Alla fine la battaglia per la città di Aleppo è davvero cominciata. A sorpresa, sostenute da pesanti bombardamenti russi, le forze siriane, rimpolpate da iraniani e dal battaglione palestinese “Liwaa Al-Quds” (brigata Gerusalemme), composta di rifugiati che l’IS aveva cacciato dai loro campi-profughi presso Aleppo nel 2012, stanno chiudendo le vie di rifornimenti dei terroristi – che sono quelli di Al Nusra – che a questo punto resterebbero assediati in città. Evidentemente russi e alleati hanno posto fine ad ogni esitazione (ammesso che non fosse simulata, uno stratagemma bellico) e prevenuto mosse nemiche, dando per scontato che la fragile tregua dava troppo vantaggio agli avversari forniti di nuovo armamento.
Ma la situazione è complessa per non dire caotica: le milizie curde sono tornate ad affiancare l’armata regolare, mentre DAESH ha attaccato posizioni di mercenari filo-turchi, coperti dall’artiglieria turca oltreconfine e probabilmente rafforzati da commandos dell’esercito di Erdogan, riuscendo a spezzarne la continuità. Probabilmente per ritorsione, i servizi turchi hanno rivelato – attraverso il quotidiano Yeni Safak, vicino al partito di Erdogan – che agenti dei servizi Usa s’erano incontrati in gran segreto con un dirigente eminente di Daesh, chiamato Abou Ahmad Alwani, a Mossul, una volta a dicembre, l’altra il 3 febbraio 2016, poche settimane fa…
Assad, contro la volontà occidentale, ha tenuto le elezioni nella parte del paese sotto il suo controllo. La gente s’è spostata massicciamente per votare, gesto civico di resistenza al terrorismo, che dà ad Assad una legittimità che agli altri, avversari, manca. La situazione è tale che Karina Bechet-Golovko, l’analista vicina al FSB, si spinge ad azzardare una possibile vittoria di Assad sul piano militare e politico.
Una cosa è certa: vittoria completa o no, non ci sarà modo di sloggiare i russi. La cosa è stata notata con legittima inquietudine dal sito mossa diano DEBKA. “Il 15 marzo, Mosca ha annunciato che i temibili missili terra-aria S-400 resteranno in Siria dopo il ritiro. Dieci giorni dopo, il 25 marzo, sono piazzati i sistemi Iskander-M. L’Iskander M è considerato il miglior missile di corto raggio al mondo. Questa combinazione, secondo le fonti militari, fa’ della base di Hmeimim il nido di missili più sofisticato del Medio Oriente”.
Assad e Sion sotto quell’ombrello
L’Iskander, che può portare una testata atomica, ha una portata fino a 500 chilometri. Come fa’ notare Dedefensa, con esso la Russia, dalla base di Hmeimim, “controlla fino la quasi-totale dominanza l’intero spazio aereo siriano, più i paesi adiacenti: Giordania e Israele completamente, la Turchia in parte”.
Ahi ahi, Israele tenuta sotto il tiro degli Iskander?
Dedefensa gira il coltello nella piaga: si aggiunga, dice, che la Russia ha (oltre alla superiorità missilistica) “una equivalenza navale nel Mediterraneo orientale”. Con questo dispositivo, la base aerea di Hmeimim “costituisce un nodo strategico che tende a controllare gran parte della regione (Medio Oriente) con la possibilità di rapidissima capacità di espansione, se necessario”. S’intenda: “La necessità di passare rapidamente dal convenzionale al nucleare, di cui il missile costituisce lo strumento ideale in un campo di battaglia”, essendo un’arma “ai limiti fra il tattico e lo strategico”.
Già. Se dal conflitto locale si deve passare alla terza guerra mondiale (Dio ci scampi), l’altra potenza nucleare dell’area è lì a pochi minuti, forse secondi, dall’Iskander. Senza che ci se ne accorgesse, quella base (collegata alla navale di Tartous) fornita anche di sistemi di difesa anti-aerea ravvicinata Pansir-1, dei centri di controllo e superiorità elettronica dello spazio aereo per un raggio di centinaia di chilometri, più i caccia bombardieri lasciati lì dopo il “ritiro” e non parliamo degli elicotteri d’assalto di cui alcuni di nuovo tipo e quasi mai visti prima (Mil-28N e Ka-52), è diventato il solido nucleo che assicura a Mosca la superiorità aerea e la possibilità di intervento rapido, ben in profondità nel cuore del territorio “nemico”, se dovesse rivelarsi nemico. E si dovesse passare da convenzionale al nucleare.
Nodi avanzati “difensivo-offensivi”
Sembra che “l’Occidente” sia ancora una volta davanti a una sorpresa: la comparsa di un “nodo strategico difensivo-offensivo”, che permette alla Russia di “incatenare una regione intera a partire da un numero estremamente ristretto di punti, con un arsenale di sistemi che si completano l’un l’altro”. Ora, Dedefensa nota che esiste un altro “Nodo strategico” simile: in Europa.
E’ la base baltica ed enclave russa di Kaliningrad (ex Koenigsberg), alla frontiera russo-polacca e a ridosso dei paesi baltici: quelli che la NATO, più precisamente Washington, arma a tutto spiano, riempie di materiale bellico e pretende di difendere. “Le recenti manovre NATO, fatte per dimostrare la potenza dell’Alleanza Atlantica nella regione, hanno dimostrato il contrario”: le manovre aeronavali si sono svolte esposte agli occhi elettronici di Kaliningrad, mentre le forze occidentali “sono quasi cieche a livello di comunicazione e alla mercé del controllo dello spazio aereo da parte dei russi. Un “Nodo” dello stesso tipo Mosca sta formando in Crimea, nella già formidabile base di Sebastopoli: una ‘fortezza difensivo-offensiva” con capacità “da convenzionale a nucleare”. Gli strateghi russi rispondono con una “difesa sempre più avanzata” alla avanzata della NATO sempre più vicina alle frontiere della patria; i “nodi” russi sono in profondità nel territorio potenzialmente nemico. E i russi hanno dimostrato in Siria d’aver “genialmente” adattato le tecnologie più avanzate per la guerra convenzionale di alta intensità ai conflitti di bassa intensità; applicato “la potenza e sofisticazione del convenzionale all’astuzia e alla inafferrabilità del non-convenzionale, la guerra ibrida”.
Qualcosa che i burocrati del Pentagono non sono stati capaci di fare. Secondo Dedefensa, c’è di peggio: convinti che non si sarebbero più combattute guerre convenzionali perché la Superpotenza non aveva più avversari suoi pari, hanno pensato che tecniche di protezione integrata, essenzialmente di tipo stealth, potessero bastare : il destino dello’F-35, che si pone come “l’errore tecnologico-strategico più fondamentale della storia militare”, rischia di privare gli Usa della superiorità aerea assoluta di cui dispongono dal 1943. Si può solo immaginare con quale sgomento e rabbia gli alti gradi del Pentagono e della Casa Bianca abbiano assistito al fatto che a padroneggiare a loro modo “l’invisibilità” sono stati i russi: non solo facendo arrivare in Siria una intera forza aerea senza che Washington lo vedesse, ma anche in Crimea, dove gli Usa hanno strillato di una “invasione” che, se c’è stata, è stata del tutto “stealth”. Tutte le volte che gli americani hanno denunciato una invasione di truppe e cingolati russi nel Donbass (“in Ucraina!”) che i loro mezzi di spionaggio non sono mai riusciti a vedere, possono essere dovuti a questa paura paranoica, trasformata nel mito: i russi sono invisibili.
E’ un fatto che Mosca, con i mezzi economicamente imitati di cui dispone, ha riconfigurato la propria difesa “in modo ontologico” per una guerra finale. Sergei Glaziev, uno dei consiglieri di Putin per l’economia e promotore della Unione Economica Eurasiatica, in un recente articolo s’è domandato retoricamente se i russi potessero aspettarsi un sollevamento della sanzioni volute dagli americani e imposte anche agli europei. S’è risposto di no. Perché tali sanzioni “non hanno mai avuto come motivo la Crimea o la Siria, ma sono motivate dalla crisi al cuore del sistema finanziario occidentale, e al suo bisogno di compensare lo svuotamento al suo centro saccheggiando risorse dalla periferia – dove si situa la Russia. Glaziev prevede una “intensa guerra ibrida con la Russia come bersaglio”.
