ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 3 aprile 2016

“Tanti di voi”

Di bene in meglio, ovvero:addio cattolicesimo

Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Rispose Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici. (Gv 6, 67-70)
San Pietro chiedeva: “Signore, da chi andremo?”, e Gesù rispondeva: “Non ho scelto forse io voi, i dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!

Quanto tempo è passato da allora e quanti successori dei “dodici” sono sorti e sono morti in questo tempo. Ma il tempo non è passato invano, la sua valenza quantitativa ha dato grandi frutti e oggi da quell’“uno di voi” di allora siamo passati ai “tanti di voi”, al moltiplicarsi dei diavoli tra i vescovi, con un crescendo che è del tutto coerente con il procedere sempre più veloce del mondo verso la sua fine.

Tra i tanti casi di infedeltà al Vangelo e di tradimento di Nostro Signore, che ogni giorno che passa sembrano affollarsi alla ribalta, ne segnaliamo tre che ci sembrano indicativi dello stato miserando in cui versa ormai la “nomenklatura” nominalmente cattolica.


Il primo di questi casi lo abbiamo appreso da “San Pietro e dintorni”, la rubrica del vaticanista Marco Tosatti, ed è relativo ad un vescovo inglese, tale Declan Lang, operante – malamente – in quel di Clifton, Inghilterra.

Si tratta di un vescovo moderno che ha finalmente capito che i vecchi “diritti di Dio” e “doveri dell’uomo”, sono ormai superati e sono stati “aggiornati” con i “diritti dell’uomo” e i “doveri di Dio”. Un capovolgimento che non desta alcuna meraviglia dopo alcuni secoli di deriva cattolica e gli ultimi conclusivi decenni di devastazione vaticanosecondista.

Come riportato dall’inglese Catholi Hearld, questo moderno “presule” dichiara:

La comunità cattolica in Inghilterra e Galles ha un ruolo da svolgere nel garantire che il governo mantenga questa posizione e continui a parlare quando le persone sono imprigionate, torturate o uccise a causa del loro ateismo. … Nel far questo non si tratterà solo di un’espressione pratica di solidarietà con coloro che soffrono la più terribile persecuzione, ma anche di promuovere la libertà di religione o di credo come diritto universale per il bene di tutti. … In tutto il mondo i cristiani possono trovarsi a svolgere un ruolo centrale nella difesa delle altre comunità di fede, … Tuttavia la nostra compassione non deve mai essere limitata alle sole persone di fede. … La persecuzione degli atei è una grave violazione della dignità umana in tutto il mondo. … la storia ha dimostrato più e più volte che quando un gruppo di minoranza è oppresso impunemente, altri affronteranno presto lo stesso destino.



In queste dichiarazioni è presente il chiaro intento di riconoscere un valore primario a quelle concezioni che hanno in spregio Dio e la sua Chiesa, quella stessa Chiesa di cui dovrebbe far parte Declan Lang e che lui esorta a trasformarsi in paladino dei negatori di Dio.

Non siamo più neanche alla farsa, siamo alla tragedia; e non c’è chi non veda che tutto questo costituisce uno dei frutti più maturi e più marcescenti del Vaticano II, soprattutto ove si pensi che la moderna concezione della “misericordia”, albergante nella mente dell’attuale “successore di San Pietro”, è mossa da deduzioni come questa: 

“Dio ha creato l’uomo… Dio ama l’uomo… Dio è misericordioso… quindi Dio ha il dovere di perdonare sempre l’uomo… in questo caso anche se è un ateo”.
Logica ineccepibile per una mente che ormai ha perso la materia grigia e, come dice Mons. Williamson, l’ha sostituita col marciume.





Il secondo di questi casi lo abbiamo appreso dalla penna di Paolo Deotto, Direttore di Riscossa Cristiana, che riporta e commenta quanto letto sulla pagina 18 di Avvenire del 9 marzo. Pagina che riporta le dichiarazioni di certo Jean-Paul Vesco, che in qualità di “vescovo” opera – anch’egli malamente – in quel di Orano, Algeria.

