ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 11 febbraio 2016

Russi sì, scemi no..



papa-francesco-colomba-20130918_131606Il prossimo 12 febbraio, per la prima volta nella storia, un pontefice, Francesco, incontrerà il capo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca di Mosca Kirill. L’incontro avverrà all’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana, lontano dai territori europei dove sono avvenuti i conflitti tra le diverse confessioni cristiane. A Cuba il Papa farà scalo nel suo viaggio verso il Messico e il Patriarca sarà in visita ufficiale. Il Papa e il Patriarca avranno un colloquio privato di due ore, firmeranno una dichiarazione congiunta e poi saranno raggiunti dal presidente cubano Raúl Castro, che accompagnerà Bergoglio all’aereo per Città del Messico.
«Il Papa in Russia non ha ancora acquisito una grande fama – dice Irina Osipova a LA FEDE QUOTIDIANA –.
Viene considerato come l’ennesimo Papa che fa prima di tutto gli interessi della Chiesa Cattolica. C’è da dire che ci sono russi che nutrono scetticismo nei confronti di Francesco, temendo che dietro la Chiesa Cattolica ci sia la politica che mira al proprio espansionismo geopolitico. Infatti, nel caso Ucraina c’è chi ha sfruttato il sentimento religioso per scopi politici. La parte ovest del paese è più vicina al mondo cattolico che ortodosso e, quindi, c’è chi è ricorso agli argomenti religiosi per marcare le fratture politiche. Sono strumentalizzazioni del momento che difficilmente derivano dall’alto. Almeno io vivo con questa speranza, ritenendo che ci sia bisogno della conciliazione tra le Chiese cristiane anche perché i valori sono comuni per tutti».
Irina Osipova, dopo aver vissuto a Mosca e in Costa D’Avorio, è arrivata in Italia per la prima volta in Italia nel 1999. Dopo la laurea in Scienze Politiche e Diplomatiche nel 2011 ha fondato l’associazione RIM Giovani Italo-Russi, poi diventato un polo di associazionismo dei giovani russofoni d’Italia, un gruppo che ha organizzato diversi eventi nel corso degli anni. Impegnata a riallacciare i rapporti tra le varie realtà russe e italiane, la Osipova collabora anche con la televisione russa, per la quale ha seguito diversi eventi accaduti in Italia.
Com’è la situazione dei cristiani in Russia? Il Patriarcato di Mosca ha ancora influenza sulla società? Come sono i rapporti tra Putin e la Chiesa Ortodossa?
«I cristiani rappresentano la maggioranza della popolazione russa. Nonostante il periodo sovietico abbia fatto molto per appiattire i sentimenti religiosi nella società, il sentimento di fede è sopravvissuto. La Russia rispetta tutte le religioni e non ne impone una per tutti. C’è una vera libertà di fede nella Federazione Russa. Il Patriarca Kirill gode di una grande stima nella società e moltissimi cercano di interpretare i messaggi che lancia anche attraverso il prisma politico. Kirill è un bravo oratore. Me lo ricordo ancora quando, prima di diventare Patriarca, si rivolgeva al popolo in un programma televisivo per spiegare alla società i diversi concetti morali. Kirill è una personalità molto forte che ha un ruolo importante oggi. Putin è un ortodosso credente e praticante. Si è soliti vedere Putin che a Natale o a Pasqua si reca in chiesa per assistere alle celebrazioni. Putin è stato battezzato dalla madre in segreto quando era ancora piccolo, perchè durante i tempi dell’Unione Sovietica era pericoloso. Lui stesso ha più volte affermato che il popolo russo si è sempre rivolto all’ortodossia, alla tradizione e alla morale nei momenti cruciali della storia. In un’intervista Putin disse che l’ortodossia ebbe un ruolo fondamentale per la formazione e per il consolidamento della nazione russa perché riuscì ad accomunare il popolo attorno ai comuni valori morali e, dunque, sostiene che il compito delle istituzione russe sia quello di favorire questo processo di consolidamento del popolo».
A proposito di Putin, può descriverci il Presidente e il suo operato in Russia che magari risulta poco conosciuto in Italia?
