisogno come l'ossigeno di un luogo santo dove incontrarLo e ricevere le Sue Grazie: è la Messa tridentina quel luogo. Ma occorre in aggiunta la volontà di sincera conversione per accogliere quelle Grazie. Ci si converte facendo penitenza e mostrandosi sinceri dinanzi al Signore e dinanzi al prossimo, non fingendo di essere veri cattolici quando non lo si è, nè tanto più rivendicando dal Cielo misericordia per poter continuare a peccare ed essere ipocriti come e più di prima.

Alessandro Erbaglio
http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1336

La Santa Messa in rito romano: non è solo questione di latino

Il latino non c’entra, celebrare la Messa secondo il rito di san Pio V non è una questione linguistica



Ci sono sacerdoti, vescovi e fedeli, per i quali la chiesa cattolica è un giovane virgulto di una quarantina d’anni. Daterebbe, la sua nascita, all’incirca 1960 anni dopo Cristo, e coinciderebbe con il Concilio Vaticano II e poi, ancor più, con la riforma liturgica del 1970. Un po’ come i testimoni di Geova, o i mormoni, il cui fondatore vantava di aver ritrovato in una vecchia cassa il vero Vangelo smarrito per secoli, anche certi cattolici ritengono che il verbo di Cristo abbia risuonato inutilmente, incompreso, per interminabili anni, sino a una leggendaria "primavera conciliare". Costoro, quando si parla della liturgia di sempre, descrivono, con un velato "razzismo", scenari lugubri, tenebre di ignoranza, miserie intellettuali indicibili: prima della liturgia in volgare, le "donnine biascicavano preghiere che non comprendevano", gli uomini uscivano dalla chiesa durante la predica, i preti tuonavano e imprecavano dai pulpiti… roba, insomma, da preistoria, da gente delle caverne, da fede infantile e superstiziosa, sorta per sbaglio insieme a cattedrali e opere d’arte meravigliose. Potrei crederci, se non avessi mai assistito a una Messa antica e non avessi mai sentito cantare il "Pange lingua", lo "Jesus dulcis memoria", o la "Missa de angelis"; oppure se non dovessi sorbirmi, talora, i tamburi, le schitarrate, le prediche insulse, e il disprezzo, involontario, dell’Eucarestia, protagonisti di tante messe odierne in cui si è smarrito il senso del sacro e del mistero.
Certo, vi saranno stati anche dei piccoli ritocchi, giustamente auspicabili anche per il vecchio rito, per adeguare ai tempi, non la sostanza, ma il linguaggio, e del resto anche i padri conciliari più tradizionalisti non lo negarono affatto. Ma nella sua essenza la Messa di un tempo continua oggi ad affascinare uomini e donne che desiderano ancora credere nella continuità della storia della Chiesa, che si sentono in comunione con duemila anni di storia, perlomeno per il debito di gratitudine che occorre avere verso chi la fede ce la ha tramandata. "Vi ho tramandato, affermava san Paolo, ciò che anch’io ho ricevuto".
Per questo vi sono fedeli in tutta Italia che richiedono sempre di più di poter conoscere il vecchio rito, benché tra i "sapienti" del tempio vi sia talora indignazione e perfino disprezzo. Lo capisco leggendo un piccolo librino appena scritto da Manlio Sodi, noto direttore nientemeno che della Rivista Liturgica, intitolato: "Il messale di san Pio V. Perché la Messa in latino nel III millennio". Si tratta di una critica al motu proprio,fatta con apparente garbo, ma dimostrando in realtà immenso fastidio per chi non capisce, e cioè, tra gli altri, per lo stesso Benedetto XVI. Sodi inizia la sua denigrazione mettendo subito in confusione il povero lettore. Parlando del messale di Pio V dice a pag. 3 che è stato "abrogato" e poi "abolito", mentre a pagina 5 scrive: "ma la Messa in latino è sempre stato possibile celebrarla! Dunque il problema è altrove". Poi a pagina 26 afferma: "Anche il messale del Vaticano II (sic) è pubblicato in latino… un ulteriore segno che mai è stata abolita la
Messa in latino". Si mena il can per l’aia, dicendo e contraddicendo, e infine riducendo il problema liturgico a una questione essenzialmente linguistica.

