ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 15 aprile 2016

Abbandonato dalla Grazia

UN CATTIVO PRETE "MARXISTA"

Giulio Girardi il (cattivo) prete che ha fuorviato col marxismo una generazione di cattolici. Animatore dei Cristiani per il Socialismo mostra in maniera esemplare la follia che ha raggiunto la cultura cattolica progressista 
di Francesco Lamendola


Nella figura e nell’opera di Giulio Girardi (nato a Il Cairo il 23 febbraio 1926 e morto a Rocca di Papa il 26 febbraio 2012), docente universitario e grande animatore del movimento Cristiani per il Socialismo, si mostra in maniera esemplare, si fa per dire, il grado di ottundimento, di cecità e di follia che ha raggiunto la cultura cattolica, sedicente progressista, negli anni ruggenti dell’ideologia marxista, quelli prima e dopo il Sessantotto, quando pareva a molti che il prossimo futuro avrebbe portato la rivoluzione socialista mondiale e l’instaurazione di un mondo finalmente pacificato ed armonioso, mediante la scomparsa della borghesia e della proprietà privata e la realizzazione della compiuta uguaglianza sociale.

Scriveva Girardi, per mostrare la convergenza fra marxismo e cristianesimo, tirando le somme del suo discorso, in un libro - la cui prefazione è stata firmata niente di meno che dal cardinale  Franziskus Koenig, e accompagnata da entusiastici commenti di intellettuali marxisti come Roger Garaudy e Lucio Lombardo-Radice - pubblicato da una nota casa editrice cattolica di sinistra, e all’interno di una collana il cui nome è tutto un programma: Sulle vie del Concilio (da: G. Girardi, Marxismo e cristianesimo,Assisi, Cittadella Editrice, 1973, pp. 150-153):