Putin deve essere d’accordo se ha posto sotto i suoi ordini diretti una neonata Guardia Nazionale di 200 mila uomini; a parare disordini interni, spaccature anche nelle stanze alte, primavere colorate di estrema violenza, e atti di “terrorismo islamico” (made in Usa) che ha evidentemente messo in conto come ciò che verrà tentato nella “guerra ibrida ad alta intensità”.
Quanto allo crisi “nel cuore del sistema finanziario occidentale”, che essa precipiti lo dicono le continue riunioni segrete tra la Yellen (Federal Reserve) ed Obama. Lo dice la lettera di 19 pagine che la Federal Reserve – ossia la banca centrale, non come credono il 70% degli americani un parco nazionale – al vertice di J.P. Morgan Chase: una lettera dove per una dozzina di volte appare la parola “problemi di liquidità” e dove si nota una certa insufficienza nel tentativo della superbanca di rientrare (winding-down) nel suo malloppo di derivati, piazzati all’estero e non si sa ove, del valore nominale di 51 trilioni di dollari. Per i banchieri centrali, JP Morgan sta ponendo troppo “affidamento su fondi in entità estere che possono essere soggetti a arroccamento difensivo in tempi di stress finanziario”; un’esposizione così mostruosa di una banca altamente interconnessa con le altre, sta esponendo a un grave pericolo non solo Wall Street, ma “la stabilità finanziaria degli Stati Uniti”, né più né meno.
E’ il Sistema che si sa minacciato di collasso terminale, finanziario e morale, e di disordine politico interno (lo scollamento di centri di potere, la miseria crescente, e le preferenze dell’elettorato per Trump e Sanders indicano una situazione di rottura della legittimità della ‘democrazia’), edunque può cedere agli impulsi del suo irrazionalismo, alla sua psicopatologia, già ben visibile (anche negli alleati: si pensi solo alla Merkel, alla sua politica dei profughi e alla sua soggezione a Erdogan).
Putin e i suoi hanno integrato questa demenza del nemico nella loro preparazione strategica: nel senso che si sono preparati ad un confronto duro, militare, che può essere convenzionale ma passare al nucleare. Le minacce che arrivano da Washington e i latrati dei suoi cagnetti da lecca in Europa, non fanno che confermare “la percezione che, per i russi, la situazione è arrivata a un punto in cui l’alternativa a un conflitto sarebbe la capitolazione, la dissoluzione e la distruzione della patria da parte del Sistema”. Una guerra di civiltà unita alla grande guerra patriottica: impossibile che messi in quest’angolo, i russi accettino la capitolazione.
Hezbollah sa qualcosa
Torno alla base siriana di Hmeimim, per sfatare la sensazione che i suoi Iskander possano essere una minaccia per Israele. Al contrario, servono alla sua protezione: di Israele da se stessa. Da qualche settimana, i combattenti Hezbollah sono in stato di allarme: hanno informazioni precise su una possibile invasione israeliana nel Sud del Libano. La minaccia è abbastanza seria da aver indotto il capo, Hassan Nasrallah, 15 giorni fa, a dichiarare in una intervista televisiva che le sue forze sono in grado di bombardare le istallazioni nucleari israeliane, di cui conoscono la localizzazione precisa.
E’ la prima volta che Nasrallah, uomo sobrio nel linguaggio e nell’attitudine, ha fatto una così chiara ed aperta minaccia, per giunta riguardante simili “oggetti”. L’alleanza dei sauditi e dei sunniti con Sion contro Iran e sciiti, può anche indurre Netanyahu a rischiare troppo in termini di guerra ad alta intensità: già ha fatto sapere di aver bombardato convogli di armi diretti ad Hezbollah in Siria, violazione su cui Damasco e Mosca avevano taciuto, altrimenti avrebbero dovuto reagire ad una violazione dello spazio sovrano. L’ombra degli Iskander dovrebbe aiutare a raffreddare i cervelli a Sion. Ma basterà?
Nota sul delirio occidentale
Come esempio della sintomatologia demenziale sopra indicata non si possono tacere le ultime esternazioni della nostra Boldrini. Per deplorare “muri, barriere e filo spinato” contro le ondate dei suoi cari immigrati, ha reinterpretato la storia di Roma: “L’impero entrò in crisi quando , dopo aver a lungo amalgamato i popoli conquistati, Adriano bloccò l’inclusione e costruì il Vallo». Naturalmente non sapendo che Adriano costruì il Vallo nel 122 dopo Cristo non contro invasioni di scozzesi (impossibili, essendo il posto quasi spopolato), ma per risparmiare il numero di legionari da stanziare in una regione troppo povera per meritare il costo di forti guarnigioni. E che le invasioni barbariche avvennero da Est, dal Danubio e proprio perché l’accoglienza indiscriminata di Roma le incoraggiò.
Che non si tratti soltanto di ignoranza, ma di vero e proprio delirio, lo comprova l’altra ingiunzione della Boldrini nelle stesse ore: si tolgano i santi dal calendario, perché “offendono gli immigrati” (lì si deve finire, in un qualche insulto ai cattolici). Quanto alla Merkel, ha fatto mettere sotto processo un comico tedesco che aveva sbeffeggiato Erdogan come “scopa-capre”. Eppure aveva partecipato all’immane manifestazione “Je suis Charlie”, con cui l’Europa intera, tramite i suoi rappresentanti, proclamò la difesa della “Libertà di espressione” fino alla bestemmia contro Dio e i suoi credenti. Sono “i nostri valori”: liberissimi di insultare Allah, ma se insultate Erdogan, si tira fuori una legge penale risalente a Bismarck per stroncare la libertà di espresssione.
Del resto, che volete farci: è mamma Regeni a dettare la politica estera della nazione, che (miracolosamente) coincide poi con quella raccomandata dal New York Times: Al Sisi è un mostro debole e va’ abbattuto, così arrivano i jihadisti a governare l’Egitto. Il che è bello e razionale. Ed è ciò che gli Usa tentano ancora di fare con Assad.
Il genocidio del Ruanda: la connection israeliana
IL GENOCIDIO DEL RUANDA: LA CONNECTION ISRAELIANA1
di Gilad Atzmon, 16 aprile 2016
Nel 2006, il sito Ynet – il più grande sito di news d'Israele – pubblicò un coraggioso articolo dello scrittore israeliano nazionalista Sever Plocker che ammetteva che “alcuni dei più grandi assassini dei nostri tempi sono ebrei”2.
Come Yuri Slezkine3, Plocker ammette che la macchina omicidiaria di Stalin era operata da ebrei come Genrikh Yagoda e Lazar Kaganovich. Nel 1934, al culmine delle purghe di Stalin, “il 38.5 % di coloro che detenevano le cariche più importanti negli apparati di sicurezza sovietici erano di origine ebraica”.
In anni recenti abbiamo appreso che un quarto della Brigata Internazionale che combattè contro Franco in Spagna era composto da ebrei, e che la lingua franca della Brigata era l'Yiddish. Ho perso qualche amico ebreo “anti-sionista” per aver cercato di discutere tale argomento e di capire il ruolo dei combattenti di lingua Yiddish nella distruzione della Spagna cattolica in quella guerra sanguinosa. Mostrando molta più onestà dei nostri “alleati” della Sinistra, il sionista Plocker scrive: “Trovo inaccettabile che una persona venga considerata membro del popolo ebraico quando fa grandi cose, ma non considerata parte del nostro popolo quando fa cose straordinariamente spregevoli”.
Sarebbe incoraggiante immaginare un genocidio totalmente privo di ogni coinvolgimento ebraico. Purtroppo, il genocidio del Ruanda non rientra in questa mitica categoria.
Haaretz ha riferito la scorsa settimana4 che la Corte Suprema d'Israele ha deciso di confermare il diniego ad una richiesta per la Libertà di Informazione (Freedom of Information) per rendere pubblici documenti riguardanti le esportazioni della “difesa” israeliana all'epoca del genocidio del 1994 in quel paese.
