ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 10 gennaio 2016

L’orologio della storia

Il saggio di Angela Pellicciari su Lutero. L’alterazione della fede, la guerra alla ragione, l’esorbitanza del potere      di Piero Vassallo 

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(ristampa dell’articolo pubblicato in data 23 gennaio 2013)
Nel saggio “Martin Lutero”, edito in questi giorni da Cantagalli in Siena, la storica Angela Pellicciari propone una perfetta anamnesi della malattia politica in azione fra le righe dei pallidi bluff osati dai democratici di giornata: “Lutero riporta indietro l’orologio della storia cancellando i quindici secoli dell’indipendenza rivendicati dalla chiesa di Cristo e difesi anche col sangue. La libertas ecclesiae è annullata perché negata alla radice: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio diventa date a Cesare quel che è di Cesare e anche quello che è di Dio. Date a Cesare sia il potere temporale che quello spirituale”.
Al proposito Pellicciari cita un brano ghibellino di Lutero: “poiché l’autorità temporale è stata preordinata da Dio per proteggere i buoni e punire i malvagi, si deve lasciarla libera nei suoi uffici, perché penetri indisturbata in tutto il corpo della cristianità, senza guardare in faccia a nessuno, sia pur esso papa, vescovo, prete, frate, monaco o quello che vuole”.

Lutero ha preparato il terreno ai persecutori: “la rivoluzione luterana genera mostri”. Nelle parole dell’eresiarca tedesco, infatti, si ode già il fruscio della ghigliottina cadente sulle teste delle carmelitane di Compiègne.
Il ragionamento dell’illustre studiosa desta altresì la memoria della nota del Diario in cui Soren Kierkegaard scriveva: “Quando Lutero introdusse l’idea della Riforma, che avvenne? Avvenne che anche lui, il Grande Riformatore, s’impazientì, non reduplicò abbastanza forte: chiamò in aiuto i principi e divenne in fondo un politicante, per il quale il vincere è più importante di come si vince” 1.
L’opposizione cattolica all’empietà e al totalitarismo nascosto nella demagogia politicante e comiziante, è destinata alla futilità, al compromesso o alla subalternità al potere dei seminatori di fandonie e balzelli, se non fa propria la fondamentale obiezione al potere sovrano girata da Kierkegaard al luterano Immanuel Kant. Al filosofo della Prussia luterana, all’autore di uno scritto, che contiene i semi mortificanti della massificazione, Kierkegaard obiettava: “Di quale illusione Kant non è mai stato vittima! Nella dissertazione citata [“Risposta al problema: che cos’è l’Illuminismo”] egli scrive che un re deve dire: «Ragionate quanto volete, basta che obbediate!» Io non so di cosa devo più meravigliarmi: se del disprezzo della ragione indirettamente espresso qui da un filosofo con la confessione che essa sia a tal punto impotente; oppure dell’ignoranza che Kant ha della vita umana. … Applicare questo ad un re della terra, come se ragionare e obbedire non fossero l’accostamento più pericoloso, come se il ragionare e l’obbedire fossero separati in modo da non avere la più piccola cosa in comune!” 2.
Coerente con la lezione kierkegaardiana, Pellicciari scrive: “Il Kant che tesse le lodi dei liberi pensatori, di quanto cioè hanno scosso da sé il giogo della tutela [cattolica] è però lo stesso Kant che esige obbedienza, e obbedienza cieca, nel confronto del sovrano e delle sue decisioni”.
La scolastica luterana, fucina della gnosi moderna e della suggestione nichilista, come dimostra Pellicciari, ha prodotto i lacci che la politica stringe intorno alla retta ragione. Di qui l’urgenza di ricorrere alla metafisica tomista, unica arma atta a fronteggiare il disordine mentale generato dall’apostasia germanica.
Preoccupazione di Benedetto XVI, quando era prefetto della congregazione per la difesa della fede, infatti, fu ristabilire il sano realismo contro il quale erano insorti i pre-padri delle sciagure moderne, i citati detrattori e nemici della ragione, Lutero e Kant.
