ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 9 febbraio 2016

Cornetti, ciambelle, caffè e – naturalmente – cappuccini.

Divorziati e risposati, Papa incoraggia progetto di Fossano

Divorziati e risposati, il Papa incoraggia progetto di Fossano - ANSA
Divorziati e risposati, il Papa incoraggia progetto di Fossano - ANSA

Ritrovare il proprio posto nella Chiesa

Sapere di essere stati nei pensieri del Papa, per qualche istante, ci colma di una gioia infinita. Ci dona speranza e dà un senso alla nostra fatica. Ci offre uno stimolo in più per ritrovare il nostro posto in seno alla Chiesa”. Così, le persone separate e divorziate che appartengono al gruppo della diocesi di Fossano “L’Anello perduto”, hanno reagito alla telefonata del Papa al loro coordinatore, il diacono Paolo Tassinari. Francesco l’ha chiamato, a sorpresa, dopo aver ricevuto una lettera firmata da una sessantina di separati e divorziati del gruppo diocesano che chiedevano di essere ricevuti in udienza. Il Papa si è mostrato interessato, ha chiesto informazioni sul progetto fossanese e ha accettato di riceverli presto.

 
Una Chiesa indifferente o ostile
Nella lettera al vescovo di Roma i partecipanti al progetto della diocesi di Fossano raccontavano di aver conosciuto, in precedenza, un volto della Chiesa indifferente, se non addirittura ostile, rispetto alla loro situazione di fallimento matrimoniale. Ma di aver ritrovato il senso, la gioia e l’entusiasmo, del loro vivere nella comunità ecclesiale, proprio attraverso il gruppo de “L’Anello perduto”. “Una costante delle persone che vivono queste esperienze di fallimento– spiega Paolo Tassinari alla Radio Vaticana – è la sensazione di sentirsi ‘sbagliate’,‘fallite’, indipendentemente dalla vicenda che ha portato a questo triste esito. Dunque si sentono ‘escluse’ dalla comunità cristiana”. 
Formazione e laboratori
“La nostra esperienza è nata da una richiesta dei consigli pastorali diocesani di Cuneo e Fossano, giunta nel lontano 2007. Si sentiva l’esigenza di un accompagnamento dei separati e divorziati rimasti soli, ma anche di quelli che vivono in una nuova unione”. “Il nostro vescovo di allora, mons. Cavallotto, affidò a me e a mia moglie questo progetto – spiega Tassinari – e dopo una prima serata di incontro e lavoro di gruppo, progressivamente, con l’aiuto di teologi e psicologi, è nato un lavoro per dare essenzialmente due contributi alle persone separate o divorziate. Una formazione a largo raggio, sulla cura dei figli, la dottrina della Chiesa, la gestione dei propri sentimenti e un cammino di gruppo attraverso laboratori, per imparare concretamente a ‘reggere’ di fronte a queste situazioni”. “Insieme a mia moglie e a un’altra coppia, con un gruppo di otto coppie ‘nuova unione’, conviventi o sposate solo civilmente, facciamo invece un cammino fatto anche di celebrazioni della parola e preghiera”.
Servono 'esploratori', non 'sentinelle'
Paolo Tassinari racconta di aver imparato molto, come credente, da queste esperienze. “Per riassumere la testimonianza che ho ricevuto da queste persone – spiega il diacono – potrei citare una frase del filosofo Charles Taylor, tratta dal suo libro “A secular age”: ‘La Chiesa avrebbe dovuto essere il luogo in cui gli esseri umani, con tutte le loro sofferenze e i loro itinerari disparati, si riuniscono; e, ovviamente, siamo ancora ben lontani dall'aver raggiunto questo scopo’. Voglio dire che credo di aver imparato che mettersi a servizio come Chiesa, come comunità cristiana, di persone separate o divorziate sole o di coppie in nuova unione, sia davvero fare in modo che la Chiesa sia Chiesa. Fare in modo che la comunità cristiana sia davvero di Cristo. In sintesi, riprendendo le parole del teologo don Duilio Albarello, al recente Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, significa costruire una Chiesa fatta non di ‘sentinelle’, che rimangono dentro la fortezza, ma di ‘esploratori’, che si espongono, si mettono in gioco in prima persona, correndo il rischio di incidentarsi e di sporcarsi le mani”.    