[Fra marxismo e cristianesimo] è difficile esagerare la profondità delle divergenze che oppongono i sistemi, perché essi li attraversano da un capo all’altro, e trattandosi di visioni profondamente unitarie, esse conferiscono  significati diversi a tutte le espressioni della vita e del pensiero. ]…]  Difficoltà non significa però impossibilità. Se è valida infatti la nostra interpretazione, le convergenze, per quanto delicate da determinare, esistono e sono profonde; esse possono quindi costituire la base di un fecondo dialogo dottrinale  (non intendiamo qui parlare del dialogo inteso come collaborazione politica, che solleva ben diversi problemi e che comunque esula dalle nostre competenze [ma Girardi, dopo essere stato sospeso “a divinis”, non esiterà a schierarsi politicamente, candidandosi anche a sindaco di Roma con Democrazia proletaria].
Oggetto centrale di tale dialogo potrebbe essere appunto l’umanesimo, nei confronti del quale convergenze e divergenze si definiscono abbastanza nettamente. Marxismo e cristianesimo intendono essere, nella crisi di verità e di valori che attraversa la nostra epoca, visioni integrali e unitarie del mondo, capaci di conferire un significato alla molteplicità dei dettagli  nella luce della totalità, di immettere nella vita quotidiana una carica ideale, di recare agli uomini un messaggio di speranza. Si tratta quindi non solo di sistemi dottrinali, ma di tipi di personalità e di civiltà. Queste visioni intendono consentire all’uomo di realizzarsi come fine, e a tale obiettivo ordinano l’azione dell’uomo, il movimento della storia e della natura. Essi difendono un’etica in cui il valore assoluto dell’uomo sia un principio fondamentale e in cui il comandamento dell’amore sia centrale. Nel perseguimento di questo ideale, l’uomo non è solo uno strumento, ma artefice principale attraverso la sua azione  personale e comunitaria. Tale azione mira appunto alla creazione di una città terrena in cui sia possibile attuare una convivenza fraterna, in cui cioè ogni uomo sia realizzato come fine. Questo implica in particolare l’umanizzazione del rapporto economico che condiziona lo sviluppo integrale dell’uomo, per cui l’influsso dell’uomo sulla storia si esercita in larga parte attraverso la sua incidenza sulle infrastrutture economiche. L’ideale umanistico come la sua realizzazione  sono essenzialmente sociali: l’uomo non realizzerà  se stesso se non in una comunità, e la sua azione in tale senso sarà efficace  solo se comunitaria. Gli orizzonti di questa comunità non o circoscritti a nessuna particolare regione o categoria ma si estendono ai confini del mondo. Il carattere comunitario della vocazione umana si rivela in particolare nella funzione sociale della ricchezza, nella legittimazione dell’intervento statale per limitare la proprietà privata dove essa appaia in contrasto con la sua funzione sociale, come anche nella missione sociale della famiglia. L’azione sociale  per la realizzazione di tali obiettivi parte da una situazione di alienazione, che non può essere superata senza una lotta contro tentano di canonizzarla; lotta che si muove entro le strutture esistenti, ma tende a riformarle  e in tale senso può divenire rivoluzionaria.  La visione del mondo cui l’azione s’ispira  non potrà efficacemente dirigerla se non è essa stessa  criticamente giustificata e se non è in grado di assumere i contributi delle scienze: essa deve quindi riconoscere la realtà fondamentale della materia, in particolare nella costituzione dell’uomo, della sua causalità e delle sue leggi proprie. Tutta la storia è quindi costituita da un vasto movimento di liberazione  e di unificazione dell’uomo, della comunità umana e di tutto l’universo.
È difficile contestare che su questi punti, per non parlare di altri, la convergenza sia reale e profonda. Si dovrebbe aggiungervi la critica delle molteplici  alienazioni che si definiscono in contrasto con tali valori; quella in particolare dell’alienazione religiosa, che trova il cristianesimo consenziente appunto nella misura in cui la religione si realizza come’.
Se questo è vero, dobbiamo constatare che contro il cristianesimo si sono ritorte  alcune delle sue intuizioni più caratteristiche. Come dobbiamo spiegare questo fatto? Indubbiamente la storia ha occasionato delle versioni del cristianesimo  in cui queste intuizioni erano state perdute di vista, sul piano pratico e anche teoretico. Il cristianesimo stato quindi criticato in nome di valori cristiani, compromessi in sintesi che cristiane non sono. Ma si semplificherebbe forse eccessivamente il problema dicendo che il cristianesimo ha solo “perduto di vista” alcune sue verità, che sono stare riscoperte da altri sistemi, per cui avrebbe solo da recuperare quanto già possedeva ritornando allo spirito delle origini.
In realtà molte di queste verità “cristiane” si trovano nel cristianesimo primitivo, e negli stessi libri ispirati, solo virtualmente. Si trovano cioè i principi da cui esse possono essere desunte, ma esse stesse non si trovavano…