Nel 2014, l'avvocato Eitay Mack e il prof. Yair Auron presentarono una richiesta al Ministero della Difesa in base alla legge per la Libertà di Informazione, chiedendo dettagli sulle esportazioni di armi israeliane al Ruanda tra il 1990 e il 1995. Nel 1994, centinaia di migliaia di ruandesi della minoranza Tutsi vennero massacrati dalla maggioranza Hutu durante la guerra civile.
Il Ministero della Difesa israeliano ha rifiutato la richiesta, dicendo che questa informazione “non deve essere divulgata”.
Mack e Auron hanno presentato appello alla Corte Suprema che ha respinto l'appello all'unanimità. La Corte ha affermato:
“Riteniamo che in queste circostanze la divulgazione dell'informazione richiesta non rientra nell'interesse pubblico sostenuto dai ricorrenti ad un punto tale da avere la priorità e la precedenza rispetto alla tesi che essa danneggerebbe la sicurezza dello Stato e le relazioni internazionali”.
Il messaggio è inequivocabile. Lo Stato ebraico, che ha fatto dell'Olocausto la propria religione di Stato, sta attivamente nascondendo il suo coinvolgimento nel genocidio di un altro popolo. Questo è il vero significato della Religione dell'Olocausto: essa riguarda il primato delle sofferenze di un solo popolo e questo popolo non è il popolo Tutsi.
1Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all'indirizzo: http://www.gilad.co.uk/writings/2016/4/16/rwanda-genocide-the-israeli-connection
PUBBLICATO DA ANDREA CARANCINI
http://andreacarancini.blogspot.it/2016/04/il-genocidio-del-ruanda-la-connection.html
Mi riferiscono che una giovane italo-israeliana, intervistata dal Tg3, alla domanda perché per una ventunenne è così bello vivere in Israele ha risposto: “Perché Israele è un paese multiculturale”. L’Italia, con tutta evidenza, non lo sarebbe abbastanza, almeno secondo il moderno significato del termine.
Facile, in questa maniera, cantarsi la filastrocca del “multiculturalismo”. Anche l’Italia, se è per questo, era già ‘multiculturale’ prima del “multiculturalismo” moralmente imposto: siciliani, veneti, friulani, lucani, sardi eccetera, per non contare i tedescofoni, i francofoni, i ladini, gli occitani, i grecanici, gli “albanesi”, i “croati” del Molise e tutte le altre minoranze etnico-linguistiche del Bel Paese. L’Europa, poi, col suo spazio relativamente esiguo e le sue “mille patrie”, è il paradigma stesso del “multiculturalismo” ante litteram.
L’edificante favola del “multiculturalismo” israeliano
di Enrico Galoppini
Ora, non conosciamo questa ragazza e ci potremmo anche sbagliare, ma considerato che trattasi di una privilegiata (rispetto alla maggioranza degli italiani) con doppio passaporto, sempre utile per svignarsela alla chetichella nel suo amato “paese multiculturale” (tanto multiculturale che molti indigeni li ha rinchiusi nelle “riserve” della Cisgiordania e della Striscia di Gaza), ci sembra di poter affermare con una buona dose di certezza che il “multiculturalismo” israeliano si limita alle differenze tra ebrei: sefarditi, aschenaziti, falascià, yemeniti eccetera.
A noi starebbe pure bene così, se non fosse che in Palestina c’erano e ci sono ancora parecchi indigeni musulmani, cristiani eccetera, eredi delle popolazioni che, dai Filistei ed anche prima, hanno abitato quelle terre che solo una mitologia incessantemente sostenuta da religione (cristiana), cultura (storia e letteratura) e intrattenimento (film) ha fantasiosamente attribuito ai soli “ebrei”, e per giunta quelli calamitati lì da ogni parte del mondo (di qui il “multiculturalismo” israeliano), perché tra l’altro il progetto sionista non è farina del sacco degli ebrei locali.
A questo trattamento speciale degli autoctoni va a sommarsi poi un altro problema: la posizione che molti esponenti del mondo politico e culturale israeliano e filo-israeliano hanno nei confronti del “multiculturalismo” in Italia e in Europa.
Se lo Stato israeliano ha “il diritto” di erigere muri e difendersi dai nemici, veri o presunti, l’Italia e l’Europa non possono fiatare in materia di “accoglienza” che subito il rabbino di turno o il guitto italo-israeliano vanno in agitazione scomposta, con tivù e giornali a disposizione per fungere da cassa di risonanza delle loro “preoccupazioni” ed elevate grida sul “razzismo” ed i “rigurgiti di antisemitismo”. Col plauso dell’ambasciata americana, s’intende, ché senza l’influenza capillare dell’America e della Nato anche tutto questo dare corda a questi personaggi con tribuna assicurata sarebbe finito da un pezzo.
Poi c’è anche un altro aspetto, particolarmente odioso: il doppio passaporto. Personalmente lo trovo ingiusto e discriminatorio, e non solo per l’esistenza degli italo-israeliani cosiddetti. “Cosiddetti” perché a differenza di un italo-marocchino o un italo-peruviano, tanto per fare due esempi, Marocco e Perù hanno una storia millenaria che certo “Israele” non può vantare, pertanto si è assistito al fenomeno, tutto particolare, che automaticamente il neonato Stato israeliano ha riconosciuto la cittadinanza israeliana a tutti gli ebrei della “diaspora” (altra invenzione interessata). Il che – dimostrando che fondamentalmente quella israeliana è un’impresa a sfondo religioso – è come se, allo stesso modo, un Tibet indipendente desse cittadinanza a tutti i buddisti del mondo seguaci del Dalai Lama, o se l’Arabia Saudita, la cui monarchia si vanta di essere la protettrice dei due luoghi sacri dell’Islam, elargisse la cittadinanza a tutti i musulmani del mondo!
Si dirà che è una questione di numeri, e che la storia degli ebrei ha delle peculiarità (anche tragiche, ma non in esclusiva!) che hanno giustificato quest’inedito provvedimento; ma, come che sia, disporre di due o anche più passaporti non è serio nei confronti di chi ne ha solo uno.
Per di più, si dà il caso di giovani italo-israeliani che svolgono il servizio militare in Israele, e, considerata la situazione colà, potrebbero essersi resi colpevoli di reati perseguibili in base alle leggi italiane. Oppure solo i volontari nel Donbass, o peggio ancora quelli che accorrono al richiamo del cosiddetto “Stato Islamico”, sono passibili d’inchiesta da parte della magistratura italiana? La cosa è sinceramente ridicola ed insensata, perché siamo arrivati al punto che se una ragazza va a vivere a Raqqa per fare la massaia torna in Italia e subito viene torchiata, mentre se la ventunenne in questione angaria, pesta o addirittura accoppa dei palestinesi tutto passa in cavalleria.
E non mi si venga a rompere le scatole con “l’abominio” dell’Isis che non permette simili paragoni, primo perché il sottoscritto ha abbondantemente documentato, sotto ogni punto di vista, come quello sia abusivamente un “califfato” e perciò – quand’anche si trattasse di un’iniziativa “spontanea” – in contrasto con tutta la tradizione islamica e per giunta al servizio delle strategie geopolitiche atlantiste, come lo Stato d’Israele; secondo perché i crimini dell’Isis ed affini non mi sembrano più esecrabili di quelli perpetrati nella sua onorata carriera dalla dirigenza del cosiddetto “Stato Ebraico” (“cosiddetto” perché, come lo “Stato Islamico” farlocco, si autorappresenta come l’unica vera patria di tutti coloro che confessano la religione del Giudaismo). E se qualcuno ancora si ostina a non crederci, non ha che da aprire un motore di ricerca e svolgere una ricerca per immagini delle vittime palestinesi, di ogni sesso ed età: il peggior film dell’orrore fa la figura della Bella addormentata nel bosco!