Francesco ai cappuccini: “Siate grandi perdonatori, non grandi condannatori…”

Nella Messa in Basilica vaticana, davanti alle urne dei Santi Pio e Leopoldo, il Papa chiede ai frati di non stancarsi mai di perdonare e di evitare ‘bastonate’ con chi entra in confessionale

Papa Messa con i Cappuccini
ZENIT - SC
Barbe lunghe e sai marroni; mani giunte e teste rivolte verso il basso in attesa dell’inizio della Messa; un clima generale di preghiera, dato dalla presenza delle urne contenenti i corpi dei due santi confessori Pio e Leopoldo, davanti alle quali andavano accalcandosi sempre più fedeli.
Era un’atmosfera raccolta quella che permeava la Basilica vaticana durante la Messa che il Papa ha voluto celebrare con e per 4mila i frati minori cappuccini all’Altare della Cattedra. “Un gesto di affetto”, ha commentato il ministro generale Mauro Johri al termine della celebrazione. Affettuose sono state pure le parole del Pontefice durante l’omelia, tutta incentrata sul  tema del perdono.
“La tradizione vostra dei cappuccini è una tradizione di perdono”, ha esordito il Papa. E richiamando i Promessi Sposi di Manzoni, ha aggiunto: “Oggi ci sono tanti bravi confessori ed è perché si sentono peccatori come il nostro fra’ Cristoforo: sanno che sono grandi peccatori. Davanti alla grandezza di Dio chiedono: ascolta e perdona. Perché sanno pregare, così sanno perdonare”.
L’umile, ovvero “quello che si sente peccatore”, è infatti “un gran ‘perdonatore’ nel confessionale”. Gli altri sono invece come i dottori della legge del Vangelo odierno, per cui “tutto era preciso, lasciavano da parte la legge per fare le piccole tradizioni”. Loro “si sentono più puri, i maestri, soltanto sanno condannare”.
E’ ciò che accade “quando qualcuno si dimentica della necessità che ha di perdono, lentamente si dimentica di Dio; si dimentica di chiedere perdono e non sa perdonare”, ha sottolineato il Santo Padre. E ha messo in guardia dal pericolo che ciò possa riflettersi nell’approccio di chi amministra il sacramento della riconciliazione.
“Io – ha detto Francesco a braccio – vi parlo come fratello e in voi vorrei parlare a tutti i confessori in quest’anno della misericordia: il confessionale è per perdonare e se tu non puoi dare l’assoluzione per favore non bastonare”. La gente, infatti, “viene a cercare pace per la sua anima”, perciò è necessario “che trovi un padre che dia pace, e gli dica: Dio ti vuole bene…”.
“Mi spiace dirlo – ha aggiunto Francesco – ma quanta gente, credo che la maggioranza di noi abbiamo lo abbiamo sentito, dice: non vado mai a confessarmi perché una volta mi hanno fatto queste domande…”.
Tutti i confessori, e in particolare i cappuccini, non dimentichino mai pertanto “questa missione speciale di perdonare”, né mai si stanchino di farlo. Come quel frate cappuccino di Buenos Aires, amico di Bergoglio, che “ex uomo di governo” a 70 anni è stato inviato in un santuario a confessare.
“Quest’uomo – ha raccontato il Santo Padre – aveva una coda di gente: preti, fedeli, ricchi e poveri… ed era un gran ‘perdonatore’, sempre trovava il modo per perdonare o almeno di lasciare in pace quell’anima con un abbraccio”.
“Una volta lo trovai e mi disse: io credo di peccare perché perdono troppo. E mi viene questo scrupolo… sempre trovo come perdonare”. “E tu che cosa fai?”, gli chiese l’allora cardinale. “Io – rispose il frate – vado in cappella davanti al tabernacolo e dico: scusami Signore, oggi credo di aver perdonato troppo. Ma Signore, sei stato tu a darmi il ‘cattivo’ esempio!”.
Perdonare, allora, è la parola chiave. Si può farlo con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti. “Se una persona si avvicina a me al confessionale è perché sente qualcosa che gli pesa, che vuol togliersi, forse non sa come dirlo, ma il gesto è questo”, ha detto il Papa. “Vorrebbe cambiare, essere un’altra persona e lo dice col gesto di avvicinarsi. Non è necessario fare delle domande, ma tu… tu…Se una persona viene è perché nel suo animo vorrebbe non farlo più. Ma tante volte non possono, sono condizionati per la loro psicologia, la loro vita, la loro situazione. Ad impossibilia nemo tenetur (nessuno è tenuto a fare cose impossibili, ndr)”.
“Siate uomini di perdono, di riconciliazione, di pace”, è dunque l’esortazione del Vescovo di Roma. Perché il perdono è come “un seme”, “una carezza di Dio”. “Abbiate fiducia nel perdono di Dio, non cadere nel pelagianismo – devi fare questo, questo e questo – Voi avete questo carisma di confessori, riprenderlo, rinnovarlo sempre e siate grandi ‘perdonatori’ perché chi non sa perdonare finisce con questi dottori della legge, è un gran ‘condannatore’. E chi è il grande accusatore nella Bibbia? Il diavolo…”.
Quindi un aut aut: “O fai l’ufficio di Gesù che perdona, o fai quello del diavolo che condanna e accusa”. Un’ultima parola Francesco la rivolge a tutti i sacerdoti che magari “non se la sentono” di confessare: “Siano umili, dicano no: io celebro la Messa, magari pulisco il pavimento ma non so far bene il confessore…”.
La celebrazione si è conclusa con il saluto di padre Johri che, ringraziando il Papa di aver esaudito il desiderio di celebrare una Messa con loro, ha espresso la sua gioia per lo storico incontro che Francesco avrà con il patriarca Kirill il prossimo 12 febbraio, a Cuba, al quale – ha detto – sicuramente ha contribuito anche il piccolo San Leopoldo Mandic.
Finita la funzione, tutti i frati si sono trasferiti in Aula Paolo VI per un’abbondante colazione offerta dal Santo Padre. E con il sorriso sulle labbra commentavano le parole appena ascoltate dal Pontefice tra cornetti, ciambelle, caffè e – naturalmente – cappuccini.
https://it.zenit.org/articles/francesco-ai-cappuccini-siate-grandi-perdonatori-non-grandi-condannatori/