«In Italia la Russia si conosce più per gli aspetti legati alla politica estera, per la sua tradizione letteraria, o per i tempi legati alla guerra fredda. Invece su ciò che riguarda la politica interna pare che non ci sia una grande conoscenza delle varie vicende e degli equilibri. C’è ancora chi pensa che Putin sia comunista, mentre il partito comunista rappresenta il partito d’opposizione parlamentare. Alcuni italiani pensano che Putin sia il leader del partito Russia Unita, mentre ne è solo un leader spirituale, essendo apartitico. Se proprio bisogna parlare delle strutture a cui fa capo Putin, farei l’esempio del fronte popolare panrusso (ONF), del quale all’estero si sa poco o niente. L’ONF è una struttura apartitica divisa in categorie e sezioni tematiche che cerca di risolvere i problemi dei cittadini lavoratori. Russia Unita aveva riservato un determinato numero di seggi alla Duma ai rappresentati più meritevoli dell’ONF. Quindi tra i deputati, grazie a questo meccanismo, sono presenti esponenti apartitici che hanno fatto il loro percorso grazie ai meriti e all’impegno sul territorio. In Italia non si conosce il fondo di riserva nazionale, creato anni fa per essere una specie di cuscinetto finanziario della Russia, capace di sostenere l’economia nei momenti di crisi, traendo fondi dai recavi dalla vendita delle materie prime. Ci sarebbero molte le curiosità sul sistema russo da approfondire. Questi sono solo alcuni esempi».
Ritorniamo alla fede. Prossimamente si riunirà il concilio pan-ortodosso. Crede che si possa arrivare a qualche forma di unione più intensa tra le chiese ortodosse?
«Il concilio pan-ortodosso si terrà a Creta nel giugno di quest’anno, anche se avrebbe dovuto aver luogo a Costantinopoli, cioé a Istanbul. Evidentemente a causa del deterioramento delle relazioni tra la Russia e la Turchia si è deciso di organizzarlo a Creta. Nell’accademia ortodossa di Khania, durante il Consiglio pan-ortodosso saranno discussi i temi che riguardano le missioni della Chiesa ortodossa nel mondo moderno, quella della diaspora ortodossa e il rapporto della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano. Sono tutti temi di grande importanza per il mondo cristiano ortodosso. C’è da sottolineare che sono dodici secoli che i Patriarchi e i rappresentanti di tutte le Chiese ortodosse non si riuniva insieme per questa causa. È evidente che le chiese ortodosse sono propense al dialogo e alla collaborazione più intensa».
Lei ha seguito per la televisione russa sia la manifestazione pro Cirinnà che il Family Day. Che idee si sono fatti i russi su questo argomento? Cosa prevedono le norme russe in materia?
«I russi tendenzialmente sono contro i temi che sono contenuti nel DDL Cirinnà. In Russia vige il diveto della propaganda gay in presenza dei minori. Molti russi per prendere in giro le tendenze arcobaleno europee definiscono il vecchio continente Gayropa. Del Cirinnà non se ne parla in Russia, è un tema strettamente connesso all’Italia, anche se durante il Family Day erano presenti alcune televisioni russe. Quindi le notizie ci sono, ma l’attenzione del russo medio si concentra su altri temi più vicini, nei quali si sente coinvolto come figlio della Russia. In Russia la maternità surrogata per le coppie eterosessuali è stata legalizzata a partire dagli anni 90. C’è un piccolo dibattito attorno alle peculiarità della legislazione, ma è poco discusso. Tendenzialmente tutti gli strumenti che giovano a risolvere il problema demografico sono ben visti. Lo stato stimola la natalità con i sussidi alla maternità. Per la pratica della maternità surrogata non sono previsti sussidi, sono le cliniche private ad offrire il servizio. Il bambino, una volta riconosciuto dai genitori, diventa un bambino con gli stessi diritti degli altri figli. Ritornando al DDL Cirinnà c’è da dire che, nel caso venga approvato, la Russia dovrà vietare le adozioni dei bambini russi in Italia perché permette la pratica solo nei paesi dove non sono riconosciute le unioni civili, anche omosessuali.
Matteo Orlando