Dunque, da dove incominciare? È penoso, e altamente imbarazzante, mettere le mani, da un punto di vista cristiano, o anche solo da un punto di vista intellettualmente onesto, in questo guazzabuglio inverosimile di verità e falsità; in questo deliberato stravolgimento di ciò che è cristiano, e in questa idealizzazione, non meno forzata, di ciò che è marxista; e sarebbe difficile rimanere seri, quando si vedono equiparati i due “sistemi”, marxista e cristiano, nella volontà di riformare l’intero genere umano, anzi, l’intero universo… Se un noto comico italiano ha mosso al riso il pubblico mediante una serie di scenette televisive intitolate Fascisti su Marte, qui Girardi farebbe sorridere i suoi lettori – se la cosa non fosse tragica – con l’annunzio di una missione cosmica del marxismo: quasi che Il Capitale fosse lo strumento per la redenzione non solo degli umani e dei terrestri, ma anche delle creature extraterrestri, e delle più remote galassie. E magari stessimo esagerando: si rilegga la frase: Tutta la storia è quindi costituita da un vasto movimento di liberazione e di unificazione dell’uomo, della comunità umana e di tutto l’universo.
È vero che queste parole furono scritte nel 1973, in piena ubriacatura marxista, quando il regime di Allende in Cile (prima del colpo di stato che lo avrebbe abbattuto) faceva sognare una diffusione del marxismo in tutta l’America Latina; mentre in Europa, in Italia specialmente, l’onda lunga del ’68 non si era del tutto esaurita, sicché molti continuavano a immaginarsi che il futuro dell’umanità sarebbe stato marxista, o avrebbe dovuto fare i conti col marxismo, e sociologi, psicologi, storici, filosofi, etnologi, non si vergognavano di definirsi “marxisti”, come se ciò fosse stato un titolo accademico o una garanzia di serietà scientifica, e come se il marxismo, presto o tardi, avrebbe dato il “la” a tutte le scienze umane (e, forse, anche alle scienze naturali e  a quelle logico-matematiche). Ma è anche vero che nel 1973 molte cose avrebbero dovuto essere chiare, per chi avesse voluto vederle: per esempio, che le “grandi purghe staliniane” e lo sterminino dei kulaki in Russia non potevano essere considerati come semplici incidenti di percorso del marxismo-leninismo, ma interpellavano la natura profonda di quella ideologia; che la Rivoluzione culturale cinese, allora giunta al culmine, stava producendo milioni di morti; o che nella vicina Albania, allora entrata nell’orbita ideologica maoista, Enver Hoxha perseguitava la religione, chiudeva e confiscava le chiese, e che per un sacerdote cattolico, sorpreso a battezzare un bambino, era prevista la pena di morte immediata. Ma il fatto è che i cattolici di sinistra, come Girardi, al pari dei loro “compagni” marxisti atei, non vedevano, non sentivano e tanto meno criticavano, ciò che non andava d’accordo con i loro paraocchi ideologici e che guastava loro la festa del politicamente corretto, che era sempre e solo di sinistra; mentre qualsiasi altra posizione politico-sociale era, sempre e comunque, reazionaria, egoistica, oscurantista – e, immancabilmente, “fascista”.
Il primo equivoco – deliberato – in cui incorre la tesi di Girardi è che tanto il marxismo, quanto il cristianesimo siano degli “umanesimi”. Tutti gli spropositi e le contraddizioni che si accumulano nel corso del suo ragionamento, partono da questa assurdità di base. Il marxismo si può definire un “umanesimo” (e allora quasi tutti lo definivano come tale, non solo a sinistra) a patto di dare per scontato che “l’uomo” sia ciò che il marxismo stesso definisce tale: cioè un animale biologicamente evoluto e destinato a realizzare il proprio regno assoluto nel mondo, mediante l’instaurazione di un sistema politico ed economico che realizzi la perfetta uguaglianza. Ma quale analisi seria accetterebbe per buona, in senso oggettivo e universale, la definizione dell’uomo che avanza una certa ideologia, dall’interno delle proprie categorie storiche e culturali? In base allo stesso criterio, si dovrebbe prendere per buone, oggettivamente, la chiromanzia, l’astrologia, la fisiognomica, la numerologia, lo spiritismo, e via dicendo. In altre parole, lo studioso spassionato non può partire assumendo come universalmente valide le categorie di una determinata ideologia, senza nemmeno sottoporle a verifica. Ma Girardi, che è un uomo di salda fede (marxista), lo fa, tranquillamente e serenamente, senza neppure porsi il problema: dal momento che il marxismo, per lui, è una fede escatologica, lo prende per buono così com’è, lo accetta sulla base di quel che i marxisti dicono di essere; e pazienza se si faticava, già allora, a trovare due intellettuali marxisti, o due regimi marxisti, che andassero d’accordo fra di loro e sostenessero le medesime cose.