Interpellato da Avvenire, questo “domenicano” afferma:

La Chiesa deve aprire le sue braccia e accogliere le persone senza condizioni. … La questione rimane quella di amare comunque … una relazione omosessuale non può prevedere la procreazione. È un dato di fatto. È anche chiaro che una coppia omosessuale possa offrire abbastanza amore per dare sollievo a un bambino adottato, gli esempi sono lì a mostrarlo, … È possibile prendere sul serio una relazione omosessuale stabile e fedele, affermando però allo stesso tempo che è di natura diversa rispetto al matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna, naturalmente orientato verso la procreazione. Ma questo non significa escludere che una relazione omosessuale possa avere caratteristiche di indissolubilità. … Rifiutando di ammettere che due persone omosessuali possono unire la loro vita in modo indissolubile, significa offrire a queste persone solo la possibilità di scegliere tra relazioni senza futuro o una castità intesa come l’astinenza dalle relazioni sessuali. Questa astinenza, per alcuni, può certamente essere intesa come vocazione. Ma se la Chiesa non ha che l’astinenza sessuale da proporre come modello virtuoso agli omosessuali, c’è il forte rischio che la dottrina sia salva ma che le 99 pecorelle del gregge siano abbandonate a se stesse, senza che nessun pastore abbia preso su di sé il loro odore. … L’accoglienza delle persone omosessuali è una sfida che bussa alla porta di tutte le chiese del mondo, in ogni continente. Ed è un peccato che non sia stato possibile affrontare il problema con calma all’interno del Sinodo sulla famiglia. Non era forse ancora il momento giusto, ma lo è indubbiamente, e in modo davvero urgente, per le società civili.

Ora, noi comprendiamo che il sole d’Algeria possa dare alla testa, ma non riusciamo a capire cos’abbia a che fare un cervello in poltiglia con il vescovato.
Volendo escludere, per carità cristiana, la colpevole e consapevole mala volontà, resta solo da pensare che questo “vescovo” domenicano manchi della capacità intellettiva in grado di comprendere perfino l’ovvio.
E l’ovvio fa a pugni con dichiarazioni come queste:

La Chiesa deve aprire le sue braccia e accogliere le persone senza condizioni. … La questione rimane quella di amare comunque”.

Che tradotto in termini umani e non animali significa che la Chiesa non ha niente a che vedere con Nostro Signore Gesù Cristo che ha detto e dice: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.» (Mt. 12, 30-31) (Lc. 11, 23).

Talché, la dichiarazione successiva, a suo modo chiarificatrice, è come se fosse rivolta come rimprovero a Gesù stesso… che avrebbe dimostrato di non “amare comunque”.
Ci si chiede: chi è lo stolto? Gesù o Vesco? E invero, non solo c’è una sola risposta: lo stolto è Vesco! Ma è necessario aggiungere e ribadire che ancora più stolto è chi ha fatto vescovo costui, inserendo nella Gerarchia uno che avrebbe finito col bestemmiare, seppure in coerenza con quanto i preti, i vescovi e i papi hanno stoltamente insegnato a partire dal Vaticano II… di nefasta memoria.

E sempre l’ovvio fa a pugni con quest’altra dichiarazione: 

È anche chiaro che una coppia omosessuale possa offrire abbastanza amore per dare sollievo a un bambino adottato, gli esempi sono lì a mostrarlo”.

Che tradotto in termini umani e non animali significa che fare adottare un bambino a due – o più? – omosessuali equivale a dargli sollievo con l’offerta d’amore.
Diciamo “o più” perché è ovvio che se invece di due si trattasse di più omosessuali, l’amore che dà sollievo sarebbe di sicuro molto di più.
Sollievo? Ma sollievo da che?
Forse che un bambino da adottare sarebbe angosciato dalla mancanza dell’amore di due o più omosessuali?
Forse che un bambino da adottare sarebbe angosciato dalla mancanza di cotale “amore comunque”?

Questo vescovo – si fa per dire – dimostra anche qui di non conoscere né il Vecchio, né il Nuovo Testamento.



Di Bartolo, Inferno, sodomiti

Non staremo a citare qui il noto passo di San Paolo (I Corinti 6, 9-11), né agli altri passi (I Timoteo 1, 9-10; Romani 1, 26-32) in cui si insegna e si conferma che gli omosessuali vengono condannati al fuoco eterno, perché è altrettanto noto che col Vaticano II intere parti del Nuovo e del Vecchio Testamento sono state cancellate dalla Scrittura, se non materialmente, almeno teologicamente e dottrinalmente… bontà loro!
Ricordiamo solo che Dio ha creato l’uomo e la donna per completare la Sua creazione e finalizzarla, rendendo così imperativa la procreazione, bandendo di conseguenza ogni atto che contrasti scientemente con essa e decretando che ogni deviazione a riguardo, sia essa voluta o inconscia, è un atto contro la creazione e il Creatore.