http://www.lafedequotidiana.it/in-russia-scetticismo-nei-confronti-di-papa-francesco/


Papa Francesco incontra il patriarca Kirill a Cuba. Il terzo protagonista è Putin

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Il colloquio all’Avana tra papa Francesco e il patriarca Kirill, non sarà unicamente un incontro a due. Sullo sfondo c’è un terzo protagonista: Vladimir Putin. Sarebbe ingenuo pensare che l’improvvisa disponibilità del patriarca russo al vertice conBergoglio non sia connessa anche con la situazione della Russia in questo momento geopolitico: in particolar modo con il ruolo di stabilizzazione della situazione siriana e di argine al terrorismo jihadista, che Mosca intende giocare insieme agli Stati Uniti. Kirillarriva al vertice con il papa cattolico non solo con l’approvazione del Sinodo ortodosso russo (che ad una simile iniziativa si era opposto per decenni), ma anche con l’appoggio reale di Putin.
Mosca – si tratti dell’Unione sovietica o della Federazione russa – ha sempre prestato la massima attenzione all’atteggiamento del Vaticano sulla scena internazionale. Quando Giovanni XXIII lanciò con determinazione il dialogo tra est e ovest, facendo uscire laChiesa cattolica dall’orbita strettamente atlantica, l’allora leader sovietico Nikita Kruscev autorizzò la partecipazione dei delegati della Chiesa ortodossa russa come osservatori al concilio Vaticano II. Mikhail Gorbaciov, nel pieno della perestrojka, approfittò del millenario del battesimo della Russia per accogliere al Cremlino il segretario di Stato vaticano cardinale Agostino Casaroli e gettare le basi del suo incontro a Roma con Giovanni Paolo II il 1. dicembre del 1989.
Per Gorbaciov era vitale un rapporto positivo con la Chiesa cattolica (oltre che con l’Occidente) per garantirsi un consenso internazionale nella fase difficile di democratizzazione e di trasformazione economica dell’Urss. Fu durante quella visita che Gorbaciov invitò il papa polacco a venire a Mosca. Vladimir Putin, fin dall’inizio dei primi passi di Francesco sulla scena internazionale, ha guardato con estrema attenzione alla visione “multilateralista” del pontefice argentino. Quando nel settembre 2013 si profilava un attacco armato contro la Siria, guidato dagli Stati Uniti, il Papa si rivolse proprio al leader russo in occasione di un summit del G20 a Mosca. Mandò, una lettera per esortare ad una gestione diplomatica della crisi, ricordando che troppi interessi di parte avevano prevalso nella guerra civile in Siria, “impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo”. In ultima analisi la mossa di Bergoglio bloccò una catastrofica invasione americana e favorì l’accordo in sede Onu per lo smantellamento dell’arsenale chimico di Assad.
Ma è soprattutto l’intuizione di Francesco sulla “terza guerra mondiale a pezzi” ad aver trovato a Mosca orecchie attente. Perché la definizione del papa argentino – espressa già nell’agosto 2014 durante il ritorno dalla visita a Seul – riconduce logicamente in una cornice unitaria i vari focolai di terrorismi jihadista e qaedista esplosi in Medio Oriente, nel Maghreb, nel Corno d’Africa e nell’Africa Nera e nella stessa Europa. Di più: Francesco, nel ricordare la legittimità di un intervento per fermare le aggressioni del “Califfato”, ha sottolineato da subito (nella linea di Giovanni Paolo II) che andava escluso ogni azione militare unilaterale , ma che solo le Nazioni Unite potevano (e dovevano) assumersi tale compito. Concetto da lui ribadito nei suoi colloqui politici negli Stati Uniti e nel suo discorso all’Onu nel settembre dell’anno scorso.
Per Vladimir Putin, interessato a riportare la Russia nel “concerto delle potenze” – dopo che Mosca durante la presidenza di Boris Eltsin era stata messa nell’angolo a fronte di una continuo allargamento della Nato nell’Est Europa – la costruzione di un fronte multilaterale per gestire la crisi mediorientale è di grande interesse. E d’altronde, come hanno cominciato a riconoscere gli Stati Uniti, è interesse anche dell’Occidente che si crei un tessuto multilaterale per sconfiggere l’espansione allarmante del totalitarismo terrorista jihadista, che sta provocando un numero impressionante di vittime. Su questa linea sta lavorando d’altronde l’inviato dell’Onu Staffan De Mistura, cercando di tenere allo stesso tavolo anche antichi avversari come TurchiaIran e Arabia saudita oltre che Assad e i ribelli democratici a lui contrari.
Nell’anno 2016 il vertice all’Avana tra Francesco e Kirill va dunque ben al di là di un rilancio dei rapporti ecumenici e dell’intensificarsi del dialogo tra la Chiesa cattolica e il mondo ortodosso, di cui il Patriarcato di tutte le Russie con 150 milioni di fedeli rappresenta la componente più numerosa.
Il summit tra il pontefice argentino e il patriarca russo si pone al crocevia della grande politica mondiale e l’averlo ottenuto costituisce un nuovo successo della strategia di Francesco e della diplomazia vaticana nutrita della tradizione di Paolo VI e Giovanni Paolo II (da cui proviene il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin).
Tema ufficiale dell’incontro sarà la “persecuzione dei cristiani” nel Medio Oriente e in certe regioni dell’Africa. L’argomento non sarà disgiunto dalle riflessioni geopolitiche su come “fermare l’aggressore” (per usare la terminologia di Francesco). Tenendo presente che il papa ha sempre ribadito che bisogna battersi per la salvezza di tutte le minoranze e comunità di ogni credo, perché “tutti sono figli di Dio”.
Nelle cartelle del Papa e del Patriarca c’è anche un documento, firmato l’anno scorso a Ginevra da 53 stati membri del Consiglio Onu per i diritti umani, sull’esigenza di contrastare la “seria minaccia” alle minoranze religiose e specialmente ai cristiani in Medio Oriente. Firmatari proponenti erano Libano, Santa Sede e Federazione Russa. Una compagnia inedita.

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