Così il gesuita spazzola i cappuccini

Messa del Papa davanti alle spoglie di san Pio e san Leopoldo: "Se uno non sa confessare, sia umile e pulisca i pavimenti"
di Matteo Matzuzzi | 09 Febbraio 2016 ore 11:22

Questa mattina, all'Altare della cattedra, il Papa ha celebrato la messa con i cappuccini di tutto il mondo (LaPresse)

Roma. All'alba della basilica vaticana, celebrando la messa con i frati minori cappuccini di tutto il mondo convenuti in occasione della traslazione delle spoglie di san Pio da Pietrelcina e san Leopoldo Mandic, il Papa si è soffermato nella sua omelia sul ruolo del confessore. "Il confessionale è per perdonare", ha detto Francesco, aggiungendo: "Se tu non puoi dare l'assoluzione, per favore non bastonare. La persona che viene, viene a cercare conforto, perdono, pace nella sua anima; che trovi un padre che lo abbracci e gli dica 'Dio ti vuole bene'; e che lo faccia sentire!". Il problema è che tanta gente "credo che la maggioranza di noi l'abbia sentito, dice 'Io non vado mai a confessarmi, perché una volta mi hanno fatto queste domande, mi hanno fatto questo…'. Per favore". Bergoglio lacia un monito: "Non cadere nel pelagianismo! 'Tu devi fare questo, questo, questo questo…'.

ARTICOLI CORRELATI Il Medioevo a spasso per Roma, tra Papi infallibili che sbaglianoMa voi avete questo carisma dei confessori. Riprenderlo, rinnovarlo sempre. E siate grandi perdonatori, perché chi non sa perdonare finisce come questi dottori del Vangelo: è un grande condannatore, sempre ad accusare… E chi è il grande accusatore, nella Bibbia? Il diavolo! O fai l'ufficio di Gesù, che perdona dando la vita, la preghiera, tante ore lì, seduto, come quei due (dice riferendosi a san Pio e san Leopoldo, ndr); o fai l'ufficio del diavolo che condanna, accusa".

Infine, un auspicio per tutti i sacerdoti, non solo quelli presenti dinanzi all'Altare della cattedra della basilica vaticana: "Lo dico a tutti i sacerdoti che vanno a confessare. E se non se la sentono, che siano umili e dicano 'No, no, io celebro la messa, pulisco il pavimento, faccio tutto, ma non confessare, perché non so farlo bene'".

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