ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 30 aprile 2016

Profezia per l'Europa

Il mondo di Dio nel mondo degli uominiIn Belgio una chiesa su due è destinata a chiudere, profezia per l'Europa. Ma non c'è da stupirsi: bisognerebbe chiedere conto a quei vescovi che per decenni si sono impegnati a inseguire il mondo anziché proporre quella novità di vita che è il cristianesimo. E che ora hanno la pretesa di rappresentare la Chiesa del futuro.
Nei giorni scorsi un giornale belga ha pubblicato un’inchiesta, ripresa in Italia da Il Foglio, che rivela la drammatica crisi della Chiesa europea di cui il Belgio – e Bruxelles in particolare – è il simbolo e la punta avanzata. Dice dunque La Libre che in Belgio una chiesa su due è destinata a chiudere e ad essere convertita in luogo di attività commerciali o addirittura – come vorrebbero alcune autorità locali e come ha suggerito il settimanale The Economist – in luoghi di culto islamici. A Bruxelles infatti solo l’1,5% della popolazione risulta cattolica praticante, pari al 12% della popolazione cattolica. Di contro il 19% dei musulmani è praticante, mentre la metà dei bambini iscritti nelle scuole statali è islamico. Il destino apparirebbe dunque segnato, ma a colpire più che l’aspetto demografico è il deserto a cui è stata ridotta la Chiesa.

Sulla Nuova BQ abbiamo già avuto modo in passato di soffermarci sulla deriva della Chiesa belga e le conseguenze che sta avendo per l’intera società (clicca qui e qui), ma proprio perché non si tratta di un caso isolato, è giusto ricordare che le Chiese vanno come le fanno andare i vescovi, o perlomeno è determinante la posizione che i vescovi assumono. Se il Belgio è in queste condizioni bisognerebbe chiedere conto ai suoi vescovi che poco hanno avuto cura per questa Chiesa, a cominciare dal cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Bruxelles dal 1979 al 2010. La sua figura ha dominato la scena nazionale e la sua influenza di esponente “progressista” si è estesa ben oltre i confini del Belgio, e tuttora è determinante: basti pensare che non solo è stato nominato da Papa Francesco al Sinodo sulla famiglia, ma – archiviata la parentesi episcopale a Bruxelles del coraggioso monsignor Leonard, pensionato allo scoccare dei 75 anni – ha ottenuto che a Bruxelles sedesse il suo delfino, mons. Jozef De Kesel. 
Danneels e l’episcopato belga sono i simboli di una Chiesa che ha inseguito il mondo, sia nella sua ideologia pansessualista sia nel fascino del laicismo; simbolo di una gerarchia ecclesiastica che anziché confermare il popolo di Dio e preoccuparsi di comunicare Cristo ai lontani, si è più preoccupata di “riforme” interne alla Chiesa, di giochini di potere come lo stesso Danneels impudentemente ammette in una recente biografia, dove si confermano gli incontri tra cardinali europei per preparare la successione a Benedetto XVI (clicca qui). 
Hanno reso un deserto la loro Chiesa e il loro paese, ma pretendono di rappresentare il futuro della Chiesa mondiale, grazie anche alla attiva complicità dei grandi mezzi di comunicazione. Sembrerebbe proprio che non si abbia la consapevolezza della posta in gioco, che è la sopravvivenza della Chiesa in Europa. La sopravvivenza di una Chiesa viva, capace di comunicare la vita, di offrire una proposta adeguata al mondo di oggi, e di indicare di conseguenza alla società la via di uscita da questa crisi morale che soffoca l’Europa. 
In questa situazione di declino che sembra inesorabile, alla Chiesa sarebbe chiesto soltanto il coraggio e la capacità  di portare una proposta nuova di vita. Questo è ciò che aspettano tanti cristiani e tanti uomini di buona volontà. Certamente non il mondo della cultura ufficiale, non quanti si battono per il pensiero unico dominante – come lo ha definito anche papa Francesco –, non gli addetti ai lavori che hanno in mano le leve dei mass media. Tutti costoro hanno invece chiaro quale deve essere il ruolo in cui relegare la Chiesa in questo momento: dispensare emozioni. Dispensare emozioni a tutti i livelli, dai più giovani agli anziani, i cattolici come erogatori di emozioni e di sentimenti. Fa impressione rilevare come stia evolvendo anche il vocabolario di tanto mondo ecclesiastico, che parla sempre più spesso di sogni, fantasia, emozioni. 
Piuttosto, la liturgia di questo tempo pasquale, attraverso le pagine degli Atti degli Apostoli, dovrebbe costringere a misurarci con quella Chiesa che sin dai primi giorni ha vissuto la coscienza del compito di una evangelizzazione forte, di una proposta chiara al mondo che incontrava, fosse esso quello ebraico o quello greco-romano. È da allora l’unica cosa che interessa davvero agli uomini, una possibilità di vita nuova, la comunità cristiana come luogo della presenza di Cristo e inizio di un mondo nuovo. Quel porsi di Gesù come “via, verità e vita” è ben altro che accontentarsi di un orticello “morale” che ci viene lasciato dal pensiero unico dominante; è invece un’alternativa a questo mondo. “Il mondo di Dio nel mondo degli uomini”, questo è il cristianesimo, come tutta la storia della Chiesa ci insegna. Ed è questa l’unica forza attrattiva che può conquistare anche gli uomini di oggi.