Quanto al cristianesimo, definirlo un “umanesimo” non è solo fuorviante; è anche blasfemo, beninteso per un credente: e padre Giradi si presentava come tale, e insegnava come tale in università ed istituti cattolici, almeno fino a quando - nel 1977 - ne venne infine espulso d’autorità (cosa che non produsse in lui il minio ripensamento, semmai un inasprimento delle sue rocciose convinzioni cattolico-marxiste). Il cristianesimo non è affatto un umanesimo, perché non pone l’uomo al centro della sua prospettiva: questo è stato il grande equivoco, avvalorato da alcune tendenze presenti nel Concilio Vaticano II e specialmente dopo di esso; ma di ciò vi sono numerosi precedenti nel corso della storia, culminati nel modernismo (condannato da san Pio X), senza contare l’ideologia massonica la quale, penetrata all’interno della Chiesa nel corso del XX secolo, spinge appunto per trasformare il cristianesimo, silenziosamente e occultamente, in una religione dell’Uomoanziché nella religione di Cristo. In realtà, il cristianesimo non può in alcun modo definirsi un umanesimo, ma, semmai, anche un umanesimo; perché il suo fine non è affatto, come vorrebbero i preti di sinistra alla Girardi, la “liberazione” dell’uomo in senso politico, economico e sociale, ma in senso spirituale, morale ed escatologico; e la sua “liberazione” non consiste in una eliminazione dell’ingiustizia e del male presenti sulla terra (perché l’ingiustizia, per il cristiano, non è una categoria politica o economica, bensì morale), ma nel riconoscimento della propria vera natura e della propria vocazione: che è metafisica, e che egli non può attuare con le sue sole forze, ma con la Grazia di Dio, mediante l’opera salvifica del Figlio, e l’ausilio dello Spirito santo. È strano, ma Girardi, che parla sempre del marxismo come di una fede, non parla mai del cristianesimo come di una fede: cioè come una verità trascendente, non umana, che è data all’uomo per la sua salvezza, e non per instaurare (o restaurare) il Paradiso terrestre, qui e ora.
Il cristianesimo non è un umanesimo, perché il suo fine è Dio, il suo scopo è Dio, la sua prospettiva è Dio; perché Cristo si è fatto uomo, ma per mostrare agli uomini la via dell’Amore divino, non della “giustizia” umana (che, in quanto solamente umana, non è mai tale, ma sempre nuova forma d’ingiustizia, per quanto possano cambiare i colori e le parole d’ordine);  e soprattutto perché vede l’uomo come una creatura fatta a immagine di Dio, dunque spirituale, e non già Dio come una idea, più o meno astratta e generica, fatta a immagine dell’uomo. L’uomo, per il cristianesimo, è incompleto e disarmonico fino a quando non riconosce come pienamente organico il proprio bisogno di Dio, la propria sete di Dio; ciò che, per un marxista, è puramente e semplicemente alienazione. È dunque evidente che l’umanesimo marxista (che non è un umanesimo se non nel senso, deliberatamente truffaldino, sopra indicato) vede nell’uomo solo quel che gli fa comodo vedere, un essere che cerca la giustizia sociale e l’uguaglianza nella vita terrena, anzi, per il quale non esiste altra dimensione che quella terrena; mentre il cristianesimo non è un umanesimo, e tanto meno si può conciliare con il (finto) umanesimo marxista, perché esso vede l’uomo nella sua totalità: corpo e anima; quello che egli è e quello che aspira a diventare; la sua miseria e limitatezza materiale, e anche la sua tensione verso la pienezza e l’armonia del ricongiungimento a Dio.
Girardi cerca un terreno comune d’intesa sulla base della centralità del comandamento dell’amore; ma l’amore di cui parla non ha nulla di cristiano, tanto è vero che, per lui, è una cosa sola (anche se, per pudore, non chiama le cose con il loro vero nome) con la lotta di classe, che presuppone l’odio di classe; con lo sterminio fisico dei nemici e con l’imposizione di un modello totalitario a tutti e a ciascuno, sia che lo vogliano, sia che non lo vogliano. Insomma, il marxismo è, per sua stessa natura, un integralismo e un fondamentalismo, il cristianesimo, no: il cristianesimo rispetta la diversità e accetta le fedi diverse, anche se, in pratica, non tace davanti alla menzogna e all’ingiustizia, non tollera la mistificazione della verità, non finge di non vedere il male che minaccia l’uomo. Non ne fa, però, una questione di lotta di classe, perché il cristianesimo insegna che il male è nell’uomo, la tentazione è nell’uomo, la debolezza è nell’uomo, non