Macché, loro, anche se maltrattano per statuto tutti i non “israeliani”, sono la vetrina del novello “multiculturalismo” riveduto e corretto; noi, già “multiculturali” prima di “Israele”, siamo additati come “etnocentrici” e dipinti come un abisso d’intolleranza… Col colmo dei colmi che dobbiamo pure integrare in questa nuova Europa “multiculturale” quegli stessi individui – palestinesi e genericamente “arabi” – esclusi dal “multiculturalismo” israeliano!
Esoterismo e Nuovo Ordine Mondiale nei film del profeta cabalista Stanley Kubrick
“Tutti gli uomini, in qualunque luogo, devono ascoltare il nostro messaggio o tutti gli uomini periranno”. Con queste parole il massone del 33°Kenneth Kleinknecht celebra l’ingresso trionfale della Massoneria nell’era della manipolazione mediatica televisiva, attraverso la quale il potere dell’organizzazione non si esercita più sui singoli adepti, bensì, grazie ai nuovi mezzi tecnologici di manipolazione delle coscienze, sull’umanità intera. (Lo sbarco? Il capolavoro di Kubrick)
Quale migliore personaggio di Kubrick poteva scegliere la NASA per una tale missione? Tutta la critica, e la NASA in particolare era ancora affascinata dal suo film “2001 Odissea nello spazio”, un capolavoro di effetti speciali, di lungimiranza, ma soprattutto un capolavoro di gnosticismo in cui Kubrick mette sullo schermo chiaramente senza inibizioni la visione dell’uomo e del mondo secondo il punto di vista gnostico.
Quale migliore personaggio di Kubrick poteva scegliere la NASA per una tale missione? Tutta la critica, e la NASA in particolare era ancora affascinata dal suo film “2001 Odissea nello spazio”, un capolavoro di effetti speciali, di lungimiranza, ma soprattutto un capolavoro di gnosticismo in cui Kubrick mette sullo schermo chiaramente senza inibizioni la visione dell’uomo e del mondo secondo il punto di vista gnostico.
Tutta la cinematografia Il regista ebreo Stanley Kubrick, maestro nella mescita tra arte, cinematografia ed esoterismo, ruota, infatti su questa concezione dell’universo. Molti sono stati negli anni gli aggettivi per definire il suo orientamento: fratello Illuminato, alchimista, esoterista, spiritualista, veicolatore di messaggi satanici. Di messaggi sull’èlite che governa il mondo, con un po’ di discernimento li troviamo in tutti i suoi filmi: da Barry Lyndon, a Shining, a 2001 Odissea nello Spazio ad Arancia Meccanica, fino a d arrivare ad Eyes Wide Shut ecc.
Ma vediamo perchè il suo film “2001 Odissea nello spazio” è piaciuto tanto ai massoni, al punto di reclutare Kubrick come parte dell’equipaggio di “Apollo 11”. Nessuno meglio di lui sarebbe stato più adatto.
Ma vediamo perchè il suo film “2001 Odissea nello spazio” è piaciuto tanto ai massoni, al punto di reclutare Kubrick come parte dell’equipaggio di “Apollo 11”. Nessuno meglio di lui sarebbe stato più adatto.
Autore di libri di successo e scienziato rinomato, Clarke scrisse queste parole nel suo capolavoro di fantascienza 2010 Odissea due (1982), il seguito dell’altro romanzo del 1968, 2001 Odissea nello spazio. Il libro contiene un capitolo intitolato «Lucifer Rising» («L’ascesa di Lucifero»). In questo capitolo, l’atmosfera di idrogeno del pianeta Giove ha preso fuoco.
Per gli occultisti e i newagers, la simbologia di Arthur C. Clarke è inequivocabile. Lucifero, il «portatore di Luce» trasmette la sua Conoscenza (la «verità» occulta) a tutta l’umanità, spazzando via la paura e l’ignoranza (la religione cristiana), e fornendo al genere umano l’opportunità di scoprire il proprio intelletto.
Kubrick traspone fedelmente il romanzo sul grande schermo, ambietandolo in un futuro ancora distante (2001) se consideriamo che la pellicola fu girata nel 1968. Il regista sarebbe stato iniziato alla dottrina degli Illuminati, secondo cui il destino dell’umanità sarebbe indissolubilmente legato ad una comprensione occulta e metafisica dell’entità Saturno.
Per gli occultisti e i newagers, la simbologia di Arthur C. Clarke è inequivocabile. Lucifero, il «portatore di Luce» trasmette la sua Conoscenza (la «verità» occulta) a tutta l’umanità, spazzando via la paura e l’ignoranza (la religione cristiana), e fornendo al genere umano l’opportunità di scoprire il proprio intelletto.
Kubrick traspone fedelmente il romanzo sul grande schermo, ambietandolo in un futuro ancora distante (2001) se consideriamo che la pellicola fu girata nel 1968. Il regista sarebbe stato iniziato alla dottrina degli Illuminati, secondo cui il destino dell’umanità sarebbe indissolubilmente legato ad una comprensione occulta e metafisica dell’entità Saturno.
Secondo la visione gnostica del cineasta ebreo l’evoluzione della tradizione parte dall’uomo primordiale, evoluto e poi divenuto uomo-bestia per poi ritornare ad essere uomo-primordiale.
Il viaggio del protagonista, David è un viaggio gnostico, nel suo sfondo occulto si parla della scintilla di luce che riesce finalmente a liberarsi dalla materia. L’evoluzione della tradizione è una restaurazione, un’involuzione spirituale, un ritorno al passato e non un incedere verso il futuro. L’astronauta Bowman, nel film rappresenta l’èlite, mentre l’equipaggio rappresenta l’umanità sacrificabile (!)
Il 21 allude proprio al 21esimo secolo che rappresenta per gli esoteristi il secolo della fine e del nuovo inizio: è il secolo in cui si realizzeranno le promesse di Yahweh ad Abramo e il trionfo di Sion su tutto il mondo. L’astronauta Bowman, dirà: “Guarda il cielo, è pieno di stelle” in riferimento ai passi biblici in cui Dio rivela ad Abramo che la sua discendenza sarebbe stata più numerosa delle stelle del cielo.
Siamo sempre alla solita mania giudaico-gnostica di voler mischiare le Sacre Scritture con le illusioni esoteriche importate da Babilonia e da altri popoli pagani nelle loro false credenze.
Nel film “Il Dottor Stranamore”, Kubrick racconta una storia che oggi ci è molto familiare.Stranamore è uno scienziato nazista, naturalizzato americano (come tanti ex nazisti che furono accolti in USA a braccia aperte), direttore dello sviluppo delle armi nucleari spiega al presidente il funzionamento di un ordigno per una terza guerra mondiale nucleare, nella quale verrà eliminata gran parte dell’umanità, quell’umanità parassita che secondo il punto di vista degli Illuminati succhierebbe le “loro” ricchezze…
Arancia Meccanica è sicuramente uno dei film più famosi in assoluto di Kubrick. Credo che tutti lo abbiano visto almeno una volta, sebbene i messaggi occulti all’interno della pellicola, (molto più che subliminali) non siano stati compresi a suo tempo. Il film osannato dalla critica che grida al capolavoro viene visto da molti come un porno d’autore, altri lo accusano di incitare alla violenza. Pochi hanno captato le influenze gnostiche all’interno della pellicola e l’anticipazione di Kubrick sul progetto di manipolazione mentale MK Ultra della CIA, poi chiamato Monarch.
In una scena del film vediamo Alex
rilassarsi nella sua camera ascoltare il suo compositore preferito mentre osserva un enorme poster di una donna a gambe aperte con un serpente che sfiora la sua vagina. Con questo concetto cabalistico Kubrik comunica allo spettatore la storia di Lilith, la “vergine nera” la donna demoniaca che fuggita sulla terra, si era accoppiata con i demoni dell’oscurità e del deserto genarando migliaia di figli e di figlie, gli Jinn e le Lilim. E chi sarebbero i figli di questa diavolessa?
rilassarsi nella sua camera ascoltare il suo compositore preferito mentre osserva un enorme poster di una donna a gambe aperte con un serpente che sfiora la sua vagina. Con questo concetto cabalistico Kubrik comunica allo spettatore la storia di Lilith, la “vergine nera” la donna demoniaca che fuggita sulla terra, si era accoppiata con i demoni dell’oscurità e del deserto genarando migliaia di figli e di figlie, gli Jinn e le Lilim. E chi sarebbero i figli di questa diavolessa?