di Riccardo Cascioli
30-04-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-mondo-di-dio-nel-mondo-degli-uomini-16015.htm

L’invincibile forza della stupidità  

Grande vittoria delle forze democratiche che ad Abano Terme riescono a impedire una Messa in suffragio di Mussolini. Qui non si tratta di essere fascisti o antifascisti, si tratta di essere così stupidi da avere paura dei morti. E il solito prete pusillanime piega la testa…

di Paolo Deotto
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zzzzmnfstznDal 1945 al 2016, il conto è presto fatto, sono trascorsi 71 – settantuno – anni. Settantuno anni fa, il 28 aprile 1945, nello spensierato clima di mattanza che salutò la sconfitta dell’Italia, fu ucciso, tra i moltissimi altri, Benito Mussolini, l’uomo che, piaccia o meno, ha scritto buona parte della Storia d’Italia per oltre vent’anni. Per inciso, mai è stato realmente chiarito dalla storiografia “ufficiale” il nome degli uccisori e le vere cause dell’uccisione. Uno storico serio come Luciano Garibaldi, dopo un’accurata ricostruzione, attribuì l’uccisione ad agenti inglesi.
Ma qui non è la Storia che ci interessa, ma la cronaca. È la cronaca ci parla dell’ennesimo episodio in cui emerge l’invincibile forza della stupidità che, a quanto pare, resta uno dei pilastri irrinunciabili della vita, almeno per alcuni. Pochi, in verità, i soliti quattro gatti. Ma così potentemente stupidi da amplificare la loro voce fino a diventare “protagonisti” e ad avere l’onore delle cronache.
Abano Terme, pacifica cittadina che fatichiamo a immaginare come covo di oscure cospirazioni per riportare al potere il fascio littorio. Suvvia, cerchiamo di essere seri. Ad Abano doveva celebrarsi, ieri l’altro, una S. Messa in suffragio di Benito Mussolini.
Nei paesi civili, ammesso che ancora ne esistano, vigeva un tempo la regola del “parce sepulto”. Ma l’Italia da lungo tempo ha scelto di non essere un paese civile, e così anche quattro pirla possono avere il loro momento di celebrità e “mobilitarsi” perché non si celebri una Messa in suffragio di un uomo ucciso settantuno anni fa. Viene alla mente inevitabilmente la vergognoso cagnara scatenata nell’ottobre del 2013 in occasione del funerale di Erich Priebke (clicca qui). Viene in mente non per affinità tra fascismo e nazismo, ma perché anche allora gruppi di teppisti si scatenarono per impedire una cerimonia funebre.
Allora, è opportuno ricordarlo, l’onore della Chiesa fu salvato dalla Fraternità San Pio X, che celebrò le esequie, mentre il resto della Chiesa “ufficiale” faceva, come suol dirsi, il pesce in barile. Ad Abano abbiamo avuto un altro bell’esempio di chiesa che si piega obbediente ai diktat del mondo. Sappiatevi regolare, se in un domani dovrete chiedere in parrocchia di celebrare una Messa in suffragio di un defunto: meglio chiedere prima alle locali forze democratiche e antifasciste il nulla-osta, così poi il parroco non vi farà problemi.
Ad Abano Terme il parroco (vedi in calce gli articoli del Gazzettino e del Mattino) ha detto che lui non c’entrava, aveva fatto tutto un altro prete, e lui non sapeva, non c’era e se c’era dormiva. Amen. Davvero un bell’esempio di prete deciso a difendere la libertà della Chiesa dalle imposizioni del mondo.
Che dire? C’è ben poco da dire. Episodi di questo tipo si ripetono ogni anno, in varie parti d’Italia. Parliamo di Abano perché ne abbiamo la cronaca, ma nei giorni scorsi abbiamo letto di analoghe proteste in quel di Reggio Emilia.
Ripeto: non si tratta di essere fascisti o antifascisti. Si tratta di avere ancora un po’ di senso del ridicolo, si tratta di essere o non essere stupidi.
Pace all’anima di Benito Mussolini e dei molti, troppi, morti della guerra civile che sconvolse l’Italia dopo l’8 settembre 1943. Pace all’anima dei morti di entrambe le parti. Almeno, in un piccolo ritorno di civiltà, potremmo rispettare i morti.
E quanto all’ennesimo prete pusillanime, che dire? Ormai ci siamo abituati. Poveri parroci, sono molto presi ad accogliere immigrati, elaborare pastorali LGBTXYZ, spiegare ai fedeli che per salvarsi basta seguire la coscienza e una religione da scegliere a piacere nel vasto catalogo dell’ecumenismo. Eccetera. Dove volete che trovino il tempo per difendere la dignità e la libertà della Chiesa e il diritto di celebrare una Messa in suffragio di un defunto?
Ecco le istruttive cronache dello squallore:
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http://www.riscossacristiana.it/linvincibile-forza-della-stupidita-di-paolo-deotto/
Bagarre sulla messa per il Duce, la solita ideologia
Un annuncio di una messa per Mussolini