Queste cose un “vescovo” dovrebbe saperle, ma visto che il tipo in questione mostra di misconoscerle, richiamiamo qualche passo a riguardo:
«Dio li benedisse e disse loro:
 “Siate fecondi e moltiplicatevi,
 riempite la terra”». (Gn. 1, 28);
«Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.» (Gn. 2, 24);
«E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
 siate numerosi sulla terra e dominatela» (Gn. 9, 7).

Circa poi il richiamo ai bambini, che secondo costui potrebbero essere consegnati nelle mani degli omosessuali per ricevere “amore comunque”, questo “vescovo” appare decisamente fuorviato nella mente e nel cuore, poiché dimostra di non avere la minima idea del senso che hanno i “bambini” nelle parole di Nostro Signore.

Basta leggere Mt. 11, 25; Mt. 18, 2-7; Mt. 21, 14-16: Mc. 9, 37; Mc. 10, 13-16, per rendersi conto che per Nostro Signore i bambini non sono dei cuccioli da animale da tenere in salotto per il proprio ludibrio personale, compensandoli con tanto affetto e tante coccole da mente malata. Per Nostro Signore, i bambini sono il simbolo della innocenza contrapposta alla malizia degli adulti – come quella degli omosessuali -, al punto che Egli ripete più volte che per entrare nel Regno dei Cieli è necessario che gli uomini diventino come bambini (In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli - Matteo 18, 3).
Proprio l’esatto opposto di quanto proposto da questo “vescovo”, che suggerisce di fare diventare i bambini come gli adulti maliziosi e viziosi, affidandoli loro con la scusa di ricevere “amore comunque”.

A questo proposito, in Mt. 18, 6-7, Nostro Signore sentenzia: 

«Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!». 

Il che significa che, non solo l’adozione dei bambini da parte degli omosessuali è cosa definitivamente condannata, ma è parimenti condannata ogni parola o atto che favorisca tale abominio, che inciti a tale abominio, che difenda tale abominio. In specie è condannato definitivamente da Nostro Signore proprio questo supposto “vescovo”… «sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.»

E questo nostro richiamo non sembri eccessivo, poiché è ben poca cosa di fronte allo sconcerto e all’indignazione che si prova nel leggere il resto della prosa farneticante, demenziale e diabolica di questo losco figuro che travestito da “vescovo” si mostra in tutta la sua vera veste di servo fedele del demonio: 

È possibile prendere sul serio una relazione omosessuale stabile e fedele, affermando però allo stesso tempo che è di natura diversa rispetto al matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna, naturalmente orientato verso la procreazione. Ma questo non significa escludere che una relazione omosessuale possa avere caratteristiche di indissolubilità. … Rifiutando di ammettere che due persone omosessuali possono unire la loro vita in modo indissolubile, significa offrire a queste persone solo la possibilità di scegliere tra relazioni senza futuro o una castità intesa come l’astinenza dalle relazioni sessuali. Questa astinenza, per alcuni, può certamente essere intesa come vocazione. Ma se la Chiesa non ha che l’astinenza sessuale da proporre come modello virtuoso agli omosessuali, c’è il forte rischio che la dottrina sia salva ma che le 99 pecorelle del gregge siano abbandonate a se stesse, senza che nessun pastore abbia preso su di sé il loro odore. … L’accoglienza delle persone omosessuali è una sfida che bussa alla porta di tutte le chiese del mondo, in ogni continente.”

Prosa che non merita alcun serio commento, se non la condanna unanime e doverosa per l’incitamento al male che contiene: “unione omosessuale indissolubile”, “pratica delle relazioni sessuali”, “rinuncia alla dottrina per compiacere la pratica sessuale degli omosessuali”, sono tutte profferte che, forse, neanche a Sodoma e Gomorra poterono essere supposte come normali e positive, e invece lo sono oggi in questo mondo depravato, in questa compagine ecclesiale degenerata, per bocca di un losco figuro che, abbeverato alle fonti avvelenate del Vaticano II, si presta a fare l’untore per infettare i corpi e le anime dei fedeli e condurle gioiosamente e irreparabilmente negli abissi infernali e nelle fauci di quel demonio di cui è servo fedele e solerte.


Il terzo di questi casi lo abbiamo appreso da un amico di Santa Marinella, Roma, il quale, non facendosi i fatti suoi – o facendoseli molto bene giacché è un cattolico -, ci ha segnalato una notizia relativa all’arcidiocesi di Milano e in particolare a quel cardinale Scola che è il prelato a capo della più grande diocesi del mondo.