Il disgusto del protagonista nei confronti di Cristo Salvatore lo troviamo in altre scene dove Alex si immagina come un soldato romano che flagella allegramente Gesù. Alla fine Alex -tradito e abbandonato dai compagni- viene arrestato per l’omicidio di un’anziana. In carcere sente parlare della “Cura Ludovico”, un trattamento capace di condizionare la mente umana al punto da rendere l’individuo incapace di qualsiasi atto di violenza. Il trattamento Ludovico è un acuto riferimento della programmazione mentale MK Ultra della CIA, operata sui prigionieri, ma anche su personaggi dello showbiz, oggi chiamata progetto Monarch.
Nel carcere dove si trova ne parla col cappellano che però lo avverte sull’immoralità e la pericolosità della cura. Il prete citando il libero arbitrio gli dice “il bene si sceglie sempre”. Ciò nonostante Alex rifiuta la verità, proponendosi come cavia per il trattamento, verrà scelto dal ministro candidato alle elezioni. Il disumano trattamento, a base di farmaci, ed elettro-shock renderà il protagonista oltre che incapace di commettere qualsiasi atto di violenza anche di difendersi quando questa sarà rivolta contro di lui.
L’intero film può essere interpretato come un unico grande “viaggio magico” , caratterizzato da uno scontro di forze opposte: vita e morte, lussuria e dolore, maschile e femminile, luce e le tenebre, ecc. che termina in un grande momento orgasmico di illuminazione. Sarebbe stata la mania di Kubrick incapace di tacere sulle realtà di cui era a conoscenza che avrebbero condotto il regista alla morte. Kubrick infatti muore di un presunto attacco cardiaco proprio alla fine delle riprese del film, che prima dell’uscita nella sale venne snellito di oltre 25 minuti. Kubrick non aveva mai avuto disturbi di quel genere prima di allora e non ci sono storie di cardiopatia nel suo albero genealogico. Oggi come non mai si sostiene che l’infarto di Kubrick sia stato dovuto un’arma di alluminio con silenziatore azionata da una pila da 1,5 volt. che spara proiettili formati da piccole fiale contenenti un veleno a base di cianuro, senza lasciare alcuna traccia nell’organismo umano. Quando la fialetta contenente il liquido si spezza ed il veleno è spruzzato verso il volto del nemico, la morte sopravviene in pochi istanti. Quando il medico effettua l’autopsia constata l’arresto cardiaco e diagnostica una crisi cardiaca De resto non sarebbe né il primo né l’ultilmo a subire questa sire capitata a molti personaggi scomodi.(Tecniche per uccidere gli scomodi e far apparire la loro morte naturale. Tecniche rese note dalla camera nel 1993).
Ma torniamo ad Eyes Wide Shut. Il fim si apre con un festino èlitario alla quale Harford e la moglie Alice sono stati invitati. L’organizzatore è l’ebreo di origine tedesca, uno dei ricchi pazienti di Bill, Victor Ziegler, (Ziegler rappresenta Rothshild nel film). A giudicare dalla casa di Victor, non è solo ricco, sembra far parte dell’elite. Mentre la festa è molto elegante ed è frequentata da persone molto colte, non ci vuole molto per rendersi conto che questa facciata nasconde un disgustoso lato oscuro. Inoltre, piccoli dettagli inseriti da Kubrick accennano ad un collegamento tra la festa e il rituale occulto che si verifica più avanti nel film. Appena giunti alla festa, la prima cosa che vediamo è una peculiare decorazione di Natale. La stella a otto punte si trova in tutta la casa. Conoscendo l’attenzione di Kubrick per il dettaglio, l’inserimento della stella di Ishtar nella festa, non è un caso. Ishtar è la dea babilonese della fertilità, dell’amore, della guerra e, soprattutto, della sessualità. Il suo culto comprendeva la prostituzione sacra e atti rituali – due elementi che chiaramente vedremo più avanti nel film. Appena giunti alla festa i due coniugi si separano.
La stella a casa di Zeigler è quasi identica all’antico simbolo della stella di Ishtar. I Babilonesi (dalla quale il giudaismo sin dall’antichità ha assorbito usi e costumi per essere sempre poi puniti per questo dall’unico e vero Dio) offrivano ad Ishtar cibo e bevande durante il Sabato. Si riunivano poi in atti rituali sessuali , al fine di invocare il favore di Ishtar sulla regione e sul popolo per favorire la fertilità e il benessere
Alice si intrattiene con un intellettuale ungherese, che cerca di sedurla, citandole frasi dell’ars amatoria di Ovidio, il primo libro della serie si aprono con un’invocazione a Venere, il pianeta associato esotericamente alla lussuria, ma Alice dopo essere stata al gioco rifiuta le avances. Nel frattempo vediamo Bill Harford camminare nel corridoio a braccetto con due modelle, un po’ porcelle che potrebbero essere delle cavie BETA, ossia programmate con il trattamento Monarch, che invitano Harford a seguirle dove finisce l’arcobaleno “where the rainbow ends”.Qui è interessante notare che agli schiavi sottoposti al trattamento Monarch viene fornita una particolare interpretazione della trama del film Il mago di Oz, al fine di migliorare la programmazione. Il mago di Oz è utilizzato dai gestori del programma Monarch per i loro schiavi. Simboli e significati nel film diventano attivatori nella mente della vittima consentendo un facile accesso alla mente dello schiavo da parte del gestore. Nella cultura popolare, velati riferimenti alla programmazione Monarch usano spesso analogie con Il mago di Oz e Alice nel paese delle meraviglie.
Dove si trova la fine di quest’arcobaleno dove le modelle vogliono portare il dottor Bill Harford? Il significato di questa frase enigmatica non è mai spiegato esplicitamente nel film, sono i simboli ad illuminarci.Arcobaleni e luci multicolori appaiono in tutto il film, dall’inizio alla fine. Il nome del negozio dove Bill affitta il suo costume si chiama “Rainbow”. Il nome del negozio sotto di esso: “Under the Rainbow”. Ma non solo. Quasi ogni volta che Bill entra in una stanza notiamo un albero di natale con luci multicolorate. Queste luci legano insieme la maggior parte delle scene del film, che le rende parte della stessa realtà. Ci sono tuttavia alcune parti in cui non ci sono assolutamente luci di Natale.
La principale è quella girata nel palazzo Somerton – il luogo in cui avviene il rituale della società segreta. In forte contrasto con il resto del film, il palazzo Sommerton è privo di qualsiasi luce multicolore. Tutto in questo posto è in netto contrasto con il mondo esterno. In Eyes Wide Shut, ci sono dunque due mondi: il ” mondo arcobaleno ” pieno di luci di natale, dove le masse vivono e faticano, cercando di sbarcare il lunario e l’altro mondo … ” dove finisce l’arcobaleno ” – in cui le elite portano a termine i loro rituali. Il contrasto tra i due mondi fa capire il netto e quasi insuperabile divario tra masse ed elite. Più tardi, il film ci mostrerà chiaramente come quelli del “mondo arcobaleno ” non possono accedere all’altro mondo.