Nella Fides et ratio, enciclica da lui scritta, si legge: “La verità, che Dio ci rivela in Gesù Cristo, non è in contrasto con le verità che si raggiungono filosofando. I due ordini di conoscenza conducono anzi alla verità nella sua pienezza. L’unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non contraddizione” 3.
Il principio di non contraddizione, pilastro dell’edificio filosofico e perciò bersaglio delle strategie eversive discendenti dall’irrazionalismo luterano, è rivendicato in quanto appartenente al “nucleo di conoscenze la cui presenza è costante nella storia del pensiero, si pensi, solo come esempio, ai princìpi di non contraddizione, di finalità, di causalità, come pure alla concezione della persona come soggetto libero e intelligenze e alla sua capacità di conoscere Dio” 4.
Il riscatto dell’eredità di san Tommaso d’Aquino non è suggerito da capricciose astrazioni ma dalla volontà di garantire una solida formazione ai cattolici, che devono “confrontarsi con le istanze del mondo contemporaneo e cogliere le cause di alcuni comportamenti per darvi pronta risposta” 5.
La dottrina di san Tommaso non è materia di esercitazioni erudite, ma lo strumento indispensabile alla difesa della dignità umana, aggredita da filosofie “che hanno preso congedo dal senso dell’essere”.
La “Fides et ratio” dichiara il nome comune di queste filosofie e ne denuncia l’intenzione distruttiva: “La lettura nichilista, che è insieme il rifiuto di ogni fondamento e la negazione di ogni verità oggettiva. Il nichilismo, prima ancora di essere in contrasto con le esigenze della parola di Dio, è negazione dell’umanità dell’uomo e della sua stessa identità. Non si può dimenticare, infatti, che l’oblio dell’essere comporta inevitabilmente la perdita di contatto con la verità oggettiva e, conseguentemente, col fondamento su cui poggia la dignità dell’uomo” 6.
Il saggio di Pellicciari, in definitiva, è un utile sussidio per i lettori della dottrina insegnata da Benedetto XVI e adottata dai cattolici irriducibili alla degenerazione luterana e illuminista della cultura politica.
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1 Cfr. Diario, a cura di Cornelio Fabro, Morcelliana, Brescia 1962, vol. II, pag. 192.
2 Cfr. Diario, op. cit. vol. II, pag. 60. Nel commento Fabro sottolinea la fedeltà di Kant alla burocrazia prussiana e all’ordine contro cui Kierkegaard lottava in funzione di un’idealità superiore. La mediocrità morale per non dire il servilismo di Kant, peraltro, appare nella definizione del XVIII come secolo di Federico di Prussia.
3 “Fides et ratio”, § 34.
4 “Fides et ratio”, § 4.
5 “Fides et ratio”, § 60.
6 “Fides et ratio”, § 90.

 – di Piero Vassallo 

Decet Romanum Pontificem. Testo della Bolla con cui Papa Leone X scomunicò Martin Lutero“Decet Romanum Ponteficem”

di Sua Santità Leone X
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Per il potere conferitogli da Dio, compete per nomina e divina disposizione al Romano Pontefice gestire le pene spirituali e temporali come ogni caso solidalmente merita. Lo scopo di ciò è la repressione dei malvagi disegni di uomini fuorviati, che sono stati così affascinati dal loro degradato impulso verso fini malvagi da dimenticare il timore del Signore, da mettere da parte con disprezzo i canonici decreti e gli apostolici comandamenti, e di osare formulare nuovi e falsi dogmi e di introdurre il male dello scisma nella Santa Chiesa di Dio – o di supportare, aiutare e aderire a tali scismatici, che fanno un commercio del loro stracciare la tunica del nostro Redentore e l’unità della corretta fede. Quindi si addice al Pontefice, per timore che la nave di Pietro sembri navigare senza pilota o rematoreprendere severe misure contro tali uomini e i loro seguaci, e attraverso il moltiplicare misure punitive e attraverso altri opportuni rimedi fare in modo che questi stessi uomini prepotenti, dedicati come sono a fini malvagi, insieme ai loro aderenti, non debbano ingannare la moltitudine dei semplici con le loro menzogne ed i loro meccanismi ingannevoli, né trascinarli insieme a condividere il loro errore e la loro propria rovina, contaminandoli con ciò che equivale ad una contagiosa malattiaSi addice anche al Pontefice, dopo aver condannato gli scismatici, per evitare la loro ancora maggiore perdizione e confusione – pubblicamente,mostrare e dichiarare apertamente a tutti i fedeli cristiani come temibili sono le censure e le punizioni a cui la colpa può portare, acciocché attraverso una tale dichiarazione pubblica loro si possano rivolgere, in contrizione e rimorso, alla loro vera essenza, facendo un’ abiura incondizionata delle conversazioni proibite, ristabilendo comunione e obbedienza a quanto detto nella precedente missiva, in questo modo essi possono sfuggire ai castighi divini, ed a qualsiasi grado di partecipazione alle rispettive loro condanne.