nelle strutture economiche e sociali. È una illusione funesta quella di pensare che, instaurate delle strutture “giuste” ed egualitarie (e già questi due concetti sono in stridente contraddizione reciproca), il male scomparirà dalla terra e gli uomini saranno automaticamente affratellati; ed è ingenuo, oltre che criminale (perché ha giustificato crimini orrendi), pensare che basti individuare le “strutture di peccato” nella politica o nell’economia, per liberare l’uomo dal male e dal peccato stesso. Le “strutture di peccato” esistono nella società, ma in quanto sono un riflesso di quelle che esistono in interiore homine, nelle profondità del cuore umano. Se il cuore umano fosse puro, anche le strutture sociali lo sarebbero; ma il cuore umano non è puro, perché insidiato dal peccato, che è una realtà ontologica e metafisica, la quale parte dal Peccato originale di Adamo ed Eva e giunge fino a noi; può divenire puro a condizione che compia una radicale conversione a Dio, mediante il Vangelo di Gesù Cristo; tuttavia, perfino in quel caso la sua umana fragilità e debolezza non gli consentiranno di mantenersi puro, se non in forme e tempi limitati.
Questo pensa il cristiano, non ciò che dicono o dicevano i sedicenti cristiani alla Girardi. Per usare una famosa ed eloquente espressione di San Paolo (1 Corinzi, 12-13): Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! Ma dov’è la carità, nelle elucubrazioni di Giulio Girardi? Oh, certo, egli parla frequentemente dell’amore (e anche della solidarietà, del comunitarismo, della “liberazione” e della “unificazione” (?) dell’uomo; ma l’amore di cui parla è “l’amore” del guerrigliero che, per amore del popolo, imbraccia il mitra e uccide il latifondista cattivo, o i soldati che lo difendono. Questa può anche essere una posizione rispettabile, da un punto di vista ideologico: ma non è, in alcun modo, la posizione del cristiano. Mai e poi mai si può far passare il messaggio di amore di Gesù Cristo per un messaggio di lotta violenta, di morte, di instaurazione forzata di un nuovo ordine politico; mai e poi mai si può adoperare il Vangelo per benedire le armi, o anche solo la prospettiva etica, da cui muovono i movimenti di “liberazione” marxisti. Ciò sarebbe blasfemo. Eppure è un dato di fatto che intellettuali come Girardi hanno avuto il loro momento di gloria, hanno influenzato il pensiero di una generazione di cristiani e hanno seminato una mala semente, che sta continuando a dare i suoi malefici frutti, anche ora che il marxismo è ufficialmente defunto come ideologia politica, e che ben pochi lo prendono ancora sul serio sul terreno squisitamente intellettuale (mentre negli anni ’60 e ’70 si sprecavano addirittura i critici letterari marxisti, gli storici marxisti, gli antropologi marxisti, i pedagogisti marxisti, i registi cinematografici marxisti, eccetera, eccetera).
Chi è stato, dunque, Giulio Girardi? È stato un (cattivo) prete, figlio del grande equivoco del Concilio Vaticano II; il quale, se non altro, nella sua immensa incoerenza di prete, ha avuto almeno il pregio della coerenza di marxista; e che, quando è stato cacciato dalla Chiesa, non ha smesso di propagandare le sue idee. Altri, più abili, più astuti, più subdoli di lui – i suoi cattivi maestri, per esempio: i Koenig, i Rahner, i Schillebeeckx, i Congar, i Küng – sono rimasti, o sono rimasti più a lungo, o sono rimasti con tutti gli onori - all’interno della Chiesa, e hanno continuato ad appestarla con i loro veleni, con le loro eresie travestite da ortodossia, con le loro apostasie camuffate da “riforme”, “innovazioni”, “adattamenti allo spirito della modernità”.
Già: appunto. Lo spirito della modernità è lo spirito del mondo: e lo spirito del mondo è il Diavolo, né più, né meno. Ieri si chiamava marxismo, oggi si chiama in altri modi: teologia della liberazione, per esempio; o “ecumenismo”, quando in realtà si dovrebbe dire relativismo e indifferentismo religioso. Lo spirito della modernità è lo spirito dell’Uomo che vuole fare far da solo, che vuole sostituirsi a Dio, che vuole sfidare e competere con Dio. Ad ogni nuova stagione assume nuovi nomi e nuove forme; ma, soprattutto, nuove maschere e nuovi travestimenti. Il Diavolo dice nove cose giuste: ma l’ultima, la decima,  è – immancabilmente – falsa: perché egli è lo spirito di falsità, e suo scopo è trascinare l’uomo lontano da Dio, nelle tenebre di un mondo abbandonato dalla Grazia.


Giulio Girardi, il (cattivo) prete che ha fuorviato col marxismo una generazione di cattolici

di Francesco Lamendola

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