Così, quando le modelle chiedono a Bill di andare “dove finisce l’arcobaleno”, probabilmente si riferiscono al luogo dove le elite mettono in atto i propri rituali. Potrebbe inoltre far riferimento al loro stato dissociativo provocato dalla programmazione beta. Ci sono diversi riferimenti al controllo mentale Monarch nel film. Le donne che prendono parte ai riti d’elite sono spesso prodotti del controllo mentale illuminato. Nel vocabolario dell’Mk Ultra, “andare oltre l’arcobaleno ” si intende la dissociazione dalla realtà al fine di far subentrare un’altra personalità. Il flirting tra Harford e le modelle viene interrotto da Ziegler/Rothschild che manda a chiamare il medico nel suo gigantesco bagno dove si intratteneva con una schiava della programmazione BETA per assisterla in seguito un una collasso dovuto ad overdose. Quando Bill si ritrova la “dove finisce arcobaleno” (notare che non vi sono luci di Natale in bagno) vediamo la realtà Ziegler poi dice a Bill di mantenere il segreto su ciò che aveva visto. Il mondo “dove finisce l’arcobaleno” non deve mai essere rivelato al mondo esterno. Esso opera nel proprio spazio, ha le sue regole e dipende dall’ignoranza delle masse. Al ritorno a casa i coniugi Harford discutono, ma Bill dice ad Alice di fidarsi di lei e di amarla. A questo punto Alice per provocare il marito e suscitare in lui sentimenti di gelosia gli racconta che anni prima sarebbe stata pronta a tradirlo con un ufficiale della marina incontrato in un hotel. Questo fatto fa si che Bill intraprenda uno strano viaggio intorno alla notturna città di New York tra prostitute, padri che vendono le proprie figlie e l’incontro con un vecchio amico il musicista jazz Nick Nightingale che lo condurrà in una casa di lusso a Long Island, dove incontra un grande raduno di individui mascherati che partecipano ad un rituale occulto.
Dal momento che non è stato iniziato in quella società segreta, Bill non avrebbe dovuto neppure sapere della sua esistenza, figuriamoci essere testimone ad uno dei suoi “incontri”.
La Baronessa Marie-Hélène de Rothschild e il barone Alexis de Rede a una festa del 1972 Gli inviti vennero stampati con i caratteri invertiti qualcosa di simile a ciò che viene mostrato in Eyes Wide Shut
Il musicista professionista rivela a Bill che a volte viene assunto da persone misteriose per suonare, con gli occhi bendati, durante delle feste misteriose piene di belle donne. Questa incredibile notizia intriga Bill non poco, perché, dopo la discussione con la moglie, sembra essere alla ricerca di un qualche tipo di esperienza particolare. Nick fa infine il grosso errore di fornire a Bill tutte le informazioni necessarie per accedere al ritrovo. La password per accedere al rituale è “Fidelio”, il nome di un’opera scritta da Beethoven su una moglie che si sacrifica per liberare il marito dalla morte come prigioniero politico. Questa password prefigura in realtà ciò che accadrà durante quel rituale. Il simbolismo introdotto da Kubrick collega tutte le donne presenti nel film, rendendo gli incontri di Bill una esplorazione multiforme del principio femminile. Dopo aver ottenuto i dettagli da Nightingale, Bill affitta un costume in un negozio chiamato ” Rainbow”, per poi dirigersi a Somerton, la tenuta dove si svolge la festa. Il luogo scelto per girare le scene del rituale è molto interessante, e ciò non
è un caso.
Le Mentmore Towers sono state costruite nel 19 ° secolo come casa di campagna per un membro della famiglia dell’elite più importante e potente del mondo: I Rothschild. E’ stato documentato che i Rothschild partecipavano a feste mascherate molto simili a quelle mostrate in Eyes Wide Shut. Sembra evidente che Kubrick abbia accuratamente selezionato la proprietà Rothschild e le maschere utilizzate nei rituali, riecheggiando le reali usanze dell’elite. Quando Bill entra al Somerton, il film cambia drasticamente.
Vestito di un manto rosso, il Sommo Sacerdote si siede su un trono che dispone di un simbolo molto importante: un aquila bicipite sormontata da una corona. L’aquila a due teste è una delle più antiche e importanti simbologie della Massoneria. Una aquila bicipite coronata rappresenta il 33 ° grado della Massoneria, il massimo grado raggiungibile. Kubrick ci sta dicendo che il Sommo Sacerdote è un massone di 33 ° grado.
Il viaggio di Bill non è stato tutto divertimento e piacere. Con il procedere del film, c’è un costante avanti e indietro tra piacere e dolore, attrazione e repulsione, vita e morte, e così via. Il percorso è tutto basato sulla dualità e, proprio come i pavimenti delle logge massoniche sono a scacchi in bianco e nero, il viaggio di Bill consiste nel calpestare alternativamente le piastrelle bianche e nere – vedendo la natura dualistica di tutte le cose. Il rituale inizia con il sommo sacerdote, vestito di rosso, mentre esegue il cerimoniale.
Quando Bill viene scoperto dal Sommo Sacerdote, gli viene detto che lui e la sua famiglia avrebbero pagato per ogni trasgressione. (altri misteri svelati su questo sito)
Bill scopre sul giornale che Amanda è stata trovata morta in una stanza d’albergo a causa di un overdose. Il modo in cui questo omicidio rituale viene coperto, mascherandolo da overdose è molto simile alle tante morti rituali di celebrità mascherate da overdose che si verificano nella vita reale. Subito dopo aver lasciato l’obitorio per confermare la morte di Amanda, Bill viene chiamato da Ziegler che lo invita per smentire la terribile evidenza dei fatti, come fanno i media che coprono i loro crimini con il popolino. Ziegler dice infatti a Bill:
” Non credo ti renda conto in che tipo di problemi ti eri cacciato la scorsa notte. Chi pensi che fossero quelle persone? Non si trattava di persone comuni. Se ti dicessi i loro nomi – e non ho intenzione di farlo- non riusciresti a dormire la notte”
Ziegler ammette quindi che le persone le quali frequentano il rituale sono di alto livello, personaggi noti e potenti. Kubrick vuole rendere chiaro che i più ricchi “del mondo reale” si radunano in questi tipi di rituali, e che questi rituali sono off -limits per i profani. Quando Bill va a riconsegnare l’abito per la cerimonia al negozio dove lo aveva affittato il proprietario del negozio vende la propria figlia minorenne come se fosse un altro prodotto. Dopo aver gustato le schiave mascherate in un rituale barocco, Bill vede l’altro lato del “mestiere”: Le ragazze vendute da persone che le sfruttano ad un sistema basato sul commercio di minori, trasformati poi in schiavi della programmazione Monarch. E’ per questo che il negozio è stato chiamato “Rainbow”. L’ultima scena del film viene girata in un negozio di giocattoli. Il collocamento delle persone in questa scena ricorda i cerchi magici. – un luogo pieno di oggetti altamente simbolici. Qui, Helena Harford -la figlia di Bill e Alice-è vicina ad dei giocattoli chiamati “Magic Circle” – dimostrando come l’elite abbia fatto strada nella cultura popolare, nonostante questo non venga notato da coloro che hanno gli “Eyes Wide Shut”.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? (MT 23-1,39) Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. (GV 8-43,44)
-Floriana Castro Agnello- Antimassoneria Copyright 2016
Arriva il Regno di Sion? Ricordiamoci l’altro.
“I lavoratori devono schiacciare i kulak con pugno di ferro”, ordinava Lenin in un dispaccio dell’agosto 1918: “Impiccare, e dico impiccare in modo che la gente lo veda, non meno di cento kulak, ricconi, sanguisughe conosciuti [..] Fatelo in modo che la gente tremi a centinaia di chilometri da lì”.
E sono comandi operativi, come “dimostra la loro trasformazione in vere e proprie ordinanze, come quella rivolta ai bolscevichi di Penza l’11 agosto 1918: Compagni! L’insurrezione di cinque distretti kulaki deve essere soppressa senza pietà. Gli interessi di tutta la rivoluzione lo richiedono […]. 1) Impiccate (e assicuratevi che le impiccagioni avvengano sotto gli occhi e alla presenza del popolo) non meno di cento kulak , ricchi, parassiti, che siano noti. 2) Pubblicatene i nomi. 3) Sequestrate loro tutti i cereali. 4) Indicate gli ostaggi in conformità al telegramma di ieri [“ostaggi” sono i familiari dei nemici del popolo in attesa di esecuzione, che venivano arrestati a loro volta, ndr.] . Vostro Lenin. Post Scriptum: Trovate delle persone davvero dure”.