II
Siamo stati informati che dopo che questa Nostra precedente missiva Era stata esposta in pubblico e dal momento che l’intervallo o gli intervalli temporali di risposta prescrittivi sono trascorsi  – e con la presente notifichiamo solennemente a tutti i
cristiani fedeli che questi intervalli erano e sono trascorsi – molti di coloro che avevano seguito gli errori di Martino Lutero hanno preso atto della nostra missiva e dei suoi avvertimenti e ingiunzioni; lo Spirito di un sano consiglio li ha portati di nuovo in loro stessi, hanno confessato i loro errori e abiurato l’eresia come da Nostra istanza e, tornando alla vera fede Cattolica, hanno ottenuto la benedizione di assoluzione che quegli stessi messaggi erano stati autorizzati a concedere, e in diversi stati e località della detta Germania, i libri e gli scritti del suddetto Martino furono pubblicamente bruciati, come avevamo ingiunto.
Tuttavia lo stesso Martino, e ci dà grave dolore e turbamento il dire questo, lui lo schiavo di una mente depravata, ha disprezzato di revocare e rinnegare i suoi errori nell’intervallo prescritto e di inviarci anche una sola parola di revoca come da Noi paternamente richiesto, o di venire da Noi lui stesso, anzi , come una pietra d’inciampo, non ha temuto di scrivere e predicare cose peggiori di prima, contro di Noi e questa Santa Sede e la fede cattolica, e di guidare gli altri a fare lo stesso.
Ora viene solennemente dichiarato ereticoe così anche gli altri, qualunque sia la loro autorità e rango, che non hanno curato nulla della propria salvezza, ma pubblicamente e davanti gli occhi di tutti gli uomini diventano seguaci della perniciosa ed eretica setta di Martino, e coloro che hanno dato a lui apertamente e pubblicamente il loro aiuto, consiglio e favore, incoraggiandolo in mezzo a loro nella sua disobbedienza e ostinazione, o ostacolando la pubblicazione della nostra suddetta missiva: questi uomini sono incorsi nelle pene stabilite in tale missiva, e devono essere trattati legittimamente come eretici ed evitati da tutti fedeli cristiani, come dice l’Apostolo.
III
Il nostro proposito è che tali uomini debbano legittimamente essere classificati alla stessa stregua di Martino e degli altri infausti eretici e scomunicati, e che proprio qualora si siano schierati con la stessa caparbietà nel peccare del suddetto Martino, loro parimenti condivideranno le sue punizioni ed il suo stesso nome, portando con loro ovunque il titolo di “luterani” e le punizioni che esso comporta. Le nostre istruzioni precedenti erano così chiare e così efficacemente notificate e se ci si attiene così strettamente ai nostri presenti decreti e dichiarazioni, che non mancherà, avviso, prova o citazione. I Nostri decreti che seguono vengono rivolti contro Martino e gli altri che lo seguono nella caparbietà verso il suo scopo depravato ed esecrabile, come anche contro coloro che lo difendono e lo proteggono con una guardia del corpo militare, e coloro che non temono di sostenerlo con le proprie risorse o in qualsiasi altro modo, e coloro che hanno la presunzione di offrire e fornire aiuto, consiglio e favore verso di lui. Tutti i loro nomi, cognomi e grado – per quanto elevata e folgorante possa essere la loro dignità – vogliamo che siano considerati come inclusi in questi decreti con lo stesso effetto come se vi fossero elencati singolarmente e potrebbero esservi così elencati nella pubblicazione dei decreti, che deve essere favorita con un’energia pari all’altezza della forza suoi articoli.