Quanti fantasmi dai quali proprio non vogliamo liberarci. A Villa Minozzo, in provincia di Reggio Emilia, è scoppiato l’ennesimo caso che in questi giorni sta polarizzando il dibattitto politico. Un cittadino ha fatto dire una messa di suffragio per Benito Mussolini e per i caduti della Rsi. Apriti cielo. E’ scoppiato un putiferio tale da indurre il vescovo Massimo Camisasca a intervenire spostando la celebrazione per evitare strumentalizzazioni.
E’ andata così. L’uomo, che non è ascrivibile alla categoria dei nostalgici perché nato dopo il fascismo da circa 8 anni fa dire nella chiesa parrocchiale una messa di suffragio per il Duce. Una pratica pia per un’anima, checché se ne dica, ma segreta. O meglio, secondo l’antica consuetudine cattolica, riservata.
Solo che quest’anno deve esserci stato un inceppamento nel meccanismo: il parroco, forse in buona fede, forse per una svista, ha commesso l’imperdonabile errore di scrivere sul bollettino parrocchiale l’intenzione della messa del 28 aprile, a due giorni dall’anniversario dalla morte di Mussolini. Come se si trattasse di un defunto qualunque, ma Mussolini non è un defunto qualunque.
Così qualcuno dopo aver letto il notiziario parrocchiale ha avvertito subito i giornali locali che hanno avviato la loro macchina censoria. “Il vescovo annulli quella celebrazione”, la richiesta partita dalle colonne della stampa laica. “Inaccettabile, non si può pregare per un carnefice”, hanno fomentato alcuni esponenti Pd interpreti della corretta ermeneutica della misericordia in fatto di anime. La patata bollente è passata così sulla scrivania del vescovo Camisasca, che si è ritrovato un caso spinoso tra le mani, di quelli che a queste latitudini accadono di sovente.
Che fare? Fare finta di nulla? E’ una strada, ma porta le vestali della Resistenza a rinfocolare la polemica; Annullare? Scelta drastica, che esporrebbe la Chiesa alla mercè del consigliere Pd di turno, con grave pena per i diritti delle anime, degli offerenti e dei doveri dei preti. Così Camisasca ha pensato di mettere in campo la strategia più realista, cercando di conciliare il rispetto per i morti, la prudenza cattolica e le rabbiose pretese di chi non credendo nell'immortalità dell'anima reputa una messa un comizio o una rievocazione del Ventennio: la messa si farà, ma non il 28.
«Il vescovo Massimo Camisasca, riaffermando che è dottrina consolidata della Chiesa il suffragio per i defunti, chiunque essi siano, tanto più quanto più si reputi che essi sono bisognosi di perdono, chiede al parroco che la celebrazione venga spostata per evitare ogni possibilità di strumentalizzazione politica di un momento che deve restare esclusivamente religioso», è l’incipit del comunicato che la Diocesi di Reggio ha diffuso per spegnere le polemiche, condito dalla frase passepartout sul valore della Resistenza e del sacrificio dei partigiani.
Spostata a data da destinarsi oppure, già celebrata senza comunicare nulla a nessuno. In ogni caso, una volta che la cosa aveva preso la strada pubblica, il rischio di trovarsi su in Montagna schiere di naziskin e di antagonisti l’un contro l’altro armati sul sagrato come ai tempi della guerra civile, mentre dentro veniva celebrato il pietoso officio per l'anima di Mussolini, deve aver consigliato il vescovo a non scandalizzare ulteriormente.
Camisasca ha così risposto a quanti gli chiedevano un intervento pubblico e ha scelto l’unica strada obbligata per evitare incresciose degenerazioni. Ma è comunque triste dover constatare che, a 70 anni da quei fatti, non abbiamo fatto un passo di un millimetro nella riconciliazione. Si racconta che quando arrivò la salma di Mussolini a Predappio, donna Rachele si lamentò che ad accogliere il feretro non ci fosse neppure un prete: “Proprio tu, che hai voluto il crocifisso in ogni scuola”, si sentì dire. Da lontano una campana, quasi impercettibile, diede un tocco a morto.
Ecco: siamo ancora fermi lì, alla pietà nascosta, alla vergogna di manifestare i sentimenti cristiani per le anime bisognose (e Mussolini qualche bisogno ce lo deve avere di sicuro), ai ricatti dei vincitori che non accettano neppure un fiore sulla tomba dei nemici. Novelli Creonte, con Antigone che viene scambiata per fascista.
Probabilmente se il parroco avesse celebrato la messa alle 4 di notte a porte chiuse, nessuno avrebbe avuto nulla da dire, ma non è questa l’Italia libera e liberata per la quale ad ogni 25 aprile ci riempiamo la bocca. Finché il vincitore continuerà a detenere prepotentemente il timone della vulgata non ci sarà mai nessuna riconciliazione, perché la vera riconciliazione si radica solo quando è stata detta la verità. E qui la verità è che le anime hanno bisogno delle nostre preghiere. Tutte le anime, specialmente quelle che in vita hanno fallito l'appuntamento con il loro destino verso il bene.
Sennò evitiamo di usare a sproposito il ritornello del chi sono io per giudicare, dato che è proprio in casi come questi che si affida il giudizio ad un Altro. 