Il 9 agosto aveva scritto: “E’ necessario organizzare una guardia di uomini scelti e fidati, che diano inizio a un regime di terrore spietato contro i kulak, i preti e le Guardie Bianche. Tutte le persone sospette devono essere internate in campi di concentramento. La spedizione punitiva deve aver luogo subito, Confermare telegraficamente l’esecuzione di questi ordini”. In un’altra disposizione: “Dobbiamo istituire immediatamente il terrore: scovare e liquidare centinaia di prostitute, ex ufficiali, ecc. Non vi sia un momenti di indugio. Perquisizioni in massa, esecuzioni per occultamento e ricettazione di armi. Arresti in massa di menscevichi e altri elementi non fidati”.
Traggo le citazioni dal prezioso studio di Gianantonio Valli,Giudeobolscevismo – Il massacro del popolo russo – Edizioni Ritter, 690 pagine, 40 euro.
Libro opportuno per molte ragioni d’attualità. Una è una certa ri-valorizzazione nostalgia della dittatura sovietica che si sta contrabbandando dietro l’alone del prestigio di Putin sulla scena internazionale, e dell’essere questo antico agente del Kgb il restauratore della Russia e l’antagonista morale del feroce capitalismo globale terminale, detto “democrazia occidentale”. L’altra è ricordare ciò che continua ad essere sostanzialmente occultato: che il bolscevismo fu un radicalmente “giudeo-bolscevismo”: e non solo perché Lenin era ebreo, ebrei erano i suoi complici del Comitato centrale, e quelli a cui dava quegli ordini di sterminii, esecuzioni sommarie e impiccagioni, militanti locali e agenti della Ceka, erano in schiacciante maggioranza degli ebrei che applicavano con gioia settaria, tipica della loro “cultura” appresa nello shtletl, l’antico odio e disprezzo giudaico per il contadino russo, il mugik: un animale ai suoi occhi. Di più: essi applicarono un marxismo dottrinario, gonfi di tutti i pregiudizi talmudici assorbiti nel loro ambiente, dei loro sogni di potere mondiale e della loro “elezione”, e delle letture della Bibbia e del Talmud orecchiate in sinagoga o in famiglia. Davvero vollero istaurate il regno messianico per mezzo del terrore, come insegna il Deuteronomio: “Oggi comincerò a incutere paura e terrore di te ai popoli che sono sotto tutto il cielo, così che, all’udire la tua fama, tremeranno e saranno presi da spavento dinanzi a te. Il regno di felicità universale, il paradiso nell’aldiquà: instaurare “il Paradiso in terra” fu un’espressione leniniana, lo stesso che proclamò: “Costringeremo il genere umano ad essere felice, costi quel che costi!”.
C’è assai più che un ricordo della talmudica nozione per cui i non-ebrei sono animali parlanti nel seguente ordine di Lenin : “Ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo, delle pulci: i furfanti, delle cimici: i ricchi. […] Su dieci persone convinte di parassitismo, se ne fucilerà una”.
E questi erano ordini che il capo del Partito-Stato dava ai capi periferici, senza mai definire giuridicamente chi fossero i “parassiti”, i “fannulloni”, gli “elementi inaffidabili”, e “i borghesi” nemici del proletariato: il paradiso terrestre ebraico ricostituito è, essenzialmente liberato dalla Legge – e da ogni legge. Ovviamente i capi locali, ebrei, si tenevano larghi nell’interpretazione del comando. Sicchè “due anni dopo, parlando al congresso della USPD (partito socialdemocratico indipendente di Germania), Juli Martov, che aveva calcolato 10 mila vittime cadute per mano della CEKA nel terrore di settembre-ottobre, si scaglia contro tali efferatezze dichiarando, presente Zinovev: ‘Come rappresaglia per l’uccisione di Uricki e per l’attentato contro Lenin, due atti commessi da individui isolati e al massimo assecondati da alcune persone, furono giustiziate a Petrogrado, città amministrata da Zinovev, non meno di 800 persone [..] tra i giustiziati c’era, per caso, un membro del nostro partito, Krakowski, un metallurgico. […] e Zinovev non può smentire che simili massacri vennero attuati in tutte le città della Russia per diretta raccomandazione del governo centrale [… ] le mogli e i figli degli avversari politici erano arrestati come ostaggi e in molte occasioni erano stati fucilati” (Martov, come Zinovev e Lenin erano ebrei).
Che importa? Radicalmente ebraico e messianico – e si ritrova nell’ideologia del ‘coloni’ israeliani – è il grido che fu elevato dal giornale Kransyi Mec, Spada Rossa: “La nostra è una nuova morale. La nostra umanità è assoluta perché ha le basi nel desiderio dell’abolizione di ogni oppressione e tirannide. A noi tutto è permesso”.
Per il progetto di paradiso in terra, solo nel terrore rosso (1917-23) vengono uccisi 1,8 milioni di persone. In pochissimi anni, e prima di Stalin. “Almeno un milione di vittime solo per motivi religiosi”: 28 vescovi, 21 330 monaci, 73.299 monache, 117 mila ecclesiastici ”. La persecuzione della fede ortodossa durerà per tutto il periodo sovietico. Decine di migliaia di “borghesi”, professionisti o coltivatori diretti non importa, vengono eliminati. Dovunque plotoni di cekisti conducono esecuzioni capitali come in una catena di montaggio, sparando alla nuca a condannati per ore ed ore (a ciascuno dei militi vengono fornite in abbondanza vodka ed acqua di Colonia, per lavarsi dall’odore del sangue). Ovviamente è il collasso dell’intera società, con le prevedibili conseguenze, già nel primo anno del Nuovo Ordine paradisiaco: “L’inverno 1918-19 fu terribile nelle grandi città devastate dalla fame e dal tifo, private di combustibile di acqua e di illuminazione”, lasciò scritto Victor Serge, un filo-bolscevico: “negli edifici, le condotte d’acqua e di scarico gelavano. Le famiglie si radunavano attorno a piccole stufe […] libri, mobilio, le porte e i tavolati delle camere evacuate sostituivano la legna da ardere. A Pietrogrado e a Mosca vennero bruciate la maggior parte delle case di legno. Si trascorrevano le interminabili notti dell’inverno russo di fronte a fioco lume di una lampada. Il sistema di fognature non funzionava più; mucchi di immondizia si accumulavano nei cortili coperti di neve; con l’inizio della primavera avrebbero preparato una nuova epidemia”. L’epidemia di tifo a Pietrogrado, dice un altro testimone oculare: “Quest’inverno (1918-19) vi sono morte 3oo mila persone [la città contava allora 2 milioni di abitanti]: è il tifo che, scoprendo questi trecentomila rattrappiti sotto la fame e il freddo, si è messa a giocare con loro”.
“Il vecchio bolscevico Leonid Borisovic Krasin, già braccio destro di Lenin nella fabbricazione di bombe, nel riciclaggio di denaro, nelle rapine in banca […] resta allibito di fronte alla furia devastatrice, e scrive alla moglie: “….Ha avuto inizio il periodo del cosiddetto ‘terrore’, una delle manifestazioni più disgustose dei neo-bolscevichi. Sono state fucilate Mosca e Pietrogrado dalle sei alle settecento persone [è il numero che abbiamo visto citato da Zinovev] nove decimi delle quali arrestate alla cieca e per il semplice sospetto che appartenessero alla corrente di destra dei socialisti rivoluzionari […] anche nelle provincie si è verificata una serie di fatti rivoltanti, con arresti ed esecuzioni di massa”.
Vien da pensare (o fantasticare) che l’esperimento sovietico potesse meglio riuscire, se governato da russi, come Krasin. Maksim Gorki, il letterato e massimo leccapiedi del regime da cui è favorito parassita, non è (pare) ebreo: anche se ha lasciato scritto che la lettura del savio anziano Hillel (un rabbino contemporaneo di Cristo) gli aveva cambiato la vita, “Per la potente umanità che lo saturava e la sua alta stima dell’uomo”. Saturo di questa profonda umanità, Gorki potrà sopportare il genocidio dei kulaki (coltivatori diretti), che già Lenin cominciò alla grande e fu la causa della prima carestia 1921-22 (oltre 5 milioni di morti), con queste parole: “Suppongo che la maggior parte dei trentacinque milioni di affamati morirà. Morirà la gente semiselvaggia, cupa, stupida dei villaggi russi […] e sarà sostituita da una nuova razza di persone istruite, ragionevoli, letterati, gente sensibile e di cuore”.