Su tutti costoro noi decretiamo, dichiariamo, definiamo le sentenze di scomunica, di anatema, della nostra perpetua condanna e interdetto, di privazione della dignità, degli onori e delle proprietà sopra di essi e sopra i loro discendenti, e di inidoneità dichiarata per i beni stessi; della confisca dei loro beni e del delitto di lesa maestà: queste e le altre sentenze, censure e pene che vengono inflitte dal diritto canonico per gli eretici e che sono indicate nella nostra predetta missiva, decretiamo essere cadute su tutti questi uomini a loro dannazione.
IV
Noi aggiungiamo alla nostra presente dichiarazione, con la Nostra Autorità Apostolica, che gli stati, territori, campi, città e luoghi in cui questi uomini hanno temporaneamente vissuto o che gli è capitato di visitare, insieme con i loro beni – città che hanno cattedrali e sedi metropolitane,
monasteri e altre case religiose e luoghi sacri, privilegiati o non privilegiati – ognuno e tutti sono posti sotto il nostro interdetto ecclesiastico, mentre questo interdetto dura, nessuna pretesa di Indulgenza Apostolica (tranne nei casi consentiti dalla legge, e anche lì, per così dire, a porte chiuse e escluse quelle sotto la scomunica e interdetto), può essere invocata per consentire la celebrazione della messa e degli altri uffici divini. Noi prescriviamo e ingiungiamo che gli uomini in questione siano dappertutto da essere denunciati pubblicamente come scomunicati, infausti, condannati, interdetti, privi di beni e incapaci di possederli. Essi devono essere rigorosamente evitati da tutti i cristiani fedeli.
V
Vorremmo far conoscere a tutti il piccolo commercio malevolo che Martino e i suoi seguaci e gli altri ribelli hanno creato su Dio e la Sua Chiesa con la loro temerarietà ostinata e senza vergogna. Vogliamo proteggere il gregge da un animale infetto, per timore che la sua infezione si diffonda a quelle pecore sane. Quindi poniamo l’ingiunzione seguente ad ogni e ciascun Patriarca, arcivescovo, vescovo, ai prelati della cattedrale patriarcale, metropolitana, e alle chiese collegiate, e ai religiosi di ogni ordine, anche mendicante – privilegiato o non privilegiato – ovunque esso si trovi di stanza : che con la forza della fede e del loro voto di obbedienza e sotto pena della sentenza di scomunica, essi, se richiesto per l’esecuzione di questi presenti decreti, annuncino pubblicamente e facciano in modo che siano annunciati da altri nelle loro chiese, che lo stesso Martino e il suo seguito sono scomunicati, dannati, condannati, eretici, induriti, interdetti, privati di beni e incapaci di possederne, e così elencati nell’esecuzione di questi decretali. Tre giorni verranno concessi: noi pronunciamo un avvertimento canonico e concediamo un giorno di preavviso sul primo (avvertimento n.d.r.), un altro sul secondo, ma sul terzo decretiamo un’esecuzione perentoria e definitiva del nostro ordine. Questo avrà luogo di Domenica o in un giorno di festa, quando una grande moltitudine si riunisce per il culto. Il vessillo della croce deve essere sollevato, suonino le campane, le candele restino accese e dopo un certo tempo si spengano, si gettino a terra e si calpestino sotto i piedi, e delle pietre devono essere gettate via tre volte, e si facciano le altre cerimonie che sono solite essere osservate in tali casi. I cristiani fedeli, tutti, devono essere rigorosamente ingiunti di rifuggire quegli uomini.