di Andrea Zambrano 29-04-2016

Saluto romano in chiesa  Intervento della Questura


La Questura sta procedendo all'acquisizione dei filmati.

CATANIA. La Digos della Questura di Catania ha acquisito un video, postato sul sito Meridionews, in cui è ripresa la messa celebrata ieri nella chiesa di Santa Caterina in suffragio per la morte di Benito Mussolini, come avviene ogni anno. La polizia di Stato presenterà una relazione alla Procura su eventuali ipotesi di reato. Nel filmato si vedono diverse decine di persone alla conclusione della funzione scattare sugli attenti e rispondere tre volte "presente" ad incitazioni scandite ad alta voce da un uomo che indossa camicia e giacca nere: "Per il duce d'Italia Benito Mussolini", "Per i caduti della Repubblica sociale", "Per tutti i martiri fascisti". Lo scorso anno la messa è stata celebrata nella chiesa Santa Maria della Guardia e la facciata è stata imbrattata la notte precedente con simboli del comunismo, come falce e martello, disegnati con della vernice rossa. Ieri la funzione è stata celebrata da padre Salvatore Lo Cascio, ex cappello del carcere di Bicocca, che durante i tre saluti fascisti si vede sorride dietro a un laico che indossa una tunica bianca e che invece alza la mano. "Ridevo - spiega - per l'imbarazzo, a me queste cose non interessano". "Non ho dato loro la parola - aggiunge - se la sono presa. Quando ho capito cosa stavano facendo me ne stavo andando, ma poi mi hanno invitato a restare. Ormai che potevo fare? Buttarli fuori? Ho pensato a papa Francesco quando dice che non siamo nessuno per giudicare". Dall'arcivescovado invitano alla prudenza: "Non ci si può approfittare di un luogo sacro per una manifestazione politica - osserva il vicario generale Salvatore Genchi - tanto più se è vietata dalla Costituzione. Stiamo pensando come essere più prudenti il prossimo anno, per capire se è il caso di accettare queste celebrazioni o rifiutarle".

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