Dal momento che è in atto a Milano una polemica tutta laica e tutta moderna circa la possibilità di costruire una o più moschee in città, visto peraltro che Milano è la seconda capitale d’Italia e la prima capitale, Roma, ospita la più grande moschea d’Europa dopo quella di Mosca, il nostro Scola Angelo, rispondendo ad una domanda sulla questione, ha dichiarato, come riportato il 1 aprile 2016 da tutti i giornali:

La presenza di tante realtà musulmane a Milano ha avuto già delle verifiche tali e sufficienti da consentirci di procedere con maggiore decisione a risolvere questa questione” … “Bisogna che tutti quanti, armati di buona volontà ci decidiamo a dare una soluzione a questa importante questione… nel rispetto di vari elementi che sono il principio della libertà religiosa che domanda un luogo di culto, allo stesso tempo il rispetto della grande tradizione cristiana del nostro popolo e del contesto attuale di transizione segnato da elementi tragici nella garanzia di sicurezza da dare a tutti i cittadini”.

Perché i musulmani non dovrebbero avere un loro luogo di culto?
Ci sembra una cosa di buon senso.
Ma perché a provvedere a tanto deve preoccuparsi il capo dei cattolici?
Ci sembra una cosa senza senso.

Ora, tralasciamo il fatto che in “terra islamica” o supposta tale dai musulmani, è assolutamente proibito erigere luoghi di culto per gli “idoli”,come costoro considerano Nostro Signore Gesù Cristo e il Suo Padre Celeste; trascuriamo anche il fatto che in “terra islamica” o supposta tale dai musulmani, è assolutamente proibito mostrare in pubblico segni di qualsiasi genere che riguardino gli “idoli”, come costoro considerano Nostro Signore Gesù Cristo e il Suo Padre Celeste; mettiamo da parte il fatto che i musulmani non hanno avuto il Vaticano II e non conoscono quindi la fola della “libertà religiosa”; quello che ci muove all’indignazione è che il nostro Scola, supposto principe di Santa Romana Chiesa, dimostra di avere particolarmente a cuore il culto musulmano e di farlo sapere a tutti in ogni occasione e in tutti i modi possibili.

Già ci eravamo occupati di lui, nostro malgrado, quando se ne venne fuori con la brillante trovata della festa islamica (non si deve togliere il presepio ma semmai prendere una loro festa e inserirla nella dimensione pubblica), adesso siamo costretti a ritornarci perché vuole una – o più – moschee a Milano, e bacchetta pulitamente le autorità regionali lombarde che hanno stabilito che per costruire una moschea a Milano occorre prima un piano organico di collocazione e controllo.



3 gennaio 2009 -Musulmani in preghiera in piazza Duomo a Milano

Lo Scola dice che i musulmani hanno già avuto “delle verifiche tali e sufficienti da consentirci di procedere…”, e a sentirlo sembra di ascoltare l’intervento di un “imam”, ma lo Scola si scorda di fare presente, di certo anche a se stesso, che questi musulmani, per la cecità propria di un mondo come il nostro che permette agli “immigrati” di piazzarsi nei posti strategici delle nostre città, posti che gli italiani sono stati indotti ad abbandonare,questi musulmani, dicevamo, occupano già le piazze del mercato o i sagrati delle cattedrali, quelle che notoriamente sono il cuore propulsore delle nostre comunità, e trasformano queste piazze in luoghi di culto e di comunicazione sociale, coerentemente con la loro concezione che vuole che il luogo di culto sia anche un luogo in cui fraternizzare e stabilire rapporti umani privati e pubblici.

Nessuno fa caso che si tratta di una concezione che un tempo era anche la nostra, che vedeva nella “piazza” del paese il centro della vita della comunità. Ancora oggi, in molte città italiane, la piazza centrale è quella in cui si affaccia la cattedrale, il municipio e il mercato. Concezione che noi abbiamo stoltamente abbandonato, ma che i musulmani mantengono: realizzando una sorta di “riqualificazione” del territorio, questa volta all’insegna del credo di Maometto e di tutto quello che consegue.

È così che a poco a poco stanno occupando qualitativamente i nostri paesi, imponendoci “dall’interno” il loro credo e i loro usi… ed è questo che sollecita, propugna e difende il capo della comunità cattolica di Milano, con una incoscienza ed una cecità che dimostrano a che grado di abiezione sia giunta la nostra “nomenklatura” cattolica dopo cinquant’anni di cattiva predicazione del Vaticano II.



di Giovanni Servodio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1453_Servodio_Di_bene_in_meglio.html

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