Vorremmo ancora un’occasione in più per contrastare il suddetto Martino e gli altri eretici che abbiamo menzionato, e i loro seguaci e partigiani: da adesso, sulla forza della loro fede e del loro voto di obbedienza noi ingiungiamo ad ogni e ciascun Patriarca , arcivescovo e tutti gli altri prelati, che proprio in quanto sono stati incaricati con l’autorità di San Girolamo a dissipare scismi, così ora nella crisi attuale, come il loro ufficio li obbliga, devono ergere un muro di difesa per il loro popolo cristiano. Essi non devono tacere come cani muti che non possono abbaiare, ma incessantemente devono gridare e alzare la voce della predicazione e fare che sia predicata la parola di Dio e la verità della fede Cattolica contro gli articoli condannati ed eretici suddetti.
VI
Ad ogni rettore di chiese parrocchiali, ai rettori di tutti gli Ordini, anche mendicanti, privilegiati o non privilegiati, noi ingiungiamo negli stessi termini – sulla forza della loro fede e del loro voto di obbedienza – che sono designati dal Signore ad essere come le nubi, le quali cospargono piogge spirituali sul popolo di Dio – che non abbiano paura a dare la più ampia pubblicità alla condanna contenuta negli articoli suddetti, in quanto il loro ufficio li obbliga. È scritto che l’amore perfetto scaccia via la paura. Lasciate che ognuno di voi si assuma l’onere di tale dovere meritorio con devozione completa, mostratevi quindi puntigliosi nella sua esecuzione, così zelanti e ansiosi in parole e opere, che dai vostri lavori, con il favore della grazia divina, venga l’auspicata raccolta , e che attraverso la vostra devozione non solo guadagniate quella corona di gloria che è la ricompensa dovuta a tutti coloro che promuovono la difesa della fede, ma anche otteniate da noi e la Santa Sede l’elogio sconfinato che la vostra diligenza si merita.
VII
Tuttavia, poiché sarebbe difficile consegnare la presente missiva, con le sue dichiarazioni e i suoi annunci, a Martino in persona e agli altri dichiarati scomunicati , a causa della forza della loro fazione, il nostro desiderio è che l’affissione pubblica della presente missiva sulle porte di due cattedrali – o entrambe metropolitane o una cattedrale e una metropolitana fra le chiese di Germania – da parte di un messo dei nostri in quei luoghi, abbia una tale efficacia vincolante che Martino e gli altri che abbiamo nominato, devono essere mostrati condannati in ogni punto in modo deciso, come se la missiva fosse stata portata personalmente a loro conoscenza e presentata a loro.
VIII
Sarebbe anche difficile trasmettere questa missiva in ogni singolo posto dove la sua pubblicazione potrebbe essere necessaria. Di qui il nostro desiderio e decreto autorevole è che le copie di esso,sigillate da qualche prelato ecclesiastico o da uno dei nostri messaggeri di cui sopra, e controfirmato dalla mano di qualche pubblico notaio, dovrebbe recare ovunque la stessa autorità come la proposizione e l’ esibizione dello stesso originale .
IX
Nessun ostacolo è concesso ai nostri desideri nelle costituzioni Apostoliche e nei decreti o in nulla nella nostra suddetta missiva precedente che noi non vogliamo ostacolare, o da qualunque altro pronunciamento contrario.
X
Nessuno può,infrangere questa,o alcuna nostra decisione,scritto,dichiarazione, precetto, ingiunzione, assegnazione, volontà, decreto o avventatamente contravvenirli. Se qualcuno osa tentare una cosa del genere, sappia che incorrerà nella collera di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo. Noi abbiamo detto.
Dato a San Pietro, Roma, il 3 Gennaio dell’ anno del Signore 1521 anno VIII del Nostro Pontificato.

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