Compresi i due milioni di morti nella Grande Guerra e i milioni di emigrati-profughi soprattutto in Germania, gli eventi messi in moto dal giudeo-bolscevismo “depauperano il popolo russo, in soli nove anni, di 18 milioni di individui su 143”. I decenni seguenti, la seconda guerra mondiale, il Gulag staliniano, faranno sparire altri 40-60 milioni di russi, faranno una società ammutolita, impaurita dai delatori e dalla polizia, profondamente ferita. E’ a causa di questi se il granaio del mondo non avrà più una agricoltura fiorente condotta da coltivatori competenti (è il prezzo del genocidio dei kulaki e della collettivizzazione: altri 12-14 milioni di morti nei cinque anni della collettivizzazione forzata del 1929-34), se l’Ucraina ha il rigetto del russo, se – nonostante le sue eccellenze scientifico-tecniche – la Russia ha perso più di un giro nello sviluppo occidentale ed è un paese esportatore di materie prime anziché di oggetti industriali avanzati. Soprattutto, è l’eredità del giudeo-bolscevismo che oggi fa’ mancare a Vladmir Putin la potenza demografica, le decine di milioni di uomini , le incalcolabili “risorse umane” sprecate e distrutte nel GuLag che farebbero della Russia la superpotenza katehon di cui abbiamo bisogno. Risorse materiali ed umane che senza la rivoluzione, il regime zarista avrebbe infinitamente meglio sviluppato.
Contro la leggenda nera (ebraica) dello zarismo come economia “retrograda” basata sulla servitù della gleba, non si dimentichi che nel 1914 “la produzione industriale per abitante aumentava del 3,5% l’anno contro il 2,75% degli Usa e l’1 per cento della Gran Bretagna. Le riserve d’oro russe ammontavano nel 1913 a 1550 milioni di rubli, mentre erano stati emessi solo 1494 milioni di rubli-carta; in quella stessa data, il franco francese era coperto circa per il 50%. Nel 1908, il debito pubblico per abitante era a un indice 58,7 in Russia, e di 288 in Francia. Nel 1912, la tassazione era all’indice 3,11 in Russi contro il 26,75 in Gran Bretagna e il 12,35 in Francia”. Il debito pubblico “nel 1914 era stato restituito all’83% grazie alle ferrovie dello Stato. Un economista francese diceva allora: “Verso la metà del secolo, la Russia dominerà l’Europa politicamente, economicamente e finanziariamente”. (Vladimir Volkoff, Le Montage).
Invece la Russia non sarà quel “Messico con le atomiche” di certa derisione americanoide, ma è una potenza minore, il cui sviluppo è stato storicamente stroncato, amputato e dimidiato dal feroce progetto di costruzione del “paradiso in terra” qui ed ora dei giudeo-bolscevici.

Resta perfino incomprensibile come essi non abbiano saputo concepire altro che un impossibile “sviluppo attraverso la coercizione e il terrore” e il lavoro forzato, e pretendere di espandere questo modello (concentrazionario) al mondo. Perché non hanno cercato di includere nel progetto socialista le classi operose e intellettualmente alte? Perché amputarle sanguinosamente, privandosi del loro apporto produttivo? Non si potevano “liberare” le energie collettive invece di terrorizzarle e soffocarle nel loro sangue?
Ma queste domande nascono da un’idea di impero come un grande sistema politico di incorporazione, anche di popoli e genti diverse e ostili, per integrarli in una impresa comune, una dinamica convivenza. Noi abbiamo in mente la potenza cordiale e civilizzatrice di Roma. In essa, il popolo egemone si assume la responsabilità degli altri, li incardina ed eleva al suo destino superiore. Ma l’ebraismo non può pensare in questi termini il proprio potere mondiale. Non può concepire il Regno d’Israele se non come un’oppressione sterminatrice sugli altri popoli: “Oggi comincerò a incutere paura e terrore di te ai popoli che sono sotto tutto il cielo, così che, all’udire la tua fama, tremeranno e saranno presi da spavento dinanzi a te”, promette YHVH nel Deuteronomio (2,25). E su ogni popolo che incontrano nella mitica avanzata verso la Terra di Canaan: “Votammo allo sterminio ogni città, uomini donne bambini. O in Isaia 60: “La nazione e il re che non ti vorranno servire periranno, e tali nazioni saranno completamente distrutte”; “Con la faccia a terra ti si prostreranno e lambiranno la polvere dei tuoi piedi. C’è un popolo, Amalek, di cui Dio comanda: “distruggerai tutto quello che ha e non avrai misericordia di lui” (Shemuel I, 15:1-3). Ma non è affatto un popolo mitico. Ogni ebreo impara che deve fare “una guerra per il Signore contro ‘Amalèk di generazione in generazione” (Shemòt, 17:16), ossia che c’è in ogni momento storico una nazione che Israele deve distruggere “completamente” e “senza misericordia”. Gli armeni furono bollati come Amalek dalla giunta dunmeh che prese il potere ottomano. Oggi, sono probabilmente gli iraniani. I kulaki lo furono per i giudeo-bolscevichi: fu decretata la loro eliminazione per esecuzioni di massa e per fame, privati delle sementi e degli animali : la carestia si diffuse in tutta la Russia. In Ucraina si ebbero molti casi di cannibalismo . Forse che il regime giudeo-bolscevico corse ai ripari? Tutt’altro. In una lettera segreta a Molotov datata 19 marzo 1922, Lenin scrive: “Con la gente affamata che si nutre di carne umana, con le strade coperte di centinaia, addirittura migliaia di cadaveri, adesso e soltanto adesso noi possiamo, e di conseguenza dobbiamo, confiscare i beni della Chiesa con l’energia più selvaggia e impietosa. Dobbiamo confiscare i beni della Chiesa il più rapidamente possibile e nel modo decisivo per assicurarci un fondo di centinaia di milioni di rubli”. I giudei favoleggiavano delle enormi ricchezze ecclesiastiche – “8 mila miliardi di rubli”: gli ori dei sacri oggetti avevano acceso per secoli le loro avide voglie; alla fin fine, i tesori confiscati si rivelarono argenti dorati, poco oro e perle, forse “fra i 4 e i 10 milioni di dollari, ma è probabile che la cifra più bassa fosse più realistica”. Ma l’Ortodossia era decapitata da almeno 8 mila esecuzioni e centinaia di chiese dinamitate (non una sola sinagoga fu demolita), e Lenin aveva motivo di consolazione. Già in una precedente carestia s’era rallegrato: “Distruggendo l’economia arretrata, la carestia ci avvicina obbiettivamente al socialismo […] inoltre la carestia distrugge la fede non solo nello zar, ma anche in Dio”.
Si ricordano queste cose non per suscitare odio. Ma poiché il governo mondiale di Sion sembra si stia instaurando, e i potenti dell’Occidente si prostrano al tempio dell’Olocausto e abbiamo visto perire molti re che non volevano servire Sion – Irak, Siria, Libia – e “tali nazioni completamente distrutte”, mentre impera il loro potere finanziario globale; la società del benessere si muta in società della esclusione, ineguaglianza e miseria; e non è lontana nemmeno la persecuzione religiosa, nel “civile” Occidente in via di metamorfosi totalitaria (il totalitarismo della dissoluzione, veicolato dai tabù del politicamente corretto), è utile rievocare quel grande esperimento precedente di Paradiso in Terra attuato da Sion. Onde sappiamo almeno, quando sarà instaurato il successivo, che non sarà un impero ma il suo contrario: un anti-impero, fondato sull’esclusione anziché sull’inclusione; un contro-impero di consanguinei invece che di “genti diverse”; fondato sul terrore e il servaggio anziché sulla cordiale amicizia verso il genere umano; sulla sua distruzione invece che sulla sua elevazione. Dalla storia del giudeo-bolscevismo sappiamo anche che fallirà; ma non senza aver gravemente ferito, e forse fatto perire, l’umanità goy.
Nota: solo nel 1997 si è ammesso che Lenin era ebreo. L’aveva tenuto fieramente celato.









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