Una lezione di storia in abiti eccentrici
I concetti ribaditi di continuo da Sodi sono i soliti: il nuovo messale è più ricco, ha più letture, ha tante preghiere eucaristiche, mentre il messale di Pio V è povero, quasi rudimentale… Sempre, il discorso cade sulle letture, sull’ascolto della parola: la centralità dell’Eucarestia, l’incontro con Cristo fattosi carne, è assolutamente secondario, assente. La Messa, per Sodi, è "un’esperienza viva di comunità celebrante", mentre il vecchio rito "non ha contribuito a sottolineare che Cristo è presente nella sua Parola quando questa si proclama nell’assemblea". Si tratta a ben vedere, di una definizione della Messa non cattolica, assai simile, se non identica, a quella protestante, che propone l’idea del sacerdozio universale e riduce la Messa a un puro memoriale, in cui l’incontro con Cristo non è reale, fisico, in "corpo, sangue, anima e divinità", ma passa dall’ascolto della sua parola e dalla presenza di persone disposte, bontà loro, a ricordarlo e a rileggerne gli insegnamenti che furono. La Messa come una lezione di storia, insomma, con abiti un po’ eccentrici. In quest’ottica Cristo sarebbe l’Emmanuele, il "Dio con noi", principalmente, se non esclusivamente, con la sua Parola, alla condizione, per di più, che questa si proclami alla presenza dei fedeli, e, come scrive a pagina 30, dei "loro educatori, i presidenti dell’assemblea". Non servono discorsi per commentare una visione così razionalista, estranea alla retta dottrina sulla Messa: basti pensare alla figura di padre Pio, che rappresenta nella storia del cristianesimo uno dei santi che più ha saputo incarnare l’idea di sacerdote come ponte tra Dio e gli uomini. Padre Pio non si è mai considerato un
"presidente di assemblea", un semplice "educatore", non solo perché celebrò innumerevoli volte da solo, senza fedeli, ma soprattutto perché viveva nella sua carne l’incontro con Gesù crocifisso,viveva, cioè, ogni momento, la sua Messa. Le folle non accorrevano a lui per come leggeva le Sacre Scritture: rimanevano affascinati dal modo in cui pronunciava le parole della consacrazione, da come si inginocchiava davanti al corpo di Cristo, dalla tenerezza con cui lo teneva tra le mani, dalle gocce di sangue che sgorgavano dalle sue palme, dalla consapevolezza che aveva di essere, nonostante tutta l’umana abiezione, un altro Cristo.

Fonte: Francesco Agnoli, 15 novembre 2007

4 commenti:

  1. Anch' io me lo sono chiesto spesso: ma come hanno potuto? Come hanno potuto tutti quei fedeli che avevano la comodità di assistere, se lo volevano anche tutti i giorni , alla Messa cattolica, accontentarsi di quella pallida e spiadita copia protestantizzata e protestantizzante che è stata imposta dalla fine degli anni 60?
    Forse pensavano, come credevo io che in quegli anni sono nata, che si limitasse alla “traduzione” in lingua corrente della Messa cattolica (salvo rimanere completamente disorientata la prime volta che ebbi l'avventura di assistere a una Messa in latino, visto allora frequentavo con relativa frequenza il nuovo rito)...forse: ho ritrovato il messalino che mia mamma aveva comperato nel '63 (mai usato... ma che ora conosce una nuova giovinezza); se prima si pregava il Rosario durante la Messa forse (dico forse perchè io allora non c'ero) non si conosceva abbastanza il rito per restare sconvolti dai cambiamenti introdotti contemporaneamente alla versione italiana della Messa. Forse.
    Forse un forte senso di ubbidienza verso ciò che l'autorità religiosa imponeva... forse: ma perchè allora questo forte senso di ubbidienza non è stato seguito là dove toccava ambiti più personali (morale legata al matrimonio e alla procreazione)?
    Fatto sta che, oggi come oggi,io mi sento profondamente motivata ad andare a Messa (quella in latino naturalmente) e se mi capita di presenziare alle celebrazioni del “novus ordo” avverto un forte disagio. E quando sono a Messa prego perchè il Signore ci dia un parroco che sia solo della nostra parrocchia, non una specie di trottola che corre da una parrocchia all'altra. E so che quando ciò accadrà la Messa sarà di nuovo quella che celebravano gli Apostoli.
    Intanto ringrazio del dono che mi è stato fatto: so che non è troppo tardi, anche se sembra, perchè il momento lo ha scelto il Signore... se ci ha dato questa pesante croce preghiamo perchè ci dia il coraggio e la forza per portarla e rivedere la sua Chiesa come Lui l' aveva voluta.

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  2. Vedi, cara amica e sorella in Cristo, io che sono nato a guerra appena finita (la 2^) ho fatto in tempo adf esser catechizzato da un santo sacerdote in talare (al quale servivo anche la messa in latino) munito del catechismo di S. Pio X. Ricordo ancora a memoria le domande e le risposte: chiare, cristalline, prive di ogni ambiguità, altro che la teologia del dubbio di Martini, la sua "cattedra dei non credenti", o il cortile dei gentili di Ravasi. Però, vedi, tante persone del mio enoturage, anche brave e oneste, dicono "almeno adesso si capisce cosa dice il prete...", le basi del cattolicesimo le hanno perdute del tutto, in 50 anni di lavaggio del cervello da un clero filocomunista, protestante di fatto, ecumensista ideologizzato. Tanti, tropi, confondono oramai la Chiesa con le Onlus, con il solo umanesimo laico, e nulla più. Quando Bergolgio toglierà l'Eucaristia dalla messa (e lo farà, prima o poi) non se ne accorgeranno nemmeno. Sono ormai posseduti, anestetizzati, sembra abbiano il fammoso microchi satanico impiantato sotto pelle. Per questo dico, e ripeto, stiamo lontani da questi preti, da questi vescovi, da questi papi. Non ascoltateli, se andate in Chiesa, andateci quando è vuota, oppure ritiratevi in voi stessi pregando mentalmente (come faccio io durante l'omelia). Un caro saluto e...sia lodato Gesù Cristo

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    1. Buona l'idea della preghiera mentale durante l'omelia, sempre più prolissa e inconcludente..
      Ho cominciato anch'io, sgranando il rosario, come facevano le tanto vituperate e odiate " pie vecchiette" durante le messe latine che tuttora vengono anatemizzate dal parroco, che sempre le cita ad esempio di ignoranza.
      Quando gliel'ho detto, compatendomi mi ha chiesto perché lo faccio, e si é limitato a sorridere quando gli ho detto che dobbiamo pur difenderci..!

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  3. ...Sempre sia lodato!
    Noi cattolici delle ultime generazioni abbiamo anche perso quelle "buone maniere cattoliche" che, fino a qualche tempo fa mi suonavano come quasi delle formule caricaturali...
    Siamo proprio diventati dei poveretti alla deriva, incapaci di difenderci dalle storture che stanno ammorbando la nostra fede e la stanno veramente riducendo a una "scimmiottatura" del "bob ton" del mondo.
    Quando sentivo la mia madrina (pia donna) magnificare Napolitano...
    Quando sentivo i miei zii (fedeli alle messe nuove) non essere poi così contrari alla soluzione finale per la povera Eluana...
    Quando, durante una discussione sulla sparizione delle vocazioni al sacerdozio,il mio parroco(della mia e di altre 4 parrocchie) ha risposto all' osservazione fattagli che Gesù aveva chiesto di pregare il Padre perchè mandasse gli operai necessari alla messe :" Ma questo valeva per i primi tempi del Cristianesimo...ora sono i laici che devono fare la loro parte"...
    ... mi spiego perchè il Vangelo esorti a sperare contro ogni speranza.
    Questa strana situazione di infima minoranza a cui siamo ridotti noi che amiamo la Santa Chiesa come sposa di Cristo da 2000 anni e non come rispettabile società umana dedita alle opere filantropiche, mi fa pensare a quante volte nelle Sacre Scritture il Signore affidi importanti missioni a pochi, piccoli e poveri per far meglio capire che è Lui quello che , alla fine, decide le sorti della storia, ma vuole pur sempre che ci sia una piccola componente di umanità, pur con i suoi limiti e le sue debolezze, che gli si dimostri fedele fino all' ultimo.
    Chiediamo a Dio la forza per affrontare questo compito.
    Un caro saluto anche a te, caro amico e fratello in Cristo; e...
    Sia lodato Gesù Cristo.

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